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Processo contro il villaggio turistico di Porto Pino, dure richieste dell?accusa


Pesanti richieste del pubblico ministero dott. Daniele Caria e dell’avv. Carmela Fraccalvieri, parte civile per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, al processo contro il villaggio turistico (45 unità immobiliari) posto sotto sequestro nello Stagno di Porto Pino (Sant’Anna Arresi). Obiettivo principale è il ripristino ambientale.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2007

Le richieste del pm per gli abusi a Porto Pino. Una ruspa e tre condanne per 36 ville fuori legge. Mauro Lissia

CAGLIARI. Le trentasei villette costruite nell?isola di Corrumanciu sono illegali, il capo dell?ufficio tecnico di Sant?Anna Arresi Paolo Granella è colpevole di abuso d?ufficio: un anno di reclusione. Sei mesi e trentamila euro di ammenda per l?amministratore dell??Isolotto srl? Francesco Monti e per il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme ambientali.
Per tutti e tre la sospensione condizionale della pena subordinata al ?ripristino dei luoghi?, vale a dire la demolizione del villaggio realizzato a Porto Pino. Sono le richieste del pm Daniele Caria a conclusione di una requisitoria estremamente analitica svolta ieri mattina davanti al tribunale presieduto da Francesco Sette. Una richiesta di condanna al risarcimento dei danni è arrivata anche dal legale di parte civile Carmela Fraccalvieri in rappresentanza del Gruppo di Intervento giuridico e degli Amici della Terra, le associazioni ecologiste che hanno dato origine con un esposto al procedimento penale.
Nessun dubbio per l?accusa, Corrumanciu è un?isola. E? collegata al mare da alcuni canali e poco importa che il collegamento sia artificiale: «Le sue coste – ha sostenuto Caria – si affacciano su un?area demaniale, lo stagno. E lo stagno è collegato al mare. I dispositivi che regolano l?accesso al mare sono stati realizzati per favorire l?attività di pesca, ma l?acqua dev?essere quella del mare proprio per rendere possibile la pesca». Poi c?è il parco geominerario e qui il magistrato e la parte civile hanno messo un punto importante anche per il futuro: «Corrumanciu si trova all?interno del perimetro del parco, legge alla mano l?attività di estrazione del sale in corso nello stagno è attività mineraria e dunque rientra nella piena tutela del parco. Ma non c?è traccia di un nullaosta firmato dagli organi del parco. E doveva esserci un nullaosta preventivo, da richiedere prima di metter su anche un solo mattone». E? un?osservazione in apparenza ovvia. Eppure finora nessun comune del Sulcis-Iglesiente aveva chiesto autorizzazioni dall?ente parco. Il cui commissario Giampiero Pinna – chiamato in aula dalla difesa – non si è presentato.
Caria ha insistito anche su un altro aspetto, legato alla violazione dei vincoli: «In Italia tutti i beni naturali che si trovano entro la fascia dei trecento metri dal mare sono vincolati, quindi il piano paesaggistico non c?entra, a Corrumanciu era comunque vietato costruire». E Granella per l?accusa è colpevole perchè aveva l?obbligo di sospendere i lavori in corso anche solo sulla base di una denuncia presentata da cittadini: «Lo stabilisce la legge – ha detto Caria – e lo scopo dell?obbligo di sospendere è cautelativo, serve a dare il tempo di accertare se tutto è in regola o no». Granella invece, nel timore di dover pagare risarcimenti, preferì non intervenire «nonostante – ha insistito il pm – la denuncia arrivasse da due associazioni qualificate». La discussione va avanti il 28 giugno alle 11. Parleranno i difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu.

da L?Unione Sarda, 16 maggio 2007

Sant?Anna Arresi. Dura requisitoria al processo per i presunti abusi edilizi nei pressi dello stagno. Pm: 3 condanne per Porto Pino. Chiesto l?abbattimento delle ville di Corrumanciu. Il pm non ha fatto sconti: per i presunti abusi nell?area di Corrumanciu ha chiesto tre condanne, l?abbattimento delle costruzioni del futuro villaggio turistico (36 villette e 9 strutture commerciali) e il ripristino integrale dei luoghi. Andrea Scano

Ha chiesto tre condanne, una maxi ammenda di 90 mila euro e il ripristino integrale dei luoghi. Cioè l?abbattimento di tutte le villette e delle strutture commerciali costruite nell?isoletta di Corrumanciu.
La requisitoria. E? andato giù pesante il pm Daniele Caria, ieri a Cagliari, nel penultimo atto del processo per i presunti abusi edilizi commessi nella località di Porto Pino. Il magistrato, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a un anno di reclusione con la condizionale per Massimo Paolo Granella, dirigente dell?area tecnica del Comune di Sant?Anna Arresi (accusato anche di abuso di ufficio)) e sei mesi di arresto per gli altri due imputati, Francesco Monti (amministratore dell?immobiliare L?Isolotto srl) e Fulvio Pilloni (il direttore dei lavori). Per ciascuno il pm ha inoltre chiesto l?applicazione di un?ammenda di 30 mila euro ciascuno e il ripristino integrale dei luoghi. E non è tutto: l?avvocato Carmela Fraccalvieri, parte civile a nome del Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra, ha invece chiesto un risarcimento danni di 25 mila euro complessivi. Sono state, infatti, le associazioni ambientaliste a sollevare il caso con un esposto che indusse il Corpo Forestale ad avviare le indagini. Gli ispettori arrivarono alla conclusione che i 45 fabbricati realizzati a Corrumanciu (36 villette e 9 strutture commerciali) non sarebbero stati autorizzati sotto il profilo della tutela paesaggistica. L?isoletta ricade, difatti, dentro lo stagno di Porto Pino.
La difesa. A fine maggio la parola passerà alla difesa, rappresentata dagli avvocati Gianfranco Trullu e Guido Manca Bitti, e quindi ai giudici (il presidente del collegio è Francesco Sette). Ieri, alla ripresa degli , i legali degli imputati hanno tuttavia rinunciato alla deposizione di Giampiero Pinna, commissario del Parco Geominerario. La sua audizione era stata richiesta perché nel corso delle precedenti udienze il Tribunale aveva integrato il capo di imputazione. Sullo stagno e sull?isolotto dov?è in costruzione il villaggio turistico sarebbe, infatti, pesato anche il vincolo derivante dall?appartenenza al Geoparco, oltre a quelli del piano paesaggistico e delle isole monori. Una tesi, quella esposta da un ispettore della Forestale, che ha convinto i difensori a chiedere immediatamente lumi al commissario dell?ente, chiamato a deporre per ieri mattina. Proposito, tuttavia, rivelatosi vano. Il manager aveva, infatti, inviato per tempo un fax segnalando che il Comitato tecnico giuridico appositamente creato non aveva ancora delineato le competenze giuridico istituzionali del Geoparco. I contenuti dell?eventuale testimonianza di Giampiero Pinna rischiavano, così, di rimanere parziali o di rivelarsi errati. Dopo l?inevitabile rinuncia al testa, sono perciò seguiti la requisitoria e le richieste del pm.
Le reazioni. In attesa delle arringhe difensive e della sentenza, le associazioni ecologiste non nascondono però .

(foto C.S., archivio GrIG)

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Porto di Nora – Agumu: rispedito al mittente !


La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna (nota n. 1944 del 20 marzo 2007) e la Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari (nota n. 2799 del 20 aprile 2007 e n. 1756 del 9 marzo 2007) hanno espresso formalmente il più netto parere negativo a qualsiasi progetto di porto turistico in loc. Porto d?Agumu ? Nora, in Comune di Pula (CA). Il parere negativo è stato formulato dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, in rappresentanza del Ministero per i beni ed attività culturali, anche in sede di conferenza di servizi (9 e 21 marzo 2007) relativa alla richiesta di ?intesa? (art. 11 della normativa tecnica di attuazione del piano paesaggistico regionale ? P.P.R.) avanzata dall?Amministrazione comunale. Il tenòre del parere è inequivocabile: ?si ribadisce ? il parere negativo a qualsiasi nuovo progetto, benché ridotto nelle dimensioni, ritenendo che l?area di intervento debba essere ricompresa in un più vasto ambito di rispetto totale del sito archeologico (Nora, n.d.r.) e degli insediamenti collegati, i quali hanno caratteristiche di eccezionale valore culturale?. Inoltre si propone la ?formazione di un Parco ambientale a valenza archeologica, sia su terraferma che d?ambito marino-subacqueo, sulla base di esperienze già presenti sul territorio nazionale, che comprenda il territorio di Nora ed il complesso costiero degli insediamenti fenico-punico-romanio che caratterizzano la costa sud orientale della Sardegna?. Sarebbe proprio un bell?esempio di tutela e di turismo sostenibile, quello vero.

I toni trionfalistici espressi nelle scorse settimane da parte del Comune di Pula appaiono, quindi, piuttosto fuori luogo.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano inoltrato un esposto (nota del 24 marzo 2007) ai Ministeri dell?ambiente e dei beni culturali, agli Assessori dell?urbanistica, dei beni culturali e della difesa dell?ambiente, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari, alla Capitaneria di Porto di Cagliari, al Sindaco di Pula e, per opportuna conoscenza, alla Commissione europea riguardo la realizzazione in progetto del porto turistico da 600 posti barca + servizi nautici e commerciali + una struttura turistico-ricettiva da 150 posti letto da parte del gruppo Tedeschi ? Chia Invest in loc. Porto d?Agumu ? Nora. Tali interventi, secondo notizie stampa, avrebbero dovuto esser oggetto di un?avvenuta ?intesa? di carattere ?politico? fra Regione autonoma della Sardegna e Comune di Pula. Non si conosce la posizione espressa dalla Provincia di Cagliari, l?altra amministrazione partecipante alla procedura, ma, come si è visto, invece, la procedura di ?intesa? di tipo tecnico-amministrativo ? l?unica rilevante ? ha avuto esito ben diverso.

L?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), mentre la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 2 ?Nora? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?aree semi-naturale?, ?aree ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Pula sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. In zona si trova l?area archeologica, anche marina, di Nora, tutelata con specifico vincolo storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e a brevissima distanza sono in corso di realizzazione i prolungamenti fino alle lunghezze rispettivamente di mt. 126 e mt. 127 dei moli di sopraflutto e sottoflutto della bocca a mare della Laguna di Nora, adibita a peschiera, con ulteriori evidenti interferenze sulle correnti e l?equilibrio marino.

In ogni caso, poi, i progetti di porti turistici devono esser assoggettati al preventivo e vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., mentre i progetti di interventi turistico-immobiliari di tali dimensioni devono essere sottoposti al preventivo e vincolante procedimento di verifica preventiva – ?screening? finalizzato ad accertare se appare necessario dar luogo ad un vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A.

Bisogna, inoltre, ricordare che nello spazio di poche miglia marine sussistono già gli approdi turistici di Porto Columbu (Comune di Sarroch, attualmente sotto utilizzato) e di Cala Verde (Comune di Pula, il cui ampliamento è stato giudicato ? al termine del relativo procedimento di V.I.A. ? ambientalmente non compatibile con deliberazione Giunta regionale n. 34/64 del 29 ottobre 2002, vds. Cons. Stato, sez. VI, 17 maggio 2006, n. 2851, T.A.R. Sardegna, 26 gennaio 2004, n. 83), per cui appare a prima vista certamente sovradimensionata una proposta di nuovi ulteriori centinaia di posti barca.

In proposito, la domanda sorge spontanea: che senso avrebbe fare un nuovo porto turistico, quando non sono pieni nemmeno d?estate gli altri due della zona ? E? solo un alibi per realizzare il nuovo albergo sul mare ?

Interessa poco: come già fatto negli anni scorsi, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico si opporranno nei modi di legge a opere portuali dal pesante impatto ambientale, in particolare per la presenza contigua della Laguna e dell?area archeologica di Nora. Salvaguardia ambientale e turismo sostenibile non si fanno certamente con centinaia e centinaia di migliaia di metri cubi di cemento. Ora, dopo la formalizzazione del parere negativo del Ministero dei beni ed attività culturali, barchette, cazzuole e mattoni se ne ritornano al mittente e pifferi, tamburi e tromboni si rimettono nel ripostiglio?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Porto Pino, villette in Tribunale !


Nuova udienza del processo relativo alla lottizzazione realizzata nell’isoletta di Corrumanciu, nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi). Buona lettura…

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 18 aprile 2007

Udienza. I presunti abusi edilizi a Portopino. Corrumanciu è vincolato ? Chiarimento in tribunale con il Parco geominerario. Mauro Lissia

CAGLIARI. Sarà il commissario del Parco geominerario Giampiero Pinna nelle prossime udienze a chiarire in tribunale se lo stagno di Corrumanciu è compreso nell?area protetta e quindi dal vincolo di inedificabilità assoluta, come sostiene il pubblico ministero Daniele Caria al processo per i presunti abusi edilizi commessi a Porto Pino. E? stato il magistrato dell?accusa ieri mattina a chiedere ai giudici – presidente Francesco Sette, a latere Casula e Massidda – l?audizione di Pinna, che a questo punto potrebbe avere un peso decisivo sulle valutazioni finali del tribunale. Di certo non è agli atti un?autorizzazione rilasciata dall?ente parco, che di quel progetto non aveva con ogni probabilità ricevuto alcuna informazione. Caria, insieme all?avvocato di parte civile Carmela Fraccalvieri – che tutela gli interessi delle associazioni ecologiste Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra - avevano sollevato in udienza la questione legata all?area protetta: sullo stagno e sull?isolotto di Corrumanciu dov?è in costruzione un villaggio turistico graverebbero i vincoli del parco oltre a quelli del piano paesaggistico e delle isole minori. Ma se in aula è nata una controversia tra la difesa – gli avvocati Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu – e l?accusa sul fatto che Corrumanciu sia un isola o no, l?esistenza accertata della tutela destinata alle aree parco chiuderebbe ogni discorso: le case del villaggio ?L?Isolotto? sarebbero state costruite comunque in difformità dalla legge, indipendentemente da qualsiasi autorizzazione. Imputati di aver violato le norme ambientali sono l?amministratore dell?immobiliare ?L?Isolotto srl? Francesco Monti, il direttore dei lavori Fulvio Pilloni e il dirigente dell?area tecnica del Comune di Sant?Anna Arresi Massimino Paolo Granella, quest?ultimo accusato anche di abuso d?ufficio.

da L?Unione Sarda, 18 aprile 2007

Sant?Anna Arresi. Giampiero Pinna teste al processo sulla lottizzazione di Corrumanciu. Andrea Scano

Il processo per la presunta lottizzazione abusiva di Corrumanciu si arricchisce di un testimone eccellente: è il neo Commissario straordinario del Parco geominerario Giampiero Pinna. La sua deposizione avverrà fra un mese ed è stata decisa dalla prima sezione del Tribunale di Cagliari che ieri ha proseguito nel procedimento penale a carico di Francesco Monti, amministratore delegato della Isolotto immobiliare srl, di Fulvio Pilloni, direttore dei lavori, e di Massimo Granella, responsabile dell?Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi. Sono tutti accusati, secondo le rispettive competenze, di aver autorizzato o avviato la costruzione di una trentina di villette nell?isolotto di Corrumanciu (nello stagno di Porto Pino) senza le autorizzazioni derivanti dalla tutela paesaggistica. In questa battaglia in prima linea le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, rappresentate in aula dall?avvocato Carmela Fraccalvieri. La decisione di citare come teste il commissario del Geoparco è maturata mentre veniva ascoltato ieri mattina un ispettore del Corpo Forestale il quale ha ribadito con vigore una tesi che rappresenta una novità rispetto agli atti processuali. Ovvero, sull?isolotto di Corrumanciu peserebbe il vincolo derivante dall?appartenenza al Parco Geominerario. Il che renderebbe l?area pressoché intoccabile. Secondo il teste, inoltre, anche le attività delle saline, dovute al collegamento fra gli stagni, comporterebbero il sussistere di normative e vincoli tali che, secondo il pubblico ministero Daniele Caria, dimostrerebbero l?illegalità di un villaggio sorto al centro dello stagno. Per spazzare ogni dubbio sulle competenze istituzionali, il Tribunale ha così deciso di citare come testimone per la prossima udienza il commissario del Parco Geominerario Giampiero Pinna. A fine maggio la sentenza.

(foto S.C., archivio GrIG)

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Abusi edilizi e inquinamento a Porto Conte: si deve intervenire !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno provveduto ad inviare un nuovo esposto (30 marzo 2007) alle pubbliche amministrazioni statali (Ministeri dell?ambiente e per i beni e attività culturali, Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), regionali (Presidenza della Regione, Assessorati regionali dell?urbanistica e dei beni culturali, Servizio tutela del paesaggio di Sassari) e locali (Provincia di Sassari, Comune di Alghero), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, alle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Sassari e di Cagliari ed alla Commissione europea puntuali informazioni ed interventi specifici in relazione ai numerosi campeggi abusivi sulla costa di Porto Conte ? S. Imbenia, in area rientrante nel parco naturale regionale ?Porto Conte?, in un sito di importanza comunitaria, tutelata con vincolo paesaggistico e con vincolo di conservazione integrale.

