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"Artista" inglese dentro il purè per gli animali…


Paris Hilton in galera, sia pure per metà pena inizialmente prevista, non ha ancora insegnato nulla. Ora è il turno di un “artista” inglese in vena di cretinate…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Unionesarda on-line (www.unionesarda.it), 3 giugno 2007

Inghilterra: bagno nel purè di patate per difendere i cani.

Un artista britannico che la settimana scorsa ha mangiato polpette di cane corgi (la razza tanto cara alla regina Elisabetta) per protesta contro la crudeltà verso gli animali, ha reso noto oggi un suo nuovo progetto: essere sepolto, in una scatola, sotto una montagna di purè di patate.

L’artista comportamentale Mark McGowan, 37 anni, ha rivelato che il corgi da lui mangiato (morto per cause naturali) aveva un sapore terribile. I corgi sono cani di piccola taglia. I preferiti dalla regina, che durante il suo regno ne ha posseduti oltre 30. McGowan ha spiegato di aver mangiato il cane perché arrabbiato che la Reale Società per la prevenzione della crudeltà contro gli animali, di cui la famiglia reale è sostenitrice, non ha fatto nulla contro il principe Filippo, marito della regina, per aver cacciato e ucciso una volpe. L’organizzazione animalista si era giustificata dicendo che la volpe non aveva sofferto. Ora l’artista ha rivolto la sua attenzione dagli animali ai vegetali. Ha detto a Sky News di avere in progetto una particolare interpretazione cara a diversi illusionisti: “Mi farò seppellire in una scatola, a Dublino, sotto un metro di purè di patate”. Ma non ha spiegato, almeno per il momento, il perché.

(foto da mailing list)

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?Non c?è trucco, non c?è inganno !?, il "bianco" Poetto in Tribunale !


Nuova udienza del processo sul “ripascimento” del Poetto, dove Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico sono costituiti parte civile: un simpatico siparietto sull’opuscolo provinciale a spese pubbliche che doveva presentare il “ripasciuto” Poetto “bianco, che più bianco non si può”.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 1 giugno 2007

IL PROCESSO. Nelle foto il Poetto era candido. L?opuscolo taroccato al centro di un?udienza dai toni soft. Mauro Lissia

CAGLIARI. Nel depliant prodotto dall?amministrazione Balletto la spiaggia del Poetto, appena poche settimane dopo il ripascimento, non era più grigio topo: bianchissima come ai tempi delle nostre nonne. Immagini sfavillanti che apparvero subito stonate rispetto alla desolante realtà. Fu il senatore verde Sauro Turroni a farsi interprete dell?indignazione generale parlando in pubblico di «immagini taroccate». La Provincia, indignata a sua volta, lo querelò per diffamazione ma il procedimento finì in archivio: Turroni aveva ragione. Ieri l?opera – prodotta dal giornalista Giangiacomo Nieddu per 25.822 euro, con carta, stampa e distribuzione 62 mila euro – è stata sfogliata in tribunale da un attonito presidente Francesco Sette, dai pm Guido Pani e Daniele Caria, dagli avvocati.
A distanza di quasi cinque anni la beffa pagata a suo tempo dalla Provincia coi soldi dei contribuenti è apparsa ancora più raggelante. A parlare in aula di quell?iniziativa incommentabile – sollecitato dalle domande del pubblico ministero – è stato Remigio Cabras, l?allora presidente della commissione di garanzia in consiglio provinciale, che fu tra i primi a denunciare con grande determinazione quello che appariva come un imbroglio: interrogazioni, proteste, uscite sui giornali. Perchè quel costosissimo opuscolo non conteneva solo le foto sottoposte a un evidente candeggio: il clou erano le promesse, tutte autorevolissime, degli scienziati interpellati dalla Provincia. Compatti nel garantire che i cagliaritani avrebbero presto riavuto la spiaggia che conoscevano. Poi è andata com?è andata e per quel depliant ignobile – il falso è stato confermato in aula dal maresciallo dei carabinieri Giampaolo Pisciottu, che indagò a suo tempo – nessuno ha pagato. Cabras d?altronde è stato chiamato in tribunale per riferire di un?altra cosa: i lavori per la strada litoranea. Il consigliere della Margherita, per anni spina nel fianco della giunta Balletto, scoprì nei documenti che una delle rotonde non era stata ancora completata. Eppure la ditta Sarcobit – incaricata di eseguire alcune opere – aveva già ricevuto 149 mila euro a saldo dell?intervento. Questo – secondo l?accusa – grazie a una falsa attestazione di «regolare esecuzione ai fini delle spese» firmata dal direttore dei lavori Andrea Gardu, che il dirigente della Provincia paga con l?imputazione di falso ideologico e abuso d?ufficio. Cabras si è limitato a raccontare i passaggi delle sue indagini, compreso il filmato e le foto scattate sul luogo. Ma al fuoco di fila delle domande dell?avvocato Andrea Pogliani, il difensore di Gardu, ha dovuto spesso e opportunamente rifugiarsi nel suo «ruolo politico» che gli impediva di dare giudizi tecnici: «Un?amministrazione che non si fida dei propri tecnici non può andare avanti…» ha detto l?ex consigliere regionale. Un modo per passare la responsabilità degli errori commessi sul Poetto a chi ce l?ha. Cabras peraltro non sapeva che il capitolato d?appalto elaborato dall?amministrazione provinciale di centrosinistra – di cui faceva parte come consigliere di maggioranza – prevedeva un colore della sabbia più vicino al grigio che al bianco: «Ha contribuito a quel capitolato?» gli ha chiesto provocatoriamente Pogliani. La risposta di Cabras: «Io ho dato solo un contributo politico, sulle scelte generali». Ma al di là della politica i documenti parlano: il pagamento dei lavori è datato 23 settembre 2002, quando la rotonda incriminata mancava ancora di alcuni impianti di sicurezza. Si tratta di capire – la difesa batterà probabilmente su questo aspetto – se Gardu era consapevole di pagare per un opera secondo l?accusa incompleta.
Il processo va avanti l?8 giugno con nuovi testimoni.

da Il Sardegna, 1 giugno 2007

Tribunale. Udienza sulla brochure della campagna dell’ente: sabbia più chiara grazie alla tecnologia. Poetto sbiancato con i computer, in Aula l?opuscolo della Provincia.

Una foto scattata dall?elicottero a conclusione del primo giorno di sversamenti sul Poetto affiancata ad un?altra di sette giorni successiva, per dimostrare che la sabbia nuova stava fin da subito iniziando a schiarirsi. L?ex senatore dei Verdi Sauro Turroni, in un?intervista su un quotidiano locale, aveva bollato come un falsa la seconda istantanea aerea che ritraeva il Poetto ?sbiancato? a distanza di una sola settimana dal via ai lavori del ripascimento. Fotografie che erano finite nell?opuscolo prodotto e diffuso dalla Provincia per convincere e tranquillizzare tutti i cagliaritani infuriati, scettici e perplessi, che la sabbia riversata sulla spiaggia si sarebbe schiarita in breve tempo. L?ex presidente della Provincia Sandro Balletto non l?aveva presa bene e aveva querelato Turroni per diffamazione, ma il gip aveva archiviato il procedimento. Al processo sul ripascimento del Poetto spunta il libercolo che, il 1 maggio del 2002, aveva fatto sorridere qualcuno e storcere il naso a molti. «La seconda foto dell?opuscolo non era corrispondente alla realtà», ha affermato ieri davanti ai giudici il maresciallo dei carabinieri Gian Paolo Pisciottu, incaricato di verificare se sussistessero i presupposti della diffamazione denunciata da Balletto contro il senatore dei Verdi, «erano palesemente diversi i colori, che erano stati schiariti, e pure quelli della vegetazione nel lungomare erano stati alterati». I termini di paragone per affermare che la foto contestata fosse stata ?ritoccata? erano gli scatti effettuati dall?elicottero dei carabinieri dopo tre settimane dall?inizio del ripascimento. L?opuscolo, costato 62 mila euro era intitolato ?La Provincia informa. Il Poetto, una spiaggia, una storia?. Una campagna per ripulire l’immagine della spiaggia e dell’ente.
Non ha usato mezzi termini a proposito della fotografia tacciata di essere stata ritoccata ad arte Remigio Cabras, consigliere provinciale di minoranza all?epoca dell?esecuzione dei lavori, sentito ieri come testimone: «Quella è una foto taroccata, in varie sedi era stato detto che non rappresentava la realtà ma non verificai direttamente». Cabras ha poi riferito ai giudici della prima sezione penale del Tribunale la preoccupazione che serpeggiava fra i consiglieri di minoranza circa la compatibilità della sabbia marina riversata sopra quella originaria. Ma l?avvocato Pierluigi Concas ha fatto notare come il capitolato d?appalto fosse stato formato nella precedente consiliatura, quando la giunta era guidata dal centrosinistra: «Lei ha contribuito a quel progetto». Con l?udienza di ieri mattina sono terminate le testimonianze richieste dai pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani. L?8 giugno il processo riprende con le deposizione dei testi chiamati dalle parti civili mentre a luglio partiranno le testimonianze a difesa. Il presidente del Tribunale Francesco Sette ha predisposto un fitto calendario d?udienze fino al 15 di novembre.

(elaborazione immagine GrIG)

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Indice di gradimento del Poetto "ripasciuto".


Vox populi.
(la foto è stata scattata al Poetto, naturalmente)

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Nuovo esposto contro l’ "aliga" alla Sella del Diavolo !


Quanto recentemente dichiarato (fine aprile 2007) dal Comune di Cagliari in relazione all?avvenuta bonifica ambientale ed eliminazione dei rifiuti dalla Sella del Diavolo e da Cala Mosca purtroppo non corrisponde al vero.

Era il primo fondamentale intervento dell?accordo (4 aprile 2006) fra il sindaco di Cagliari Emilio Floris, le Autorità militari, i Dipartimenti universitari di botanica di Cagliari, Novara e Roma per svolgere itinerari turistici e ricerche scientifiche a Cala Mosca, sulla Sella del Diavolo, a Capo S. Elia. Il Comune, per l’attuazione del progetto, avrebbe investito 516 mila euro (fondi legge regionale n. 37/1998, art. 19) e ne dovrebbe investire altri due milioni di euro. Secondo quanto pubblicizzato dai mezzi di informazione, attualmente sarebbero già state effettuate bonifiche ambientali, sistemati cinque sentieri naturalistici, formate sei guide (con un corso universitario di 100 ore) già riunite in cooperativa per escursioni a pagamento e pubblicato l?immancabile libro (curato dai botanici universitari Mauro Ballero e Gerolamo Solina, ?La Sella del Diavolo, un paradiso sul Golfo degli Angeli”). Seguiranno punti informativi, depliants, ecc.

Pur non avendo minimamente coinvolta la Regione autonoma della Sardegna, che beneficerà del trasferimento dell?area al proprio demanio ai sensi dell?art. 14 dello statuto speciale (e che potrebbe decidere tutt?altra cosa), sarà naturalmente tutto vero, ma finora niente di quanto pubblicizzato è stato visto. Soprattutto lasciano increduli le cifre impegnate (oltre 2,5 milioni di euro) di fondi pubblici per interventi che dovrebbero costare molto di meno. La realizzazione ed il mantenimento del noto sentiero ambientale ed archeologico della Sella del Diavolo, promosso dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, sono costati finora circa 1.500 euro in quattro anni.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, tuttavia, sono state costrette a presentare al Comune di Cagliari, all?Assessorato regionale dei beni culturali, alla Soprintendenza per i beni ambientali ed il paesaggio, ai Carabinieri del N.O.E., all?Azienda USL n. 8 e, per opportuna conoscenza, alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari una nuova richiesta (esposto del 24 maggio 2007) per la bonifica ambientale dei numerosi cumuli di rifiuti (detriti, rottami, imballaggi, batterie di auto, ecc.) che, in crescente quantità, si ritrovano lungo la strada ? ora pare di pertinenza comunale ? che da Cala Mosca conduce allo stabilimento ?la Paillotte? (ex stabulario) e lungo il sentiero che conduce agli scogli del lato destro della Cala. La situazione appare ora critica anche sotto il profilo igienico-sanitario, soprattutto in piena stagione estiva e per i piccoli bagnanti, nel pieno di un sito che si pretende balneare e turistico.

La A.S.L. n. 8 ? Servizio igiene edilizia, urbanistica, ambienti confinati aveva già chiesto (nota prot. n. 10341 del 4 settembre 2006) alle pubbliche amministrazioni competenti (Comune di Cagliari, Regione autonoma della Sardegna) di effettuare la bonifica ambientale del costone di Cala Mosca, ponendolo in sicurezza e interdicendo l?accesso alle auto, nonché di interdire gli accessi veicolari alle piazzole sul mare e l?istituzione di un servizio di vigilanza contro gli abusi ambientali. Gli operatori della A.S.L. n. 8 ? Servizio igiene edilizia, urbanistica, ambienti confinati, durante il sopralluogo effettuato lo scorso 19 agosto, avevano verificato quanto già denunciato con esposto del 10 luglio 2006 dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, confermandolo pienamente: ?l?area compresa tra collina e strada ? è diventata un?area di deposito di rifiuti e materiali inerti derivanti da attività edili, anche recenti ? in vari punti il costone di roccia è instabile e le recinzioni poste a protezione non sembrano sufficienti ? verso il mare ci sono alcune piazzole cui è possibile accedere con le auto ? tali zone sono estremamente pericolose ? sono senza protezione? .

L?intera area è tutelata vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 26 aprile 1965) ed in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni), individuata quale sito di importanza comunitario ? pSIC “S. Elia ? Cala Mosca ? Cala Fighera” (codice ITB002243), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali. L?area è, inoltre, individuata quale futura riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A) ed è attualmente in parte demanio militare ? ramo Esercito e ramo Marina, in parte demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.), mentre la strada sopra citata pare trasferita alle competenze comunali.

In ogni caso l?abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall?art. 14 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull?area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d?ufficio l?amministrazione comunale in danno degli obbligati.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.L., archivio GrIG)

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Quando i "muri" di cemento non disinquinano e l’inquinamento cresce.


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato (21 maggio 2007) un esposto alle pubbliche amministrazioni competenti riguardo la pericolosa stasi di importanti operazioni di bonifica ambientale a Porto Torres e a situazioni analoghe che si stanno verificando ad Assemini e Portoscuso.

Da vari mesi, infatti, si è creata una forte polemica - che ha coinvolto anche in prima persona rappresentanti istituzionali di primo piano (l?ex Assessore regionale della difesa dell?ambiente Tonino Dessì, direttori generali del Ministero dell?ambiente, parlamentari, ecc.) ? relativa alla realizzazione di sistemi di sbarramento ?fisici? per ?contenere? (ma non ?eliminare?) l?inquinamento industriale prodotto dagli impianti Syndial di Porto Torres e di Assemini e la zona industriale di Portovesme. Il Ministero dell?ambiente, competente in materia di bonifiche di siti inquinati di interesse nazionale (come quelli sardi citati), vuole imporre un bel ?muro? di contenimento fisico, della profondità di almeno 50 metri e della lunghezza di svariati km. Sicuramente un affare per le imprese realizzatrici ed i produttori di cemento, ma tutt?altro che di validità comprovata contro l?inquinamento. Inoltre ? oltre ai pesanti costi economici ? potenzialmente ulteriormente rischioso per la tenuta delle falde idriche. Così lo ha valutato anche uno specifico parere (13 febbraio 2006) del Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell?Università degli Studi di Cagliari su richiesta dell?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente.

Invece, riguardo lo stabilimento Syndial di Porto Torres, con deliberazione Giunta regionale n. 4/12 del 31 gennaio 2006 è stato espresso il giudizio di compatibilità ambientale condizionato al termine del procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A. riguardo il progetto presentato dall?Azienda per ?impianti tecnologici di emungimento ? trattamento acque di falda?. Con la successiva deliberazione Giunta regionale n. 7/14 del 21 febbraio 2006 è stato approvato (artt. 27-28 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni) il progetto definitivo presentato dalla Syndial s.p.a. con il rispetto delle condizioni e prescrizioni emerse in sede di procedimento di V.I.A. e in sede di conferenza istruttoria. Con determinazione Direttore Servizio atmosferico, suolo, gestione rifiuti, bonifiche dell?Assessorato della Difesa dell?Ambiente della Regione autonoma della Sardegna n. 304 del 21 marzo 2006 è stato approvato definitivamente il progetto di cui sopra.

Da allora, più di un anno fa, il progetto avrebbe dovuto esser realizzato e il territorio di Porto Torres sarebbe stato meno inquinato.

In sede di conferenza di servizi decisoria del 30 agosto 2006 per la bonifica del sito inquinato di rilievo nazionale di Porto Torres veniva, invece, disposta la realizzazione di un?opera di sbarramento fisico lungo tutto il versante mare dello stabilimento Syndial per impedire la contaminazione veicolata dalla falda verso il litorale marino: con successiva nota ministeriale prot. n. 18989/QDV/DI/VII/VIII del 28 settembre 2006 veniva imposta la realizzazione della suddetta opera di sbarramento entro il termine di 30 giorni dal ricevimento del verbale della conferenza di servizi decisoria. La Regione, con la deliberazione Giunta regionale n. 38/14 del 19 settembre 2006, si è praticamente adeguata.

Con ordinanza n. 1137/2007 dell?8 marzo 2007 il T.A.R. Lazio, sez. II bis, ha, su ricorso della Syndial s.p.a., disposto la sospensione del relativo provvedimento, in quanto ?l?amministrazione? non ha fornito ?elementi istruttori e motivazioni idonei a confortare la determinazione relativa alla fattibilità del sconfinamento fisico, nonché alla richiesta caratterizzazione?. Il Ministero dell?ambiente non ha esperito alcun rimedio giurisdizionale. Quindi, allo stato, il ?muro? ? addirittura privo di alcun progetto definitivo ? non si deve fare.

Inoltre, si è appreso (vds. La Nuova Sardegna, edizione del 20 maggio 2007) che analogo sistema di sbarramento idraulico posto fra gli impianti petrolchimici di Porto Torres ed il mare avrebbe dato risultati positivi in base a perizia tecnica presentata da Giorgio Ferrari, direttore della sezione Inquinamento del magistrato delle Acque di Venezia, da Massimo Gabellini e Antonella Ausili, rispettivamente mineralogo e biologa dell?I.C.R.A.M. su incarico della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari (dott. Incani).

Il Ministero dell?ambiente risulta aver avanzato analoghe istanze per la realizzazione di sbarramenti fisici a mare sia nella zona industriale di Portovesme (Portoscuso) che allo stabilimento Syndial di Assemini, contiguo alla zona umida di importanza internazionale di Santa Gilla, sito di importanza comunitario e zona di protezione speciale, destinata anche a riserva naturale.

Conseguentemente, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato (21 maggio 2007) un esposto al Ministero dell?ambiente, all?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente, alle Province di Sassari, Cagliari e Carbonia ? Iglesias, ai Comuni di Porto Torres, Assemini e Portoscuso, alla Commissione Europea e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari (che ha già in corso un?indagine sull?inquinamento derivante dall?area industriale di Porto Torres) perché venga dato corso alla realizzazione del sistema di sbarramento idraulico previsto per lo stabilimento Syndial di Porto Torres, già fornito delle definitive autorizzazioni ambientali da più di un anno e affinché siano assoggettati al necessario procedimento di valutazione di impatto ambientale altri eventuali ulteriori interventi di bonifica presso gli impianti Syndial di Assemini e presso la zona industriale di Portovesme. E? l?ora di fatti concreti, basta con le chiacchiere.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Informazione ambientale, rispetto "estremista" della legge e 130.000 visite…


Il nostro ?blog? ha superato le 130.000 ?visite?. Innanzitutto desideriamo dirvi un grandissimo grazie !!!!! Certamente è una soddisfazione che condividiamo con tutti voi che lo frequentate e contribuite a rendere vivo e vitale con articoli, foto, interventi, commenti questa ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Cercheremo di fare sempre di meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa Terra.

Un recente scambio di opinioni con un giornalista avente ruoli di responsabilità nel più venduto quotidiano sardo spinge però ad alcune riflessioni. In sostanza il giornalista ci rimprovera di essere ?estremisti?, ?talebani?, perché ? nel caso specifico ? ci siamo permessi di sostenere l?appello del Consorzio di gestione del parco naturale ?Molentargius ? Saline? affinchè, nell?attuale periodo, della nidificazione, la gente non vada a correre sugli argini delle saline del Molentargius. Lo abbiamo fatto per evitare che, inconsapevolmente, chi va a correre vada anche a far frittate delle uova di avocette e cavalieri d?Italia che nidificano proprio sugli argini. Per evitare che il fondamentale momento della riproduzione sia disturbato. Il che ci è sembrato il minimo in un parco naturale, in una zona umida d?importanza internazionale, in un sito di interesse comunitario. Anche soltanto per logica di buon senso. E ? udite, udite ? ne abbiamo richiesto anche la pubblicizzazione con cartelli (costo di poche centinaia di euro) nell?area protetta e un?intensificazione della vigilanza. Questo sarebbe ?estremismo talebano?.

Che cosa sarebbe l?abusivismo edilizio nel parco (quasi 190 casi), le discariche abusive, gli scarichi inquinanti, le inutili consulenze questo, invece, non lo sappiamo. Altro grave peccato sarebbero i comunicati stampa troppo lunghi. Potrebbero addirittura rivelare una notizia e ciò costringe a leggerli. Il fatto è che le nostre posizioni hanno il terribile vizio di essere documentate e questo richiede spazio. Curioso a dirsi spesso accade che tanti giornalisti peschino a piene mani nei nostri comunicati-fiume e si dimentichino di citarci. Poco importa, basta che passi il messaggio. Il che cozza un po? con l?altra accusa, quella di ?ricerca della visibilità?. Sono gli obiettivi che devono avere visibilità.

Se il nostro ?estremismo? vuol dire pretendere il rispetto della legge, la demolizione degli abusi edilizi, la tutela delle aree archeologiche lasciate andare in malora, la corretta valorizzazione del territorio e cose simili, allora siamo felicemente ?estremisti?. E allora i giornalisti tanto indipendenti quanto adeguatamente moderati possono serenamente cestinare qualsiasi nostro comunicato, perché parla di questi argomenti.

Questo ?blog? è di parte, lo ricordiamo e non lo nascondiamo. E? la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Le porte sono sempre aperte a tutti.

Diamo qualche ?numero?. Dall?11 dicembre 2005 oltre 130.000 contatti, un piccolo ?record? di 1.025 ?visite? in un giorno. Siamo sulla media di 500 ?clik? giornalieri. Per noi non è poco. 776 articoli, 2.305 commenti. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio…?, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.555 ?visite?), ?La Conservatorìa delle coste della Sardegna? su realtà e possibili sviluppi del nuovo organo gestionale costiero (1.175 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (837 ?visite?), ?Tuvixeddu day de nos?atrusu?, sulla vicenda della nota area archeologica cagliaritana (788 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (697 ?visite?), ?Renato Soru si ricandida. Una novità ma non tanto una sorpresa? (671 ?visite?), ?Carloforte isola del cemento ?? (645 ?visite?), ?Beppe Grillo, non avallare l’Anfiteatro romano trasformato in legnaia !? (568 ?visite?) e ?Ma si può morire in pace? (470 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?. Questi gli argomenti più frequentati: la speculazione e l?abusivismo edilizio (13.684 contatti su 113 articoli), la Conservatorìa delle coste (3.191 contatti su 13 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (1.253 contatti su 6 articoli), le aree minerarie dismesse (1.644 contatti su 18 articoli), la pianificazione paesistica (3.908 contatti su 31 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (9.845 contatti su 85 articoli), le tematiche dell?energia (2.169 contatti su 22 articoli), la gestione dei rifiuti (2.172 contatti su 24 articoli), i cambiamenti climatici (912 contatti su 11 articoli), la caccia ed il bracconaggio (3.654 contatti su 37 articoli), la tutela delle aree archeologiche (4.852 contatti su 32 articoli).

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

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Ma esiste il "vero ambientalismo" o siamo tutti marziani ?


Sembra opportuno riprendere una discussione forse un po? lunga, ma interessante sul ?vero ambientalismo?. Naturalmente sono ben accetti interventi ed opinioni in merito ! Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da www.sardegnaeliberta.it

Il vero ambientalismo, 24 Aprile, 2007
di Marco Maria Cocco

Gli ambientalisti, spesso, sono identificati nell?immaginario collettivo come persone ?fuori dalla realtà?, che manifestano con iniziative fuori dall?ordinario il proprio dissenso in merito ad azioni, progetti, schemi di programma che non tengono conto del rispetto e della salvaguardia dell?ambiente in cui loro hanno invece riposto il senso della vita. Sono persone rispettate ma considerate ?pericolose?, specie di radicali sovversivi che odiano il cemento, le automobili, le strade asfaltate, le industrie e amano la natura incontaminata e vorrebbero tornare all?età della pietra, salvo poi girare con il telefono cellulare, il gps, il fuoristrada ecc. Nessuno ha mai preso in considerazione i VERI AMBIENTALISTI: persone che lavorano nell?«ambiente» in maniera dura, faticosa, pericolosa. Si pensi ai forestali, ai lavoratori delle ditte per la raccolta dei rifiuti solidi e liquidi di qualsiasi tipo e quelli che li devono smaltire, i lavoratori dell?acqua in tutte le sue tipologie qualitative: dalla captazione alla potabilizzazione, la distribuzione, raccolta reflui e loro trattamento di depurazione e riutilizzo. Nessuno pensa realmente a queste persone: devono lavorare e stare zitte. Un esercito di persone che libera le strade dall?immondizia, permette di fare passeggiate in mezzo ai boschi o al mare, che eroga acqua potabile e evita che gli scarichi fognari inquinino i fiumi, i mari? la nostra vita. Sarebbe ora che i benpensanti ?so tutto io? la smettessero di giudicare e a volte condannare chi in realtà ogni giorno lavora fra mille difficoltà, in contesti ambientali e sociali estremamente difficili, pericolosi. È facile giudicare, ma è molto meno facile fare, e fare bene. Sarebbe ora che in Assessorato Tutela Ambiente della Regione si prendesse in considerazione il tema ambientale come vero volano di sviluppo e non come grattacapo dal quale evitare rogne. Affrontiamo in Consiglio Regionale una volta per tutte il problema assetto ATO, Abbanoa, ERIS, la tariffazione acque e rifiuti, il costo bonifica siti inquinati in un contesto regionale assoluto. Questa è la base di partenza per la ripresa. Non voli pindarici carichi di parole ma senza fatti.

Commenti a ?Il vero ambientalismo?

1. Carlo Fabrizio Olivas scrive:
24 Aprile 2007 alle 09:05

Sono un ?vero ambientalista?, difatti lavoro per conto di una ditta di appalto per la conduzione e manutenzione di impianti Abbanoa. Sono Laureato e ho il 6° livello CCNL fise ex ausitra. Guadagno in media Euro 1350 al mese? non si nuota nell?oro ma permette di chiudere il mese (di questi tempi..). Il lavoro è molto duro; è necessario alzarsi ogni giorno, anche il sabato, alle h 6,10 per recarsi presso la propria sede di firma (un impianto di potabilizzazione) dal quale, poi, una volta verificati i parametri di processo, se non vi sono problemi partire per 8 impianti di depurazione fognaria e 19 di sollevamento. Se tutto va bene alle 17.00 sono nuovamente a casa (sono nel centro Sardegna) ma se qualcosa va storto, una pompa ferma o bruciata, un impianto dal processo in tilt, una emergenza in rete? torno a una ora x. Notare che un impianto di depurazione fognaria è un mix di sostanze e miasmi nocivi e maleodoranti. Non si sa cosa farà Abbanoa di noi? le ultime notizie ci danno assorbiti con CCNL federutility al 2° livello per 950 Euro al mese. Così, con famiglia (due figli) non si campa. Si ventila l?ipotesi che Abbanoa abbia già un passivo esorbitante tale da decretare uno stato semi fallimentare, in più vi è il problema degli assetti interni dovuti al fatto della confluenza di SIM Cagliari, Govossai, Siidris, ecc. che ha portato problemi di gestione e distribuzione del potere. Sardegna e Libertà può spendere una parola a nostro beneficio? On. Maninchedda può cercare di capire perchè la Regione ci ha ?mollati?? Grazie.

2. Tonino Dessì scrive:
24 Aprile 2007 alle 12:58

Non per rompere un silenzio che, sulla politica, manterrò, ma sento il dovere di dichiararmi totalmente d?accordo sia con l?articolo sia col commento. Mi corre l?obbligo di tracciare anche una piccola riflessione su due anni nei quali, intorno a questi temi, non solo si sono confrontate due linee contrapposte, ma si è combattuto (e, finora, perso) uno scontro quasi quotidiano molto crudo di potere istituzionale e materiale. Di fatto la politica ambientale della Regione è stata assorbita per un verso dalla pianificazione urbanistica, per l?altro verso dalla ristrutturazione dell?apparato amministrativo dell?agricoltura e più ancora da quella dell?apparato amministrativo dei lavori pubblici. Il PPR non è un piano ambientale (almeno su questo lo stesso Presidente, di fronte a me, in Giunta, ha dovuto ammetterlo) e nemmeno paesaggistico (fatti salvi gli aspetti immaginifici con cui è stato presentato all?opinione pubblica), ma è un piano urbanistico di ridistribuzione dei valori fondiari. La costituzione dell?ATO e di Abbanoa, accompagnata dal Piano di gestione delle risorse idriche, costituisce la premessa per la privatizzazione dell?acqua (i comuni non reggeranno, alla lunga, gli oneri di partecipazione ad Abbanoa e, se essi non vorranno assumersi gli oneri politici di un ulteriore inasprimento tariffario, subentreranno, nella capitalizzazione della società, ineluttabilmente, i privati. Sul piano interno questa operazione ha avuto la diretta regia dell?Assessorato del lavori pubblici, che ne controllerà comunque l?evoluzione politica tramite la trasformazione dell?EAF in Agenzia regionale per la programmazione e la realizzazione delle infrastrutture idriche. La costituzione delle tre nuove Agenzie Agricole non ha come effetto la semplice eliminazione di carrozzoni obsoleti, ma prelude alla dispersione del patrimonio di personale e di competenze professionali dell?ERSAT, dell?Istituto Zootecnico e Caseario, della Stazione Sperimentale del Sughero e dello stesso Istituto di Incremento Ippico. La politica del marketing territoriale (Gambales e affini)ha sostituito la politica dei Parchi. La trasformazione dell?Ente Foreste in soggetto complesso con la missione di gestire modernamente e col concorso degli enti locali i pubblici demani (nuclei fondamentali, in Sardegna, della rete Natura duemila) avrebbe necessitato non solo di una politica di freno alla crescita indiscriminata e clientelare (alla calabrese)delle assunzioni di personale a termine, ma sopratutto, secondo quanto a suo tempo concordato coi sindacati di categoria, da un progetto di stabilizzazione e professionalizzazione di tutte le maestranze, anche mediante la trasformazione definitiva, col meccanismo del turn over sostitutivo, dei rapporti semestrali in rapporti a tempo indeterminato. Si sta puntando su altro, invece, e incombe la privatizzazione anche della gestione delle strutture immobiliari di immenso valore racchiuse nelle foreste pubbliche. Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale avrebbe dovuto essere rilanciato come corpo tecnico specializzato nella prevenzione e nel controllo ambientale, affiancando così l?ARPAS; mentre si sta accentuando la tendenza a ridurlo a mero apparato di polizia rurale, ausiliario, quando non sostitutivo, nel compito di presidio del territorio extraurbano, delle forze dello Stato e delle polizie municipali. Anche la tematica dei rifiuti ha rischiato di essere soverchiata dal programma Sardegna Fatti Bella, non casualmente affidato, per la parte divulgativo-promozionale alla Presidenza e per la parte gestionale all?Assessorato del lavoro. Sulle bonifiche, l?idea del risanamento ecologico, che avrebbe garantito anche la stabilizzazione dei LSU di IGEA e di ATI Ifras, si è imbattuta nella politica della svendita del patrimonio immobiliare delle aree minerarie. Sull?inquinamento la strategia della riconversione industriale si è scontrata con quella del confinamento cementizio (i muri della discordia) o del seppellimento delle scorie in miniera. Sul terreno dell?energia, è ora di dirlo con chiarezza: il Piano energetico regionale è fondato su una scelta fondamentale: tutto carbone per l?energia interna, gasdotto solo come transito verso il continente. E sopratutto si incentra sulla miope idea che la priorità resti l?industria energivora e non la ricerca e la promozione di industrie non energivore e non inquinanti, ad altissimo valore aggiunto tecnologico. Sulla protezione civile un nuovo protocollo d?intesa, stipulato nello scorso dicembre non col competente dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri, come fino ad allora era avvenuto, ma col ministero dell?interno, cancella il ruolo del volontariato e finanzia nuovamente, a carico della Regione e non dello Stato, l?assunzione stagionale, di una particolare categoria di precari privilegiati: i vigili del fuoco avventizi trimestrali. L?Assessorato dell?Ambiente, pur nella discrezione imposta dalla sobrietà istituzionale e dalla disciplina politica di governo, ha tentato di perseguire strategie differenti, affrontando per due anni duri conflitti non solo ai livelli politici, ma intercorsi anche con le strutture di altri assessorati (i cui gruppi dirigenti sono restati gli stessi del passato, con l?aggiunta di uno stuolo di consulenti esterni di diretto riferimento presidenziale). Solo un apparato legislativo comunitario e nazionale ancora vincolante garantisce che la dimensione qualitativa della gestione della risorsa idrica (ancora competenza dell?ambiente) abbia una prevalenza giuridica sugli aspetti quantitativi (dighe e condotte) e che la politica forestale volta alla tutela idrogeologica del suolo, a quella della biodiversità animale e vegetale e al mantenimento dell?equilibrio atmosferico e climatico prevalga, se invocata in giudizio, anche sulle dissennatezze del PPR (alcune delle quali ribadite nel Programma strategico 2007-2013 in virtù del famoso taglia-incolla rivelato su questo stesso sito)e, sotto il profilo economico-gestionale, sulle velleità del Piano energetico regionale (basti pensare, senza riprendere qui le discussioni sul termovalorizzatore dei rifiuti, che la prevista linea affiancata di produzione di energie da biomasse prevede un approvvigionamento del 60% di combustibile dalle foreste regionali). Piano di Assetto Idrogeologico, Piano di Tutela delle Acque, Piano forestale ambientale regionale,per fortuna, costituiscono altrettanti ?Piani stralcio di bacino? a norma della legislazione nazionale vigente e, piaccia o meno, prevalgono anche sul PPR. Non solo, ma essendo costruiti su basi tecnico-scientifiche di conoscenza fisica del territorio, e non su scelte discrezionali di politica urbanistica, sono destinati a resistere di più alle contestazioni giudiziarie che subisce quest?ultimo. L?ultima barriera è stata posta con l?introduzione, finalmente, nella legislazione regionale, della Valutazione Ambientale Strategica per i piani e i programmi, prevista su nostra iniziativa nella legge sulla ripartizione delle competenze tra Regione e sistema delle autonomie locali (a seguito di emendamenti che l?Assessorato portò di propria iniziativa, con grande malumore della Giunta, nella Prima Commissione Permanente, modificando sia il testo originariamente proposto dall?Assessorato degli Affari generali, sia quello elaborato in una prima fase dalla stessa Commissione consiliare). Perciò Piano Energetico Regionale e Piano dei Rifiuti andranno giocoforza a VAS (io ho sostenuto in Giunta e sostengo tuttora che avrebbe dovuto andarci anche il PPR e che non averlo previsto è illegittimo). Sui rifiuti il perno è restato quello della raccolta differenziata spinta domiciliare: solo a queste condizioni abbiamo accettato il termovalorizzatore di Ottana, che originariamente non ritenevamo necessario. Qualche settimana fa ho scoperto però che una delibera della Giunta rallenta la spinta di propulsione in tale direzione (gli obiettivi di differenziazione da raggiungere sono stati ridimensionati temporalmente rispetto alle linee-guida impostate nel novembre 2005). Quando dico noi, non parlo dell?assessore da solo, ma dell?intero staff di direzione di un Assessorato drasticamente rinnovato. E? inutile far finta di non vedere che in tutta questa vicenda non solo sono entrate in conflitto visioni diverse delle politiche ambientali, che nella loro specificità sono ancora, prevalentemente, considerate residuali rispetto ad altre, ma anche interessi materiali, i quali sono stati e vengono privilegiati rispetto ad altri. Ed è evidente che il patrimonio umano coinvolto, presente e futuro, attuale e potenziale, è stato ed è considerato dalla Giunta regionale una variabile totalmente dipendente e per molti aspetti indifferente. Segnalo infine (anch?io associandomi ad altre istanze verso chi nell?Assemblea regionale può fare qualcosa o impedire che qualcosa accada), che, dopo l?approvazione della legge statutaria, è in discussione, nella commissione competente, il disegno di legge d?organizzazione dell?amministrazione regionale, presentato dalla Giunta nell?ottobre scorso, che accorpa in un unico assessorato le competenze in materia di ambiente, paesaggio, urbanistica, assetto del territorio. Una vecchia idea degli anni ?70, abbandonata in quasi tutte le Regioni tra gli anno ?80 e gli anni ?90 a seguito dell?affermarsi della specificità della tematica ambientale, del consolidarsi delle strategie ambientali come uno dei tre pilastri delle politiche dell?UE, del ruolo assunto a livello statale del Ministero dell?Ambiente (ora anche ministero della tutela del territorio e del mare). Conosco l?apparato regionale: mettere la volpe che interloquisce con gli interessi economici rivolti al territorio come inquilino nello stesso luogo dove si dovrebbero allevare i custodi e i controllori della difesa ambientale del territorio stesso non è il rimedio migliore per ovviare alla frammentazione attuale delle competenze. Pertanto, oggi, trovo vano fare appello al protagonismo di un assessorato che (a prescindere da chi vi è attualmente preposto pro-tempore)è stato politicamente esautorato da tante competenze e che si sente ?ad esaurimento?, come si può quotidianamente constatare. L?Assessorato all?Ambiente della Regione Sarda nacque con Mario Melis e sta per morire con Renato Soru. Si può fare qualcosa per impedirlo? E sopratutto è opportuno impedirlo? Io credo di si, ma a una condizione: che quel tipo di cultura ambientale, non declamatoria, bensì volta al governo dei problemi reali con gli occhi puntati al sociale, che emerge dall?articolo e dal primo commento, conquisti uno spazio che finora, nella politica prevalente, non ha mai avuto. Tonino Dessì.

3. Z.I.P. scrive:
25 Aprile 2007 alle 15:27

Prima di fare la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) sarebbe opportuno fare la V.I.P. (Valutazione di Impatto Poltico) per verificare il consenso delle popolazioni di una terra condannata ad essere un?isola e non un piccolo grande continente come meriterebbe. Fortunatamente la natura di quest?isola non è stata disegnata dalla politica che, riducendola a brandelli, avrebbe fatto scempio anche di quel senso di appartenenza di cui tutti i sardi vanno orgogliosamente fieri (talvolta fin troppo). Ed il pericolo incombente è proprio la colonizzazione in atto. Noi non disdegniamo chi viene da ?fuori? a collaborare, a vivere l?isola, ad apprezzarla ed a contribuire per la crescita e lo sviluppo. Siamo, piuttosto, preoccupati e contrariati perchè viene imposta una logica di sudditanza che deve essere assorbita come l?olio di ricino. Dobbiamo espiare i peccati di decenni di malcostume e malgoverno in un breve periodo per lasciare poi spazio a nuove generazioni di globenglish che faranno scomparire rapidamente linguaggi, usanze, tradizioni per le quali ancora oggi siamo capaci di incuriosire ed attrarre il resto del mondo. Si, forse è ancora poco, potremo e dovremo fare molto di più; studiare, crescere, impadronirci delle nostre conoscenze miscelandole con le nuove opportunità offerte dalla globalizzazione, per ottenere il migliore dei risultati. Ed è per questo che abbiamo, anzi ho, votato e trascinato nelle mie convinzioni tutte le persone che potevo verso il leader che ispirava e sintetizzava il comune sentire di un mare di gente che ama la Sardegna.