In precedenza altri cinque esposti (17 maggio 1999, 11 luglio 2000, 3 agosto 2004, 18 giugno 2005, 21 ottobre 2006) hanno comportato l?avvio di indagini penali e provvedimenti amministrativi senza alcun esito finora. Purtroppo

La vicenda dura ormai da troppi anni. Basti ricordare solo alcune vicissitudini del più esteso fenomeno di abusivismo edilizio e di inquinamento, il ?campeggio Sant?Igori? (proprietà della Libertourist s.r.l. di Alghero con oltre 250 concessioni in favore di propri soci per installarvi strutture edilizie per soggiorni estivi). Fin dalla metà degli anni ?80 del secolo scorso e poi nel 1990 (ordinanze nn. 2-3/u del 2227 luglio 1984, n. 94 del 23 maggio 1990), infatti, il Comune di Alghero ordinò la sospensione e demolizione dei lavori abusivi (numerosi prefabbricati e altrettanti basamenti in cemento) ed il ripristino ambientale. Con decreto del 23 maggio 1990 l?allora G.I.P. presso la Pretura circondariale di Sassari dott. M. Brianda disponeva il sequestro preventivo dell?area del campeggio Sant?Igori nell?ambito dei procedimenti penali n. 2774/90 R.G. e n. 7211/90 G.I.P., sequestro revocato rapidamente in data 14 giugno 1990, all?inizio della stagione estiva. Nel 1994 venne richiesto l?intervento del Servizio vigilanza edilizia dell?Assessorato regionale EE.LL., finanze, urbanistica per utilizzare i mezzi regionali per procedere alla demolizione. Nei mesi successivi erano stati programmati gli interventi di demolizione con i mezzi regionali insieme ad altri abusi lungo la costa ?catalana?, ma, inspiegabilmente, una qualche ?mano? spense i motori già accesi dei ?caterpillar??.. Nel 1998 (ordinanza n. 194 del 23 novembre 1998) il Sindaco di Alghero ordinò la chiusura dei campeggi per motivi di ordine igienico-sanitari, senza far tuttavia cenno, a quanto è dato conoscere, della situazione di abusivismo delle strutture. Nel 2000 l?Assessorato regionale P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio di Sassari provvide a contestare gli abusi edilizi riscontrati (nota n. 1724 del 24 febbraio 2000), reiterando quanto già fatto 10 anni prima (note n. 6784 del 6 giugno 1990 e n. 11464 del 9 ottobre 1990). Nel 2002 il sindaco di Alghero avv. Marco Tedde, nelle sue dichiarazioni programmatiche esposte in Consiglio comunale, aveva esplicitamente affermato che la sua amministrazione avrebbe provveduto alla demolizione dei campeggi abusivi nella splendida Baia di Porto Conte, entro il parco naturale di Porto Conte. Naturalmente senza alcun esito.

Nell?agosto 2004 il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale metteva sotto sequestro un campeggio abusivo sempre a Porto Conte (loc. Stamparogias). 70 piazzole per roulottes, alcuni fabbricati, reti elettriche in corso di realizzazione su 3 ettari a due passi dalla battigia marina. Era ora, ma certo non bastava. Sarebbe dovuto essere soltanto l?inizio. Il Comune di Alghero avrebbe accertato la presenza di ben undici campeggi abusivi con ben 236 violazioni urbanistico-edilizie e circa 6.000 presenze.

Lo scorso 5 ottobre 2006, secondo notizie stampa, l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente avrebbe comunicato al Comune di Alghero (SS) il proprio parere favorevole per la realizzazione di un depuratore nel campeggio abusivo di Sant?Igori, sul litorale di Porto Conte. Secondo l?Assessorato regionale non contrasterebbe con le disposizioni del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. recentemente approvato. La vicenda ha dell?incredibile. A fine ottobre 2006, appresa la notizia, in un sussulto di decenza amministrativa, il Comune di Alghero, giustamente, dichiarava che non avrebbe rilasciato i necessari ?permessi di costruire? per il depuratore.

In questi giorni viene, quindi, inoltrato un nuovo esposto alle pubbliche amministrazioni ed alla magistratura competenti da parte delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico per giungere al rispetto della legalità ed al ripristino ambientale. Infatti, nell?ambito del procedimento penale R.G.N.R. 6052/05 mod. 21 pendente presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale avrebbe recentemente accertato e comunicato anche alle pubbliche amministrazioni competenti (artt. 27 del D.P.R. n. 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni e 20, commi 4° e 6°, della legge regionale n. 23/1985) per i conseguenziali provvedimenti l?avvenuto riscontro, nel solo ?campeggio Sant?Igori?, un numero impressionante di strutture edilizie (prefabbricati, roulottes fissate al suolo, pergolati, servizi igienici, pavimentazioni, impianti tecnologici, ecc.), circa 270, realizzate a partire dal 1982 fino ai nostri giorni, prive di permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica. In proposito sembrerebbero sussistere, pur in palese carenza dei termini di legge per la concessione, 77 istanze di condono edilizio. Inoltre, non sussisterebbe alcun impianto di depurazione, ma solo due grandi fosse biologiche e serbatoi in pvc. I servizi comuni di lavaggio scaricherebbero a dispersione (vds. note Servizio igiene pubblica Azienda USL n. 1 ? Distretto di Alghero prot. n. 6179 del 13 settembre 1998, n. 288/VS del 6 settembre 1995, n. 10225 del 18 agosto 1992). Non sussisterebbe alcuna autorizzazione allo scarico. Nel periodo estivo le presenze sarebbero di circa 1.000 unità (soci, familiari, ospiti), mentre i reflui prodotti giornalmente si dovrebbero aggirare fra i 10.000 e i 20.000 litri, data la produzione giornaliera pro capite stimata in 100-200 litri. Il Servizio igiene pubblica dell?Azienda USL n. 1 ? Distretto di Alghero avrebbe certificato gravi problemi igienico-sanitari per la spiaggia e la retrostante pineta.

Anche per garantire quella qualità ambientale che è alla base del richiamo turistico della ?Riviera del corallo? non ci possono essere più tentennamenti o scuse per procedere al ripristino della legalità violata e dei valori ambientali propri della Baia delle Ninfe: a quando le ?ruspe ecologiche? ?

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.F.V.A.)

Riferimenti: forum su campeggi abusivi su www.alguer.it

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Inquinamento a Porto Torres: serve una soluzione in tempi brevi!


Lo scorso 9 marzo il T.A.R. del Lazio ha parzialmente accolto il ricorso presentato dalla Syndial contro il secondo decreto firmato dal direttore generale del ministero dell?Ambiente, Gianfranco Mascazzini, con il quale si imponeva alla società petrolchimica la costruzione di un muro di sbarramento lungo quattro chilometri e mezzo e profondo fra i trenta e i cinquanta metri. Si tratta della seconda sospensiva concessa alla Syndial, dopo quella concessa, nei primi giorni del 2007, dal T.A.R. del Lazio, quando la Syndial si era opposta al decreto firmato dal Presidente della Giunta regionale Renato Soru. Va ricordato che anche il TAR della Sardegna aveva disposto la sospensiva del decreto Soru su richiesta di Endesa (fonte: La Nuova Sardegna).
L?eventuale realizzazione del muro di contenimento, prevista nell?ambito delle Conferenze istruttorie tenutesi presso il Ministero dell?Ambiente (competente in materia di bonifica dei siti inquinati d?interesse nazionale, ai sensi del decreto legislativo n. 152/2006 ex decreto ministeriale n. 471/99) suscita, perlomeno, alcune perplessità, considerate le dimensioni dell?opera, i suoi costi e l?efficacia ai fini dell?eliminazione, o riduzione, dell?inquinamento delle acque e del territorio circostante. In attesa del pronunciamento definitivo del T.A.R., che decida il merito del ricorso, ricordiamo, in breve, i passi fondamentali della vicenda e la situazione nell?area industriale di Porto Torres.

La Giunta regionale sarda, con la deliberazione n. 4/12 del 31 gennaio 2006 ha espresso il giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto ?Impianti tecnologici di emungimento ? trattamento acque di falda ? Stabilimento Porto Torres? presentato dalla Syndial S.p.A. ( ai sensi del D.P.R. 12.4.1996 e della Legge Regionale n. 1/99 art. 31 e successive modifiche ed integrazioni, il progetto in questione deve essere sottoposto alla procedura di V.I.A.).
Con la deliberazione n. 7/14 del 21 febbraio 2006, la Giunta ha approvato il progetto definitivo presentato dalla Syndial, ai sensi dell?art. 27 del d. lgs. 22/97 (c.d. decreto Ronchi).
Peraltro, come si legge nella delibera n. 38/14 del 19 settembre 2006 )oggetto di ricorso) nelle Conferenze istruttorie tenutesi presso il Ministero dell?Ambiente (come visto, competente in materia di bonifica dei siti inquinati d?interesse nazionale ai sensi del d. lgs. 152/2006 ex D.M. 471/99) si è prevista la messa in sicurezza di emergenza e la realizzazione di un marginamento fisico dell?area oggetto dell?intervento. Mentre, nella Conferenza di servizi decisoria si è stabilito, concordemente tra Ministero e Regione Sardegna, di ?ribadire la richiesta a Syndial S.p.A. di attivare, entro 30 giorni dalla data di ricevimento del verbale della Conferenza del 30 agosto 2006, la realizzazione di un?opera di sbarramento fisico continuo lungo tutto l?affaccio a mare dello stabilimento di Porto Torres, che impedisca la diffusione della contaminazione veicolata dalla falda verso il bersaglio sensibile costituito dal mare antistante lo stabilimento in argomento?, richiesta contenuta nella stessa delibera.

D?altra parte, se è vero che i tribunali devono rispettare tempi e formalità, talvolta necessari per una decisione ponderata, è altrettanto vero che la grave situazione di inquinamento nell?area industriale di Porto Torres non può aspettare tempi biblici per essere risolta. E? appena il caso di ricordare che già nel 2004 dal Rapporto Eper (European Pollutant Emission Register) diffuso dalla Commissione Europea, risultava che lo stabilimento Syndial di Porto Torres emetteva il 14,3% del totale delle emissioni di diossine e di furani. Il rapporto consisteva in un?analisi dettagliata compiuta a partire dal 2001 su un campione di oltre novemila tra aziende, discariche e stabilimenti della vecchia Europa dei Quindici allargata a Norvegia e Ungheria (fonte: www.eddyburg.it). Non si perda altro tempo!

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Sardegna ventirighe n. 46 ? 1 marzo 2007
Il rapporto sullo stato dell?inquinamento del tavolo tecnico locale

Dopo la notifica del verbale del 30 agosto e dopo la decisione della giunta regionale del 19 settembre, a livello locale è stato istituito, su mandato del Tavolo tecnico-politico regionale e degli Assessorati regionali alla Sanità, all?Ambiente ed all?Industria, un ?tavolo tecnico? per analizzare la situazione ?sulle problematiche sanitarie ed ambientali dell?Area industriale di Porto Torres? e formulare delle proposte. Il tavolo tecnico è stato coordinato dalla Asl 1 di Sassari.
Si è riunito diverse volte e ai primi di gennaio ha inviato una corposa relazione finale seppur ?preliminare? al lavoro che continua.
Del tavolo facevano parte tra gli altri: rappresentanti degli enti locali (Provincia di Sassari, i Comuni di Sassari e Porto Torres) tecnici delle varie strutture sanitarie del territorio (Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene Pubblica, SPRESAL, Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, Servizio Igiene degli Alimenti di Origine Animale, Servizio Sanità Animale, Servizio Igiene degli Alimenti delle Produzioni Zootecniche, P.M.P. ? ARPAS, Consulenti delle associazioni ambientaliste).

I risultati ottenuti sono stati sinteticamente questi:
- dalla documentazione prodotta dal PMP risulta uno stato di inquinamento dei suoli e delle acque sotterranee da parte di composti altamente tossici e cancerogeni, senza escludere che possa essere anche determinato da attività ancora in corso;
- gli interventi di contenimento della falda mostrano fino ad oggi non avere raggiunto un?efficienza ottimale;
- la presenza accertata di sostanze tossiche e cancerogene all?interno del sito impone una verifica sulla valutazione del rischio per la salute dei lavoratori e della popolazione delle aree circostanti;
- le analisi condotte su campioni di pescato in acque interdette alla pesca, non consentono di trarre conclusive valutazioni sull?eventuale rischio alimentare cui potrebbe essere esposta la popolazione al momento attuale.
I soggetti del tavolo tecnico hanno avanzato proposte e programmi tra i quali:
- monitoraggio delle filiere alimentari di origine vegetale ed animale;
- monitoraggio acque destinate ad uso umano e zootecnico;
- richiesta all?Assessorato Difesa Ambiente Regionale dell?inserimento prioritario del sito di interesse nazionale e delle aree limitrofe nelle attività di monitoraggio delle acque sotterranee, come previsto dal D.lgs. 152/06:
- interventi di vigilanza sulle aziende per la tutela della salute dei lavoratori;
- studio epidemiologico sullo stato di salute dei lavoratori del petrolchimico.

***
Aggiornamento del 31 marzo 2007
Riportiamo le motivazioni dell’ordinanza (dell’8 marzo 2007) con la quale il T.A.R. del Lazio ha accolto la domanda di sospensione presentata dalla Syndial:
“(omissis) Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;
Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente
;
Udito il relatore Cons. SOLVEIG COGLIANI e uditi, altresì, i difensori delle parti come da verbale di udienza;
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l’art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;
Considerato che l?amministrazione non ha ottemperato all?adempimento richiesto, non fornendo, prima facie, elementi istruttori e motivazioni idonei a confortare la determinazione relativa alla fattibilità del confinamento fisico, nonché alla richiesta caratterizzazione;
Considerato che gli interventi richiesti all?istante comporterebbero un ingente impegno da parte della ricorrente medesima e che, pertanto, sussiste il pericolo di un pregiudizio grave ed irreparabile nei confronti della stessa ;
Ritenuto che, ad un primo esame, appaiono, dunque, sussistenti i presupposti per l?accoglimento della domanda cautelare, con riferimento agli aspetti appena evidenziati,

P.Q.M.

ACCOGLIE la suindicata domanda incidentale di sospensione con riferimento alla richiesta di integrazione della messa in sicurezza tramite il sconfinamento fisico ed alla richiesta di predisposizione del piano di caratterizzazione e, per l?effetto, sospende le determinazioni della Conferenza di servizi decisoria, limitatamente a quanto evidenziato.”

(immagine www.bio.unip.it)

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Porto turistico ad Agumu ? Prima la V.I.A., poi si vedrà…


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (nota del 24 marzo 2007) ai Ministeri dell?ambiente e dei beni culturali, agli Assessori dell?urbanistica, dei beni culturali e della difesa dell?ambiente, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari, alla Capitaneria di Porto di Cagliari, al Sindaco di Pula e, per opportuna conoscenza, alla Commissione europea riguardo la realizzazione in progetto di un porto turistico da 600 posti barca + servizi nautici e commerciali + una struttura turistico-ricettiva da 150 posti letto da parte del gruppo Tedeschi ? Chia Invest in loc. Porto d?Agumu ? Nora. Tali interventi, secondo notizie stampa, dovrebbero esser oggetto di un?avvenuta ?intesa? di carattere ?politico? fra Regione autonoma della Sardegna e Comune di Pula (CA).

L?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), mentre la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 2 ?Nora? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?aree semi-naturale?, ?aree ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Pula sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. In zona si trova l?area archeologica, anche marina, di Nora, tutelata con specifico vincolo storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e a brevissima distanza sono in corso di realizzazione i prolungamenti fino alle lunghezze rispettivamente di mt. 126 e mt. 127 dei moli di sopraflutto e sottoflutto della bocca a mare della Laguna di Nora, adibita a peschiera, con ulteriori evidenti interferenze sulle correnti e l?equilibrio marino.

In ogni caso i progetti di porti turistici devono esser assoggettati al preventivo e vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., mentre i progetti di interventi turistico-immobiliari di tali dimensioni devono essere sottoposti al preventivo e vincolante procedimento di verifica preventiva – ?screening? finalizzato ad accertare se appare necessario dar luogo ad un vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A.

Bisogna, inoltre, ricordare che nello spazio di poche miglia marine sussistono già gli approdi turistici di Porto Columbu (Comune di Sarroch, attualmente sotto utilizzato) e di Cala Verde (Comune di Pula, il cui ampliamento è stato giudicato ? al termine del relativo procedimento di V.I.A. ? ambientalmente non compatibile con deliberazione Giunta regionale n. 34/64 del 29 ottobre 2002, vds. Cons. Stato, sez. VI, 17 maggio 2006, n. 2851, T.A.R. Sardegna, 26 gennaio 2004, n. 83), per cui appare a prima vista certamente sovradimensionata una proposta di nuovi ulteriori centinaia di posti barca.

In proposito, la domanda sorge spontanea: che senso ha fare un nuovo porto turistico, quando non sono pieni nemmeno d?estate gli altri due della zona ? E? solo un alibi per realizzare il nuovo albergo sul mare ?

Interessa poco: come già fatto negli anni scorsi, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico si opporranno nei modi di legge a opere portuali dal pesante impatto ambientale, in particolare per la presenza contigua della Laguna e dell?area archeologica di Nora. Salvaguardia ambientale e turismo sostenibile non si fanno certamente con centinaia e centinaia di migliaia di metri cubi di cemento?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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E la Procura della Repubblica indaga sugli abusi edilizi a Porto Conte…


Dopo una decina di esposti inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico sembra che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari stia indagando a fondo sull?incredibile serie di abusi edilizi realizzati nella baia di Porto Conte e sull?altrettanto incredibile serie di provvedimenti di demolizione e di ripristino ambientale scandalosamente inattuati. Era ora. Attendiamo sviluppi, rapidi.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 10 marzo 2007

La procura indaga su Sant?Imbenia. Inchiesta sugli insediamenti abusivi in località Porto Conte. In vent?anni in quel tratto di costa sono state fatte violazioni ambientali, amministrative e urbanistiche.
Gianni Olandi

ALGHERO. La Procura della Repubblica del Tribunale di Sassari sta conducendo un?inchiesta sulla situazione complessiva di irregolarità che si è creata nel corso degli anni negli insediamenti abusivi di Sant?Imbenia, in località Porto Conte. Un problema vecchio e irrisolto da tempo nonostante i ripetuti interventi dell?autorità sindacale e giudiziaria per porvi rimedio. Si pensi che nei tre ettari sul fronte mare insistono ordinanze di sgombero che risalgono al 1990. Come quella dell?Ufficio tutela del paesaggio.
L?inchiesta della magistratura sta raccogliendo in questa fase gli elementi utili a portare a una visione complessiva del fenomeno che pare destinato a rappresentare uno dei più clamorosi esempi di violazioni di norme urbanistiche, ambientali e amministrative. L?area sta ormai facendo una vera e propria «raccolta» di ordinanze di sgombero visto a quella della Tutela del paesaggi è seguita un?altra del sindaco di Alghero del 1992 nella quale veniva ancora una volta ordinata la rimozione di tende, ruolotte, casotti e quant?altro destinato a ospitare il campeggio estivo. Altra ordinanza ancora il 20 giugno dello scorso scorso, per le stesse motivazioni, e anche in questo caso provvedimento completamente disatteso. Da ricordare che l?area si trova inserita nel Parco regionale naturale di Porto Conte, nato con attenzioni istituzionali per l?ambiente e la difesa della natura. Ora la Procura ha attivato un dossier che si presenta già voluminoso ma visto che negli ultimi 20 anni, nonostante ordinanze e disposizioni dell?autorità giudiziaria non abbiano prodotto alcun effetto, sono in molti a chiedersi se non sia il caso di affrontare la questione non più con un atteggiamento di tipo repressivo, anche alla luce dei fallimenti ultra ventennali di questa strategia, ma piuttosto in maniera propositiva. Cercare in buona sostanza di ripristinare, attraverso gli strumenti di legge, un minimo di legalità che sia in grado di ricomporre questo contenzioso dal quale emerge l?assoluta incapacità delle istituzioni di far rispettare le ordinanze. Perchè assumerle quindi ? Il Parco naturale di Porto Conte, nella sua formazione statutaria e programmatica, prevede anche zone per ristori e ricettività «leggera» in modo da renderlo oltre che funzionale anche produttivo sul piano economico e occupazionale. Si potrebbe quindi tentare una sorta di compromesso, sempre nel rispetto della legalità, per porre fine a una situazione che presenza anche problematiche di tipo igienico sanitario. La Cooperative che gestisce l?insediamento di Sant?Imbenia ha frazionato i 3 ettari in oltre un centinaio di piccoli lotti da 100 metri quadri. Si sono perfino dotati di impianti, come fogne, vasconi di accumulo di acque, tutti naturalmente privi di qualsiasi autorizzazione edificatoria. Perfino il baretto all?interno del camping non gode di autorizzazione sanitaria.E? quindi legittimo chiedersi per quale ragione mantenere in piedi una situazione del genere che appare ormai come l?esempio classico del fallimento delle istituzioni nel ripristinare la legalità. A questo punto meglio procedere a un monitoraggio dettagliato di tutte le irregolarità ripristinando la legalità laddove esistono le condizioni. Un percorso faticoso ma ormai irreversibile.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Processo alla lottizzazione nello Stagno di Porto Pino !


Domani 19 febbraio 2007 si terrà presso la 1^ sezione del Tribunale penale di Cagliari una nuova udienza del processo penale (procedimento n. 5988/2004 R.N.R.) relativo alla lottizzazione ritenuta abusiva nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), già posta sotto sequestro dopo le denunce ecologiste (esposto del 22 aprile 2004) e le indagini della competente Procura della Repubblica e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. Il processo ha avuto inizio il 20 febbraio 2006, una successiva udienza il 22 maggio 2006, ancora il 10 luglio 2006, un?altra lo scorso 11 dicembre 2006.

In precedenza, Il G.U.P. dott.ssa Ermengarda Ferrarese, nell?udienza tenutasi il 23 novembre 2005 (procedimento G.I.P. n. 6885/04), aveva accolto l?istanza di costituzione di parte civile avanzata dall?avv. Carmela Fraccalvieri per conto delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, autrici delle azioni legali che avevano dato inizio agli accertamenti di legge condotti dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale – Ispettorato ripartimentale di Iglesias e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Inoltre, su richiesta del pubblico ministero dott. Daniele Caria disponeva il rinvio a giudizio di Monti Francesco, amministratore delegato della Isolotto Immobiliare s.r.l., Pilloni Fulvio, direttore dei lavori, e di Granella Massimo Paolo, responsabile dell?Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi, per le ipotesi di reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004, mentre Granella Massimo Paolo anche per l?ipotesi di reato di cui all?art. 323 cod. pen. Alla successiva udienza G.U.P. del 15 febbraio 2006 è stata verificata l?intervenuta estinzione del reato di cui all?art. 1161 cod. nav. per intervenuta oblazione.

Si ricorda che, con provvedimento del 25 ottobre 2004, il complesso edilizio era stato posto sotto sequestro penale (art. 321 cod. proc. pen.) da parte del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Sequestro confermato da ordinanza Tribunale penale di Cagliari (sez. II) n. 61/04 del 12 novembre 2004.

Le 45 unità immobiliari (36 villette + 9 strutture commerciali) quasi completate sull?Isoletta di Corrumanciu, nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino, non sono mai state autorizzate sotto il profilo della tutela paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni, già decreto legislativo n. 490/1999 e legge n. 431/1985). Infatti, l?Isoletta di Corrumanciu ricade entro lo Stagno di Porto Pino, appartenente al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e direttamente comunicante con il mare: è, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004 e già nella normativa previgente), come esplicitamente chiarito dalla circolare Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. ? Ufficio centrale tutela paesaggio n. 16210 del 2 luglio 1986, approvata dalla Giunta regionale con deliberazione del 24 giugno 1986 (?le sponde degli stagni, ove questi ultimi appartengano al demanio marittimo, rientrano nella categoria dei territori vincolati paesisticamente dall?art. 1, primo comma, lett. a), della l. 431?, circ. cit., paragr. 1). Pertanto si tratta di abusi edilizi, come aveva confermato l?Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali ? Servizio tutela del paesaggio di Cagliari (nota prot. n. 4008 del 24 maggio 2004). Per giunta in una zona umida costiera estremamente importante sotto il profilo ambientale e naturalistico, tanto da esser contigua al sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Porto Pino? (codice ITB00060) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Durante l?ultima udienza (11 dicembre 2006), il consulente della difesa ing. Giampaolo Siotto ha sostenuto la non applicabilità della normativa sul vincolo paesaggistico in quanto lo Stagno di Porto Pino, a suo parere, non rivestirebbe la qualifica demaniale. Inoltre l?isolotto di Corrumanciu non sarebbe tale, vista l?avvenuta costruzione di una strada di accesso da decine di anni. L?intervento di Siotto, docente universitario di urbanistica, ha provocato la reazione del pubblico ministero dott. Daniele Caria, deciso a sostenere l?illegalità del villaggio costruito al centro dello stagno. Rispondendo alle domande dei difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu il consulente ha letteralmente smentito – con argomentazioni che l?accusa ha confutato decisamente – i risultati delle indagini condotte dal Corpo forestale: per lui non c?è alcun abuso, anche perchè lo stagno – a suo giudizio – è uno specchio d?acqua chiuso, il collegamento col mare è garantito soltanto da una paratia necessaria per le attività di raccolta del sale e della pesca. A favore di questa tesi ha testimoniato anche Pietro Paolo Di Giovanni, presidente della cooperativa che gestisce la pesca negli stagni: due soli uscite a mare – non tre, come sostiene il Corpo forestale – con apertura e chiusura regolate a seconda delle esigenze. Prima dei testi a difesa il pubblico ministero Caria, il legale di parte civile Carmela Fraccalvieri (le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico) e il presidente Francesco Sette avevano approfondito con l?ispettore del Corpo forestale Simone Murtas gli esiti dell?indagine che sta alla base del procedimento. Murtas è stato molto determinato: ha sostenuto con forza che Corrumanciu è inedificabile in quanto isola minore e protetta già dalla legge n. 431/1985. Rispondendo a una domanda dell?avvocato Fraccalvieri l?ispettore ha proposto anche una novità, rispetto agli atti processuali: sull?isolotto pesa anche il vincolo derivante all?appartenenza del parco geominerario, che renderebbe l?area sostanzialmente non trasformabile. Murtas ha mostrato carteggi e mappe, ha insistito sul fatto che la strada di collegamento fra Corrumanciu e la carreggiata di Porto Pino è artificiale. Non solo: secondo il Corpo forestale l?isola non perde i suoi connotati demaniali neppure con l?acqua alta, perchè la gran parte dell?area resta in superficie: «E? a tutti gli effetti una terra emersa – ha detto Murtas – e l?acqua che la circonda è collegata al mare da tre uscite». Nessun dubbio neppure sulla distanza degli edifici costruiti dall?immobiliare ?L?isolotto? rispetto alla battigia: meno di trecento metri, quindi un?aperta violazione delle norme che tutelano le coste.

Il 19 febbraio 2007 verranno interrogati gli imputati e dovrebbe iniziare la discussione fra i legali di parte ed il pubblico ministero.

Questo procedimento penale costituisce un punto importante della campagna di azioni degli Amici della Terra e del Gruppo d?Intervento Giuridico contro la speculazione edilizia lungo le coste sarde.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.C., archivio GrIG)

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Is Molas, Porto d’Agumu, Pula..trionfalismo fuori luogo…

15 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Il Ministero dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare (nota GAB/2006/12129/MIX del 21 dicembre 2006) ha confermato che la variante al piano di lottizzazione Is Molas, a Pula (CA), dev?essere assoggettata al preventivo e vincolante procedimento di verifica preventiva – ?screening? finalizzato ad accertare se appare necessario dar luogo ad un vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A. L?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente ? Servizio S.A.V.I., dal canto suo, ha reso noto (nota prot. n. 43276 del 20 dicembre 2006) che il suddetto progetto è ?all?esame? presso il medesimo Servizio. Sono i primi risultati della richiesta di diniego delle necessarie autorizzazioni amministrative ambientali ed urbanistiche (esposto del 25 settembre 2006) inviata dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico ai Ministeri dell?ambientee dei beni culturali, al Presidente della Regione, agli Assessori dell?urbanistica, dei beni culturalie della difesa dell?ambiente, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, al Sindaco di Pula e, per opportuna conoscenza, alla Commissione europea.

Appaiono, quindi, piuttosto fuori luogo i toni trionfalistici usati dagli amministratori locali di Pula nell?aver inviato alla Regione ed alla Provincia di Cagliari i pareri positivi ai fini dell?intesa prevista dall?art. 11 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. per l?approvazione definitiva della variante al piano di lottizzazione di Is Molas, per il porto turistico (600 posti barca) e il nuovo hotel di Agumu ed altri interventi pubblici e privati.

L?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 2 ?Nora? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?area naturale e sub-naturale?, ?aree ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Pula sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. inoltre, i progetti di interventi turistico-immobiliari e/o di trasformazione urbanistica di tali dimensioni devono essere sottoposti al preventivo e vincolante procedimento di verifica preventiva – ?screening? finalizzato ad accertare se appare necessario dar luogo ad un vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A.

Spesso e volentieri per cercare di far passare un intervento speculativo di ingente volumetria gli investitori ritengono opportuno affidarsi a progettisti di chiara, anzi chiarissima, fama. I mattoni ed il cemento divengono, così, quasi leggiadri ed aerei. Centinaia di migliaia di volumetrie quasi si smaterializzano? E? quello che, forse, hanno pensato, fra le varie cose, i vertici del gruppo IMMSI s.p.a. (il finanziere Colaninno e soci) che, attraverso la controllata Is Molas s.p.a., si è rivolto al notissimo studio di progettazione Fuksass per rimettere mani alla lottizzazione con campo da golf di Is Molas, alle pendici dei Monti del Sulcis ed ai margini della più estesa foresta del Mediterraneo. La realtà appare un pochino diversa: recentemente (nel corso del 2005), secondo notizie stampa, sarebbe stata convenzionata fra la Is Molas s.p.a. del gruppo IMMSI s.p.a. ed il Comune di Pula una variante al piano di lottizzazione ?Is Molas?. D etta variante, sempre secondo notizie stampa, sarebbe finalizzata alla realizzazione (progetto arch.ti Massimiliano e Doriana Fuksass) di un complesso alberghiero (cinque stelle, 80 stanze + 36 suites), nove residences (298 posti letto complessivi), sala congressi, centro commerciale, piscine, ristoranti, campi da golf per una volumetria complessiva di 428.000 metri cubi (128.000 metri cubi destinati a servizi comuni) su una superficie di 150 ettari ed un investimento complessivo di 130 milioni di euro in cinque anni.

Non sembra proprio che tali ingenti volumetrie siano necessarie per rilanciare l?esistente struttura golfistica, a spese dell?ambiente e del paesaggio. Per quanto concerne il nuovo, ennesimo, porto turistico, ad Agumu, basterebbe ricordare che a poche miglia marine ci sono quello di Porto Columbu e quello di Cala Verde: che senso ha farne uno nuovo, quando non sono pieni nemmeno d?estate gli altri due della zona ? E? solo un alibi per realizzare il nuovo albergo sul mare ? Interessa poco: come già fatto negli anni scorsi, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico si opporranno nei modi di legge a opere portuali dal pesante impatto ambientale, in particolare per la presenza contigua della Laguna e dell?area archeologica di Nora. Salvaguardia ambientale e turismo sostenibile non si fanno certamente con centinaia e centinaia di migliaia di metri cubi di cemento?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Abusi edilizi nello Stagno di Porto Pino.


Continua anche il processo presso il Tribunale penale di Cagliari riguardo la lottizzazione abusiva nello Stagno di Porto Pino (Sant’Anna Arresi), anch’essa finita all’attenzione della Magistratura perchè oggetto di azioni legali delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 12 dicembre 2006

«Corrumanciu? Non è un?isola». Scontro fra pm e consulente sul villaggio abusivo di Porto Pino. Ma per la Forestale il vincolo rendeva l?area inedificabile.