4. Stefano Deliperi scrive:
25 Aprile 2007 alle 17:29

Ultimamente si fa un gran parlare di ?vero? ambientalismo, come se a qualcuno spettasse attribuire ?patentini?, medaglie e diplomi di benemerenza. ?Ambientalismo? è così divenuto un termine generico, come ?imprenditorìa?, come ?politica?, ecc. dove c?è dentro tutto e il contrario di tutto. Come se potesse passare per ?ambientalismo? la realizzazione di uno dei peggiori scempi dell?ambiente e dell?erario pubblico come l?invaso di Monte Nieddu – Is Canargius solo perchè ha a che fare con ?l?acqua e tutte le sue tipologie qualitative?. Per cortesia, chiamiamo le cose con il loro vero nome e, soprattutto, occupiamoci delle cose in concreto (credo che a questo pensi giustamente Tonino Dessì), al di là di definizioni che lasciano un po? il tempo che trovano. Tanto è la realtà che le definisce.
Stefano Deliperi, ambientalista o, meglio, ecologista da un bel po? di tempo.

5. Tonino Dessì scrive:
26 Aprile 2007 alle 01:04

Caro Stefano, ovvio che non mi assocerei a una banalizzazione del ruolo meritorio che hai svolto e che tu e la tua associazione (come altre) state svolgendo. Non è, quello tuo, un ambientalismo declamato, ma praticato anche se spesso (ma non esclusivamente) più oppositivo che di proposta. Qualcuno quel ruolo lo deve pur fare e non guasta mai denunciare gli scempi. Tuttavia non ho trovato nei due ultimi commenti alcuna risposta all?articolo introduttivo (che non credo avesse te come bersaglio) nè all?intervento successivo, nè alle questioni che io ho cercato di sottoporre all?attenzione. La complessità, mi rendo conto, spaventa un pò e si preferisce tagliare gli argomenti col coltello. Tuttavia, per la storia, io, che a quei tempi ero un giovane dirigente delle politiche ambientali del PDS, alla diga di Monte Nieddu mi opposi, ma restai solo. solo. E su quella diga è bene anche rifarsi a una storia che pare lontana, ma che ancora non è del tutto consumata. La diga di Monte Nieddu è prevista dal vecchio cosiddetto ?Piano delle Acque?, un documento della Regione che risale ala fine degli anni 70 e che prevede(va?) la realizzazione in Sardegna di trenta dighe, sulla scorta di un?ipotesi (folle) di raddoppio della popolazione sarda entro il 2010 e di una triplicazione dei fabbisogni, sopratutto per usi turistici e agricoli. Quel documento continua ad essere il documento-guida della struttura dell?Assessorato dei Lavori Pubblici e dell?EAF, suo braccio operativo nel settore idrico come gli uffici del Genio civile lo sono per il suolo. Lavori pubblici e ambiente sono due strutture parallele e da sempre concorrenti, così come ambiente e Assessorato enti locali e urbanistica lo sono sul versante del controllo del territorio: ai sette servizi ripartimentali del CFVA, sollecitati così spesso a reprimere gli abusi edilizi, ne corrispondono in parallelo altrettanti sette di vigilanza urbanistica, ben attenti a non vigilare e a non reprimere alcunchè. Lo dico perchè spesso, anche nel protestare contro determinate scelte, si sbaglia bersaglio. L?Assessorato dei lavori pubblici, guarda caso, riprodusse a fine 2005 le stesse previsioni del vecchio ?Piano delle Acque? all?interno della sua proposta di Piano di gestione delle risorse idriche, presentata in contrapposizione alla proposta di Piano di Tutela delle Acque elaborata dall?Assessorato dell?ambiente. Devo dare atto al Presidente Soru, che almeno i conti li sa fare, di essersene accorto in Giunta e di aver imposto all?Assessorato dei lavori pubblici di correggere le sue previsioni quantitative. Tuttavia gli scenari infrastrutturali del vecchio Piano rimangono come guida per la struttura amministrativa e per la politica, che ogni tanto se la ritenta: vedi la vertenza per la realizzazione della diga di S?Allusia in Marmilla. Nel lontano 1992 (In Regione c?era il ?Governissimo? con tutti i partiti di allora dentro, Presidente Cabras, Assessore del Bilancio e della Programmazione Barranu), la Giunta propose, in un articolo di legge finanziaria, la realizzazione di un invaso sul Rio Picocca (anch?esso previsto fra le trenta famose dighe). Linetta Serri (armungese) e Luigi Cogodi (sanbasiliese) si opposero, perciò Barranu rimise al Consiglio la decisione sull?invaso cui destinare le risorse (provenivano dall?ultimo Piano di Rinascita, erano per investimenti e bisognava spenderle su opere rapidamente progettabili). Nessuno sa come i Presidenti dei Gruppi si siano accordati su Monti Nieddu, che sta dalla parte opposta del cono-sud dell?allora Provincia di Cagliari, nè a quale fabbisogno dovesse corrispondere (ancora oggi, se quella diga venisse realizzata non si saprebbe a quale schema idrico allacciarla). Come si vede il tema qualitativo c?entrava davvero poco. L?occasione è buona per completare il discorso ricordando un?altra scelta fatta nello stesso periodo, che parimenti contestai (supportato per la verità dal solo Rettore Mistretta, ancora non candidato all?immortalità) e parimenti persi. Il noto Parco scientifico e tecnologico, realizzato non solo dentro una foresta demaniale (Piscinamanna), ma sopratutto dentro l?area di esondazione del rio Palaceris. Progettista tal Gregotti (dato allora per vicino a PCI PSI e Legacoop), lo stesso del quartiere ZEN di Palermo. Obiettivo politico: realizzare un autonomo centro di potere legato alla sinistra, il Parco Tecnologico, che in Provincia di Cagliari facesse da contrappeso al CASIC, gestito dall?Avvocato Usai (sempiterno). Nessuno ha mai dato una convincente spiegazione del perchè quell?infrastruttura dovesse sorgere proprio in un demanio forestale pubblico. Dissero, Presidente e Assessori, reduci da un viaggio negli States, di aver constatato che i Parchi tecnologici sono colà, in genere, situati in luoghi ameni. Il rio Palaceris tenta ogni tanto di vendicarsi e prima o poi ci riuscirà. Non sarà in nessun luogo il PPR che costringerà fiumi e suoli a modificare i propri comportamenti per far posto a resort golfistici in Marmilla o a modalità improbabili di valorizzazione turistica di siti ex minerari (some places, if once mine, for ever mine). Sulla diga di Monti Nieddu non so se si abbatterà qualche nemesi:forse il fatto che l?UE, dopo aver chiuso il comparto bieticolo, entro il 2007 chiuderà anche il comparto cerealicolo e di quell?accidente di diga non sapremo proprio cosa farcene. Però si è imposto (anche sotto la Giunta attualmente in carica, di proseguire i lavori), nonostante qualche discussione ci sia stata. Morale delle due favole: tutela qualitativa dei corpi idrici e del suolo e obiettivi quantitativi (leggi:infrastrutturali) continuano a marciare ancora oggi distinti, perchè diversi sono gli interessi che li muovono. Quelli di potere prettamente politico (guardate chi governa ancora il Parco scientifico e tecnologico) e quelli cementizi (paradossalmente anche nei siti dove le falde andrebbero bonificate), tuttavia, sono ancora egemoni, anche se il fatto che lo si dica può dispiacere al nostro amico della VIP. Io non sono per misurare la correttezza delle scelte di governo in base a un gradimento politico costruito sulla propaganda: se noto, dalle carte, che il PPR è bucato in punti particolarmente sensibili lo dico. Se scopro, come leggo oggi sui giornali, che la Sopraintendenza ai beni paesaggistici (grazie a un esposto di Stefano Deliperi) ha annullato il nullaosta per una variante a un complesso turistico alberghiero rilasciato dall?Ufficio Tutela del Paesaggio nel dicembre 2006, non posso che felicitarmene, ma devo anche dire che non sono stupito del fatto che il nullaosta fosse stato concesso. Infine, ripropongo la domanda (come Catone col suo ?delenda Cartago?): c?è o no qualcuno che riterrebbe utile opporsi alla soppressione dell?assessorato regionale della difesa dell?ambiente? Ciao. Tonino.

6. Marco Maria Cocco scrive:
26 Aprile 2007 alle 08:58

Rispondendo a Stefano Deliperi circa il ?patentino di ambientalista? ecc. ritengo che in buona sostanza ti abbia già risposto Tonino Dessì, che ringrazio per gli interventi e vorrei conoscere di persona (qualora fosse d?accordo, ovviamente) per la grande stima che ho di lui.
Per quanto riguarda noi due ci siamo conosciuti personalmente molti anni fa, abbiamo la stessa età, ci siamo impegnati in prima persona ma in maniera differente sulle tematiche sopramenzionate. Ti rispondo solo dicendoti che ho seguito per lavoro la gestione diretta (non dietro la scrivania ma in situ), di impianti di trattamento acque di 3/4 della Sardegna, ricoprendo ruoli che vanno dall?operaio al capo impianto. Tuttora lavoro in questo settore. Ritengo pertanto di avere un minimo di umile voce in capitolo. Forse avrei dovuto dare maggiore rilevanza mediatica al mio lavoro in maniera da farmi conoscere ma, sai com?è, quando sei a Talana o Villanova Truschedu o Bau Pressiu? non hai molta possibilità e tempo per avere contatti con i media. Come ben saprai la questione ambientale ovvero, per quel che mi concerne, il settore primario strategico ?ACQUA?, è un tema assai dibattuto proprio a causa del fatto che in tanti parlano (hai seguito mercoledì 25 un incontro televisivo trasmesso su nota rete nazionale?) ma in POCHI operano realmente. Anche a me fa specie talvolta incontrare ambientalisti improvvisati, ma non per questo li critico. Esistono e basta, non posso arrogarmi un diritto di prelazione. Se quei pochi che operano realmente poi, vogliono vedere riconosciuta una leadership nel campo di propria pertinenza? beh si accomodino, ma permettano anche agli altri NON NATI IERI di continuare a lavorare su ciò che sta loro a cuore, ed esprimere DEMOCRATICAMENTE la propria opinione, anche tecnica, frutto di decenni di studio e pratica. Ti invito a rileggere i miei interventi pubblicati su questo stesso sito intitolati ?l?acqua dimenticata? e ?acqua, dal cielo al mare senza passare dal via?. Opinabili, ovviamente. Se poi vogliamo incontrarci ad un tavolo tecnico di confronto per dibattere sulla questione magari invitando Tonino Dessì, sono a disposizione. PS: il mio non è uno pseudonimo. Saluti, Marco Maria Cocco.

7. Carlo Corona scrive:
26 Aprile 2007 alle 13:16

Brutti, Sporchi, ma non Cattivi !
Siamo così noi uomini degli impianti.
Talvolta un poco ?grezzi?, soli di fronte a realtà puzzolenti, lordanti, incontenibili. Forse, a forza di aver a che fare con fogne e spazzatura diveniamo anche noi tali o somiglianti. Però non ce ne andiamo, anche perchè, pur se malpagato e pieno di problemi, ci piace il nostro lavoro. D?acordo, non tutti siamo così, pure da noi ci sono gli scansafatiche, ma non possono durare molto perchè il risultato è tangibile: fuori norma, denunce, ira dei colleghi ecc.
E poi noi non percepiamo soldi in nero per la progettazione e costruzione degli impianti.
Ambientalisti ed ecologisti: perfetto.
Ma solo critica distruttiva no. La critica deve sempre essere costruttiva altrimenti è fin troppo facile dire non sono d?accordo, ti denuncio e non ti do una via alternativa per la risoluzione del problema. Se dici ?no!? a priori sbagli, devi sempre dare una alternativa, devi metterti in giuoco. Facile distruggere, meno facile costruire. E? chiaro che sia difficile inviare denunce contro gli speculatori edilizi, ricchi sfondati e arroganti, così come affrontare la pressione psicologica (e a volte non solo) degli stessi. Plaudo a queste persone e riconosco loro un grande senso civico, ecologico, di giustizia. Però il nord Italia piange: è senz?acqua.
Noi almeno per ora non piangiamo: abbiamo gli invasi contenenti acqua che fa schifo, più che eutrofica distrofica e anossica, ma sempre acqua dolce. Alghe verdi, rosse, blu. Ce ne sono di tutti tipi ma noi trattiamo ugualmente l?acqua e vorremmo che quella depurata non finisse a mare, ma venisse trattata in terziario e re inviata a invasi o agricoltura o industrie. La situazione non è facile, ma noi in questi anni soli e in silenzio abbiamo sempre fatto il nostro dovere. Anche nei periodi più difficili, sacrificando notti, domeniche, tanti ferragosto? i nostri cari. Per essere addirittura derisi o considerati alla stregua di persone non ecologiste e con scarso senso del rispetto per l?ambiente che circonda noi e la nostra vita.
Non ci sto. Ringrazio l?autore dell?articolo, il collega Olivas e Tonino Dessì.

8. Stefano Deliperi scrive:
26 Aprile 2007 alle 16:51

Uno scambio di opinioni stimolante anche se lo spazio è tiranno. Ma vorrei che fosse all?insegna della massima chiarezza. Per ?ambientalismo? il tenòre delle definizioni fra dizionari e opinione comune non varia. Riporto quello di Wikipedia, anche se a Tonino Dessì non piacerà e ad altri sì. Per ambientalismo si intende lo sviluppo della coscienza sociale per la difesa delle risorse naturali e lo sviluppo sostenibile nell?opinione pubblica, e l?insieme dei movimenti e delle organizzazioni ad esso ispirati. I temi principali toccati dall?ambientalismo sono: l?inquinamento , la protezione degli animali , gli ecosistemi e le aree protette, la politica di gestione dei rifiuti , gli organismi geneticamente modificati , la gestione delle risorse energetiche , lo sviluppo sostenibile , i mutamenti climatici , la pace e la democrazia (da http://it.wikipedia.org/wiki/Ambientalismo). Nessuno ha tolto e vuol togliere importanza ai ruoli di chi fa bene il proprio lavoro e si occupa di ?ambiente? in senso lato. Se tante, tantissime persone lo fanno è soltanto un bene. Ma, per carità, evitiamo gli automatismi e le generalizzazioni perchè producono paradossi e basta. Arriveremo a dire che fra i migliori ?ambientalisti? ci sono i bracconieri e amenità simili. Saremmo tutti felicissimi se tutti quelli che si occupano di rifiuti fossero ?ambientalisti?, ma sappiamo bene che ci sono parecchie persone che se ne occupano male, in danno dell?ambiente e della salute pubblica e guadagnandoci parecchio. E molti fanno ?affari? sull?ambiente, ma mai mi sognerei di considerarli ?ambientalisti?, se vogliamo conservare un senso alle cose. Sarebbe bello se tutti quelli che si occupano di gestione dell?acqua fossero davvero ?ambientalisti?: non avremmo mai avuto disastri come quello di Monte Nieddu – Is Canargius. Nessuno deride chi lavora bene e con coscienza, anzi. Nessuno pretende ?patentini? nè vuole attribuirne. Chi scrive chiese a gran voce che i 20 milioni di acqua riciclata annua dell?impianto Tecnocasic non venissero buttati a mare, ma prendessero la via del riutilizzo al posto di invasi devastanti e dispendiosi. Chi scrive, da ecologista, fu tra i pochissimi a battersi contro scempi annunciati come questo o come il parco tecnologico di Piscina Manna, trovandosi contro, tra gli altri, fior di urbanisti, tecnici forestali, ?esperti? della gestione idrica. Tutti ?ambientalisti? anche questi ? Comprendo il senso dell?intervento ed i commenti, però invito a dare ai termini il loro significato. Ambientalista è chi è sensibile alla tutela dell?ambiente e si batte per essa, da qualsiasi posizione, da volontario o per lavoro. Ed è la realtà a dirlo. Con stima, buon lavoro a tutti.

(foto L.C., archivio GrIG)
Riferimenti: discussione su "Il vero ambientalismo"

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Oristano "città possibile" ?

da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2007

BAMBINI, ANZIANI E DISABILI.
La città possibile è solo utopia ?
Denunce e proposte di associazioni ambientaliste e di volontariato.

IL CONVEGNO. Giovedì alle 18 a San Domenico.

ORISTANO. La città possibile tre anni dopo: questo è il tema del convegno promosso da associazioni ambientaliste e di volontariato nell?auditorium San Domenico per giovedì alle 18.
Il Centro di servizio per il volontariato ?Sardegna Solidale?, l?associazione ?Il Seme di Capodarco?, Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico, insieme al Movimento ecclesiale di impegno culturale, promuovono questo nuovo appuntamento con i cittadini per mettere a punto ?spunti e indicazioni concrete di lavoro per gli amministratori, gli educatori e gli operatori sociali e culturali in tema di educazione ambientale, con un occhio attento alle categorie più svantaggiate (bambini, anziani e disabili)?.
I relatori della manifestazione saranno Maria Antonietta Villanucci, responsabile dell?associazione ?Il Seme di Capodarco?; Gianfranco Fantoni, di Amici della Terra Gruppo di intervento giuridico, e Lusanna Usai del Meic. Interverrà Gian Piero Farru, presidente regionale di ?Sardegna Solidale?.
Verranno proiettate alcune diapositive su ecologia urbana, verde pubblico e privato, spazi per il gioco, vie residenziali, percorsi pedonali, azioni di informazione ed animazione.
Dopo due anni e mezzo si riprende un discorso quanto mai interessante per la nostra città. Non solo un?azione di denuncia, ma anche di proposta sui temi della vivibilità urbana. È intento degli organizzatori mettere in evidenza esperienze concrete ed azioni piccole e grandi per migliorare la sostenibilità quotidiana dei luoghi della città.
Ci sarà molto su cui riflettere: i ritardi nella raccolta differenziata (che dovrebbe partire il primo maggio), le strade invase dal traffico, la carenza di verde.
Gli organizzatori lamentano su questi temi uno scarso coinvolgimento dei cittadini e un clima di generale rassegnazione sul futuro della città che si appresta a rinnovare la sua amministrazione. ?Cambiare è possibile e non si può perdere tempo in attesa di grandi piani (verde, traffico e rumore, antenne di telefonia e perfino piano urbanistico), interventi di un lontano e fumoso futuro, mentre la situazione della città sta peggiorando in un modo irreparabile?, affermano gli organizzatori nel loro biglietto di invito.

(foto S.D., archivio GrIG)

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La Regione autonoma della Sardegna "corre" per evitare una condanna europea.

22 Aprile 2007 Commenti chiusi


Nelle prossime settimane si terrà l?incontro tra la Regione autonoma della Sardegna ed il Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che dovrà sancire l?intesa tra Stato e Regione per l?istituzione delle ZPS (zone di protezione speciale), in attuazione della direttiva comunitaria 79/409 sulla conservazione di tutte le specie di uccelli selvatici nel territorio degli Stati membri europei. A questo appuntamento la Regione sarda si presenta dopo aver deliberato il 7 marzo scorso la designazione di nuove zps, dopo che la Commissione Europea aveva ritenuto insufficienti quelle finora individuate condannando, attraverso la Corte di Giustizia Europea, l?Italia per inadempienza dell?art. 4 della Direttiva. Sentenza di condanna che lo Stato italiano non aveva ancora eseguito e che ha comportato una seconda procedura di infrazione che, in caso di condanna, avrebbe comportato il pagamento di una sanzione pecuniara compresa tra i 100.000 ed i 300.000 euro al giorno; con l?addebito in questo caso della sanzione alle Regioni inadempienti tra cui la Sardegna. Sotto questa ?spada di Damocle? di un esborso finanziario notevole, la Regione ha proceduto urgentemente ad individuare le nuove zone di protezione speciale, in alcuni casi togliendo alcune zps presenti in un elenco precedente (e che abbiamo pubblicato in un articolo precedente su questo blog) ed in altri casi ampliandone la superficie come nel caso dell?Arcipelago di La Maddalena e delle Isole Tavolara, Molara e Molarotto o in misura molto minore gli Stagni di Cabras e Molentargius.

Le nuove Zps si estendono per 156.156,86 Ha di territorio; se si aggiungono i 50.097,90 Ha di zps ampliate ed i 51.208,87 Ha di quelle già vigenti, si raggiunge la cifra di 257.463 Ha di territorio sardo destinato a Zone di protezione speciale. Questo l?elenco definito dalla Giunta regionale:

11 ZPS vigenti: Stagno di Sal?e Porcus ? Stagno di Mistras ? Stagno di Pauli Maiori ? Stagno di S?Ena Arrubia ? Corru S?Ittiri, stagno di S. Giovanni e Marceddì – Stagno di Cagliari ? Foresta di Monte Arcosu ? Isola di Mal di Ventre ? Isola dei Cavoli ? Isola Serpentara ? Isola Asinara.

44 nuove ZPS: Isola Piana di P.Torres ? Stagno di Pilo, Casaraccio e Saline di Stintino ? Stagno di Platamona ? Arcipelago la Maddalena ? Capo Figari e Isola di Figarolo ? Isole Tavolara, Molara e Molarotto ? Capo Caccia ? Stagni di Saloni ? Monte Limbara ? Campo di Ozieri ? Monte Acuto ? Monte Lerno/Sa Conceda ? Foce del Cedrino e Palude di Osalla ? Golfo di Orosei ? Capo Marargiu ? Monte Ortobene ? Valle del Temo ? Altopiano di Campeda ? Supramonte di Orgosolo ? Supramonte di Urzulei, Balnei e Monte Orosei ? Montarbu ? Torre Seu ? Capo Mannu ? Costa di Cuglieri ? Stagno di Cabras ?Stagno di Colostrai e delle Saline ? Capo Carbonara e Stagno di Notteri/Punta Molentis ? Monte Sant?Elia e Sella del Diavolo ? Laguna di Nora ? Capo Spartivento e Tuaredda ? Isola Rossa ? Isola del Toro ? Isola della Vacca ? Isola di Sant?Antioco ? Saline di Carloforte ? Isola di San Pietro ? Isola Piana e Isola dei Ratti ? Giara di Gesturi ? Giara di Siddi ? Monte Linas ? Monte Genis ? Sette Fratelli ? Palude Sa Masa ? Saline di Molentargius.

Contemporaneamente a questa designazione, la Giunta ha anche approvato la bozza di intesa con le relative misure di conservazione da stipulare con il Ministero dell?Ambiente. Essa stabilisce principalmente la designazione delle ZPS precedentemente elencate e la individuazione delle misure di conservazione attraverso un apposito piano di gestione approvato con provvedimento regionale per ciascuna zona di protezione speciale. In attesa della predisposizione dei piani di gestione vengono adottate le seguenti misure di conservazione distinguendo tra:
1) Misure di conservazione generale valide per tutte le ZPS
2) Misure di conservazione valide per le singole ZPS appartenenti alle diverse tipologie ambientali; nell?ambito di questa seconda classificazione, vengono individuate cinque tipologie ambientali con le relative specie caratteristiche:
A) Ambienti Forestali Delle Montagne Mediterranee (ad es. Giara di Gesturi, Montarbu, Monte Linas) con Aquila reale, Grifone, Falco Pellegrino, Gracchio corallino, ecc?;
B) Ambienti Misti Mediterranei (Monte Acuto, Capo Caccia, Arcipelago La Maddalena) con Nibbio Reale, Aquila del Bonelli, Albanella minore, Pernice sarda, Calandrella, ecc? ;
C) Ambienti Steppici (Campo di Ozieri, Altopiano di Campeda, Valle del Temo) con Grillaio, Gallina Prataiola, Occhione, ecc?;
D) Ambienti Costieri con presenza di colonie di uccelli marini (Isola Piana di Portotorres, Costa di Cuglieri, Monte Sant?Elia-Sella del Diavolo) con Berta Maggiore, Uccello delle Tempeste, Falco della Regina, Gabbiano Corso, ecc?.;
E) Ambienti Umidi (tutti gli stagni, Palude Sa Masa, Saline di Carloforte) con Svassi, Fenicottero, Anatidi, Falco di Palude, ecc?. La gran parte delle ZPS individuate presentano nel loro territorio diverse tipologie come ad es. la Giara di Gesturi che comprende le tipologie A-B-E; la Valle del Temo che comprende le tipologie A-B-C-E e così via??.

Le misure di conservazione generali individuate per tutte le ZPS stabiliscono il divieto della realizzazione di: nuove discariche o ampliamento di quelle esistenti, impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e rifiuti o ampliamento di quelli esistenti, elettrodotti aerei senza le opere di prevenzione del rischio di elettrocuzione/collisione (piattaforme di sosta, spirali di segnalazione, ecc?), impianti da sci, impianti eolici, nuove cave o ampliamento di quelle esistenti. Sono inoltre previsti i seguenti divieti: introduzione di specie animali alloctone in ambienti naturali; ripopolamenti a scopo venatorio ad esclusione di quelli realizzati con soggetti appartenenti alle specie autoctone mantenute in purezza; circolazione motorizzata di fuoristrada fatta eccezione per i mezzi agricoli, quelli di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché per l?accesso al fondo dei proprietari; l?esercizio della caccia in deroga ai sensi dell?art. 9 della Direttiva CEE 79/409; l?addestramento di cani da caccia, co o senza sparo, dal 1° febbraio al 15 settembre.

Le misure di conservazione delle singole ZPS, individuate a seconda della tipologia ambientale, prevedono:
A) AMBIENTI FORESTALI DELLE MONTAGNE MEDITERRANEE ? divieto di utilizzo di specie vegetali alloctone negli interventi di forestazione; divieto di prelievo venatorio dell?Allodola nelle Zps designate per Tottavilla, Calandra e Calandrella; regolamentazione delle operazioni di gestione forestale nel periodo febbraio ? giugno, compatibilmente con le esigenze di conservazione delle specie di rapaci nidificanti; regolamentazione delle attività sportive e ricreative (sorvolo a bassa quota con ultraleggeri ed elicottero, parapendio, arrampicata, trekking e fotografia naturalistica) durante il periodo riproduttivo.
B) AMBIENTI MISTI MEDITERRANEI ? divieto di utilizzo di specie alloctone negli interventi di forestazione; divieto di forestazione artificiale di prati, pascoli, incolti ed arbusteti, tranne i casi necessari alla difesa del suolo e per il ripristino naturalistico, da effettuare con specie autoctone; divieto di prelievo venatorio dell?Allodola nelle Zps designate per Tottavilla, Calandra e Calandrella.
C) AMBIENTI STEPPICI ? divieto dell?esercizio dell?attività venatoria sulle specie ornitiche; divieto di forestazione artificiale tranne i casi di difesa del suolo e ripristino naturalistico solo con specie autoctone; l?obbligo, nell?attività agricola di taglio del foraggio e mietitura dei cereali (orzo, avena, grano) di utilizzare nel caso di impiego di mezzi meccanici la barra falciante a 10-15 cm dal suolo, iniziando le operazioni dal centro del campo per consentire alla fauna di spostarsi verso i bordi; divieto di abbruciamento delle stoppie prima del 31 agosto; divieto di impiego di sostanze chimiche per il controllo delle infestanti e delle crittogame e per il trattamento delle colture cerealicole nel periodo 15 marzo ? 31 agosto.
D) AMBIENTI COSTIERI CON PRESENZA DI COLONIE DI UCCELLI MARINI ? divieto di accesso alle colonie per tutto il periodo riproduttivo delle specie oggetto di tutela comportante il divieto di ormeggio, sbarco e transito a meno di 100 metri dalla costa, di arrampicata e di svolgimento di attività speleologiche (restrizioni differenziate nel periodo a seconda delle specie coinvolte; ad es. per la Berta Maggiore nel periodo 15 aprile/15 ottobre ? per il Falco della Regina dal 15 giuno al 30 ottobre, ecc?.); divieto di introduzione di cani, gatti e altri carnivori nei periodi critici del ciclo delle specie; interdizione del transito di petroliere entro le 12 miglia dalla perimetrazione delle zps fatte salve le norme di sicurezza; divieto di pesca con tramagli e palamiti entro 500 metri dalle colonie di Marangone dal ciuffo.
E) ZONE UMIDE ? divieto di caccia sulle specie ornitiche; impedimento di tutte le attività di realizzazione e/o manutenzione di manufatti e connesse a pratiche agricole quali: taglio, sfalcio, trinciatura, incendio, diserbo chimico, lavorazioni superficiali del terreno della vegetazione spontanea arborea, arbustiva ed erbacea nella fascia di rispetto peristagnale nel periodo 1 marzo/15 agosto; divieto di introduzione di specie ittiche alloctone; divieto di svolgere attività di addestramento di cani da caccia con o senza sparo; rispetto degli artt. 105 e 106 parte III del D.L. che disciplinano gli scarichi delle acque reflue industriali ed urbane e degli artt. 22 e 40 del piano di tutela delle acque; regolamentazione delle attività sportive (footing), ricreative (fotografia naturalistica) e di monitoraggio scientifico durante il periodo riproduttivo delle specie.

(foto S.D., archivio GrIG)

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L’ambiente altrui, la crisi del "buongoverno del territorio" della Toscana.


L?ambiente degli altri, il ?buongoverno del territorio? della Toscana in crisi. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Il Corriere della Sera, 26 marzo 2007

Toscana, 75 comitati sfidano le giunte rosse. Nata la rete a difesa del paesaggio. Il no di Legambiente: siete settari. Paolo Conti

Il movimento promosso da Asor Rosa: non siamo girotondini. Su Internet la denuncia degli «scempi».

FIRENZE ? Alberto Asor Rosa impugna un foglietto: «Se sorgono 75 comitati di base e di lotta per la difesa del paesaggio in Toscana, siamo di fronte alla dimostrazione palese che le istituzioni locali non funzionano. Altrimenti qui saremmo quattro disperati». Invece la sala è strapiena. Giunta regionale e comuni toscani sono avvertiti. Ieri a Firenze, nel circolo in via dell’Agnolo 5, è nato il Coordinamento dei comitati ostili alla cementificazione e a «villettopoli», neologismo rutelliano molto amato dai delegati autoconvocati. C’è Carlo Ripa di Meana, presidente di «Italia Nostra», applauditissimo quando garantisce «totale appoggio» al movimento, col segretario regionale Nicola Caracciolo. C’è Paolo Baratta, ex ministro, ex presidente della Biennale di Venezia, dirigente del Fondo ambiente italiano: «Mi sento rappresentante non dì una minoranza ma della maggioranza di un popolo maturo che ha cura del proprio retaggio». C’è il fotografo Oliviero Toscani, impegnato in un progetto sul paesaggio che intende affiancare a questo. Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la bellezza, manda un saluto: ha inviato un appello al presidente Napolitano in cui certifica che «Toscana e Lazio saranno presto integralmente cementificate». C’è soprattutto la base che si organizza in una rete per creare una mappatura dei disastri e scambiarsi esperienze ordine. Per esempio Paolo Andrea Sanesi, coordinatore dei comitati di Prato, testimonierà la sua vittoria sul mega-parcheggio da 900 posti interrato nel cuore di piazza Mercatale, riesumando un vincolo che ha spinto la soprintendente Paola Grifoni a bloccarlo. Ecco le foto del Comitato per Fiesole, guidato da Cosimo Marco Mazzoni. Ecco il gruppetto che combatte a Fucecchio contro l’allargamento dell’ex teatro in piazza Giuseppe Montanelli. L’altro Montanelli di Fucecchio, il grande Indro, cominciò a opporsi nel ’98. Il Corriere della Sera seguì poi il caso. Ma la costruzione prosegue perché «il Comune ha di fatto venduto la nostra piazza a una banca». Ecco Gianni Mori, l’esuberanza fatta leader del Comitato per la tutela della Valdichiana, che lotta contro un insediamento a Rigutino, «60 mila metri cubi al Parco di Lignano». Sulla parete una pianta di Firenze piena di diagrammi e una didascalia: «II saccheggio della città». Gli oratori aumentano il carico: impianti eolici, inceneritori, non solo speculazione. Lo scontro con l’Unione al governo in terra toscana è evidente, ogni volta che si parla di «giunte di sinistra» partono fischi e risate. Spettacolo inedito che, visto a Firenze tra gli ambientalisti progressisti, forse segna una svolta. Indiscusso protagonista è Asor Rosa, testimonial della strategia di ritorno dei Grandi Vecchi alla guida delle lotte, un po’ come Giulio Andreotti contro i Dico. La sua tempra di ex direttore di Rinascita ai tempi in cui il Pci era il Pci, di critico e storico della letteratura gli fa padroneggiare l’assemblea con squisita sicurezza, fronteggiando alcune contestazioni dei Comitati della Piana prima della sua elezione a coordinatore. Corregge facilitazioni giornalistiche («Non siamo girotondini perché costituzionalmente radicati nel territorio»), sfida gli amministratori senza insultarli («cerchiamo un rapporto paritario, non li consideriamo nostri avversali ma chiediamo che lo stesso valga per loro, purtroppo non accade quasi mai»). Descrive la questione paesaggistica italiana come «una emergenza nazionale, soprattutto in Toscana dove i beni ambientali sono più preziosi e si vendono meglio, ma la classe politica mostra inadeguatezza (applausi)». Il programma del Comitato di coordinamento è serrato: nascita della rete-laboratorio, mappatura pubblica degli scempi online, strategia di prevenzione (monitoraggio capillare dei progetti per scongiurare l’apertura dei cantieri), manifestazione nazionale «dimostrativa della nostra forza» su un caso esemplare da scegliere, «processo di legittimazione» con incontri con i ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali, convegno regionale entro l’estate. Non tutto va liscio. C’è il tortissimo distinguo di Legambiente toscana che si sente messa sotto accusa, imputata in molti interventi di collateralismo con la politica. La reazione è dura, con una nota ufficiale: «La discussione dell’assemblea ha preso una deriva settaria e qualunquista, abbiamo assistito a una confusa sommatoria di “no” verso ogni tipo di impiantistica».

(foto S.D., archivio GrIG)

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"Altri" animali in pericolo, l’Orso bruno marsicano.


Una lettura critica delle politiche di pretesa tutela di una delle specie di “altri” animali più a rischio d’Italia, l’Orso bruno marsicano. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

?Un Abruzzo senza l?orso, non è più Abruzzo!? Nicola Cimini (già dipendente del Parco Nazionale d?Abruzzo, attuale Direttore del Parco Nazionale della Majella – originario di Opi, il paese più caratteristico del Parco Nazionale d?Abruzzo, sul cui territorio comunale fu istituito il suo primo nucleo, nel lontano 1922).

PREMESSA. TANTA BUONA VOLONTA?. 1970 ? Con una stima che superava i 100 orsi presenti nel solo Parco Nazionale d?Abruzzo e sue strette zone circostanti, le appena designate nuove autorità del Parco annunciarono di essere in attesa dei risultati di un importante ricerca sull?Orso bruno marsicano, dopo di ché sarebbero state prese iniziative atte a proteggere l?animale a rischio di estinzione.

Quasi 100 anni di inutili e/o inutilizzati conteggi o tentativi di stime, studi e ricerche. E? difatti dal 1928 che si cerca di contare gli orsi, come unica concreta iniziativa per salvarli dall?estinzione. Come se il sapere quanti essi fossero in passato e quanti sono oggi, anziché una mera curiosità scientifica, quale era e continua ad essere, avesse avuto ed avesse ancora oggi una funzione benefica per la crescita della popolazione o per sapere quali provvedimenti prendere a sua tutela. Se all?epoca della colonizzazione dei bianchi sulle terre delle tribù pellerossa delle grandi pianure e dei deserti americani, si fosse chiesto ai Cheyenne, ai Sioux, agli Arapaho, agli Osage o agli Apache, che cosa desiderassero per essere salvati, essi, che, al contrario dell?orso, pur in maniera grossolana sapevano parlare e farsi capire dall?uomo bianco, avrebbero certamente risposto: essere lasciati in pace nelle nostre terre, avere mandrie di bisonti da cacciare e campi di mais da coltivare fuori dei nostri villaggi. Se l?Orso marsicano potesse parlare, oggi non potrebbe che dirci le stesse cose. Il ragionamento è di un?ovvietà quasi banale e vale per la gran parte degli animali selvatici. Col Grizzly dello Yellowstone, dopo gli studi e le ricerche, gli americani giunsero presto e concretamente alle stesse conclusioni. I provvedimenti sono stati presi, ancorché impopolari ed anti-turistici. Ed oggi quella popolazione di orsi è talmente cresciuta da spingere le autorità a consentirne la caccia. Da noi non si è saputo fare di meglio che organizzare sempre nuovi conteggi e convegni, cerimonie, feste, sponsorizzazioni e finanche ampollosi Stati Generali (ed oggi siamo al PATOM ? Piano d?azione per la tutela dell?orso marsicano!). Altisonanti sigle che fanno parlare i giornali e le televisioni, ma che servono solo a nascondere il nulla di fatto. I nostri quasi quarant?anni di nulla di fatto! Perché la soluzione ?pellerossa? del problema Orso marsicano è troppo ovvia per emeriti scienziati, troppo ovvia per grossi funzionari pubblici, troppo ovvia per onorevoli uomini politici. Troppo ovvia e banale, con la pecca di essere già stata indicata in una miriade di pubblicazioni, anche di persone di scarsa cultura scientifica, più vicina al pensare dei contadini e dei pastori che non del mondo scientifico, il quale ultimo, ha nel frattempo, riempito migliaia di pagine di riviste, di pubblicazioni e di libri, e dedicato ore e giornate infinite di chiacchiere in assemblee, riunioni, convegni e Stati Generali e PATOM! Troppo ovvia per chi, anziché all?Orso, ha sempre prima pensato ai propri interessi o alle proprie passioni personali, di successo e danaro, o con l?illusione di un posto di lavoro. Quindi, anziché prendere provvedimenti in quell?ovvia direzione, si è continuato ad organizzare Stati Generali e PATOM i cui risultati e suggerimenti sono sempre gli stessi: bisogna censire gli orsi! Con conteggi a vista, con radiocollari satellitari, col DNA. Continuare a contare gli orsi ? orsi che sono sempre di meno! Troppo banale dire che bisogna ridurre l?impatto turistico, seminare campi di granoturco ed incentivare la pastorizia ovina! Come non prevedere che il PATOM indetto tempo fa a Pescasseroli non finirà con le solite proposte di nuovi studi e sofisticate ricerche? Come non prevedere la proposta che magari alcuni orsi vadano catturati per farli riprodurre in cattività, e/o che la popolazione vada rinsanguata?! Così si proseguirà ancora per anni ed anni a studiare e ricercare, ed a spendere danari pubblici (ed oggi anche privati, visto il lauto finanziamento ottenuto da una filantropa italo-americana)! E? dal 1970 che si scrivono, leggono e dicono le stesse cose. Da 36 anni!

CHIUSURA. LA VERGOGNA DI ESSERE ITALIANI. 2006? 36 anni dopo, con si e no 40 orsi sopravissuti e sparsi tra i Monti della Laga a nord, il Matese a sud, la Majella ad est, e i Monti Lucretili ad ovest, le appena designate nuove autorità del Parco Nazionale d?Abruzzo (nel frattempo ampollosamente e ridicolmente ridenominato d?Abruzzo, Lazio e Molise), annunciano di essere in attesa dei risultati di un importante ricerca sull?Orso bruno marsicano, dopo di ché saranno prese iniziative atte a proteggere l?animale a rischio di estinzione.