CAGLIARI. Corrumanciu non è un?isola, da cinquant?anni un istmo artificiale la collega alla terraferma. Non solo: fatti i conti, le case dell??Isolotto immobiliare? si trovano a 450 metri dal mare, quindi non violano il vincolo della distanza. A sostenerlo davanti al tribunale è stato Giampaolo Siotto, il consulente della difesa al processo che vede imputati l?amministratore dell?immobiliare Francesco Monti, il direttore dei lavori Fulvio Pilloni e il dirigente dell?area tecnica di Santa Maria Navarrese Massimino Paolo Granella.
L?intervento di Siotto, docente di urbanistica all?Università, ha acceso l?udienza scatenando la reazione del pm Daniele Caria, deciso a sostenere l?illegalità del villaggio costruito al centro dello stagno di Sant?Anna. Rispondendo alle domande dei difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu il consulente ha letteralmente smentito – con argomentazioni che l?accusa ha confutato decisamente – i risultati delle indagini condotte dalla Forestale: per lui non c?è alcun abuso, anche perchè lo stagno – a suo giudizio – è uno specchio d?acqua chiuso, il collegamento col mare è garantito soltanto da una paratia necessaria per le attività di raccolta del sale e della pesca. A favore di questa tesi ha testimoniato anche Pietro Paolo Di Giovanni, presidente della cooperativa che gestisce la pesca negli stagni: due soli uscite a mare – non tre, come sostiene la Forestale – con apertura e chiusura regolate a seconda delle esigenze.
Prima dei testi a difesa il pm Caria, il legale di parte civile Carmela Fraccalvieri (le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, n.d.r.) e il presidente Francesco Sette avevano approfondito con l?ispettore della Forestale Simone Murtas gli esiti dell?indagine che sta alla base del procedimento. Murtas non si è fatto pregare: ha sostenuto con forza che Corrumanciu è inedificabile in quanto isola minore e protetta dalla legge Galasso. Rispondendo a una domanda dell?avvocato Fraccalvieri l?ispettore ha proposto anche una novità, rispetto agli atti processuali: sull?isolotto pesa anche il vincolo del parco geominerario, che renderebbe quell?area sostanzialmente inviolabile. Murtas ha mostrato carteggi e mappe, ha insistito sul fatto che la strada di collegamento fra Corrumanciu e la carreggiata di Porto Pino è artificiale. Non solo: secondo la Forestale l?isola non perde i suoi connotati neppure con l?acqua alta, perchè la gran parte dell?area resta in superficie: «E? a tutti gli effetti una terra emersa – ha detto Murtas – e l?acqua che la circonda è collegata al mare da tre uscite». Nessun dubbio neppure sulla distanza degli edifici costruiti dall?immobiliare ?L?isolotto? rispetto alla battigia: meno di trecento metri, quindi un?aperta violazione delle norme che tutelano le coste. Il dibattimento andrà avanti il 19 febbraio con l?interrogatorio degli imputati e la discussione.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Porto Torres, oltre ai veleni arriverà anche un po’ di giustizia ?


In questi giorni emergono, tumultuose, informazioni e dati sulla drammatica situazione dell?inquinamento di origine industriale della zona di Porto Torres (SS). Troppi amministratori pubblici cadono dalle nuvole, nonostante dal 30 agosto 2006 una conferenza di servizi tenutasi presso il Ministero dell?ambiente faceva scaturire ben diciassette direttive urgenti a industrie ed aziende per adottare senza indugi tecniche ed accorgimenti per evitare almeno la prosecuzione degli inquinamenti più gravi. Amministratori pubblici e avvocati delle industrie cercano di minimizzare, ma la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari prosegue le sue indagini. Arriverà almeno un po? di giustizia ? Speriamo di sì, ma la realtà sarda non induce all?ottimismo. Così come non induce all’ottimismo l’assordante silenzio dell’ampia canèa di coraggiosi politici oppositori dell’arrivo di ben … 200 tonnellate di “monnezza” napoletana. E’ vero, come anche da noi sostenuto, che v’era un divieto di legge insuperabile. Ma – a ben maggiore ragione – alte si dovrebbero levare voci ed invettive: in questo caso ci sono realmente reati, tumori, morti. Vero Giacomo Sanna ? Vero Settimo Nizzi ? Vero Ignazio Artizzu ? E basta, perchè si potrebbe fare un elenco del telefono…

La Sardegna è vista, nell?immaginario collettivo nazionale, come un?isola ancora integra, la vera ?riserva di natura? d?Italia, una delle oasi ambientali del continente europeo, dove scenari naturalistici, specie di ?altri animali? altrove rare, paesaggi, nuraghi e spiagge deserte la fanno ancora da padrone.
Ma è davvero così ? Il 21 aprile 2006 è stato presentato a Cagliari, il ?Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della regione Sardegna? (pubblicato come supplemento al numero 1 del 2006 di Epidemiologia & Prevenzione) alla presenza dell?Assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin, promotrice dell?iniziativa, dei sindaci e dei rappresentanti delle Asl dei territori interessati. Curiosamente nessuno dei tanti ?critici? sulla sua persona, decisamente scatenati al momento della nomina, ha dato un cenno di commento in merito. C?è voluto un?assessore ?piemontese? per tirar fuori dai non ignoti cassetti un bel po? di dati che danno purtroppo serie indicazioni di picchi di inquinamento nel territorio regionale. Nel nebbioso ed oppiaceo clima locale e tutto ?sardo? degli anni trascorsi chi, come anche noi ecologisti, chiedeva trasparenza e verità sui dati della morbilità e della mortalità nelle aree a forte concentrazione industriale veniva tacciato di allarmismo o, peggio, di terrorismo. Lo studio (in parte già illustrato lo scorso 12 dicembre 2005) è stato condotto nell?ambito dell?assistenza tecnica dell?Osservatorio Epidemiologico Regionale, con i fondi del Quadro comunitario di sostegno PON ATAS 2000-2006, e gestito dal Ministero della Salute e dalla società E.S.A. (Epidemiologia Sviluppo Ambiente) e ha come scopo quello di verificare lo stato di salute dei sardi nel ventennio 1981 ? 2001. Lo studio riguarda 18 aree del territorio regionale e prende in esame, in relazione ai residenti in Sardegna, l?evoluzione della mortalità nel periodo 1981?2001 (oltre 279.000 decessi) e la prevalenza delle patologie in base all?archivio dei ricoveri 2001?2003 (oltre un milione di ricoveri). Costituisce un?evidente essenziale fonte informativa per la promozione di politiche ambientali e della salute in aree potenzialmente fortemente interessate da fenomeni di nocività ambientale. In otto aree il rischio alla salute è determinato da fattori industriali (Portoscuso, Porto Torres, San Gavino, Sarroch, Ottana, Tortolì, comprensorio del sughero, Macomer), in altre tre da fattori militari (Capo Teulada, La Maddalena, Salto di Quirra), nelle restanti da fattori minerari ed urbani (Arbus, Iglesias, Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia).

I dati emersi sono, senza dubbio, preoccupanti e non possono essere ignorati o sottovalutati dai nostri amministratori pubblici. Infatti, se consideriamo le difficoltà che si incontrano per ottenere giustizia, qualora insorgano malattie legate all?inquinamento (prima fra tutte, l?impossibilità di stabilire con certezza il nesso di causalità tra esposizione a sostanza tossica-malattia) è quanto mai opportuno, e logico, intervenire nel momento che precede il danno, attraverso controlli costanti e, come affermato dall?ex magistrato Felice Casson oggi neo-deputato, ?attraverso la concertazione tra istituzioni e imprese, senza le bugie e i silenzi del passato?. In alcune aree della Sardegna si sta peggio che nel resto d?Italia: abbiamo un eccesso di malattie respiratorie e dell?apparato digerente; gli uomini sono maggiormente colpiti da tumori del fegato, del polmone e del sangue, malattie in gran parte legate all?inquinamento ambientale e alle esposizioni professionali; nell?area militare di La Maddalena, si è registrato un eccesso del 178 % per il linfoma non Hodgkin e del 121 % per i tumori alla vescica.

Ecco, in sintesi, i risultati principali del rapporto:

Aree industriali

La mortalità per malattie respiratorie era significativamente in eccesso negli uomini a Portoscuso (sono stati osservati 205 casi rispetto a 125 attesi) e a San Gavino (69/47). Morti per pneumoconiosi (termine che raggruppa malattie come l’asbestosi, dovuta all’inalazione di particelle di amianto, e la silicosi, causata dall’inalazione di particelle di silice) sono state rilevate sporadicamente, tranne a Portoscuso, dove l’eccesso era marcato (osservati/attesi 117/30). I rischi di morte per cancro polmonare negli uomini mostravano allontanamenti dai valori attesi nelle aree di Portoscuso e Sarroch (entrambe con eccessi del 24%). A Porto Torres, la mortalità era in eccesso nei due generi per tutte le cause (del 4 % negli uomini e del 9% nelle donne) per le malattie respiratorie (8 e 28 %), per malattie dell’apparato digerente (13 e 21%) per tutti i tumori (ancora 4 e 9%). Anche la mortalità per tumori del fegato era in eccesso nei due sessi (18 e 21%) osservazione confermata dai tassi di incidenza del Registro tumori locale.

Aree minerarie

Nonostante una generale tendenza alla riduzione dell’eccesso di mortalità per malattie respiratorie non tumorali, intorno al 2000 le aree di Iglesias e Arbus mostrano ancora eccessi significativi negli uomini. In anni recenti, i morti per pneumoconiosi sono stati in media 20 all’anno ad Arbus e 10 a Iglesias. Anche il cancro polmonare negli uomini era aumentato nelle due aree (72/56 ad Arbus e 108/72 a Iglesias).

Aree militari

Eccessi significativi di morti e ricoveri ospedalieri per linfoma non Hodgkin sono stati osservati a La Maddalena (mortalità 1981-2001, negli uomini, 17 osservati contro 6,3 attesi, nelle donne 8/5,6). Nell’area di Salto di Quirra, nel 1997-2001 le morti per mieloma (negli uomini 5/2,3) e per leucemie erano aumentate nei due sessi.

Aree urbane

Il profilo di salute a Cagliari e Sassari è quello tipico delle città del mondo occidentale. La mortalità per tumori del colon-retto, del polmone, della mammella e della cervice uterina è relativamente alta rispetto alla media regionale.

Lo studio costituisce un?evidente essenziale fonte informativa per la promozione di politiche ambientali e della salute in aree potenzialmente fortemente interessate da fenomeni di nocività ambientale.

Anche alcuni dati sono proprio da evidenziare. Nella zona di Portoscuso e Comuni limitrofi la mortalità nel periodo 1997-2001 è superiore alla media regionale del 30 % per le malattie respiratorie e del 24 % per i tumori al polmone fra gli uomini, del 18 % per le malattie respiratorie e del 16 % per i tumori al polmone fra le donne. Eccessi, nel periodo complessivo preso in esame, rispetto alla media regionale del 40 % per le malattie dell?apparato respiratorio, del tumore al polmone, delle malattie dell?apparato urinario e dei tumori alla vescica, mentre la mortalità infantile maschile (periodo 0-1 anno) è superiore dell?85 % rispetto alla media regionale. A La Maddalena vi sono eccessi rispetto alla media regionale del 178 % per i linfomi non Hodgkin e del 121 % per i tumori alla vescica. A Porto Torres si sono verificati eccessi rispetto alla media regionale di sarcomi nei tessuti molli del 77 % fra gli uomini e dell?89 % fra le donne, di tumori alla tiroide del 45 % fra le donne, mentre gli incrementi tumorali ai polmoni fra gli uomini sono stati del 37 % nel periodo 1981-1983 e del 6 % nel periodo 1999-2001, con punte di eccessi del 20 % per i tumori al fegato. A Cagliari si è riscontrato un eccesso rispetto alla media regionale del 42 % di tumori all?utero. Ad Arbus sono, invece, stati riscontrati, sempre nel periodo complessivo in esame, eccessi del 149 % per le malattie respiratorie fra gli uomini. A Teulada un eccesso del 43 % di linfomi non Hodgkin fra gli uomini. Al Salto di Quirra sono stati verificati eccessi rispetto alla media regionale del 107 % per le malattie dell?apparato digerente fra le donne e del 28 % per i tumori linfoematopoietici fra gli uomini, mentre a Sarroch un eccesso del 13 % per i tumori del polmone.

Davanti a dati scientifici di questo tenòre stonano le dichiarazioni soporifere e tranquillizzanti di diversi, troppi, amministratori locali e sindacalisti (?i morti per tumore eredità di una stagione ormai alle spalle?), stonano le prese di distanza di alcune aziende industriali (?non si faccia allarmismo?). La verità è che finchè non saranno accertati scientificamente i rapporti causa ? effetto fra inquinamenti e malattie non sarà possibile fare chiarezza ed ottenere giustizia. E non vi potrà essere autentico disinquinamento definitivo senza vera giustizia. In proposito ritornano ancora alla memoria le parole dell?illuminante deposizione del 10 novembre 2004 di Massimo Porceddu, tecnico ambientale del Presidio multizonale di prevenzione (P.M.P.) dell?Azienda USL n. 7, davanti alla Commissione parlamentare d?inchiesta sul ciclo dei rifiuti: “da dieci anni è interrotta ogni attività sistematica di controllo del territorio e delle industrie e i tecnici non possono più operare con quella autonomia prevista dalla legge; solo quando ci vengono fatte richieste ad hoc dell?autorità giudiziaria interveniamo, per il resto il Pmp è in una condizione di inerzia, di sostanziale inefficienza e ininfluenza su comportamenti potenzialmente illeciti di terzi ? in questo territorio esercitare il controllo ambientale non è un diritto ? dovere derivante dalle norme, ma un optional concesso in funzione del contesto politico-istituzionale presente e in funzione della situazione socio-economica della zona ? non abbiamo problemi tecnici, non siamo impossibilitati dalla tecnologia a svolgere i controlli, semplicemente non ce li fanno fare seriamente come si fa nel resto d?Italia“.

Una conferma di quanto si ipotizzava da tempo: da lunghi anni le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico denunciano la palese assenza dei necessari riscontri dei controlli ambientali di legge nel territorio del basso Sulcis, gli scandalosi ritardi nell?attuazione del piano di risanamento ambientale e di disinquinamento della locale zona a rischio di crisi ambientale (approvato nel 1993 ed esecutivo con il relativo accordo di programma del 1994). Analogamente da troppi anni denunciano la mancata attuazione in Sardegna (ultima regione d?Italia) dell?Agenzia regionale per la protezione dell?ambiente ? voluta dal risultato favorevole del referendum del 1992 promosso dagli Amici della Terra che ha sottratto i controlli ambientali alle U.S.L. ? unico strumento possibile di monitoraggio, verifica e controllo sullo stato dell?ambiente senza i troppi legami e condizionamenti provenienti dal mondo politico. I legami politico-amministrativi con il mondo dell?industria, evidentemente, hanno contato ben più del diritto alla qualità della vita e della salute pubblica. Ed ora questa ?operazione trasparenza? dell?Assessore Dirindin fa ben sperare in un futuro migliore, soprattutto perché ha confermato di voler andare fino in fondo. E pare proprio una persona di parola. Brava, avrà il nostro appoggio e quello certamente di tutte le persone oneste. Analoga indagine dovrebbe essere svolta dalla Magistratura competente, presso cui sono state inoltrate negli anni denunce circostanziate così come sono state svolte perizie ed analisi su vasta scala. Senza guardare in faccia a nessuno e chi ha sbagliato paghi, perché ? ancora una volta è necessario ribadirlo ? non vi può essere risanamento ambientale e sociale senza una vera giustizia.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Porto Torres, periferia di Marghera…


E’ sempre più drammatica la realtà che sta scaturendo dalle indagini tecnico-scientifiche sullo stato dell’ambiente della zona di Porto Torres. Decenni di inquinamento di origine industriale hanno determinato un territorio ormai sull’orlo del collasso ambientale e scontati riflessi sulla salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2006

Macché problema industriale E? un vero disastro ambientale. Sotto accusa non c?è soltanto la Syndial ma tutta l?area produttiva.
GIANNI BAZZONI