CONTARE L?ORSO BRUNO MARSICANO

Ormai è notoria la drammatica situazione in cui versa la popolazione dell?Orso bruno marsicano. Negata per decenni dal Parco Nazionale d?Abruzzo e dal WWF, oggi sono le stesse autorità e lo stesso WWF a riconoscerla. Peccato che anziché prendere dei provvedimenti per fare in modo di invertire la situazione sia il Parco sia il WWF ancora nell?estate del 2005 hanno organizzato, con un gran battage pubblicitario su giornali e media, escursioni a pagamento per osservare l?orso ed addirittura una marcia d?agosto ?in difesa dell?orso?: cioè, esattamente quello che non andava fatto, essendo il disturbo da turismo la prima delle cause che ha fatto disgregare la popolazione facendone abbassare la natalità ed alzare la mortalità. Già l?AIW aveva deplorato che si sia contribuito alla causa prima della dispersione, favorendo ed organizzando direttamente escursioni turistiche, marce ed aggregazioni di persone nei luoghi più delicati per la vita dei pochi individui di orso rimasti nel territorio del Parco Nazionale, ingannando gli stessi partecipanti certi con ciò di favorire invece la sua protezione (come se in Italia ci fosse ancora qualcuno da convincere sul fatto che l?orso vada protetto!). Così come ha espresso più volte la più viva disapprovazione per le suddette iniziative, le quali, anziché favorire la protezione dell?orso, ne aggravano la già precaria situazione, per di più ad opera di organismi che per legge e per finalità dovrebbero invece agire contro chi tali iniziative pone in essere. Esserne invece gli artefici è stato ed è segno di un perverso modo di agire in sua difesa. In pratica, per anni è stata messa in atto una campagna di mistificazione per nascondere la drammatica situazione in cui versa la popolazione dell?Orso bruno nell?Italia centrale, poi riconosciuta dalle stesse autorità e dal WWF. Come slogan della campagna per la ?protezione? dell?Orso hanno affermato che di quest?animale ne sopravvivrebbero «solo più poche decine di individui», cosa dalle stesse autorità e dal WWF negata per decenni (fino a solo pochi anni or sono), evitando di evidenziare le vere responsabilità e motivazioni di questa situazione, addossandole di comodo «al bracconaggio ed al degrado ambientale», ignorando invece la vera causa della dispersione, la quale è stata la causa prima della riduzione della popolazione (il turismo in tutte le sue versioni, ecologiche ed eco-compatibili comprese). Invece no, un unico nemico, sempre quello, il solito bracconiere: detto anche ?cacciatore? (perché per qualcuno essi sono sinonimi)! Una grave mistificazione addossare la responsabilità della drammatica riduzione ai casi sporadici di bracconaggio (quasi mai veramente voluti, ma quali risultato di atti solo casualmente ed indirettamente letali per l?Orso), e addirittura addossarle ad un «degrado ambientale» che non c?è mai stato, essendo le montagne e le foreste dell?habitat dell?Orso bruno tra quelle più protette e meglio preservate d?Italia, dove l?unico degrado è, se si vuole, solamente quello dell?ambiente agricolo, che ha subito la riduzione delle coltivazioni e della pastorizia. Non sono i bracconieri e tanto meno i cacciatori a minacciare di estinzione quest’animale: siamo noi, i cosiddetti amanti della natura, noi, i turisti che abbiamo preso d’assalto il Parco Nazionale d’Abruzzo, noi e i gestori del Parco passati alla cronaca per i bilanci …, molto discutibili, degli ultimi trent’anni, i quali, per soddisfare le richieste del turismo per fini socio-economici, hanno trasformato il Parco in un’area ricreativa.
E? vero, fu la strage dei primi anni ’80 a dare, se non il colpo di grazia, almeno quello che porterà presto a ciò, con l’uccisione di quasi 50 orsi nel volgere di soli 5 anni! Orsi che però avevano abbandonato il Parco e la sua zona periferica a causa del disturbo del turismo “ecologico” così tanto decantato dalla stampa, quel turismo di massa che ha invaso il Parco ed ha costretto l’animale ad abbandonare i suoi luoghi originari per sbandarsi in una vera e propria diaspora che ha frantumato la popolazione, ridotto la possibilità di riproduzione, favorito le uccisioni da parte di chi l’Orso più non conosceva da immemori anni. Il problema è che la verità è troppo ?ecologica? per essere accettata!

Ed oggi, qual?è la risposta a questa drammatica situazione ? Nessun provvedimento concreto. Ancora nuove ricerche e studi, e conteggi, conteggi all?infinito! Le stesse cose che si stanno facendo da quasi 100 anni. Cambiano solo i nomi degli studiosi. Ed un invito ai turisti, a «marciare» sui sentieri dell?Orso in sua difesa: come rivoltare il coltello in una ferita per farla rimarginare, anziché estrarre la lama, fasciare la ferita e fare riposare il corpo dolorante! Troppo semplice (e troppo impopolare!) chiudere al turismo grandi aree del Parco Nazionale e sue zone esterne per riservarle all?Orso (l?estate scorsa le autorità del Parco hanno infine deciso la chiusura al turismo di una delle zone più delicate per l?orso; peccato che l?abbiano però riservata ad una cooperativa locale che da anni vi accompagna la gente a vedere l?orso, e che rappresenta il disturbo maggiore, eliminando così la concorrenza, ma non il problema, che per di più si aggrava con l?indiretta educazione ai posti che i partecipanti alle escursioni acquisiscono!), ed incentivare la coltivazioni e la pastorizia nei pressi o all?interno delle stesse zone. Sono questi i provvedimenti principali da prendere, senza ledere gli interessi dell?economia locale, basata anche su tante altre attrattive e motivazioni. Non sono, infatti, i milioni di turisti che frequentano i centri urbani del Parco a disturbare l?orso, bensì le migliaia di escursionisti spinti ad un incontro di cui l?orso non sente alcuna necessità!
Eppure, nell?estate dello scorso anno ed anche in quella appena trascorsa, abbiamo letto ancora di appelli, annunci, inviti, programmi per visitare l?ambiente dell?orso, per cercarlo con la scusa di aiutarlo e di salvare le sue montagne: Parco Nazionale e WWF tutti presi ad organizzare ?assalti? all?orso ed al suo habitat, in sua difesa: «faunawatching» in Val Fondillo e Camosciara, ecc.. Tutti lì riuniti a «sensibilizzare i turisti», tutti lì «dalla parte dell?Orso bruno» a ? cercare di contarli: è dal 1928 che si cerca di contare gli orsi come unica iniziativa che si riesce a concretizzare per salvarli.
Quello da fare sta scritto da decenni, e tutti gli studiosi ed i tecnici e le autorità quelle pagine le tengono nei loro archivi. Ma non basta. Ci vogliono altri studi, studi che inevitabilmente non potranno che portare a dire le stesse identiche cose: controllo del turismo, incentivi all?agricoltura ed alla pastorizia. Invece si cercherà solo di ottenere l?ampliamento del Parco Nazionale ed il blocco all?attività venatoria, tutte cose che fino ad oggi non hanno affatto salvato l?orso, né lo salveranno mai, perché i problemi sono altri. Se di tutti i milioni di euro spesi negli ultimi trent?anni per la ricerca, i convegni e le pubblicazioni e per favorire il turismo ne fossero stati spesi il 10% per salvare l?Orso, oggi non saremmo a questo punto. Perché non saranno gli Stati Generali né i PATOM a salvare l?Orso d?Abruzzo, ma le oasi di silenzio, i campi di granoturco e le greggi pascenti; tutte cose che non portano danaro nelle casse di chi sull?Orso bruno ha impostato posti di lavoro e soddisfazioni personali: d?altronde, i meriti di uno studioso straniero presente al convegno del PATOM è stato evidenziato, non dicendoci di sue azioni concrete o quelle concrete da esso dipese in difesa di specie in via di estinzione, ma dal «gran numero di pubblicazioni» edite!
Addirittura, per salvare l?orso d?Abruzzo, non si è pensato di meglio che di gemellarlo con il Panda cinese, e con l?intento dichiarato (sic!) di veicolare sempre più turisti tra Cina ed Abruzzo! Ma, di questo passo, ?l?Abruzzo non sarà più l?Abruzzo?!

Franco Zunino, Segretario nazionale dell’Associazione italiana per la Wilderness

(foto F. Perco)

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Il Colle salvato, il parco "rubato": ancora su Tuvixeddu.

23 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Riteniamo di pubblico interesse lo scambio di opinioni fra due archeologhe impegnate nei lavori sul Colle di Tuvixeddu e lo scrittore Giorgio Todde. Buona lettura…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

Cagliari, 9 febbraio 2007

Ci si appresta a pianificare le operazioni di chiusura e annullamento del parco archeologico di Tuvixeddu, a vantaggio del grande parco regionale Cagliari. Quanti hanno fatto parte per tre anni di questo progetto escono di scena subissati dalle impietose critiche di chi vede incarnati nell’operato altrui la frustrazione dei propri sogni e desideri, di chi, nascosto dietro una malcelata presunzione, giudica e talvolta disprezza gli studi, gli sforzi, la dedizione e l’impegno che tante persone hanno dedicato alla realizzazione di un progetto che, pur non pretendendo di essere universalmente condiviso, rispondeva in maniera puntuale e precisa alle esigenze di parco. Anche chi come noi non ha studiato architettura potrà intuire, che il Parco di Tuvixeddu non può avere le caratteristiche proprie di una riserva del WWF, essendo all’interno di un contesto urbano. Perchè illudere con romantiche velleità fanatico naturalistiche i futuri fruitori, che la domenica mattina, dotati di scarpe da trekking, avrebbero scalato i costoni candidi del colle di Tuvixeddu “appositamente non dotati di sentieri che potessero renderne agevolmente percorribile l’area”. Per visitare poi una necropoli inaccessibile, “le cui tombe sarebbe parso piu’ opportuno non scavare per preservarne l’integrita’ delle superfici di strato” e che, di conseguenza, esigue informazioni di natura scientifica avrebbero dato al progresso della ricerca (salvaguardando di contro un’importante interfaccia stratigrafica di rifiuti, utilissimi alla ricostruzione dell’evoluzione degli insediamenti nel sito in questione e della plurisecolare opera di saccheggio). Dal 16 gennaio a oggi si sono susseguite riunioni, sopralluoghi, conferenze, manifestazioni, volantinaggi e chi ha potuto ha espresso i pareri più disparati sul progetto piu’ discusso degli ultimi mesi (banale e quasi patetico e’ chiedersi donde giunga l’improvvisa e appassionata vocazione archeologica di tanti ambientalisti e sopratutto perche’ laurearsi e specializzarsi quando in realta’ in alcuni casi sembra essere sufficiente avere una certa dose di sensibilita’ e un po’ di buon gusto per assurgere alla nomina di esperto e quindi pretendere di sapere come e dove fare le cose).
Chi, come noi, faceva parte di questo gruppo di professionisti defraudati e denigrati, ha visto pubblicate le notizie piu’ diverse, il piu’ delle volte faziose, volutamente viziate da un linguaggio che distorceva parole e luoghi, che “al tratto distintivo del colle, la cupezza e l’inquietante senso di desolazione dei luoghi”, associava l’estremamente piu’ cupa ombra di “incestuose e concertate collusioni” che “59 studiosi” hanno visto fortunatamente sventate “dopo anni di lassismo” (e tre anni di duro lavoro), da una svolta nella politica di tutela dei beni culturali che e’ sfociata nella delibera regionale n.5/23 del 7 febbraio 2007.
Per ora si vede solo la fine di un progetto, che da qui a un anno sarebbe stato un parco, frutto prezioso di una intelligente mediazione fra pubblico e privato, che se intesa – e qui ci si rende conto di chiedere un grosso sforzo – nell’accezione positiva del termine avrebbe garantito un risultato concreto.

Stefania Dore, Anna Luisa Sanna - archeologhe del parco archeologico naturalistico di Tuvixeddu

Questa la risposta di Giorgio Todde

Gentili Stefania e Anna Luisa Sanna,
comprendo perfettamente, credo, la vostra condizione. Ma non comprendo alcuni punti della lettera, con altri non sono assolutamente d’accordo, altri ancora li ritengo davvero gravi in bocca o in punta di penna di un archeologo. Come tutti i vostri colleghi sostengono, Tuvixeddu è un enorme area funeraria e le sepolture sono sparse sotto le case che assediano la collina. Questo è certo, come è certo che sotto la facoltà di ingegneria, per esempio, vi sono altre tombe e gli studenti, compresi quelli che studiano urbanistica, ci camminano sopra. Ora, mi domando come un archeologo possa ammettere che quello che resta (poiché di resti si tratta, miracolosamente salvati anche dal disinteresse per il colle e dall’incuria che, paradossalmente, ha svolto in questa città i compiti dell’archeologia) possa essere ulteriormente ricoperto da 275.000 metri cubi di melanconico cemento spacciato per costruzione ecologica e che un giardinetto artificiale, addomesticato, plastificato, dalle linee che alterano profondamente il paesaggio e lo involgariscono, che un laghetto finto, che sentierini da villaggio vacanze violino ulteriormente l’atmosfera dei luoghi. Non riesco ad accettare che le persone dalle quali mi aspetto il massimo della tutela considerino leciti ed in armonia con il colle il progetto proposto che, purtroppo, ha già prodotto un danno difficile da calcolare. Quando voi andate in vacanza scegliete i luoghi in base al loro fascino e il fascino è dato da un complesso generale e da una somma di particolari nei quali si nasconde, appunto, il fascino del luogo. Non si tratta di possedere o non possedere un titolo di studio. Un titolo di studio, si sa, non è sufficiente a fare un buon medico, un buon architetto e neppure un buon archeologo. Uno dei nostri grandi urbanisti non è architetto, uno dei nostri grandi critici dello sviluppo urbano non proveniva dall’urbanistica e questo perché il paesaggio attraversa ogni nostra attività. Molti urbanisti e molti architetti hanno contribuito all’attuale bruttezza che ci circonda. Il bello esiste e non è soggettivo come si vuol fare credere. Ma questa è un’altra faccenda. E la malcelata presunzione non è tale, ma è, semplicemente, la libertà di muovere una critica e di articolarla. Presuntuoso, piuttosto, è autocertificare la bontà del proprio lavoro definendo la propria visione come rispondente in maniera “precisa e puntuale” alle esigenze del parco. E veniamo alle “romantiche velleità fanatico naturalistiche”. Non ci vedo nessuna velleità e nessun romanticismo nel lasciare le cose come sono e nel ridurre al minimo l’intervento. Vedo piuttosto molta bruttezza e rozzezza nel progetto del parco e delle nuove case. Un intervento minimale sarebbe stato l’unica soluzione: niente case, niente strada, niente giardinetto con lago. Ma il fare poco e rispettare i luoghi è assai difficile, richiede applicazione, sensibilità e sopratutto una cultura della tutela che è del tutto mancata, sostituita da quella rovinosa della mediazione che ha svenduto, pezzo dopo pezzo, molta parte del colle. E molto più facile usare la mano pesante e greve disegnando, secondo ispirazione, un giardinetto che non riesco neppure a definire. E’ molto più facile progettare palazzine sostenendo, del tutto erroneamente, che, tanto, là non ci sono sepolture. Non so chi abbia parlato della “cupezza dei luoghi” ma mi trova appassionatamente d’accordo. Quello è un luogo cupo ed è vergognoso che lo si sia alterato con un giardinetto con tanto di laghetto artificiale. E’ roba che lascia di stucco, tanto più quando è sostenuta da due archeologhe le quali, giustamente, reclamano il riconoscimento del loro titolo a parlare ma eccedono nel valore che da sole attribuiscono ai loro studi. Il risultato è là, sotto gli occhi di tutti. Quanto poi alle “incestuose e concertate collusioni” tra poteri diversi, devo dire che i termini sono roboanti e un po’ retorici, ma, nella sostanza, è del tutto vero che nella storia dei nostri comuni, e quindi anche a Cagliari, c’è una confusione pericolosa dei ruoli. L’impresa sfuma verso l’amministrazione e l’amministrazione sfuma verso l’impresa. E’ successo in gran parte del paese ma le cose lontane, evidentemente, si vedono meglio. Riflettete su cosa è accaduto a tutto il meridione d’Italia orribilmente costruito dappertutto e non per questo ricco, anzi. Riflettete sulla scomparsa di città come Milano dove il centro storico è scomparso, ridotto ad un fazzoletto. Riflettete sul fatto che Cagliari è piena di case vuote e si continua a costruire a costi inaffrontabili. Non saranno “collusioni incestuose” ma sono gravi anomalie dello sviluppo e rivelano una tendenza al consumo del territorio che in molte parti del nostro paese è praticamente consumato. Infine, tutto potevo aspettarmi, salvo due giovani archeologhe a difesa di costruzioni sulla necropoli di Tuvixeddu. Molto, molto meglio l’incuria che, evidentemente, è l’unica forma di tutela valida nella nostra città dove, quando si toccano le cose, si fanno disastri.
Un abbraccio, Giorgio Todde

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tuvixeddu ed i "nuovi ambientalismi".


Si può essere “ambientalista” e voler accerchiare con palazzi e stradoni il Colle di Tuvixeddu, luogo della più importante area archeologica sepolcrale punico-romana del Mediterraneo ? Certamente sì. Si può vomitar bile ogni giorno contro il piano paesaggistico regionale sardo senza neppure conoscerlo ? Ovviamente sì. “Ambientalista” è un termine sufficientemente generico ed impreciso per poter dire tutto ed il contrario di tutto. Così come “imprenditore” o “docente” e così via. La lingua italiana, infatti, è povera di termini direttamente definitori e ricca di perifrasi. Comunque siamo felici di non avere un consigliere comunale cagliaritano “ambientalista – verde mattone”. Così, per una semplice esigenza di chiarezza. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Cagliari Mon Amour

Tuvixeddu mette in mostra nuovi ambientalismi

Terra, 18 febbraio 2007

Dopo il verde/verde, il verde/rosso e il verde/nero (sì, pare che ci siano anche gli ambientalisti di destra), sulle rocce di Tuvixeddu è spuntato un nuovo fiore: il verde/color mattone. Il suo credo è l’accordo (quello di programma) che sancisca la tregua tra le varie posizioni, permetta a ciascuno di avere il proprio tornaconto, tutelando così l’interesse dei lavoratori, dei deboli, degli oppressi e di Cualbu.
Ma non è molto chiaro il suo pensiero sottostante, la filosofia che lo guida; se non che ama l’equilibrio dei contrafforti e concepisce la città come il luogo delle costruzioni.
Il verde/color mattone continua a ripetere che ha partecipato a tutte le sommosse cittadine (da via Manzoni a piazza Giovanni, da viale Sant’Avendrace all’Anfiteatro romano) ma in veste di delegato cagliaritano contro il radicalismo imperante, le posizioni dogmatiche e l’ambientalismo di facciata (alle facciate ci pensa Cualbu) . La sua battaglia è soprattutto contro quel massimalismo che vive di pregiudizi contro gli imprenditori, a suo avviso brava gente che paga sempre pegno alla società (sotto forma di mazzette verde/oro), ma non sempre i contributi dei lavoratori. Gente che ha tirato su la Cagliari del dopoguerra, con un progetto urbanistico forte e chiaro, univoco e ordinato e che sa essere generosa con la città, regalandole o restituendo gioielli e lotti.
Il verde/mattone, che è anticomunista per definizione, non vuole che si parli male del profitto e della speculazione edilizia (anche la filosofia, del resto, è speculazione) e che le responsabilità dei sessant’anni di brutture e porcherie non siano addossate a Cualbu, che neppure esisteva.
Parole che non avevamo mai sentito; posizioni nuove e originali; tensioni dialettiche da politico del terzo millennio.
A Cagliari mancava questa quarta posizione: il verde/color mattone. Non c’è nessuno in città che la pensi come l”ambientalista/color mattone (a parte i due terzi del consiglio comunale). Il coraggio del solitario (alle cui spalle già si muove l’esercito dei mattonari/mattoni).
Ma la libertà di parola e di pensiero non hanno prezzo. Petto in fuori e sguardo sognante, il verde/mattone va alla pace, chiedendo a tutti di seppellire le asce di guerra.

cagliarimonamour

(foto S.D., archivio GrIG)

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L’Italia inizierà a creare energia "pulita"?


Arriva il Piano energetico nazionale, forse, come afferma il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecorario Scanio, il nostro Paese cambierà il modo di fare energia…

da www.ansa.it 19-02-2007
ENERGIA: ARRIVA IL PIANO DEL GOVERNO IN SEI MOSSE
ROMA – Sei azioni per un pacchetto eco-energetico. Il Governo, alla presenza del premier Romano Prodi, dei ministri dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, dell’ Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, del vice ministro dell’ Economia, Vincenzo Visco, ha presentato il pacchetto “Clima – Efficienza energetica – Innovazione industriale”. Due i fronti di lavoro: uno sulla domanda e uno sull’ offerta. Per quanto riguarda la domanda, diventano operativi i benefici previsti dalla finanziaria 2007, con l’ emanazione dei decreti attuativi su riqualificazione degli edifici (innalzamento dal 36% al 55% della detrazione fiscale per eco-interventi); efficienza nell’ industria; mobilità sostenibile (-20% carico fiscale per gpl); fondo di Kyoto (600 milioni di fondo rotativo per il triennio 2007-2009). Il pacchetto del Governo prevede anche, al secondo punto, incentivi al fotovoltaico; potenziamento dei certificati bianchi; revisione del meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili; incentivazione alla cogenerazione ad alto rendimento; impulso alla bio-edilizia.

PRODI, NUOVE MISURE PER CAMBIARE REGISTRO
Un “pacchetto organico di misure fiscali, economiche e di cambiamenti organizzativi” che “era ora di compiere”, perché “dobbiamo cambiare registro sulle politiche energetiche. L’Italia ne ha un bisogno enorme, più di altri paesi”. Così il presidente del Consiglio Romano Prodi, nel corso di una conferenza stampa al ministero dello Sviluppo Economico, commenta la presentazione del nuovo piano nazionale per l’energia. Le misure prese dal governo sono la dimostrazione che l’esecutivo “si occupa dell’ambiente – dice Prodi – e che dunque questo è un governo verde in modo attivo e non solo passivo”.

Prodi esprime la propria “soddisfazione” per il lavoro fatto dai ministri Bersani e Pecoraro Scanio e dal viceministro all’Economia Visco: “Serve – dice infatti il premier – ottimizzare le risorse e fare ricorso a nuove forme di energia che devono mobilitare la domanda e l’offerta”. Il presidente del Consiglio sottolinea come l’Italia sia un “grande importatore di energia”, anche in confronto ad altri paesi europei. “Non possiamo – prosegue Prodi – continuare ad andare avanti sprecando energia e con la mancanza di coscienza per gli interessi nazionali e mondiali”. Serve dunque “risparmiare energia, ridurre l’impatto ambientale e migliorare l’offerta per l’interesse del paese, ma anche per il dovere che abbiamo a livello mondiale. La nostra industria è rimasta indietro – dice ancora il premier – ma siamo in tempo”. Prodi sottolinea come “nel mondo ci siano stati cambiamenti strepitosi e un enorme flusso di capitali: degli elementi di novità di fronte ai quali è inammissibile che l’Italia rimanga fuori”.
VISCO, DA NUOVO PACCHETTO RISPARMI FINO A 20%
Il nuovo pacchetto sull’energia presentato oggi può portare risparmi energetici “fino al 20% dei consumi attuali”. Lo ha detto il vice ministro all’Economia, Vincenzo Visco , spiegando che se “contribuiamo alla diffusione dei pannelli solari e degli edifici a norma in materia di efficienza energetica, ciò ridurrà i costi del paese”. Il ministro per lo Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ha quindi aggiunto che: “Se raggiungiamo gli obiettivi di un risparmio energetico del 20% possiamo evitare di importare energia”.
PECORARO, VIA A LENZUOLATA VERDE
”Oggi vareremo una lenzuolata verde sull’energia e sara’ solo verde finche’ ci saremo noi al governo. Non sara’ nera come il carbone e ne’ radioattiva come il nucleare”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio arrivando al vertice con il premier Prodi e il ministro dello Sviluppo economico Bersani, per presentare il pacchetto energia. ”L’obiettivo – ha detto Pecoraro Scanio – e’ il protocollo di Kioto,. Dobbiamo cambiare il modo di fare energia, piu’ rinnovabili e piu’ efficienza. Sprechiamo il 20% e questo incide in modo negativo sia sulla bolletta che sull’ambiente. Oggi – ha concluso – annunciamo ulteriore avvio di innovazione”.
BERSANI, UN MILIARDO IN 3 ANNI PER ECO-INDUSTRIA
Nel nuovo pacchetto energia, presentato oggi dal ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, sono compresi i fondi per un miliardo di euro da destinare, nell’arco di tre anni, all’eco-indusrtria, cioe’ l’industria che utilizza meno energia nei processi produttivi e che produce nuovi prodotti per piu’ risparmio energetico e lo sviluppo delle rinnovabili. Lo ha detto lo stesso ministro Bersani, spiegando che la prima parte dell’importo e’ rappresentata da 350 milioni di euro che verranno mobilitati immediatamente attraverso il fondo per la competitivita’ istituito nella finanziaria. A tali somme si aggiungeranno anche risorse provenienti dal fondo investimenti in ricerca scientifica e tecnologica First con una dotazione complessiva di un miliardo di euro. Infine, a queste risorse di aggiungeranno quelle previste per la programmazione collegata all’utilizzo dei fondi comunitari 2007-2013 e quella dei fondi aggiuntivi nazionali (Fas), per le quali si prevede un programma specifico nel Mezzogiorno destinato alle rinnovabili e al risparmio energetico per una somma di 2,35 miliardi al 2013.

DA CIP6 A FOTOVOLTAICO, IL PIANO IN 6 PUNTI
ROMA – Questo il pacchetto eco-energetico presentato dal Governo. Un piano d’azione in sei punti, dai decreti della Finanziaria 2007 agli incentivi al fotovolotaico, alla riforma dei Cip6 con 1,5 miliardi di euro solo alle vere rinnovabili, e un miliardo di euro per l’eco-industria. Ecco nel dettaglio la lenzuolata di misure per l’energia verde presentata dal Governo:

1) FINANZIARIA: diventano operativi i benefici previsti dalla finanziaria 2007, con l’emanazione dei decreti attuativi su – riqualificazione degli edifici (innalzamento dal 36% al 55% della detrazione fiscale per ridurre dispersioni termiche, installare pannelli solari e sostituire vecchie caldaie) – efficienza nell’ industria (detrazione fiscale del 20% per l’acquisto e installazione di nuovi motori elettrici trifasi con potenza tra 5 e 90 Kw e per i variatori di velocità) – mobilità sostenibile (-20% carico fiscale per gpl e incentivi per creare un parco auto ecologico – fondo di Kyoto (600 milioni di fondo rotativo per il triennio 2007-2009) – incentivi al sistema agroenergetico (miscelazione obbligatoria biocarburanti in crescita fino al 2010; -80% accisa biodiesel su rispetto al gasolio per 250 mila tonnellate l’anno e -50% bioetanolo sulla benzina per 100 mila tonnellate l’anno)

2) INCENTIVI FOTOVOLTAICO: in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo conto energia. Obiettivo: centuplicare il solare, da 30 a 3.000 MW al 2016. La tariffa incentivante può arrivare fino a 49 centesimi di euro a kWh

3) POTENZIAMENTO DEI CERTIFICATI BIANCHI: innalzamento degli obblighi di risparmio con obiettivi al 2012 di circa 5 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio pari a una significativa riduzione dei consumi ma anche a un taglio di 13 milioni di tonnellate di anidride carbonica pari alle emissioni di 6 milioni di auto

4) REVISIONE E POTENZIAMENTO DEGLI INCENTIVI ALLE RINNOVABILI: 1,5 miliardi di euro l’anno con la riforma dei certificati verdi, Cip6

5) INCENTIVAZIONE A COGENERAZIONE ALTO RENDIMENTO

6) IMPULSO ALLA BIO-EDILIZIA.

(foto www.ansa.it)

Riferimenti: www.governo.it

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Bestie e “altri animali”: cosa dice la legge?

"Loro" sono i nostri i migliori amici ma, spesso, lo dimentichiamo…

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Streghe e processi "giusti"…


Questo articolo è dedicato ad Eleonora, che venne accusata di esser una strega, torturata e giustiziata nella Sardegna degli inizi del XVI secolo. Conosceva le erbe e voleva diventar esperta nell’arte della medicina. Fu la sua condanna. Ebbe un processo “giusto” secondo i cànoni della giustizia, dei chierici e dei laici, del tempo. In quei secoli le Confessioni cristiane fecero una macabra gara a chi eliminasse più streghe. E centinaia di migliaia di nuovi delitti vennero ancòra compiuti nel nome abusato di Dio. Queste righe sono per non dimenticare…

Stefano Deliperi

LA CACCIA ALLE STREGHE

Il fenomeno della caccia alle streghe dilaga in Europa tra il XV e il XVII secolo; la situazione religiosa e l?insicurezza collettiva suscitata da carestie, dalla peste e dalle rivolte durante il Trecento provocano una vera e propria lotta contro la stregoneria, che diviene il ?capro espiatorio? a cui attribuire l? origine di ogni male. Nel 1484 Papa Innocenzo VIII promulga la bolla ?Summis Desiderantes Affectibus? incaricando Heinrich Institor e Jacob Sprenger, due inquisitori, di condannare e punire i ?peccatori?. A tal fine i due domenicani scrivono il ?Malleus Maleficarum? (Il martello delle streghe), un vero e proprio manuale dell?inquisitore in cui si spiegano i malefici operati dalle streghe, i mezzi per riconoscerli, i sistemi per interrogare e tutte le varie e crudeli torture per estorcere le confessioni. In questo libro si teorizza la stregoneria come il frutto dell?inferiorità intellettuale e morale della donna: ?la stregoneria deriva dalla lussuria della carne che nelle donne è insaziabile?. Innanzitutto le donne sono molto più crudeli degli uomini e, poiché il demonio cerca soprattutto di corrompere la fede, egli le attacca per prime. Le donne sono di natura più impressionabili e più pronte ad accettare gli influssi degli spiriti. Infine hanno una ?lingua immonda? e tutto ciò che imparano nelle arti magiche lo possono difficilmente nascondere alle amiche. In realtà il cristianesimo vede la donna come un ?animale imperfetto?, poiché la creazione della prima donna è stata fatta con una costola curva e ritorta, opposta all?uomo, ma anche come un essere inferiore all?uomo, in quanto cedette alle tentazioni del serpente dimostrando poca fede e tanta dubitazione nelle parole di Dio. Secondo il Malleus Maleficarum l?etimologia del nome lo dimostrerebbe: «foemina deriva da fe e minus, perché essa è capace di conservare minor fede. [...] Dunque una donna malvagia, che per natura è portata più facilmente a dubitare della fede, sarà quella che con maggiore facilità abiurerà la fede: osservazione che è fondamentale per le streghe». La donna viene così respinta ai margini della società religiosa, non le è permesso partecipare a qualsiasi funzione in questo ambito e contro questo allontanamento da Dio si ipotizza che le donne instaurassero una mediazione col demonio. Le presunte streghe non erano altro che donne comuni con qualche vaga nozione di erboristeria che nella comunità avevano il ruolo di guaritrici e dai processi risulta che erano particolarmente esposte all?accusa le vedove, le donne sole e le vecchie perché ritenute sessualmente avide e quindi di facile preda per il Maligno che si presentava loro come un compagno sessuale giovane e bello; ma soprattutto levatrici e bambinaie, poiché professionalmente a contatto con i bambini in un?epoca di alta mortalità infantile.
I processi alle streghe riflettono le innovazioni giuridiche introdotte tra il XIII e il XIV secolo, quali per esempio l?uso della tortura. Prima del 1200, un?azione penale si articolava in due fasi: l?accusa, formulata sotto giuramento da un soggetto privato, e la condanna o l?assoluzione da parte del giudice, in base all?ammissione della colpa da parte dell?accusato o di prove convincenti fornite dall?accusatore. In casi dubbi si ricorreva all?ordalia, cioè la richiesta a Dio di un segno della colpevolezza o dell?innocenza dell?accusato. Un?altra modalità per risolvere le questioni dubbie era quella del duello tra accusato e accusatore. Dopo il Concilio del 1215, per una serie di motivi, la Chiesa proibì agli ecclesiastici di partecipare alle ordalie. I processi cominciarono allora a basarsi sul sistema inquisitorio, secondo il quale i membri di una comunità o un magistrato potevano citare in giudizio una persona sulla base di informazioni o di voci. I giudici assunsero il compito di investigare i fatti, procedendo agli interrogatori e documentandoli per iscritto. Mentre con l?ordalia si richiedeva l?intervento divino, con il metodo inquisitorio era necessaria l?acquisizione di prove decisive. Tali prove erano la testimonianza di almeno due testimoni o la confessione dell?imputato. Per questo in assenza di testimonianze decisive, come spesso accadeva per i crimini occulti, quali stregoneria ed eresia, i giudici si basavano sulla confessione e ricorrevano alla tortura per estorcerle.

Un processo?

Bellezza Orsini e Faustina Orsi (da www.realtasannita.it)

In due processi tenuti al Santo Uffizio di Roma nel XVI secolo, raccolti da Bertolotti nel 1883 (A. Bertolotti, Streghe, sortiere, maliardi nel XVI secolo in Roma, Forni editore, Bologna, 1979, ristampa edizione anastatica del 1883) durante gli interrogatori salta fuori il nome di Benevento e le danze sotto al noce (il famoso ?noce delle streghe di Benevento?, n.d.r.). Il primo processo era a carico di Bellezza Orsini , accusata di malefici e venefici. Ella era esperta di erbe e fabbricava medicine. Un giovane in cura presso di lei morì in seguito a malattia, ma i parenti del morto accusarono Bellezza d’averlo stregato e ucciso. Accanto a questa denuncia se ne raccolgono anche altre. Bellezza fu condotta nel carcere di Fiano e sottoposta a numerosi interrogatori con tortura, durante i quali ella «confessò» fra le altre cose: «Andamo alla noce de Benevento e illi [lì] facemo tucto quello che volemo col peccato renuntiamo al baptismo e alla fede e pigliamo per signore e patrone el diavolo e facemo quel che vole luj e non altro». E più avanti ribadisce: «E andamo alla noce de Benevento dove ce reducemo tucte insieme e illi facemo gran festa e jova [gioco] e pigliamo piacere grande e poi il diavolo piglia quattro frondi de quella noce e cusì ne ritornamo a casa e dove volemo ad streare [stregare] e far male ad qualcheduno?». Inoltre riporta la formula per volare: «Unguento, unguento, portace alla noce di Benevento, per acqua e per vento e per ogni maltempo».
Stremata dalle torture la povera Bellezza Orsini si suiciderà in carcere, colpendosi più volte la gola con un chiodo. Sfuggirà così al rogo.
Secondo Bellezza la riunione a Benevento si teneva ogni tre anni.
Il secondo processo è datato al 1552 ed è a carico di Faustina Orsi , accusata di aver stregato dei bambini, uccidendoli con i suoi farmaci. Anche ella confesserà sotto tortura. All’epoca del processo Faustina ha ottanta anni e ripete il solito incantesimo: «Unguento mio unguento, sopra acqua e sopra vento portami alla noce del Benevento». Qui con altre quattro o sei donne balla e canta; racconta di esservi stata trenta o quaranta volte in tutta la vita, ma che manca alle riunioni da due anni perché si è pentita. Nella sua confessione manca l’abbondanza di particolari fornita da Bellezza, ma ella è bruciata ugualmente come strega. Abele De Blasio ci informa che a Benevento erano conservati circa 200 verbali di processi per stregoneria, presso la Curia Arcivescovile. Da una fonte che volle rimanere anonima, egli seppe che gli atti erano stati distrutti prima dell’arrivo delle truppe garibaldine nel 1860, per evitare che essi fossero utilizzati come materiale di propaganda anticlericale nel difficile decennio che precedette la presa di Roma.

Hel, heloim, heloa, eheie, thetragrammaton, adonan, sadai, sabaoth, sother, Emmanuel?alpha et omega, primus et novissimus, principium et finis, agios, yschiros, otheos, athanatos, agla, jehova, homosiuos?.ya messias esereheye? Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat?increatus Pater, increatus Filius, increatus Spiritus Sanctus, per signum crucis de inimicis nostris libera nos, Deus noster…. (dal rito per la rivelazione del ?signum diaboli? sul corpo delle povere sventurate ?streghe?, riportato nel Malleus maleficarum, 1486. Durante l?ordalìa la poveretta veniva immersa nell?acqua gelida di un fiume. Se galleggiava, era una strega. Se affogava, era innocente).

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Un "condominio del sole" in Sardegna !

9 Febbraio 2007 Commenti chiusi


Un esempio di significativo interesse. Buona lettura…

da La Nuova Sardegna, 9 febbraio 2007

Il futuristico megaimpianto è stato già presentato sia al Comune che alla Regione. Porto Torres polo per l?energia fotovoltaica.
Scommessa di un gruppo di imprenditori Nella Nurra investimenti per 35 milioni. Sarà sperimentato un nuovo sistema per rubare energia al sole.

PORTO TORRES. Il futuro dell?energia è nel sole. In questa direzione si è mossa la ricerca e ora si è arrivati al mettere a punto sistemi in grado di sopperire parzialmente alla produzione di energia elettrica alimentata da combustibili fossili. Una speranza ?sposata? per l?area di Porto Torres da una cordata di imprenditori che ha presentato alla Regione e al comune di Porto Torres il progetto per la costruzione di una centrale fotovoltaica da sei megawatt. Investimento di 35 milioni di euro.
Una centrale, una delle cinque previste nell?isola, che sarà la più grande del mondo fintanto che il Portogallo non porterà a termine l?impianto da 11 megawatt sufficiente ad alimentare ottomila abitazioni e che permetterà di risparmiare l?emissione di trentamila tonnellate l?anno di gas a effetto serra.
L?area interessata è quella appena fuori dalla zona industriale, in direzione della Nurra. La cordata in questione si chiama ?Condominio del sole? ed ha presentato il primo dei cinque impianti previsti per un investimento totale di 120 milioni di euro spalmati nel territorio compreso fra Sassari e Porto Torres (quattro) mentre l?ultima centrale sarà realizzata a Girasole, in Ogliastra.
Il progetto nasce nel 2005 quando il Gse, Gestore servizi elettrici (ex Grtn), pubblica un bando per la produzione di energia incentivata da fonti rinnovabili, che assegna alla Sardegna una quota di 19,2 megawatt. Un progetto al quale rispondono numerosi imprenditori (solo il sito di Porto Torres ne conta una sessantina) e a marzo dello scorso anno viene pubblicata la graduatoria. Scatta la corsa contro il tempo perché entro 12 mesi dalla pubblicazione della graduatoria deve essere completata la progettazione e terminato l?iter burocratico amministrativo. Una corsa che il Condominio del sole ha completato proprio nei giorni scorsi consegnando tutta la documentazione agli enti competenti che dovranno rilasciare le autorizzazioni.
In questi mesi, però, il consorzio di imprenditori si è dovuto attivare per individuare gli impianti migliori, quelli che potessero assicurare il miglior rapporto prezzo-prestazioni-durata. E alla fine la ricerca si è conclusa sul nome della Sun Power, una società (guarda caso) californiana di ricerca avanzata e tecnologia applicata del silicio. L?azienda high-tech opera a stretto contatto con una consociata e interamente controllata, la Power Light, con la quale fornirà tecnologia e finanza intermedia. Ha sede nella Silicon Valley, è quotata al Nasdaq ed è sussidiaria della Cipress Semicoductors, leader mondiale nei chip al silicio che hanno rivoluzionato la riproduzione musicale con gli iPod della Apple e la telefonia con la Voice Over Internet Protocol.
La Sun Power ha brevettato un impianto fotovoltaico da 50 kilowatt che grazie a un sistema informatico insegue la luce del sole. Ogni unità è composta da nove pannelli che non sono a contato del suolo ma issati su un palo, a un metro e mezzo da terra, caratteristica che consente il riposo biologico dell?area. La presenza dell?impianto permette infatti solo coltivazioni a bassa intensità e pascolo, così che al termine della «vita industriale» della centrale (mediamente 30 anni) l?area può essere nuovamente destinata all?agricoltura intensiva.
Gli impianti del Condominio del sole conteranno così 117 unità produttive, spalmate su un?area di diversi ettari che avranno un minimo impatto visivo: la zona, infatti, è decisamente irregolare e fortemente cespugliata, così da nascondere quasi completamente i pannelli. Pannelli che vantano un primato tecnologico rispetto alla concorrenza difficilmente raggiungibile con la più alta efficienza al mondo e i più bassi consumi di materia prima, il silicio. Una materia della quale la Sardegna è ricchissima sia per quantità sia per qualità. Al punto che la società californiana sta valutando la possibilità di realizzare in Sardegna un grande impianto per la produzione di celle e pannelli fotovolatici. Peccato che la Regione non abbia trovato il tempo per incontrare i responsabili della Sun Power in queste settimane in visita in Italia.
Un investimento importante, quello di Porto Torres, con risorse messe a disposizione esclusivamente dai privati. Che, ovviamente avranno il loro tornaconto grazie alla politica che incentiva la produzione di energia da fonti rinnovalibili. Una politica che prevede la vendita dell?energia prodotta alla Gse al prezzo di 46 centesimi di euro per kilowattora. Un costo decisamente superiore al prezzo di mercato, ma che ha un impatto ambientale nullo. Tutto il sistema di trasporto dell?energia, dagli impianti di produzione fino alla rete Gse, è interrato e le uniche costruzioni sono le cinque cabine di controllo e distribuzione che hanno una cubatura limitata. L?investimento, per ogni condòmino, è corposo: 350 mila euro per ogni impianto «chiavi in mano», garantito per venti anni. Un investimento che sarà ammortizzato in dieci anni, mentre fino alla scadenza della garanzia gli impianti produrranno solo utili. Al termine dei vent?anni, però, gli impianti non saranno da buttare via, ma potranno andare avanti per altri dieci anni anche se privi della copertura gratuita della Sun Power.
Ma tutto questo investimento non finirà solo nelle casse della società californiana: gli impianti hanno infatti un costo inferiore e per arrivare ai 350 mila euro, bisogna aggiungere i costi per la posa dei pannelli, la realizzazione dei cavidotti interrati e le cabine. Infrastrutture che saranno realizzate da imprese e manodopera locali.
Questo primo impianto dovrebbe quindi aprire la strada alla creazione di un polo energetico di eccellenza che coinvolgerà la Sardegna nord occidentale e l?Ogliastra. In ballo, oltre a un investimento complessivo di 120 milioni, c?è tutta una tecnologia che mira a ridurre al minimo l?uso dei combustibili fossili e quindi le emissioni in atmosfera. E? certamente un grande business, ma le ricadute ambientali sono di altrattanto grande portata. Soprattutto in prospettiva futura.