PORTO TORRES. Una cosa è certa: del muro sapevano tutti. E tutti – almeno all?inizio – erano d?accordo. Perchè le analisi in possesso del ministero dell?Ambiente, ma anche della Provincia di Sassari e della Regione, indicano che la situazione nell?area industriale di Porto Torres, in terra come in mare, è grave. E le azioni di recupero attuate finora sono risultate quasi inutili. Quel muro che ha fatto litigare il presidente della giunta regionale Renato Soru e l?assessore all?ambiente Tonino Dessì segna ora il momento della verità. Perchè la barriera fisica in cemento armato lunga quattro chilometri e profonda 50 metri non riguarda solo il fenomeno inquinante di una azienda – la Syndial (con le sue drammatiche eredità del passato) – ma mette sotto accusa un intero sistema industriale che a Porto Torres coinvolge una trentina di società, dalle più grandi alle più piccole, con o senza depositi costieri. Dalla Marinella a Fiume Santo, dove sorge il polo energetico prima di Enel e oggi di Endesa. Una ventina di ettari di territorio vista mare destinati a uno sviluppo «pesante» che ha cambiato tutto, modificato le condizioni ambientali, compromesso ogni possibilità di cambiamento. E ora che da qualche anno si comincia a parlare di recupero, bonifiche, risanamento ambientale, e che la vasta area industriale di Porto Torres è stata inserita fra quelle di «Interesse nazionale» (quindi di competenza del ministero dell?Ambiente), saltano fuori i disastri. Anche nel litorale che fronteggia il Golfo dell?Asinara, gli impianti industriali hanno funzionato senza che nessuno (o quasi) negli anni del grande «boom» della Sir si preoccupasse degli effetti sulla salute degli operai, degli abitanti e sull?ambiente. Carenze «culturali» dei progetti industriali, ma anche complicità, indifferenza e «la triste abitudine del chiudere un occhio», hanno portato ad affrontare il problema dell?inquinamento industriale senza le dovute convinzioni. Paolo Rabitti, ingegnere esperto in problemi ambientali, docente all?istituto universitario di Architettura di Venezia, consulente del magistrato Felice Casson al processo per la vicenda del petrolchimico di Marghera, queste cose le ha già scritte nel libro «Cronache della Chimica». Da qualche mese è stato nominato consulente delle Aziende sanitarie locali di Sassari e Cagliari per i problemi dell?inquinamento a Porto Torres e Assemini su incarico dell?assessorato regionale alla Sanità. E conosce bene quel che sta accadendo nella realtà industriale turritana. «Sono state rilevate contaminazioni molto forti – racconta Rabitti – con presenza anche di sostanze cancerogene (come il benzene). Anche l?entità dei superamenti nei campioni di pescato per i composti Pcb «diossina-simili» ha raggiunto talvolta il 200 per cento del limite massimo previsto sul prodotto fresco». E c?è l?aspetto dei terreni agricoli attorno all?area industriale, destinati a coltivazioni e pascolo: anche di quelli è stata chiesta la caratterizzazione e una serie di accertamenti. Per capire se certe situazioni possono interferire negativamente sulla catena alimentare. L?esperto incaricato dalla Regione guarda i tentativi attuati finora per cercare di bloccare il flusso inquinante e avviare una radicale campagna di recupero del territorio. E il giudizio tecnico non è incoraggiante. «I dati che abbiamo (perchè molti, nonostante i ripetuti solleciti mancano ancora all?appello e sono partite le nuove diffide alle aziende interessate, ndc) – afferma Rabitti – ci dicono che la barriera idraulica realizzata da Syndial, per esempio, sta funzionando male. Al momento, non si sa ancora se le sostanze inquinanti appartengono al capitolo storico, oppure se si tratta di contaminazioni che derivano da emissioni di impianti attualmente in produzione. Lo scopriremo solo una volta completata la campagna dei 1600 piezometri delegata al Presidio multizonale di prevenzione dell?Asl». Sul dibattito che si è aperto dopo le dimissioni dell?assessore regionale all?Ambiente Tonino Dessì, sulla vicenda muro sì o muro no, Paolo Rabitti risponde sempre ragionando su dati reali. «Io non ho al momento una visione di tipo geologico – dice – però ho visto il lavoro fatto dai geologi dell?università di Cagliari. E posso dire che anche io sarei arrivato a quelle conclusioni se avessi dovuto dare una risposta in soli tre giorni e con quei dati a disposizione. Ci sono, però, delle cose che i geologi non conoscevano e che ora sono chiarissime dopo la conferenza di servizi (l?ultima decisoria del 30 agosto 2006)». Per il docente esperto di questioni ambientali, quella del muro, o della barriera fisica, non può essere liquidata troppo facilmente come una invenzione di Soru. «Chi legge gli atti della conferenza di servizi – sostiene Rabitti – si rende conto facilmente che quella non è una prescrizione che ha deciso all?improvviso Renato Soru. L?indicazione è chiarissima e non ha incontrato l?opposizione di nessuna delle parti, neppure dell?assessorato all?Ambiente. Certo, posso pensare che ci siano delle difficoltà per calare un diaframma fisico. Ma è altrettanto vero che si arriva a questa decisione dopo avere tentato le altre strade. Che non hanno dato risultati sperati. Il sistema di captazione, infatti, si poteva fare sulla barriera idraulica, serviva un potenziamento rispetto alla portata complessiva dell?acqua che attraversa la falda inquinata che arriva al mare. Perchè non è stato fatto?».

L?ultima conferenza di servizi al ministero dell?Ambiente conferma la gravità della situazione.
Dalla diossina ai metalli pesanti. Nell?opera di bonifica coinvolti anche Eni, Endesa, Terna ed Esso. Al momento non si sa ancora se le sostanze inquinanti siano solo una eredità del passato.

PORTO TORRES. Un mittente e quarantaquattro destinatari «per quanto di competenza». A volte i numeri parlano più delle relazioni tecniche. Per capire la portata e la complessità dei problemi legati alla bonifica dell?area industriale si può partire dai destinatari del verbale della Conferenza di servizi, riunita il 30 agosto nei locali del ministero dell?Ambiente, direzione «Qualità della vita». Alla fine della riunione, con 18 punti all?ordine del giorno, il rapporto è partito in tutte le direzioni. Ministeri, Regione sarda, Provincia di Sassari, Comuni di Porto Torres e Sassari, enti di vigilanza. Lunghissimo l?elenco delle aziende coinvolte nell?opera di bonifica, monitoraggio e risanamento: Syndial certo, che attraverso il suo avvocato fiduciario, Piero Arru, per il momento non vuole commentare l?ordine di realizzare il muro di sbarramento a mare. Ma il ministero dell?Ambiente chiede conto sui «veleni» di Porto Torres anche a Eni, Endesa, Terna, Esso, Ineos, Sasol, Butangas, Sarda Laterizi, Accademia dell?Ambiente solo per citare i più noti. Tutti coinvolti a vario titolo nell?opera di risanamento e destinatari di prescrizioni che dovranno essere eseguite a tambur battente. Perché la situazione è grave.
I nuovi soggetti. La vera novità della relazione è che questa non riguarda solo i soggetti «storici» dell?industria pesante di Porto Torres ma, come si può leggere nel documento ministeriale, «la Conferenza di servizi ha evidenziato all?interno del perimetro una serie soggetti titolari di attività produttive potenzialmente inquinanti che non hanno presentato alcuna documentazione, nè sulle attività di messa in sicurezza». La Conferenza di Servizi ha messo in luce la necessità di andare a fondo negli accertamenti e ha chiesto la trasmissione entro un mese del piano di caratterizzazione delle aree di competenza.
Petrolchimico. Le analisi, come già si sapeva dall?inchiesta della Procura, hanno riscontrato nelle acque del porto industriale risultati allarmanti e la presenza di diossine, furani e altri composti chimici nei tessuti dei pesci e dei molluschi. «Le concentrazioni rilevate – si legge nel documento – risultano superiori ai tenori massimi ammissibili per le derrate alimentari stabiliti dalla Comunità europea». «Dal rapporto risulta – scrive il direttore generale del ministero dell?Ambiente, Gianfranco Mascazzini – che i valori di concentrazione sono perfino superiori a quelli rilevati nelle vongole di un?altra area fortemente compromessa quale Marghera». Preoccupanti, secondo la Conferenza di Servizi, «i rischi sanitari associati al consumo alimentare degli organismi marini pescati nell?area dove sono stati rilevate le contaminazioni».
Le grandi discariche. «Da un dossier elaborato dalla Regione si evince che nella discarica nota come cava gessi, nell?area del Petrolchimico – si legge nella relazione – sono stati attivati interventi di messa in sicurezza di emergenza, cosa che è avvenuta anche nella discarica di Minciaredda». Per gli esperti del ministero si tratta però solo dei primi interventi. Indispensabili. Lo stesso documento, infatti, sostiene che «la discarica di Minciaredda è di dimensioni molto più ampie di quelle censite nel piano Ansaldo e dovrà essere oggetto di accurati approfondimenti in sede di predisposizione del piano di caratterizzazione».
Fiume Santo. Dai controlli eseguiti nella falda è emerso «un esteso stato di compromissione delle acque, connesso alla presenza di molteplici superamenti di limiti vigenti in materia di bonifiche». Anche in forma di hot spot di sostanze cancerogene per parametri quali manganese (anche 60 volte oltre il limite) e triclorometano (oltre 10 volte il limite). E anche ad Endesa viene chiesto di «attivare la realizzazione di un sistema di sbarramento fisico continuo lungo l?affaccio a mare dell?area della centrale, onde impedire la diffusione della contaminazione rilevata nelle acque della falda sia superficiale che profonda verso il mare antistante». Anche a Endesa, come alla Syndial, è stato dato un termine (venti giorni) per «adottare interventi di messa in sicurezza di emergenza».
Capitaneria di porto La Conferenza decisoria ha deliberato di chiedere alla Capitaneria di porto e ai Comuni di Porto Torres e Sassari di fornire, entro trenta giorni, l?identificazione dei titolari di concessioni demaniali (pontili di carico e scarico ed eventuali oleodotti di trasferimento dai pontili) all?interno dell?area marino-costiera perimetrata. Questo affinché effettuino «le caratterizzazioni dei sedimenti». Anche i Comuni competenti per territorio sono stati invitati a «caratterizzare le eventuali aree pubbliche, agricole e destinate a pascolo, contigue a insediamenti industriali». Il cammino per la bonifica dell?area industriale di Porto Torres è solo ai primi passi, ma coinvolge tutti.

da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2006

La fotografia di Porto Torres: un cocktail di veleni mortali. La relazione della Conferenza di servizi del ministero analizza la zona industriale.
DANIELA SCANO

PORTO TORRES. Uno stagno prosciugato dai rifiuti che negli anni hanno assorbito la vita e rilasciato nel terreno il loro carico di morte. Acque di falda che di acqua ne contengono pochissima e sono, ormai, solo cocktail di veleni. «Composti alifatici clorulati cangerogeni totali» – solo per citare quello dal nome più lungo – in concentrazioni angoscianti. Ma anche arsenico, ferro, manganese, solfati, idrocarburi. E tanto benzene da far navigare una intera flotta. Pesci imbottiti di diossina che nuotano placidi nelle acque antistanti il petrolchimico e si spostano in quelle del porto commerciale. E da lì chissà dove.
I destinatari. La relazione della Conferenza di Servizi «decisoria» del ministero dell?Ambiente, direzione Qualità della vita, fotografa la zona industriale di Porto Torres ed è da due settimane sulle scrivanie di quarantaquattro destinatari. Ci sono proprio tutti: sindaci e amministratori locali, enti di vigilanza, ma anche una teoria di aziende dai nomi conosciuti e non, grandi e piccole, tutte operanti nella zona industriale. Tutte chiamate a partecipare a una bonifica di interesse nazionale. A reagire, con senso di responsabilità, all?emergenza infinita. Chiunque abbia letto la relazione non può stupirsi per la fretta con cui la Regione ha ordinato la costruzione di un muro di contenimento davanti a tutta l?area. Tutti i sospetti sono certezze elencate in un libro a disposizione di tutti. Neppure il linguaggio asettico degli esperti riesce a cancellare l?effetto spaventoso.
Una bomba ambientale. Dopo uno stillicidio di allarmi è ormai chiaro che la zona industriale di Porto Torres sia una bomba non più innescata, ma già esplosa, della quale bisogna correre a raccogliere una miriade di frammenti. Prima che finiscano di martoriare l?ambiente e la salute.
Il muro. Il famoso muro e il coinvolgimento della Syndial. Se ne è parlato tanto, ma forse non si sa che è solo una delle diciassette prescrizioni deliberate «dopo ampia e articolata discussione» dalla Conferenza di servizi. Ci sarebbero altri sbarramenti da fare «attesa – scrivono gli esperti – l?ubicazione delle aree in esame all?interno di uno stabilimento la cui falda è interessata da un elevato e generalizzato stato di contaminazione anche da sostanze cancerogene». Destinataria, in questo caso, la Ineos Vinyls spa che aveva ricevuto medesimo messaggio, dallo stesso mittente, un anno fa. Ma che per ora ha solo sbrigato «la fase di definizione delle attività propedeutiche». Ma uno sbarramento dovrebbe essere eseguito anche dalla Sasol Italy spa che, da un esame preliminare condotto su un atto di caratterizzazione da lei stessa realizzato il 13 giugno 2006, è alle prese con acque di falda con sostanze «anche cancerogene». Benzene venti volte oltre il limite, come ferro e il manganese. E questi valori schizzano verso l?alto vicino agli impianti. E devono partecipare alla costruzione del muro anche Eni ed Esso, «atteso – per la prima – il diffuso stato di contaminazione delle acque di falda con presenza di hot spot di sostanze anche cangerogene, nonché la presenza di un bersaglio sensibile a valle del deposito costituito dal mare antistante». E deve quotarsi anche Endesa per arginare fisicamente i veleni distillati dalle sue arterie industriali. Nelle acque di falda del Petrolchimico, dove bisognerebbe sbarrare l?affaccio a mare, c?è un «esteso stato di compromissione di sostanze cancerogene».
Il lago prosciugato. C?è poi l?immenso immondezzaio dell?area Cse dove, negli anni, i rifiuti hanno soffocato la vita dello stagno Genano. Settantamila metri quadrati di «deposito incontrollato di rifiuti che potrebbero essere altamente contaminati». E la discarica di Minciaredda, dove le analisi fatte eseguire dalla Provincia di Sassari hanno evidenziato «una contaminazione diffusa da idrocarburi pesanti e puntuale da mercurio e cadmio e di organismi significativi per il consumo alimentare». Per gli esperti della Conferenza di Servizi, inoltre, «non ci sono i documenti in merito alla messa in sicurezza delle aree agricole e di quelle destinate a pascolo, contigue all?insediamento industriale di Porto Torres». Però è necessario acquisirli, in fretta. La necessaria documentazione manca, del tutto, nella vasta area su cui insiste il «Centro intermodale regionale» a sud-est del Petrolchimico. La Conferenza di servizi ha deliberato di richiedere alle società Distoms, Sarda Laterizi, Holdston (in liquidazione) e Accademia dell?Ambiente, titolari di aree sulle quali si svolgono attività potenzialmente inquinanti, il piano di caratterizzazione delle aree di competenza. In caso di inadempienza, saranno attivati i poteri sostitutivi per l?esecuzione degli interventi.
Le aree dell?Asi. Molto vaste le aree del Consorzio Asi: 155 ettari così suddivisi: depuratore consortile e forno essicatore (16), la discarica di fanghi (11), 46 ettari di lotti industriali di cui 12 già assegnati, vasconi di acqua industriale, 42 ettari di strade, 29 ettari di aree verdi. Già nel marzo 2006, il consorzio Asi aveva chiesto una proroga dei termini di trasmissione della documentazione richiesta. La Conferenza di Servizi ha chiesto, in tempi brevi, il piano di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza adottati o in corso di adozione di tutte le aree. Priorità a depuratore consortile, discarica fanghi, darsena (servizi Asi) «in prossimità della quale – scrive il dirigente nazionale Gianfranco Mascazzini – si osserva il fenomeno della polla nonché all?area in corrispondenza del lagone». Nella relazione c?è una sintesi dello stato di fatto dell?area marino-costiera ricompresa nell?area industriale, il cui piano di caratterizzazione dell?Icram è stato approvato dalla Conferenza di Servizi decisoria del 22 giugno 2004.
Minciaredda. È questa l?area a maggiore criticità e per questo è entrata nel programma di monitoraggio 2003-2006 predisposto e finanziato dalla Comunità europea. La Provincia di Sassari ha eseguito campionamenti del fondale marino, dei sedimenti delle spiagge nell?area esterna alla diga foranea, della colonna d?acqua e di organismi marini, per verificare una potenziale contaminazione. La campagna di prelievo è stata estesa anche in aree esterne alla perimetrazione, su organismi diversi dalla rete trofica e significativi per il consumo alimentare. Le analisi chimiche hanno rilevato, questa la valutazione dell?Icram sui dati forniti dalla Provincia il 26 aprile 2006, una contaminazione diffusa di idrocarburi pesanti e puntuale da mercurio e cadmio. Questo elemento chimico metallico, usato nella fabbricazione di leghe, è stato rilevato in «contaminazione puntuale» anche nell?acqua.
I pesci alla diossina. È del 23 maggio 2006 la nota trasmessa dalla Regione Sardegna al ministero dell?Ambiente «recante preoccupanti risultanze di accertamenti effettuati su pesci e molluschi nell?area antistante lo stabilimento Petrolchimico. Da tale relazione emerge un elevato livello di contaminazione di diossine e furani nei tessuti di pesci e molluschi». Le concentrazioni, specie in corrispondenza del porto industriale, risultano «superiori ai tenori massimi ammissibili per le derrate alimentari. In particolare, i composti Cpb e le diossine raggiungono talvolta il 200 per cento del limite massimo previsto sul prodotto fresco». La contaminazine è estesa al porto commerciale «… e suggerisce – si legge nel documento – una possibile estensione della medesima anche al di fuori del porto industriale». Gianfranco Mascazzini sottolinea come «l?interdizione della pesca in aree ben definite, misura idonea per affrontare la contaminazione delle vongole, costituisca un provvedimento di difficile formulazione e attuazione». La Conferenza di servizi ha deliberato di richiedere al gruppo di lavoro Norm «una idonea e puntuale procedura di caratterizzazione integrativa finalizzata alla determinazione della eventuale presenza di radioattività nei sedimenti della predetta area marino-costiera». Ancora: «attese le preoccupanti risultanze dell?indagine condotta sul biota marino nell?area antistante il Petrolchimico, delibera di chiedere alla Asl e all?Arpa, al Comune di Porto Torres e alla Provincia di adottare, ciascuno per la parte di propria competenza, le necessarie misure atte a garantire la salute umana, nonché la protezione dell?ambiente dell?area marina antistante l?area industriale di Porto Torres». Entro trenta giorni Capitaneria, autorità portuale, Comuni interessati dovranno far pervenire al ministero l?elenco dei soggetti titolari di concessioni demaniali. Tutti i soggetti, pubblici e privati, dovranno inoltre fornire adeguate informazioni sui cicli produttivi. Dopo questa relazione, nessuno potrà dire di non sapere la verità sui veleni dell?area industriale di Porto Torres.