(foto da www.ecorete.it)

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Sbaraccare la "legnaia" dall’Anfiteatro romano di Cagliari !


In questi giorni il Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari Vincenzo Santoni ha annunciato che chiederà al Ministero per i beni e le attività culturali l?apposizione del vincolo storico-culturale in favore dell?Anfiteatro romano di Cagliari, orrendamente deturpato da una ?legnaia? da troppi anni. Va certo bene, ma non è la cosa più urgente.

Infatti, rimane ancora l?allestimento ligneo per gli spettacoli estivi (inizialmente predisposti dall?Ente Lirico di Cagliari): dal 2000, purtroppo, ricopre l?Anfiteatro romano, il principale monumento di epoca romana esistente in Sardegna nonché uno dei tre soli anfiteatri romani scavati nella roccia ancora esistenti.

Dopo numerosi esposti (l?ultimo del 16 maggio 2005), le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico oggi chiedono (note del 26 gennaio 2007) per l?ennesima volta al Ministero per i beni e attività culturali, Direzione regionale per i beni culturali ed ambientali, Soprintendenze per i beni ambientali ed archeologica, Assessorato regionale dei beni culturali, Comune di Cagliari (il titolare dell’opera) la rimozione della persistente ?legnaia? dall?Anfiteatro romano, ormai palesemente illegittima: infatti, ai sensi degli artt. 16 del regio decreto n. 1457/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004, l?autorizzazione paesaggistica perde efficacia con lo scadere del periodo di cinque anni dall?emanazione, per cui, qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 l?allestimento ligneo non sarebbe autorizzato sul piano paesaggistico.
Questa volta, però, viene interessata anche la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari per le eventuali ipotesi di reato.

Infatti, l?Anfiteatro romano riveste le caratteristiche di ?bene culturale? ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 ed è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell?art. 142, comma 1°, lettera m, del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell?art. 20 del decreto legislativo n. 42/2004, ?i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione?.

L?intervento, definito in tutti gli atti disponibili ?temporaneo e reversibile?, risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9 novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999 (relativa alle modalità del rilievo archeologico, che presuppone la completa rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44 punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000 ;d?altra parte, la Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva non autorizzare un intervento relativo ad ?usi non compatibili con il ? carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla ? conservazione o integrità? ex art. 21 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n. 2288). Analogamente l?Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente ?visto il carattere di amovibilità e temporaneità dell?intervento? ed il medesimo Consiglio comunale aveva approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G. allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 999) con la considerazione che ?il progetto è costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di modesto volume?. L?intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di vecchie lire ai sensi della legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all?utilizzo dell?intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005.

Il T.A.R. Sardegna, con sentenza del 24 febbraio 2006, accoglieva, poi, le ragioni del Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell?allestimento ligneo Il Comune di Cagliari ha perso il ricorso. Infatti, con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari ?a provvedere, con la consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalità del contesto archeologico e perciò a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla platea ed al palco, nonché alle gradinate delle estremità settentrionale, orientale e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a consentire l?agibilità dell?edificio alla visita del pubblico ? e quanto altro necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa vigente?. Detta nota veniva dall?Amministrazione comunale cagliaritana impugnata davanti al T.A.R. Sardegna con l?esito sostanziale di fermare fino al momento attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un allestimento amovibile e temporaneo.

Ora non ci sono più ?ostacoli? per la rimozione della persistente ?legnaia? dall?Anfiteatro romano, ormai palesemente illegittima: dopo il pronunciamento del T.A.R. Sardegna l?Amministrazione comunale del sindaco Floris non ha fatto nulla. Continuerà a fare orecchie da mercante ? Decenza e rispetto della legge vorrebbero l?avvìo, senza ulteriori indugi, delle procedure per la rimozione dell?allestimento ligneo e la restituzione dell?Anfiteatro romano alla natura di bene culturale archeologico ed alla piena fruizione pubblica. Ora, insieme alle pubbliche amministrazioni competenti, se ne interesserà anche la magistratura.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(elaborazione immagine GrIG da stampa)

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La "guerra" di Tuvixeddu.


L?Assessore regionale ad interim dei beni culturali Mannoni ha scritto al Sindaco di Cagliari Floris chiedendogli, a norma del piano paesaggistico regionale ? P.P.R., di bloccare il rilascio di nuove concessioni edilizie relative all?accordo di programma (art. 27 della legge n. 142/1990 e successiva modifiche ed integrazioni) posto a base dell?intervento edilizio residenziale (circa 300 mila metri cubi di volumetrie complessive), viabilità, opere connesse sui Colli di Tuvixeddu ? Tuvumannu stipulato fra Regione, Comune e Privati il 15 settembre 2000. Conferma, inoltre, l?avvenuta attivazione del Ministero per i beni ed attività culturali per l?apposizione su una vasta area dei Colli del vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004). Non può che farci piacere. Da un quindicennio le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico ? con azioni legali e di sensibilizzazione in tutte le sedi ? sostengono la destinazione del Colle di Tuvixeddu, sede della più importante necropoli punico-romana del Mediterraneo, ad un grande parco archeologico-ambientale per la città di Cagliari. Parco che costituirebbe anche seria occasione di equilibrata crescita economico-sociale. Con decreto ministeriale 2 dicembre 1996 un?ampia area del Colle è stata assoggettata a vincolo storico-archeologico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e sono in corso di realizzazione, sostenuti da cospicui fondi pubblici, i lavori per la destinazione a parco pubblico di buona parte dell?area, dove tuttavia continuano ad incombere assurdi progetti di viabilità ed eccessive pretese edificatorie private. Ancora nel novembre scorso l?associazione ecologista riconosciuta Amici della Terra, grazie al prezioso operato degli avv.ti Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau, è intervenuta davanti al T.A.R. Sardegna in favore delle ragioni della tutela paesaggistica dei Colli cagliaritani di Tuvixeddu ? Tuvumannu poste in pericolo dai ricorsi della società Nuove Iniziative Compresa s.r.l. e del Comune di Cagliari avverso i decreti dell?Assessore regionale dei beni culturali n. 2323 del 9 agosto 2006 e n. 2836 del 12 ottobre 2006. I provvedimenti assessoriali concludevano un fin troppo lungo iter procedimentale culminato nella deliberazione della Commissione provinciale per le bellezze naturali n. 1 del 16 ottobre 1997 che individuava un?ampia area dei Colli di Tuvixeddu e Tuvumannu da tutelare con il vincolo paesaggistico. La Società immobiliare ed il Comune di Cagliari avevano impugnato i provvedimenti di tutela paesaggistica ritenendoli lesivi del noto accordo di programma immobiliare. Con deliberazione n. 46/1 del 14 novembre 2006 la Giunta regionale ha ritenuto opportuno revocare, in immediatà prossimità di udienza, i decreti assessoriali impugnati, “richiamando, ai fini della salvaguardia, l’immediata applicazione dell’art. 15, comma 4, delle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale” anche ai fini dell’eventuale rimodulazione dell’accordo di programma immobiliare relativo ai Colli di Tuvixeddu – Tuvumannu. Il Presidente della Regione ha ora il compito di convocare i soggetti sottoscrittori dell’accordo di programma e gli ulteriori soggetti interessati (Soprintendenze, ecc.) per quanto di competenza. Secondo i provvedimenti di tutela regionali, il contenuto dell?accordo di programma sarà oggetto di una proposta di rimodulazione che potrà prevedere riduzioni e spostamenti di volumetrie. Tuttavia, alcuni dubbi permangono. Perché la Regione autonoma della Sardegna ha bisogno dell?intervento di Rutelli, Ministro dei beni e attività culturali per apporre il vincolo paesaggistico ?su tutto il Colle? ? Ai sensi degli artt. 136-141 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni (Codice dei beni culturali e del paesaggio), la competenza per l?apposizione del vincolo paesaggistico è della Regione e, in via integrativa, dello Stato. La Regione aveva già posto il vincolo paesaggistico con i due decreti dell?agosto e dell?ottobre 2006, oggi revocati più per ragioni di opportunità che per ragioni giuridiche. E? vero che operano le norme del piano paesaggistico regionale (artt, 11 e 15), ma per imporre il vincolo paesaggistico su tutto il Colle di Tuvixeddu basta ed avanza la competenza regionale.
L?unica strada seria e percorribile appare questa: si ponga il vincolo paesaggistico e si prevedano acquisti, espropri, indennizzi, permute ? attraverso una procedura negoziata ? in favore delle amministrazioni pubbliche interessate (Regione, Provincia, Comune) per acquisire al futuro parco archeologico-ambientale aree dove sono previste volumetrie già autorizzate. Sono disponibili per attività di questo genere fondi comunitari, nazionali e regionali. E sarebbero, una volta tanto, soldi spesi benissimo. Lo sosteniamo da un bel pezzo.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 5 gennaio 2007

Mannoni: «Niente cemento su Tuvixeddu». Cagliari, l?assessore chiede al sindaco di bloccare le concessioni edilizie. Mauro Lissia

CAGLIARI. Su Tuvixeddu la Regione non molla, il colle dei punici deve restare fuori dal giro del cemento. Ritirati i decreti che bloccavano il progetto Coimpresa, ora è l?assessore ad interim alla pubblica istruzione Carlo Mannoni a scrivere al sindaco di Cagliari Emilio Floris per chiedergli di fermare le concessioni edilizie.
Mannoni chiede anche di annullare eventuali concessioni firmate dopo l?entrata in vigore del piano paesaggistico regionale. La nota è categorica: l?assessore ricorda al sindaco che «l?area di Tuvixeddu è già stata individuata per la sua valenza dal Ppr» e che «la Regione ha costituito la commissione con il compito di individuare i beni da sottoporre alla dichiarazione di notevole interesse pubblico». Mannoni informa poi Floris sull?iniziativa assunta dal ministero dei beni culturali, che «ha sollecitato i propri uffici territoriali ad avanzare anch?essi una proposta di notevole interesse pubblico per l?area». Iniziativa chiesta dal presidente Soru, che pur di mettere un freno al consorzio di cui fa parte il gruppo Cualbu e l?Impregilo del gruppo Fiat non ha esitato a rivolgersi al ministro Rutelli. La risposta è arrivata ed è destinata a complicare ancora di più una vicenda a dir poco ingarbugliata: il comune di Cagliari appoggia il costruttore in base a un accordo di programma firmato il 15 settembre 2000 anche dall?amministrazione regionale. In base a quell?accordo, che ha valore di legge, Nuova Iniziative Coimpresa può costruire un quartiere residenziale attorno alla necropoli punico-romana, le strade di accesso e i servizi. I lavori sono cominciati ma dall?arrivo di Soru al vertice della Regione per il consorzio di imprese è cominciato un incubo. La Regione ha cercato di fermare il cantiere con qualsiasi mezzo, Coimpresa e il Comune di Cagliari hanno risposto con due ricorsi al Tar e l?annuncio di un?azione risarcitoria milionaria. Davanti ai giudici amministrativi i legali della Regione hanno scelto di ritirare i due decreti coi quali i lavori venivano stoppati, poi però è stato Soru a spiegare che sarebbe stato il ministro Rutelli a intervenire direttamente a difesa dei beni culturali compresi nell?area di Tuvixeddu. E la lettera di Mannoni si colloca sullo stesso binario: l?assessore chiede fra l?altro quale sia lo stato di attuazione dell?accordo di programma sottoscritto nel 2000 e quali concessioni siano state rilasciate prima e dopo l?approvazione del piano paesaggistico, esprimendo implicitamente il sospetto che ne siano state firmate anche dopo il 25 maggio 2006, quando è entrato in vigore lo strumento. Poi aggiunge: «Per effetto del piano si ricorda che in mancanza dell?intesa non possono essere rilasciate autorizzazioni edilizie dopo la sua entrata in vigore» e ribadisce che «nel caso di piani articolati e complessi il mancato rilascio anche di una sola parte dei titoli abitativi afferenti tali interventi assoggetta l?intero intervento al raggiungimento della nuova intesa». Un?intesa che la Regione annuncia di voler raggiungere presto: la conferenza di servizio è imminente.

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 5 gennaio 2007

Dalla Regione un altro stop su Tuvixeddu. La replica del sindaco:
«Interessi legittimi da tutelare».
Carlo Manca

«Non sono a Cagliari e la lettera non l’ho ancora né ricevuta né letta. Ma posso immaginarne il contenuto». Il sindaco Emilio Floris non sembra sorpreso – semmai leggermente irritato – dall’ultima mossa della Regione nell’affaire Tuvixeddu: una lettera che ieri l’assessore della Pubblica Istruzione e Cultura, Carlo Mannoni, ha spedito al Comune di Cagliari. Per ribadire che, in sostanza, l’amministrazione regionale difende a spada tratta l’area della necropoli fenicio-punica, la più grande al mondo dopo quella di Cartagine, dal progetto che prevede la costruzione di palazzi su metà dell’area del parco.
Mannoni ricorda che la Regione ha individuato nell’area del colle una zona ad alto valore paesaggistico, e che è stata costituita una commissione con il compito di individuare i beni da sottoporre alla dichiarazione di notevole interesse pubblico. Inoltre, il Ministero per i Beni e le attività culturali (sollecitato dalla stessa Regione) ha già chiesto ai propri uffici territoriali di avanzare anch’essi una proposta di notevole interesse pubblico per l’area. Insomma è la conferma di una piena intesa tra Soru e il ministro Rutelli.
Nella lettera, l’assessore chiede a Floris anche una precisazione su «quali concessioni edilizie siano state rilasciate anteriormente alla data di approvazione del Piano paesaggistico regionale e contestualmente se risultano rilasciate concessioni successivamente al 25 maggio 2006, data di entrata in vigore del Piano». Le date sono importanti: come scrive l’assessore, «per effetto del Piano medesimo, si ricorda che in mancanza dell’intesa non possono essere rilasciate autorizzazioni edilizie successivamente alla sua entrata in vigore e che pertanto eventuali provvedimenti adottati in questi ultimi mesi sono da ritenersi nulli».
Infine, Mannoni chiede la collaborazione del Comune e annuncia che presto verrà convocata l’apposita conferenza di servizio per la trovare un’intesa sul futuro di Tuvixeddu. «Il problema è che l’intesa non va trovata solo tra Comune, Regione e Ministero, ma c’è anche un privato di mezzo», dice il sindaco Floris. «Mercoledì ne ho parlato con il presidente Soru. Non esiste solo l’interesse della collettività. Per il rispetto che ho nei confronti del privato, devo riconoscere che esiste un interesse legittimo anche da parte dell’imprenditore, ed è un interesse che va considerato. È una questione di certezza del diritto. Esistono già le firme sul progetto, la mia e quelle dei sindaci prima di me».
Ma il Comune è anche disposto a rivedere la questione: «Eventualmente si potrebbe trovare una forma di compensazione, magari individuando delle cubature alternative al di fuori dell’area di Tuvixeddu». In ogni caso, Floris è pronto a sedersi a un tavolo per discuterne. «Anche se metodologicamente, prima di scrivere una lettera come questa, io avrei convocato il tavolo sull’accordo di programma». Ma almeno risponderà all’assessore Mannoni ? «No, non credo».

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tessere "sporche", politica malata…grave…


E poi ci si meraviglia della disaffezione verso la politica, ci si meraviglia della “personalizzazione” nella gestione della “cosa pubblica”, ci si meraviglia del fatto che i cittadini – elettori, quelli senza parentele importanti e non facenti parte di clientele, non vogliano avere a che fare con la difficile arte della gestione della “cosa pubblica”…..

da L?Atravoce (www.altravoce.net), 4 gennaio 2007

Congressi in vista: prima della conta i partiti si riscoprono popolari. Michele Fioraso

Le tessere dei partiti politici sono come i mattoncini del Lego: presi uno per uno non servono a nulla, ma incastrati nel modo giusto possono costruire casette, macchinine o navi spaziali. Anche le tessere, messe una sull’altra da abili manovratori, possono costruire intere carriere politiche e, spesso, farle decollare e prosperare a Roma.
È quasi l’equivalente politichese delle scalate in Borsa: chi controlla tante azioni, cioè tante tessere, può prendere il controllo del partito, accrescendo così anche il proprio potere e quello della sua corrente. Tra Prima e Seconda Repubblica sembra essere cambiato poco o nulla. Nel 1991 Mario Chiesa, dal cui arresto prese il via Tangentopoli, giustificò le tangenti ricevute dicendo: «Volevo diventare sindaco di Milano e avevo bisogno di tante tessere del Psi e di tanti soldi», come riportato da Marco Travaglio. Il quale, in un recente articolo su L’Unità, spiega: «Per avere più tessere i metodi sono due. O si convincono le persone, una per una, a iscriversi e a versare la relativa quota. O si iscrivono persone inconsapevoli (o meglio ancora defunte o inesistenti, così non si lamentano), pagando la tessera al posto loro».
I giornali degli ultimi mesi ci ricordano che i giochi di potere intorno ai tesseramenti, soprattutto nel periodo che prelude ai congressi di primavera, sono sempre d’attualità: basta ricordare, ad ottobre, lo scandalo delle migliaia di tessere della Margherita recapitate a ignari cittadini (anche qualche dirigente di Rifondazione), molti dei quali sardi. Tante scuse a tutti, ma nessun vero responsabile.
Per restare dalle nostre parti, è storia di questi giorni il caso dell’abnorme aumento di iscritti ai Ds segnalato in alcune sezioni del Sulcis-Iglesiente, una vicenda che ha messo in imbarazzo i dirigenti locali del partito di Fassino. «Esiste un’emergenza democratica interna», hanno dichiarato allarmati alla stampa.
Ma da Cagliari ridimensionano tutto a «polemica locale». In una delle sezione incriminate, quella di Villamassargia, «l’aumento è stato di sole 31 tessere», fa notare Tore Corona, responsabile organizzativo regionale dei Ds e supervisore delle operazioni di tesseramento sul territorio. «Nel Sulcis è stato tutto regolare. A volte la dialettica politica, anche aspra, dei gruppi dirigenti locali fa perdere il senso della misura».
Le iscrizioni al partito sono quasi a prova di bomba, perché sono passate attraverso diversi livelli di verifiche. «I 18.926 iscritti di quest’anno sono tutti rintracciabili», sottolinea il dirigente diessino. «Abbiamo costruito una vera e propria anagrafe degli iscritti che riporta i dati di ciascuno».
Niente aumenti sospetti di tesserati, insomma. Essendo anno di congresso, però, è quasi fisiologico che le tessere aumentino: «Rispetto al 2004, anno dell’ultimo congresso, gli iscritti sono aumentati di 1.792 unità», osserva Tore Corona. «Ma nel 2007 vogliamo centrare l’obiettivo di accrescere il loro numero anche senza un congresso all’orizzonte». È dunque un dato di fatto: quando c’è più interesse (in ogni senso), le iscrizioni si moltiplicano.
Giulio Calvisi, segretario regionale della Quercia, rivendica con orgoglio il tesseramento «trasparente, pubblico, fatto con regole certe, costruito su procedure di garanzia che accertano la regolarità delle iscrizioni» di quest’anno. «I problemi di malcostume non ci riguardano», dice. «Anzi, nessun altro partito oltre ai Ds può vantare una completa anagrafe dei propri iscritti».
Ma questa efficienza organizzativa, che ricalca quella del Pci degli anni d’oro, sembra lontana anni luce da altri episodi entrati nella leggenda, quando i signori delle tessere, soprattutto democristiani, si sfidavano a suon di colpi bassi un po’ goliardici per guadagnare la supremazia del partito di riferimento. I più anziani ricordano, solo per citare un esempio nostrano, un congresso cagliaritano degli anni Settanta in cui un esponente rampante della Dc, poi approdato in Consiglio regionale, era riuscito a sostituire l’urna piena di schede votate con una identica, ma dal contenuto più favorevole.
A memoria di Cucuccio Morgante, cerimoniere della Presidenza della Regione per cinquant’anni e democristiano della prim’ora («sono stato tra i primi dc a Cagliari, nel 1944», rivendica con orgoglio), i giochini con le tessere mettono radici nell’isola «alla metà degli anni Sessanta, crescendo poi nei due decenni successivi». «Non esistevano tessere false», ricorda Morgante. «Qualcuno diceva che i nomi spesso venivano presi dall’elenco telefonico, ma casi del genere non sono mai stati scoperti». Al massimo, ammette, «molte erano pagate dai politici, ma era un problema che riguardava tutti i partiti».
Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. E il cantiere del Partito democratico, quello che ora sembra un kit di montaggio ma che dovrebbe essere la vera novità politica del panorama italiano, si è già impantanato più volte sul peso da attribuire alle tessere. Perché lo sanno anche i muri: nulla si costruisce senza i mattoncini.