Mura chiede un vertice con gli assessori all?Ambiente e all?Industria.
Il primo cittadino turritano: «Non so nulla, voglio chiarezza». «Forse c?è un black out nell?informazione ma pare che non tutto coincida con l?analisi della Regione».
PINUCCIO SABA

PORTO TORRES. A questo punto il sindaco Luciano Mura pretende chiarezza sui dati relativi all?inquinamento industriale. E lette le affermazioni di Paolo Rabitti, consulente delle Asl di Sassari e Cagliari, ha chiesto un incontro urgente con gli assessori all?Ambiente Cicito Morittu, alla Sanità Nerina Dirindin e all?Industria Concetta Rau. «E? necessario far chiarezza – sostiene il sindaco di Porto Torres – perché ci deve esser stato un black out nella catena delle informazioni. Informazioni, che a sentire i responsabili del procedimento del ministero dell?Ambiente, sono diverse da quelle che sarebbero in possesso della regione». Era stata proprio la Regione a inviare al ministero, il 23 maggio scorso, una comunicazione relativa ai dati sull?inquinamento a Porto Torres, sia sulla terraferma sia in mare. «Quella comunicazione è saltata fuori durante un conferenza di servizi che si è tenuta il 30 agosto – aggiunge Luciano Mura – ma da quello che ho capito si rifà agli accertamenti ordinati dalla magistratura ad aprile e dei quali avevo chiesto copia al ministero dell?Ambiente ma anche all?Icram, alla direzione generale della Asl di Sassari, alla Provincia di Sassari, alla direzione generale dell?Arpas». Niente di nuovo, quindi, secondo il sindaco di Porto Torres che ieri si è messo in contatto con i funzionari del ministero dell?Ambiente che stanno seguendo il procedimento e che hanno partecipato alla conferenza di servzi dello scorso 30 agosto. Ai due funzionari Luciano Mura ha chiesto che al comune di Porto Torres venissero forniti i dati aggiornati agli ultimi controlli effettuati per eventuali provvedimenti a tutela della salute pubblica. Dati che però non sono in possesso del ministero dell?Ambiente. Gli ultimi rilevamenti, appunto quelli effettuati ad aprile, avevano escluso la presenza di sostenze inquinanti all?esterno dell?area del porto industriale. Circostanza che i due funzionari hanno confermato al sindaco. «Noi, però, non possiamo restare con queste incertezze – spiega il sindaco -. Prima di tutto per non mettere in pericolo la salute dei cittadini e dei consumatori. E poi perché questo rincorrersi di dati rischia di avere pesanti ripercussioni sul nostro sistema economico».
Porto Torres sta cercando di affrancarsi dall?immagine di città esclusivamente industriale e di far decollare l?industria turistica. Un settore economico che non potrà mai decollare se non si farà chiarezza sulla portata dell?inquinamento provocato dall?industria petrolchimica. «La nostra ricchezza, oltre a un consistente patrimonio storico-architettonico è anche l?ambiente – aggiunge Luciano Mura -. Dall?Asinara alle spiagge, alle scogliere. E dobbiamo garantire ai turisti che il mare del Golfo dell?Asinara è pulito. Per questo motivo è necessario sapere se il sistema adottato dalla Syndial per il trattamento delle acque di falda funziona o meno, dobbiamo sapere se oltre la barriera del porto ci sono tracce di sostanze inquinanti. Le dichiarazioni del consulente dell?assessore Dirindin appaiono caute, ma a questo amministrazione occorrono certezze e non solo ipotesi o anticipazioni accertamenti che devono essere ancora completati».

da La Nuova Sardegna, 26 ottobre 2006

Porto Torres. Sotterravano sotto un palmo di terra tonnellate di rifiuti della macellazione. Sigilli all?impianto di smaltimento. I titolari hanno tentato di bloccare l?ingresso agli inquirenti. Pinuccio Saba.

PORTO TORRES. Blitz della polizia municipale e dei carabinieri del Noe, ieri mattina, all?interno dello stabilimento «Gabbiano», nella zona industriale di Porto Torres, dove sarebbero state sotterrate diverse tonnellate di rifiuti provenienti dall?attività di macellazione. In quell?impianto, cinque anni fa, erano morte due persone. Il blitz è stato sollecitato dai veterinari della Asl numero 1 di Sassari che avantieri avevano effettuato un sopralluogo di routine all?interno dello stabilimento che, teorocamente, si doveva occupare dello stoccaggio e dello smaltimento di olii esausti di origine alimentare. Alle 8 di ieri i vigili urbani si sono presentati al cancello di ingresso della «Gabbiano», armati di una pala meccanica per verificare se i sospetti dei due veterinari della Asl sassarese erano fondati. I titolari dell?azienda hanno provato a impedire l?accesso alla polizia municipale che, però, era in attesa degli uomini del Noe, il nucleo operativo ecologico dei carabinieri arrivati nella zona industriale con un paio di minuti di ritardo. La presenza dei carabinieri è servita a calmare le intenzioni bellicose dei responsabili della «Gabbiano» e subito è iniziata la perquisizione dello stabilimento. Durante il controllo, un particolare ha attirato l?attenzione delle forze dell?ordine. In una zona dell?impianto, la terra appariva smossa di recente. Sono bastasti pochi colpi di pala meccanica per portare alla luce duecento sacchi di rifiuti provenienti da attività di macellazione che la «Gabbiano» non poteva non solo smaltire ma neppure raccogliere. L?azienda, infatti, aveva cambiato attività dopo il terribile infortunio sul lavoro accaduto nel luglio del 2001, che era costato la vita a due operai, Salvatore Gadau di 43 anni e Gavino Pittalis di 49. Una morte atroce, soffocati dalle esalazioni provenienti dai liquami che si erano depositati in fondo a un silos. Solo di recente la «Gabbiano» aveva ripreso a lavorare. Aveva presentato al Comune di Porto Torres una ?dia?, dichiarazione di inizio attività, per lo smaltimento di olii esausti. E subito erano incappati in un controllo stradale della polizia municipale che aveva accertato che il trasporto degli olii veniva effettuato al di fuori della norma. Fatto che era stato segnalato alla magistratura ma anche alla Regione che avrebbe dovuto concedere le autorizzazioni per la nuova attività. Ieri mattina il blitz che ha portato alla sconcertante scoperta. Lo stabilimento è stato posto sotto sequestro cautelativo dalla magistratura mentre in attesa del risultato definitivo delle indagini di carabinieri e polizia municipale.

Dessì: «Ecco perchè il muro è inutile». L?ex assessore affidò lo studio sulla Syndial all?Università, la Asl 1 a consulenti esterni. Le sue dimissioni sembrano sempre più legate al caso. Gianni Bazzoni.

PORTO TORRES. I dubbi sull?efficacia di quel «muro di cinta dell?inquinamento» li ha conservati. Insieme alle certezze di avere svolto la propria azione amministrativa con assoluta trasparenza, e quegli atti «compiuti da un pubblico ufficiale fanno fede fino a prova di falso». Tonino Dessì, ex assessore regionale all?Ambiente, interviene sulla vicenda Syndial di Porto Torres. Aveva deciso di starsene fuori, di affidare tutti gli atti (ormai pubblici) al presidente della giunta Renato Soru e all?assessore alla Sanità Nerina Dirindin.
Ma le ultime vicende l?hanno spinto a chiarire il percorso seguito fino al momento delle dimissioni. «L?esistenza di un fenomeno non recente, di gravissima compromissione ambientale, nel sito industriale di Porto Torres – afferma Tonino Dessì – non è un mistero da più di un decennio. E non a caso esso è stato ricompreso tra quelli di bonifica di interesse nazionale. E viene costantemente monitorato anche dai periti della magistratura. A cominciare dall?indagine cui ha fatto riferimento, proprio sulla Nuova Sardegna, il professor Giacomo Oggiano, dell?Università di Sassari». L?ex assessore riparte da quella conferenza decisoria del 30 agosto scorso, al ministero dell?Ambiente – dove la Regione era rappresentata dall?assessorato all?Ambiente – e che ha sollecitato più volte la conclusione dell?iter amministrativo delle autorizzazioni per gli impianti di messa in sicurezza di emergenza. «Un procedimento che abbiamo completato – racconta ancora Dessì – dandone comunicazione alla procura della Repubblica, sottoponendo alla giunta le deliberazioni sulla Valutazione di impatto ambientale (4/12 del 31.1.2006) e sull?esercizio dell?impianto tecnologico in fase di completamento (7/14 del 21.2.2006), adottando prescrizioni ben più rigide di quelle indicate nelle precedenti conferenze decisorie». Poi c?è la parte delle consulenze. L?ex assessore all?Ambiente, ieri, ha solo voluto ricordare che «l?Asl 1 ha partecipato all?intero procedimento interno di competenza regionale, come risulta dalle deliberazioni, insieme al Comune di Porto Torres e alla Provincia di Sassari. Ed è apparso quanto meno singolare che la stessa Azienda sanitaria locale sia stata contraddetta, successivamente, da un consulente con essa convenzionato (il riferimento è al professor Paolo Rabitti di Mantova, ndc)». L?assessorato all?Ambiente – come evidenziato negli atti – ha utilizzato come consulente istituzionale il Dipartimento di Geoingegneria ambientale dell?Università di Cagliari, «e non ha attivato consulenze con professionisti privati, il cui curriculum andrebbe comparato con quello dei professori di ruolo, dirigenti del medesimo Dipartimento, e magari quello del professor Giacomo Oggiano (geologo, perito del tribunale nella prima indagine avviata all?inizio degli Anni Novanta sull?inquinamento Porto Torres, ndc)». E con la storia delle consulenze, forse, si tocca uno dei tasti dolenti di tutta la vicenda sull?inquinamento industriale, non solo a Porto Torres ma anche ad Assemini. «Io dico solo che l?assessorato alla Sanità – ha detto Tonino Dessì – ha trasmesso all?assessorato all?Ambiente, il sommario parere di un professionista esterno, non sardo (proprio Rabitti, il 28 agosto 2006, ndc), sui cui contenuti, e sui toni, confrontati con la precisione, pur cauta, del parere dell?Università di Cagliari, lascio agli altri il giudizio». Il resto della valutazione dell?ex assessore all?Ambiente riguarda la storia del muro. «Mentre si concentra l?attenzione su una barriera fisica (una diga vera e propria) – ha sottolineato Dessì – sulla quale non esiste alcun progetto e la cui realizzazione (ammesso che il ministro l?approvi) necessiterà di tempi amministrativi (Via Nazionale compresa), e di cantiere, non inferiori ad almeno cinque anni. L?assessorato all?Ambiente, con Icram e con Arpas-Pmp di Sassari, ha accelerato tutte le procedure di caratterizzazione, di analisi e di monitoraggio dell?intera area, dandone tempestiva comunicazione alle autorità per l?assunzione dei provvedimenti di competenza. Ma ha anche adottato, e reso celeri, le sole misure finora poste in essere per mettere in sicurezza parti del sito industriale in emergenza». L?ultimo riferimento è sulle cose da fare. «Nelle more della realizzazione della fantomatica barriera fisica – ha concluso Tonino Dessì – urge non limitarsi a burocratiche, quanto platoniche, diffide o messe in mora. Occorre procedere con celerità e imporre alle aziende modifiche dei processi produttivi e operazioni urgenti di messa in sicurezza dei siti».

Un rogo di benzene arse per 70 ore. Il caso Panam evidenziò la debolezza dei sistemi di sicurezza Syndial. Una quantità di veleni quasi tutti cancerogeni fuoriuscì dal pontile. Daniela Scano.

PORTO TORRES. È stato il più terribile disastro della storia dei porti industriali sardi. Il rogo della Panam Serena resta però un mistero nelle sue cause come nelle ricadute sull?ambiente. Non c?è al momento nessuno studio ufficiale sugli effetti, nel mare e nell?atmosfera, di un rogo durato settanta ore e durante il quale andarono dispersi nell?ambiente una quantità incalcolabile di veleni cancerogeni. Un fiume di benzene e dei suoi derivati, ma anche una quantità imprecisata del pericolosissimo clorulo di vinile fuoriuscito dal pontile 1 della Syndial.
A quasi tre anni da quel gravissimo episodio, non si sa neppure quanto combustibile ci fosse nelle cisterne della Panam al momento della deflagrazione. La Syndial non è stata in grado di dire alla magistratura quanta sostanza chimica fosse stata scaricata alle ore 12 del 1 gennaio, quando al pontile 1 si scatenò l?inferno di fuoco. Affermazione giudicata «poco plausibile», preliminarmente a una serie di critiche alla società sulla gestione dell?emergenza, dagli esperti del gip Mariano Brianda. La nave chimichiera russa andò a fuoco il 1 gennaio 2004 mentre, dopo avere concluso le operazioni di scarico di duemila tonnellate di benzene, «iniettava» nelle condotte del pontile 1 della Syndial seimila tonnellate di ?taglio C-6? (sostanza simile alla benzina).
A quasi tre anni da quell?incendio terrificante e dalla morte di due marinai russi, l?inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica non è arrivata alla fase delle risposte. Non si sa, neppure approssimativamente, cosa possa avere innescato la scintilla e se questa sia scoccata all?interno o all?esterno della nave. I periti del gip – l?ingegnere nucleare Marco Carcassi, l?esperto di sicurezza sul lavoro Lorenzo Corda, il docente di ingegneria navale Giulio Russo Krauss e il comandante provinciale dei vigili del fuoco Gaetano Vallefuoco – hanno elaborato una relazione al termine della quale lasciano aperte tutte le ipotesi che partono da un presupposto scontato. «Le cause dell?incidente – scrivono – sono ascrivibili alla esistenza di una miscela combustibile presente nelle cisterne della nave e alla combustione di detta miscela».
Per il resto, restano in piedi le possibilità di un errore umano (ma gli esperti hanno «promosso» la professionalità dell?equipaggio russo della Panam) o di un difetto strutturale (citato solo a titolo accademico). Nel frattempo il relitto della nave, distrutta dal rogo, è stato restituito ai legittimi proprietari che l?hanno venduto a una società greca specializzata nel riciclaggio dei «giganti del mare». L?inchiesta per disastro colposo aperta dal sostituto procuratore Gianni Caria, che ha indagato sette persone, è ferma ma potrebbe riprendere slancio da un incidente probatorio su una pompa recuperata in mare.
Nella loro relazione, discussa in incidente probatorio la scorsa primavera, i periti scattano alcune fotografie che potranno essere utili agli esperti dell?ambiente per stabilire quali e quante sostanze sono andate disperse dal 1 gennaio alle ore 10 del 5 gennaio. Quando «intercettate tutte le linee di pontile, la situazione di pericolo poteva considerarsi conclusa». Ma i periti non rispondono, e d?altronde non era tra i quesiti, sulla questione che oggi impegna gli esperti dellla Conferenza di servizi del ministero dell?Ambiente. Vale a dire: quanti di quei veleni e delle diossine sprigionate durante il rogo sono andati a depositarsi nei campioni di biota marino prelevati dal 2004 ad oggi nelle acque del porto industriale?
Il disastro della Panam Serena si incrocia, inevitabilmente, con le valutazioni allo studio della direzione Qualità della vita del ministero.
In assenza di altri dati, può contribuire alla riflessione l?elenco delle linee del pontile Syndial interessate dall?incidente: la 254 dove transita nafta, quella 1002 dei solventi, le 1012 e 1013 del clorurovinilmonometro in stato gassoso e liquido. Il pontile restò gravemente danneggiato e venne riaperto solo dopo alcuni mesi, quando vennero completati imponenti lavori di ripristino.
«La direzione dello stabilimento – scrivono gli esperti del gip – ha previsto interventi di miglioramento per quanto riguarda il processo e le dotazioni di sicurezza». E proseguono: «Dall?esame delle misure di miglioramento previste dopo l?incidente sulla piattaforma B si rileva che non fosse previsto quanto indicato nella tabella precedente, con il risultato di notevoli limiti del piano valido prima dell?incidente». «Tali carenze di dotazioni tecniche e di procedure tecnico-operative – concludono – non consentiva una corretta valutazione degli eventuali incendi, siano essi rilevanti o meno». L?incidente della Panam è stata una terribile lezione.

«Monitoriamo l?inquinamento». Nascerà un tavolo di coordinamento dopo le sollecitazioni presentate dall?amministrazione turritana alla Regione. IL VERTICE. Il sindaco Mura incontra gli assessori a Cagliari. Pinuccio Saba.

CAGLIARI. Nascerà un tavolo di coordinamento fra gli assessorati regionali all?Ambiente, all?Industria e alla Sanità, l?Agenzia regionale per la protezione dell?ambiente e la Provincia di Sassari. La decisione è stata presa al termine dell?incontro sollecitato dal sindaco di Porto Torres Luciano Mura con gli assessori Cicito Morittu, Concetta Rau e Nerina Dirindin. Un incontro che doveva servire a far chiarezza sul balletto di dati relativi alla presenza di diossina, e altre sostanze pericolose, nelle acque del porto industriale turritano.
Nelle ultime settimane si è infatti creata parecchia confusione in seguito a una Conferenza di servizi che si era tenuta a Roma alla fine di agosto. In quella riunione erano stati forniti dati che sembravano il frutto di accertamenti recentissimi e invece, come hanno confermato Nerina Dirindin e Cicito Morittu, le indagini sono quelle risalenti a un anno fa e che facevano parte dell?inchiesta portata avanti dalla magistratura.
«Nessuno nasconde la gravità dei danni provocati all?ambiente dallo stabilimento petrolchimico fino a una ventina di anni fa, quando la legislazione era insufficiente – ha detto il sindaco di Porto Torres -. Quell?area è compromessa, lo sappiamo, ma è necessario far chiarezza sulla reale portata dell?inquinamento e sulla sua estensione soprattutto in mare». A questo proposito, nel corso della riunione è stato evidenziato che i prelievi effettuati nell?area di San Gavino, a poche miglia al largo del porto industriale, la situazione è assolutamente nella norma. «La Provincia ha completato la campagna di controlli per il 2006 – ha aggiunto Luciano Mura – e stando ai primi risultati lo stato di salute del Golfo dell?Asinara non sarebbe allarmante. Solo in due animali, una cozza e un pagello, sarebbero stati riscontrati valori di diossina di poco superiori alla norma. E i due pesci sono stati prelevati quasi a ridosso della diga foranea».
Dati che non sono del tutto tranquilizzanti ma meno gravi del previsto. Che non significa poter abbassare la guardia. Occorre però avere un quadro completo della situazione, mettere a confronto i dati che sono in possesso delle diverse amministrazioni e quelli che veranno consegnati al termine degli accertamenti in corso. Soprattutto è necessario sapere se il sistema per il trattamento delle acque di falda realizzato dalla Syndial sta funzionando o meno. Un allarme ingiustificato, e su questo si sono detti tutti d?acordo, rischia di avere pesanti ripercussioni anche sul piano economico. A questo proposito, e approfittando del periodo di fermo biologico, è stato deciso di effettuare una serie di prelievi nelle zone di pesca per accertare o meno la presenza di diossina nei pesci. «E? importante che si vada incontro a una collaborazione strettissima fra gli enti – ha concluso il sindaco di Porto Torres -. Si eviteranno incomprensioni e, soprattutto, si avrà un monitoraggio continuo di un?area ad alto rischio ambientale».

da La Nuova Sardegna, 28 ottobre 2006

Un solo fascicolo sull?inquinamento. L?inchiesta della Procura e la relazione rispecchiano la gravità del caso Porto Torres. Gli avvocati dell?Eni e della Syndial a palazzo di giustizia: «E? un allarme ingiustificato». Daniela Scano.

SASSARI. La Procura della Repubblica e la Regione compagne di strada negli accertamenti sull?inquinamento del mare di Porto Torres. L?inchiesta della magistratura e il rapporto della Conferenza di servizi sui veleni disciolti nelle acque del porto industriale ora sono nello stesso fascicolo. Ieri la Procura ha acquisito, negli uffici dell?assessorato regionale per la Difesa dell?ambiente, il verbale della Conferenza di servizi indirizzato a 44 destinatari dopo la riunione del 30 agosto che aveva spinto la direzione per la Qualità della vita a impartire diciassette direttive a società, enti locali e di vigilanza. A tutti era stato chiesto di attivarsi concretamente per mettere in sicurezza la zona industriale. Il primo passo verso l?intervento di bonifica di interesse nazionale. Esortazione accolta dalla Regione con la delibera che ha intimato alla Syndial di realizzare in mare, davanti alle ciminiere, una barriera lunga alcuni chilometri e profonda cinquanta metri. Ma il muro di sbarramento del porto industriale è solo uno dei potenziali baluardi contro i veleni che ammorbano le acque del tratto di mare antistanti le industrie di Porto Torres, ma anche contro i pesci imbottiti di diossina e altri veleni industriali che nuotano nelle acque della zona industriale. I dati in possesso del ministero e della Procura confermano, da due differenti punti di vista, una situazione molto grave. Ad aprile una inquietante relazione di Giorgio Ferrari, direttore della sezione Inquinamento della Magistratura delle Acque di Venezia, consulente della Procura con due esperti dell?Icram, aveva riscontrato la presenza di enormi concentrazioni di veleni industriali nelle parti grasse dei pesci e dei mitili pescati nel porto industriale. Dati ribaditi, quattro mesi dopo, dalla relazione della Conferenza di Servizi. Quella di ieri è stata una giornata importante nella inchiesta, con tre indagati, aperta nel 2004 dal sostituto procuratore Michele Incani. Giorno dedicato agli incontri e alla raccolta di dati. Nella tarda mattinata il magistrato ha ricevuto nel suo ufficio, al terzo piano del palazzo di giustizia, gli avvocati dell?Eni e della Syndial. Inutile chiedere al legale sassarese Piero Arru e ai suoi colleghi milanesi Mario Maspero, Luigi Stella e Fulvio Simoni cosa avessero da dire di tanto importante al sostituto procuratore. Si sa solo che il colloquio è stato sollecitato dal collegio difensivo. Al termine del confronto, i legali si sono trincerati dietro i «no comment» di rito. «Non rilasciamo dichiarazioni – hanno affermato, anche a nome degli altri legali, Piero Arru e Mario Maspero -. Possiamo però dire che l?allarmismo di questi giorni è ingiustificato e che i dati in nostro possesso smentiscono, assolutamente, quelli che hanno tanto allarmato l?opinione pubblica». Se la Syndial sembra ottimista e getta acqua sul fuoco delle polemiche, in attesa di confutare le analisi del Magistrato delle Acque e del ministero, la polemica accende il dibattito politico sui risultati del lavoro della Conferenza di servizi ministeriali. La Procura attende a giorni il risultato dell?ultimo monitoraggio, eseguito ad aprile dopo la relazione di Ferrari. E così come aveva informato la Regione dei risultati di quelle prime analisi, ieri la Procura ha chiesto di essere messa a conoscenza del lavoro degli esperti della Conferenza di servizi. Mentre il magistrato dialogava con gli avvocati della Syndial, un suo collaboratore ha attraversato la Sardegna diretto a Cagliari. Qui, negli uffici dell?assessorato diretto da Cicito Morittu, l?ufficiale di polizia giudiziaria ha preso copia della relazione che contiene i risultati degli accertamenti eseguiti nelle acque del mare, nel biota marino, nelle spiagge e nelle immense discariche della zona industriale. Gli esiti di quella consultazione, che ha coinvolto la Regione (un suo funzionario era presente all?incontro romano) e tutte le società che operano nella zona industriale, sembrano coincidere con le anticipazioni dell?inchiesta della magistratura. E pare che dalle ulteriori analisi, fatte eseguire dalla Procura sassarese nelle acque del porto industriale, siano arrivate solo conferme dell?allarme. Per il momento si tratta solo di indiscrezioni, ma pare proprio che anche l?ultimo test confermi la presenza in mare di quantità abnormi di diossine, idrocarburi, policlorodibenzofurani. Sostanze cancerogene e altamente nocive. Ad aprile, quando erano andati a prelevare le cozze posizionate nelle acque del porto industriale e in mare aperto, davanti a Minciaredda, i consulenti avevano trovato solo le cime. Qualcuno aveva rubato i mitili, considerati i più validi rilevatori dell?inquinamento. Un furto inutile. Le analisi sono state eseguite lo stesso, su altri campioni, con gli stessi risultati.

Tumori e legami coi posti di lavoro. Le aree industriali segnano forti incrementi della malattia. I DATI. Il rapporto della Sanità. Piero Mannironi.

PORTO TORRES. La storia è vecchia: le statistiche non raccontano la verità, ma indubbiamente aiutano a capirla. Nel senso che i numeri non danno sempre risposte certe, ma certamente indicano la strada giusta per averle. Ecco perché, per penetrare nel difficile e complesso rapporto tra salute collettiva e degrado ambientale, si deve per forza partire dai numeri: la filosofia del metodo può essere solo quella della conoscenza dei dati oggettivi. Lo impone la delicatezza del tema. Niente slogan che evochino passioni ideologizzate, quindi, ma un approccio al problema attraverso i canoni rigorosi della scienza, della verifica tecnica e dell?analisi dei numeri statistici. Senza lo scheletro di studi epidemiologici seri, sono stati purtroppo oscurati i drammatici segnali di allarme che da anni arrivavano da aree industriali e aree militari. Come gli ormai tristemente famosi casi di Quirra e di Portoscuso. Nel primo caso, una spaventosa incidenza dei tumori del sistema emolinfatico nella popolazione civile che vive vicino al poligono interforze (ma anche tra il personale al suo interno). Nel secondo caso, il piombo trovato nel sangue dei bambini e nel fegato dei cinghiali. Segnale quest?ultimo, di una possibile ?corruzione? della catena alimentare. L?assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin ha voluto vederci chiaro. Ha voluto cioé monitorare quelle aree potenzialmente ?stressate? dalle attività industriali e da quelle militari. E? nato così il ?Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna?. Lo studio è stato condotto dall?associazione temporanea d?impresa Esa (Epidemiologia Sviluppo Ambiente), formata da università di Firenze, Arpa Piemonte e le Asl di Milano e Roma, e finanziato dall?Unione europea. Il risultato è stato questo: nelle aree industriali e minerarie della Sardegna la mortalità per tumori e malattie respiratorie, epatiche e dell?apparato digerente nel ventennio 1981-2001 è stata più alta delle media nazionale e anche superiore a quella delle zone non industriali dell?isola. A Porto Torres, il dato di cornice è questo: rispetto alla media regionale, muore il 4% in più degli uomini e il 9% delle donne. Un dato assoluto che però significa poco se non lo si analizza e lo si interpreta. Per arrivare a fare un?ipotesi credibile sul rapporto tra salute e ambiente, si deve perciò entrare necessariamente nello specifico delle cause di morte. E cioé nel rilevamento di un?incidenza significativa di certe patologie riconducibili alla presenza di sostanze tossiche e cancerogene. Secondo quanto risulta dai dati del Registro tumori di Sassari, l?incidenza tumorale mostra eccessi sulla media provinciale per tutti i tumori maligni. E più esattamente +2% negli uomini e +7% nelle donne. Ecco, in estrema sintesi, i numeri: tumore del colon (+18% e + 12% rispettivamente nei due sessi), tumore del fegato (+15% e +10%, del polmone (+8% e +14%), tumore della prostata (+34%), tumore della mammella (+6%) e dell?ovaio (+21%). Se si scorporano i dati di Sassari città (che è stata inserita dai ricercatori nella macrozona di Porto Torres), emerge un dato inquietante: l?eccesso per i sarcomi dei tessuti molli si impenna fino ad arrivare a un +77% negli uomini e +89% nelle donne. L?équipe di studiosi che ha redatto il rapporto poi tiene a precisare: «Inoltre, tra gli uomini i tumori linfoemopoietici e i linfomi non Hodgkin si mostrano in eccesso, anche se le frequenze osservate sono piccole e le stime molto imprecise». Diventa interessante un?altra osservazione: «Usando come riferimento la mortalità osservata nelle popolazioni residenti in un cerchio di 53 chilometri centrato sul comune di Porto Torres, invece della mortalità media regionale, non si osservano grandi differenze». Come dire: l?eccedenza di tumori è spalmata in tutta l?area. Un?interessante lettura analitica dei dati contenuti nel Rapporto commissionato dalla Regione, è arrivata da un convegno organizzato nel maggio scorso dal Wwf, che si è avvalso della collaborazione e della testimonianza di scienziati e specialisti. Uno di loro, Mario Budroni, ha fornito una significativa mole di informazioni al Rapporto regionale. E? infatti medico del Centro multizonale di osservazioni epidemiologiche e Registro tumori di Sassari. Bene, Budroni aveva subito ?sterilizzato? il problema da facili enfasi e possibili scorciatoie che avrebbero potuto portare a una distorsione della realtà. Per lui, prima di tutto la premessa di metodo: sui piccoli numeri è difficile arrivare a conclusioni certe. Bastano infatti pochi casi di patologie neoplastiche in più o in meno per alterare fortemente le percentuali. La cornice è che la Sardegna, per la quasi totalità delle patologie tumorali, è in linea o al di sotto della media nazionale. Il problema però nasce quando i numeri raccontano di altissime concentrazioni di malati in aree ristrette. E diventa significativo anche il fatto che è particolarmente colpito il sesso maschile. «Se si riscontrassero valori alti in entrambi i sessi – aveva detto Budroni – si potrebbe pensare a un problema ambientale. Una situazione come quella di Porto Torres, invece, fa pensare soprattutto a una situazione critica in un ambiente di lavoro». Ma Budroni non aveva puntato il dito contro un?industria o un?altra. «Si deve approfondire lo studio – aveva infatti detto – sul petrolchimico, ma anche sulla centrale di Fiume Santo e, perché no? Anche sul porto».

(foto da mailing list ambientalista)

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Abusi edilizi a Porto Conte: li vogliamo premiare anzichè demolirli ?!


Lo scorso 5 ottobre 2006, secondo notizie stampa, l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente avrebbe comunicato al Comune di Alghero (SS) il proprio parere favorevole per la realizzazione di un depuratore nel campeggio abusivo di Sant?Igori, sul litorale di Porto Conte. Secondo l?Assessorato regionale non contrasterebbe con le disposizioni del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. recentemente approvato. La vicenda ha dell?incredibile.
Già nell?agosto 2004 il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale metteva sotto sequestro un campeggio abusivo sempre a Porto Conte (loc. Stamparogias). 70 piazzole per roulottes, alcuni fabbricati, reti elettriche in corso di realizzazione su 3 ettari a due passi dalla battigia marina. Era ora, ma certo non bastava. Sarebbe dovuto essere soltanto l?inizio. Il Comune di Alghero avrebbe accertato la presenza di ben undici campeggi abusivi con ben 236 violazioni urbanistico-edilizie e circa 6.000 presenze.
I campeggi abusivi dentro il parco naturale regionale di Porto Conte devono essere smantellati.
Già con quattro esposti (17 maggio 1999, 11 luglio 2000, 3 agosto 2004 e 18 giugno 2005) le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno provveduto a richiedere alle pubbliche amministrazioni statali (Ministeri dell?ambiente e per i beni e attività culturali, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), regionali (Assessorati regionali dell?urbanistica e dei beni culturali, Corpo forestale e di vigilanza ambientale) e locali (Comune di Alghero) informazioni ed interventi specifici in relazione ai campeggi abusivi gestiti dal CIRCOLO SANT?IGORI ed IL MARE DI S. IMBENIA sulla costa di Porto Conte ? S. Imbenia, in area rientrante in un sito di importanza comunitaria, tutelata con vincolo paesaggistico e con vincolo di conservazione integrale. Gli esposti sono stati, per opportuna conoscenza e per gli interventi di competenza, anche alla magistratura competente (Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari) ed alla Commissione Europea.
La vicenda dura ormai da troppi anni. Fin dal 1990 (ordinanza n. 94 del 23 maggio 1990), infatti, il Comune di Alghero ordinò la sospensione dei lavori abusivi (numerosi prefabbricati e altrettanti basamenti in cemento) ed il ripristino ambientale, nel 1994 venne richiesto l?intervento del Servizio vigilanza edilizia dell?Assessorato regionale EE.LL., finanze, urbanistica per utilizzare i mezzi regionali per procedere alla demolizione. Nei mesi successivi erano stati programmati gli interventi di demolizione con i mezzi regionali insieme ad altri abusi lungo la costa ?catalana?, ma, inspiegabilmente, una qualche ?mano? spense i motori già accesi dei ?caterpillar??.. Nel 1999 il Sindaco di Alghero ordinò la chiusura dei campeggi per motivi di ordine igienico-sanitari, senza far tuttavia cenno, a quanto è dato conoscere, della situazione di abusivismo delle strutture. Nel 2000 l?Assessorato regionale P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio di Sassari provvide a contestare gli abusi edilizi riscontrati (nota n. 1724 del 24 febbraio 2000), reiterando quanto già fatto 10 anni prima (note n. 6784 del 6 giugno 1990 e n. 11464 del 9 ottobre 1990). Nel 2002 il sindaco di Alghero avv. Marco Tedde, nelle sue dichiarazioni programmatiche esposte in Consiglio comunale, aveva esplicitamente affermato che la sua amministrazione avrebbe provveduto alla demolizione dei campeggi abusivi nella splendida Baia di Porto Conte, entro il parco naturale di Porto Conte. Naturalmente senza alcun esito. In questi giorni il Comune di Alghero, giustamente, dichiara che non rilascerà i necessari ?permessi di costruire? per il depuratore.
Anche per garantire quella qualità ambientale che è alla base del richiamo turistico della ?Riviera del corallo? non ci possono essere più tentennamenti o scuse per procedere al ripristino della legalità violata e dei valori ambientali propri della Baia delle Ninfe: a quando le ?ruspe ecologiche? ?
In questi giorni viene, quindi, inoltrato un nuovo esposto alle pubbliche amministrazioni ed alla magistratura competenti da parte delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico per giungere al rispetto della legalità ed al ripristino ambientale.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Porto Sa Ruxi, area protetta ma terra di nessuno…..


Questa estate sembra proprio che Porto Sa Ruxi debba divenire la terra promessa degli scempi ambientali, di tutto quello che nelle più interessanti e delicate zone costiere sarde non si deve proprio fare. Dopo l?impattante ?cubo? di cemento in corso di realizzazione per conto del Comune di Villasimius (ospiterà, a quanto sembra, ?servizi igienici?), è il turno dei soliti devastatori ambientali. Che fanno il bello ed il cattivo tempo senza che nessuno intervenga. Almeno questo è quello sostenuto da un turista cagliaritano (J.I.) che il 21 luglio scorso ha potuto vedere ? come tutti gli altri frequentatori della spiaggia ? un gruppo di simpatici vacanzieri con tanto di fucili subacquei al seguito all?ombra di un capanno realizzato con grossi rami di ginepri e tamerici con tutta evidenza appena tagliati. Apparivano evidenti anche i segni del trascinamento sulla sabbia ed il taglio. Alle 13.11 il turista cagliaritano avrebbe contattato, con tanto di nominativo, la sala operativa del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, al numero verde 800865065. L?operatore, alla descrizione degli eventi, sarebbe rimasto piuttosto colpito ed avrebbe annunciato un rapido sopralluogo del Corpo Forestale nonché della Polizia Municipale di Villasimius, alla quale avrebbe girato la segnalazione. Fino alle 18.00, al ritorno a casa del turista cagliaritano, nessuno sarebbe venuto a controllare. Il giorno dopo i rami, ormai secchi, sarebbero stati ancora sul posto. Lì dove i vacanzieri ?armati? li avevano lasciati. Speriamo nella presenza di ?equivoci? nella vicenda, ma la fonte della segnalazione è più che degna di considerazione. Ripetiamo, con un po? di sconforto, che il litorale è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/2003), con direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali (direttiva n. 92/43/CEE), rientra nell?area marina protetta di Capo Carbonara (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni). Ripetiamo anche che i quasi 200 mila euro impiegati per la realizzazione del bel ?cubo? di cemento destinato a servizi igienici potevano e dovevano essere impiegati per potenziare la vigilanza da parte del Comune di Villasimius, ente gestore dell?area marina protetta. Servirà a qualcosa ?

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto J.I., archivio GrIG)

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Porto Sa Ruxi, un’anonima periferia ?


Porto Sa Ruxi, una piccola perla ambientale del Golfo di Cagliari, nel Comune di Villasimius. Dune con ginepri secolari e tamerici, acqua cristallina, sabbia fine. Al di là della strada provinciale, il “progresso mattonaro” degli anni ?70 e ?80 del secolo scorso. D?estate si trasforma per l?assalto dei turisti. Auto parcheggiate per ogni dove, borse-frigo degne della borsa di Eta Beta, unguenti solari che appestano l?aria, rifiuti sparsi, “bestie” di allegri vacanzieri che tagliano rami di ginepro?.. Il sito costiero è super-protetto, sulla carta. Vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), legge salva-coste (legge regionale n. 8/2004), direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali (direttiva n. 92/43/CEE), area marina protetta di Capo Carbonara (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni). Come se questa situazione di progressivo crescente degrado ambientale non fosse sufficiente, ci sta mettendo del suo, direttamente, il Comune di Villasimius, ente gestore dell?Area marina protetta. Altro che strutture in legno amovibili. Con “ecologici” blocchetti in calcestruzzo la Andreoni s.r.l. sta realizzando per il Comune di Villasimius delle strutture per non meglio noti “servizi” (un?altra è in corso di realizzazione a Campu Longu) contigue alle dune. Il cartello “inizio lavori” non si sogna neppure di riportare gli estremi della concessione edilizia, tuttavia ci informa sull?importo complessivo dei lavori: 190.798,88 euro. Perché con tale cifra non è stato messo su un bel servizio di pulizia e vigilanza costiera, decisamente ben più utile dell?ennesima colata ? colatina, in questo caso ? di cemento alle quali da quelle parti sembrano proprio abbonati ? Bandiere blu, boe “intelligenti”, vele e deferenti golette varie non cambiano certo una realtà sotto gli occhi di tutti: rifiuti, degrado ambientale, scarsi servizi e, soprattutto, troppo cemento. Cemento che non vuol certo dire “tutela ambientale” e nemmeno “turismo”. Ci vuole tanto per capirlo ?

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto J.I., archivio GrIG)

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Lottizzazione nello Stagno di Porto Pino a processo !


La lottizzazione nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), già posta sotto sequestro dopo le denunce ecologiste (esposto del 22 aprile 2004) e le indagini della competente Procura della Repubblica e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, vedrà una nuova udienza del relativo giudizio penale (procedimento n. 5988/2004 R.N.R.) il prossimo 10 luglio 2006, sciopero degli avvocati permettendo. Il processo ha avuto inizio il 20 febbraio 2006 davanti al Tribunale penale di Cagliari (Sez. I).

Le 45 unità immobiliari (36 villette + 9 strutture commerciali) quasi completate sull?Isoletta di Corrumanciu, nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino, non sono mai state autorizzate sotto il profilo della tutela paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004, già decreto legislativo n. 490/1999 e legge n. 431/1985). Infatti, l?Isoletta di Corrumanciu ricade entro lo Stagno di Porto Pino, appartenente al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e direttamente comunicante con il mare: è, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004 e già nella normativa previgente), come esplicitamente chiarito dalla circolare Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. ? Ufficio centrale tutela paesaggio n. 16210 del 2 luglio 1986, approvata dalla Giunta regionale con deliberazione del 24 giugno 1986 (?le sponde degli stagni, ove questi ultimi appartengano al demanio marittimo, rientrano nella categoria dei territori vincolati paesisticamente dall?art. 1, primo comma, lett. a), della l. 431?, circ. cit., paragr. 1). Pertanto si tratta di abusi edilizi, come aveva confermato l?Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali ? Servizio tutela del paesaggio di Cagliari (nota prot. n. 4008 del 24 maggio 2004). Per giunta in una zona umida costiera estremamente importante sotto il profilo ambientale e naturalistico, tanto da esser contigua al proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Porto Pino? (codice ITB00060) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Con provvedimento del 25 ottobre 2004 il complesso edilizio era stato posto sotto sequestro penale (art. 321 cod. proc. pen.) da parte del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Sequestro confermato da ordinanza Tribunale penale di Cagliari (sez. II) n. 61/04 del 12 novembre 2004. Il G.U.P. dott.ssa Ermengarda Ferrarese, nell?udienza tenutasi il 23 novembre 2005 (procedimento G.I.P. n. 6885/04), ha accolto l?istanza di costituzione di parte civile avanzata dall?avv. Carmela Fraccalvieri per conto delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, autrici delle azioni legali che hanno dato avvio agli accertamenti di legge condotti dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale – Ispettorato ripartimentale di Iglesias e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Inoltre, su richiesta del pubblico ministero dott. Daniele Caria ha disposto il rinvio a giudizio di Monti Francesco, amministratore delegato della Isolotto Immobiliare s.r.l., Pilloni Fulvio, direttore dei lavori, e di Granella Massimo Paolo, responsabile dell?Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi, per le ipotesi di reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004, mentre Granella Massimo Paolo anche per l?ipotesi di reato di cui all?art. 323 cod. pen. Alla successiva udienza G.U.P. del 15 febbraio 2006 è stata verificata l?intervenuta estinzione del reato di cui all?art. 1161 cod. nav. per oblazione. Dopo l?apertura della fase dibattimentale davanti alla 1^ Sezione del Tribunale penale di Cagliari, il 20 febbraio 2006, si è tenuta una successiva udienza il 22 maggio 2006 per ascoltare testimonianze degli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno condotto le indagini.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Costa di Teulada: assalto a Porto Tramatzu !!


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale ed adozione degli opportuni provvedimenti (nota del 12 giugno 2006) alle pubbliche amministrazioni ed alla magistratura competenti per fermare l?ennesimo assalto ad una delle più belle ed integre coste del Mediterraneo. Infatti, con deliberazione n. 13 del 23 febbraio 2006 il Consiglio comunale di Teulada (CA) ha autorizzato la Holdima s.p.a. (Roma) alla predisposizione dello studio generale del comparto turistico “B – Porto Tramatzu”, sub ? comparti “B 1 ? A” e “B 2 ? A” in loc. Porto Tramatzu. Con successiva deliberazione del 22 maggio 2006 il Consiglio comunale avrebbe approvato il detto studio di comparto che andrebbe a prevedere la realizzazione di un villaggio albergo (614 posti letto), un borgo residenziale (11 ville + 83 appartamenti) per complessivi 102.000 metri cubi di volumetrie + altri 20 mila metri cubi per strutture di interesse pubblico. L?area di Porto Tramatzu è tutelata, sulla carta, in modo egregio: con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), in parte con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Inoltre, è immediatamente contigua all?istituenda riserva naturale regionale “Capo Teulada” (legge regionale n. 31/1989 – allegato “A”) e al proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) “Isola Rossa e Capo Teulada” – codice ITB040024 (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora selvatiche). Inoltre, la realizzazione di “Villaggi vacanza, complessi alberghieri” è subordinata a preventiva ed eventualmente positiva conclusione del procedimento di valutazione d?impatto ambientale (V.I.A.), mentre dal 21 luglio 2004 è direttamente applicabile nell?ordinamento nazionale la direttiva del Parlamento e del Consiglio n. 42 del 27 giugno 2001, la “direttiva sulla valutazione degli effetti di piani e programmi sull?ambiente”, la c.d. V.I.A. strategica. Tale procedimento contempla anche una fase pubblica e si applica anche ai processi di pianificazione, anche attuativi. Giova, inoltre, ricordare che l?area interessata dal progetto turistico-edilizio è oggetto di un procedimento pendente presso il Tribunale civile di Cagliari (R.G. n. 3045/2001) relativo alla declaratoria di proprietà in favore di altra Società di diritto elvetico, la Holdima s. a. (Ginevra): tale situazione è stata anche recentemente fatta constare all?Amministrazione comunale di Teulada.

A più riprese in questi anni (ricorsi del 10 e del 16 novembre 1992, 15 aprile 1993 e del 7 agosto 1995) gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico hanno chiesto il rispetto delle normative di tutela ambientale costiera riguardo le iniziative immobiliari nella delicata area di Porto Tramatzu, avanzate sempre dalla Holdima s.p.a. ed avallate sempre dal Consiglio comunale teuladino. Allora si trattava di un complesso turistico-ricettivo (volumetrie per complessivi 106.890, 997 posti letto, distanza minima 170 mt. dal mare), munito di nullaosta in deroga alle misure di salvaguardia finalizzate all?approvazione del piano territoriale paesistico ex art. 13 della legge regionale n. 45/1989 (deliberazione Giunta regionale n. 42/110 del 28 novembre 1991). Allora il piano territoriale paesistico ? P.T.P. n. 14, poi annullato per le note gravi illegittimità in tema di salvaguardia paesaggistica, accoglieva amorevolmente il progetto edilizio, così come il successivo piano urbanistico comunale ? P.U.C. Oggi il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. lo respingerebbe al mittente: per questo, con grande fretta, si approva il progetto turistico-edilizio approfittando dell?assurda “deroga” temporanea alle norme di salvaguardia del P.P.R. in favore dei Comuni dotati di P.U.C. attuativi degli illegittimi P.T.P. Illegittimità “a cascata”, sempre in danno dell?ambiente, in più un contratto preliminare di compravendita registrato fin dal 26 giugno 2002 in base al quale una società di Arcore, la Zucchi Immobiliare, andrebbe ad acquistare terreni ed eventuali autorizzazioni?..

Gruppo d?Intervento Giuridico Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Villette nello Stagno di Porto Pino ? A processo !


La lottizzazione abusiva nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), già posta sotto sequestro dopo le denunce ecologiste (esposto del 22 aprile 2004) e le indagini della competente Procura della Repubblica e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, andrà in giudizio il 20 febbraio 2006 (procedimento n. 5988/2004 R.N.R.) davanti al Tribunale penale di Cagliari (Sez. I). Le 45 unità immobiliari (36 villette + 9 strutture commerciali) quasi completate sull?Isoletta di Corrumanciu, nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino, non sono mai state autorizzate sotto il profilo della tutela paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004, già decreto legislativo n. 490/1999 e legge n. 431/1985). Infatti, l?Isoletta di Corrumanciu ricade entro lo Stagno di Porto Pino, appartenente al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e direttamente comunicante con il mare: è, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004 e già nella normativa previgente), come esplicitamente chiarito dalla circolare Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. ? Ufficio centrale tutela paesaggio n. 16210 del 2 luglio 1986, approvata dalla Giunta regionale con deliberazione del 24 giugno 1986 (?le sponde degli stagni, ove questi ultimi appartengano al demanio marittimo, rientrano nella categoria dei territori vincolati paesisticamente dall?art. 1, primo comma, lett. a), della l. 431?, circ. cit., paragr. 1). Pertanto si tratta di abusi edilizi, come aveva confermato l?Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali ? Servizio tutela del paesaggio di Cagliari (nota prot. n. 4008 del 24 maggio 2004). Per giunta in una zona umida costiera estremamente importante sotto il profilo ambientale e naturalistico, tanto da esser contigua al proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Porto Pino? (codice ITB00060) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali. Con provvedimento del 25 ottobre 2004 il complesso edilizio era stato posto sotto sequestro penale (art. 321 cod. proc. pen.) da parte del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Sequestro confermato da ordinanza Tribunale penale di Cagliari (sez. II) n. 61/04 del 12 novembre 2004. Il G.U.P. dott.ssa Ermengarda Ferrarese, nell?udienza tenutasi il 23 novembre 2005 (procedimento G.I.P. n. 6885/04), ha accolto l?istanza di costituzione di parte civile avanzata dall?avv. Carmela Fraccalvieri per conto delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, autrici delle azioni legali che hanno dato avvio agli accertamenti di legge condotti dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale – Ispettorato ripartimentale di Iglesias e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Inoltre, su richiesta del pubblico ministero dott. Daniele Caria ha disposto il rinvio a giudizio di Monti Francesco, amministratore delegato della Isolotto Immobiliare s.r.l., Pilloni Fulvio, direttore dei lavori, e di Granella Massimo Paolo, responsabile dell?Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi, per le ipotesi di reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004, mentre Granella Massimo Paolo anche per l?ipotesi di reato di cui all?art. 323 cod. pen. Alla successiva udienza G.U.P. del 15 febbraio 2006 è stata verificata l?intervenuta estinzione del reato di cui all?art. 1161 cod. nav. per oblazione. L?apertura della fase dibattimentale è, invece, fissata per il 20 febbraio 2006 davanti al Tribunale di Cagliari, 1^ Sezione.

Gruppo d?Intervento Giuridico Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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