Un errore lavare in famiglia le tessere sporche della politica.
Giorgio Melis

Diminuiscono i voti, calano i votanti. Ma qua e là, stranamente, aumentano gli iscritti a partiti sempre meno amati, frequentati, riconosciuti. Singolare: meno voti, più tessere, qua e là. O magari molto più in là di quanto si creda. Perché traffici piccoli e grandi sono difficili da scoprire. E quando sono scoperti, restano nel chiuso di sezioni e gruppi: anche le tessere sporche si lavano in famiglia.
Era un costume di massa nei partiti della prima Repubblica (e Regione). Un commercio che ha coinvolto per decenni le forze di maggioranza. Appunto perché tessere vuol dire controllo, che dai partiti genera potere, poltrone, candidature ed elezioni, soldi. Senza mai avvicinarsi ai livelli siciliani e napoletani, la clientocrazia delle tessere anche in Sardegna ha conosciuto livello di tutto rispetto. Dal 1994 in poi, oltreché tessere, si sono commerciati uomini. Molti eletti sono stati comprati e venduti, svendendo appartenenze, tessere, elettori, stravolgendo una legislatura regionale ancor prima che venisse inaugurata. Con i protagonisti ancora quasi tutti in grande spolvero: come se avessero cambiato cravatta e non partito e schieramento, in palese tradimento.
Ora s?avanzano nuovi sospetti. Meno eclatanti ma forse anche più deprimenti mentre si invoca una politica pulita, che sia al servizio dei cittadini e non se ne serva per lucrose carriere e affari. In campo nazionale, con rimbalzi attutiti anche in Sardegna, ci sono stati infuocate accuse di traffici di tessere nella Margherita, nella competizione interna per garantirsi posti in prima fila nel nascituro Partito democratico. Non sono stati accertati, come in passato, tesseramenti di cari estinti: non potevano ricusare, com?era era avvenuto anche in Sardegna per già iscritti delle Asl passati a miglior vita ma ancora bisognosi di assistenza.
D?altro canto, la Margherita è in larga misura erede della Dc, dove l?arte del tesseramento pilotato era assurta a vertici irraggiungibili. Anzi, quasi raggiunti e superati nel periodo più oscuro dai socialisti rampanti. Prima che la golden share, l?unica tessera pigliatutto, finisse nelle mani di Bettino Craxi: doveva però accettare che i suoi viceré in periferia facessero strame dell?onore del Garofano.
Anche nei partiti dell?ultimo decennio, le tessere contavano e come. Comprate in pacchi all?ingrosso in Forza Italia; ma un poco depotenziate dal fatto che l?ultima parola per candidature e poltrone l?aveva sempre Silvio Berlusconi. Alleanza nazionale, che veniva dalla scuola virtuosa ed esclusa del Msi, è rimasta per alcuni anni pulita e rigorosa. Il travolgente impatto col potere mai annusato prima ha finito per spazzar via l?antico costume morale, lasciando spazio a un arraffa-arraffa di tessere e potere tanto veloce quanto spregiudicato e sconvolgente.
A sinistra, la durezza della disciplina interna per decenni ha guidato la storia interna del Pci, stroncando i rampanti e i disinvolti. Storia finita anche questa, in un?omologazione che nei Ds ha anzi visto personaggi un tempo indegni vantarsi di una piena, acquisita entratura nei riti più prensili e nelle combinazioni affaristiche meno raccomandabili. Lo si è visto alla vigilia di vari congressi ed elezioni, con tesseramenti da caccia all?uomo per imporsi nel partito e poi nelle istituzioni. Da Cagliari a Sassari, passando per il Sulcis-Iglesiente che, in barba alla mitica classe operaia, ha conosciuto e coltivato molti dei peggiori faccendieri di sinistra.
Nessuna sorpresa, naturalmente in attesa di riscontri, dallo scandalo o presunto tale che vede alcune sezioni dell?Iglesiente gonfiarsi di nuovi tesserati in misura che sembra abnorme. Dirigenti locali, non si sa con quanto fondamento, parlano di «emergenza democratica». Grandi parole per piccole realtà. Ma se il fenomeno fosse autentico e malandrino, ogni sottovalutazione sarebbe colpevole. È noto che i grandi fuochi generano da minimi focolai e che questi non nascono mai a caso e isolatamente: non c?è autocombustione e neanche un solo rogo in un grande campo battuto dallo stesso vento.
I dirigenti regionali negano che si tratti di un?infezione diffusa. Buon per tutti se ha ragione la giovane segreteria di Giulio Calvisi e Tore Corona, che anzi vantano un?anagrafe esemplare degli iscritti per cauterizzare parti infette. Ma non esagerino in ottimismo e sottovalutazione. Non si leva fumo se qualcosa non brucia. Nessuno metterebbe la mano sul non fuoco a rischio di arsione. La diversità antropologica e politica degli ex comunisti, senza generalizzazioni negative, è tramontata nell?inseguimento del potere per il potere, nell?individualismo senza freni.
Comunque un?indagine approfondita è il minimo da richiedere. Il tanfo di tanta parte della politica è tale che anche il sospetto di brogli va contrastato con durezza. Non in uno o in un altro partito. Ovunque qualcuno lo avverta: per spazzarlo via prima che finisca di infettare la vita pubblica. È più contagioso e devastante di un virus micidiale in un organismo debilitato da malcostume, corruzione, complicità, tolleranza inaudita.
La moltiplicazione delle tessere non è da prendere sotto gamba e sminuita. Non moltiplica i pani ma il potere dei peggiori. Non serve a sfamare ma ad affamare tanti che la politica dovrebbe servire e non depredare. È il momento originario e più pericoloso: inquina a valle tutto il processo democratico. Perciò ogni focolaio, anche solo sospettato, va esplorato e se del caso spento con liquido che sottragga l?ossigeno di cui ha bisogno per estendersi: come si fa con i roghi estivi.

(immagine elaborata S.D., archivio GrIG)

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Abusi edilizi "VIP" nel parco naturale di Molentargius – Saline a processo !


Mentre i Comuni di Cagliari e di Quartu S. Elena non fanno assolutamente nulla contro l’abusivismo edilizio dentro il parco (ben 185 casi), mentre il Consorzio di gestione del parco naturale regionale Molentargius – Saline almanàcca di piani di risanamento dell’abusivismo edilizio nel suo territorio (ovviamente a spese pubbliche), mentre associazioni ambientaliste, come l’Associazione per il Parco, stipulano protocolli d’intesa per visite guidate fra discariche e scarichi abusivi senza proferir verbo sull’abusivismo edilizio nell’area protetta, fra qualche mese un abuso “VIP” se ne andrà in un’aula di Tribunale. Ora valuteremo se custituirci parte civile. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 6 dicembre 2006

Decreto penale del gip all?imprenditore Aldo Pili. Multa di 15mila euro per la piscina abusiva. MAURO LISSIA.

CAGLIARI. E? arrivato il momento della resa dei conti per l?imprenditore Aldo Pili – fratello del più noto esponente di Forza Italia, Mauro Pili – che ha realizzato abusivamente nel giardino della sua casa a Medau su Cramu, in via dei Gelsomini, una piscina ovale senza alcuna autorizzazione in un?area protetta dalle legge sui parchi. Il gip Giovanni Lavena gli ha inflitto una multa di 15 mila euro con l?ordine di rimettere in pristino i luoghi, quindi di demolire la piscina. Il decreto penale di condanna – che prevede la sentenza del giudice senza passare per un contradditorio in aula – era stato chiesto dal pm Andrea Massidda sulla base di un esposto presentato dal Gruppo di intervento giuridico, che conteneva la foto aerea del manufatto. Il decreto resterà sospeso perchè il difensore Pierluigi Concas si è opposto. Sarà quindi un giudice monocratico a giudicare Pili il prossimo 5 giugno. L?imprenditore si era difeso a suo tempo sostenendo che la piscina era in realtà una vasca per l?irrigazione, ma gli uomini della Guardia Forestale avevano comunque consegnato alla Procura un rapporto corredato da immagini fotografiche in cui la vera ?vocazione? della vasca appariva lampante. Curioso osservare che un parere positivo sulla possibilità di non demolire la piscina era arrivato: la firma è quella di Lucio Pani, l?ex direttore dell?ufficio regionale tutela del paesaggio imputato di corruzione, truffa, falso e abuso d?ufficio proprio per la presunta abitudine ad avallare la realizzazione di opere illegali. In questo caso Pani scrisse che «le opere realizzate abusivamente non sono per caratteristiche e dimensioni di pregiudizio ai beni oggetto della tutela paesistica». Sulla proprietà di Aldo Pili a Medau su Cramu il pm Massidda aveva aperto due anni fa un?altra inchiesta, poi finita in archivio: la denuncia degli ambientalisti era legata quella volta all?edificio, un vecchio stazzo di pastori per il ricovero degli animali, acquistato per 300 milioni di lire e ristrutturato dall?ingegnere. Non c?era il cartello di inizio lavori e neppure il numero dell?autorizzazione edilizia, che comparvero d?incanto solo dopo che la Nuova Sardegna pubblicò le fotografie dei lavori in corso. L?ispezione condotta dai carabinieri non mise però in luce alcunchè di irregolare. Mesi dopo però attorno alla proprietà Pili a Medau su Cramu è comparsa una recinzione ancora più alta e impermeabile: c?è voluta una fotografia aerea per scoprire che all?interno i lavori erano andati avanti, stavolta per costruire una vasca col fondo azzurro, a forma di goccia, che appare chiaramente una piscina. Nuova denuncia e nuova inchiesta giudiziaria, con conclusioni del tutto opposte alla prima.

da Il Sardegna, 6 dicembre 2006

Medau su Cramu. Aldo, fratello dell’ex governatore, accusato di reato ambientale. Quindicimila euro per un tuffo, la piscina di Pili finisce in aula.
La difesa non vuole pagare la multa: si tratta di una cisterna. Il processo inizia il 5 giugno.
EDOARDO PISANO.

Quindicimila euro di multa aver abbellito la sua villa a due passi dallo stagno di Molentargius con una piscina non autorizzata. Questa la sanzione pecuniaria che la Procura ha sollecitato con un decreto penale di condanna nei confronti di Aldo Pili, ingegnere e fratello dell?ex presidente della Regione Mauro, che ora siede fra i banchi dell?opposizione alla Camera dei deputati. Il legale difensore Pierluigi Concas si è però opposto al decreto firmato dal pubblico ministero Andrea Massidda e così il giudice per le indagini preliminari Giovanni Lavena ha fissato al 5 giugno dell?anno prossimo la data di inizio del processo che vedrà Aldo Pili sul banco degli imputati con l?accusa di reato ambientale. I fatti risalgono a sei anni fa quando il fratello del parlamentare di Forza Italia acquistò uno stazzo e il terreno circostante a Medau su Cramu, la zona abitata inizialmente abusiva e poi sanata a ridosso del parco di Molentargius. L?operazione costò trecento milioni di lire. Successivamente lo stazzo venne ristrutturato e si trasformò in una bella villa, praticamente invisibile dall?esterno, come anche la piscina che sorse più tardi. Durante una prima visita dei carabinieri, per valutare eventuali irregolarità relative alle licenze edilizie, tutto risultò essere in regola. I lavori per la realizzazione di una grande vasca che, secondo l?accusa, era una vera e propria piscina, iniziarono dopo poco tempo. Secondo Pili però non si trattava di un dettaglio di lusso alla casa ma semplicemente di un mega vascone, una cisterna all’aperto che serviva per l’irrigazione. La vicenda di presunte irregolarità della piscina arrivò all?attenzione della procura della repubblica in seguito a un esposto al Comune di Cagliari presentato dall?associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico, che fece scattare delle foto aeree della villa, altrimenti invisibile dall?esterno. Il municipio di via Roma, sollecitato sulla legalità o meno dell?opera, rispose che la piscina era priva di autorizzazione. Da qui, una serie di articoli pubblicati sui quotidiani, che fecero scattare l?inchiesta penale. Per il pm il reato ambientale sussiste ma la difesa si è opposta alla multa di 15 mila euro. Ora la vicenda sarà discussa e decisa nel processo che inizierà il 5 giugno.

(foto aerea per conto GrIG)

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"Cattedropoli", giustizia e dintorni….


E? pervenuta questa lettera da parte di una studentessa universitaria presso la Facoltà di Giurisprudenza cagliaritana, della quale teniamo riservato il nome per ovvi motivi. Essa induce, però, ad alcune considerazioni che faccio volentieri.

?Seguo il vostro blog da qualche mese perché mi interessa la difesa dell?ambiente. Inizialmente ero piuttosto incuriosita dalle tante informazioni riportate che segnalano le numerose iniziative che fate come associazione e per le quali mi complimento con voi. Recentemente avete trattato anche un argomento a me molto vicino, visto che studio giurisprudenza all?Università di Cagliari. La ?parentopoli? universitaria è peggiore che in altri ambiti perché qui si dovrebbero fornire esempi di studio e di vita per il nostro futuro. Il peggio del peggio riguarda proprio giurisprudenza, perché dovrebbero insegnarci il rispetto della legalità. Che cosa dobbiamo imparare ? A trovarci qualche ?accozzo? perché anche se diventiamo ?bravi? ci sarà sempre un?incapace che ci passerà davanti perché ?figlio? o ?nipote? di qualcuno che conta ? Scusa lo sfogo. Lettera firmata.?

Cara studentessa di giurisprudenza, ho frequentato quelle stesse aule negli anni ?80 del secolo scorso. Mi sono laureato con una tesi sulle aree protette in diritto costituzionale avendo quale relatore una persona eccezionale, prima che un docente di elevate qualità, Mario Dogliani. Ho appreso molto da lui, oltre che nell?ambito della materia anche e soprattutto sul rispetto delle posizioni differenti dalle nostre. L?università può darti molto, se fai un bel filtro di quello che vivi e di quello che vedi. Gli ?esempi? che ti danno possono essere buoni o cattivi, sta a te valutarli come tali. Non scoraggiarti e giungi al ?traguardo? della laurea. Uno dei tanti della vita. Alcuni dei ?personaggi? della ?commedia? di ?cattedropoli? li ho conosciuti personalmente proprio negli anni universitari, proprio nelle aule di giurisprudenza. Di alcuni riconosco le indubbie capacità, molto probabilmente sarebbero arrivati dove sono in ogni caso, ma non credo proprio che siano stati danneggiati dal portar lo stesso cognome di noti docenti. Altri, aulici pozzi di ignoranza e presunzione, quasi certamente avrebbero avuto difficoltà a trovare un qualsiasi altro lavoro. Non so se avrebbero potuto smarrirsi e finire ?anche nel tunnel della droga?, come paventato dal Magnifico Rettore, ma in un posto con un briciolo di rispetto della legalità e della meritocrazia, avrebbero dovuto correre questo rischio, come milioni di altri giovani ?senza cognome?. D?altra parte non credo che l?Università sia o debba essere una pia istituzione di beneficenza ed assistenza, come la Caritas, per capirci. E queste cose sono da sempre sotto gli occhi di tutti. A puro titolo di esempio, ricordo il caso ? che a suo tempo creò parecchio scalpore fra l?Aula Arcari e l?ex Istituto dei Sordomuti ? del ?prolungamento? di una sessione di esame di uno degli insegnamenti più difficili da ?superare? non per la materia in sé ma per la ?difficoltà? del docente. Si diceva a gran voce di uno studente che, a fronte della percentuale quasi irrisoria dei promossi, si vantava di aver semplicemente scambiato quattro chiacchiere con il ?terribile? professore e di aver ?passato? l?esame così. Vero o falso che sia ? e io propendo per la seconda ipotesi ? la sessione di esame venne prolungata, dopo un?animata assemblea fra docente e studenti. E quella volta, incredibilmente, furono molti gli studenti che superarono il ?terribilissimo? esame. Anch?io. Esempi come questo ve ne sono decine, centinaia. Per alcuni ?figli di papà? raccomandazioni e protezioni continuano anche dopo, nella vita lavorativa. Ci sono anche casi di personaggi che hanno lavorato e lavorano soltanto per ?grazia ricevuta?, senza aver mai fatto uno straccio di concorso o di selezione. E magari sono pure quelli che moraleggiano di più. Eppure non si deve desistere, si deve acquisire la migliore preparazione possibile. Per sé stessi, per quello che si può fare nella vita, anche per la collettività. Le ?miserie? universitarie, frutto di quella ?autonomia? troppo spesso sinonimo di ?arbitrio?, vanno lasciate alle spalle. Ma male non sarebbe se qualche magistrato avesse la voglia di metterci il naso.

Stefano Deliperi

P.S. tanto per gradire e per farsi un’idea più compiuta della “giustizia” su questa terra d’Italia, sotto è riportata una notiziola niente male…

da Il Sardegna, 30 novembre 2006.

Il Rettore dell’Università cagliaritana Pasquale Mistretta, ateneo senza tabù. «Mio figlio fa il ricercatore». Da Giurisprudenza a Medicina, da Ingegneria a Scienze Politiche tanti associati illustri. JACOPO NORFO.

Buon sangue non mente: potrebbe essere il nuovo spot dell’Università cagliaritana,dove il Rettore Pasquale Mistretta non si nasconde. Anzi lo ammette candidamente: «Anche io ho un figlio ricercatore nella mia materia, in Ingegneria ? spiega – oltre che una figlia in Corte dei Conti. Ma nell’ateneo ci sono 2500 dipendenti, è normale che ci siano molti parenti. Poi quando un padre va in pensione, come un tempo succedeva in banca o all’Enel, è logico che ci sia un occhio di riguardo per i figli delle persone di fiducia, Se sono bravi, perché non assumerli magari con un ?cococo? ? Naturalmente a patto che ci sia anche la professionalità». Il figlio del Magnifico Rettore si chiama Fausto Mistretta e insegna Ingegneria civile. «Però non è neanche ancora professore associato – precisa il Rettore – e di certo non l’ho favorito. I curricula li guardiamo tutti, poi scegliamo. Se ad esempio c’è un dipendente che è sempre stato valido, perché non prendere in considerazione un suo parente ? Non dimentichiamo un’altra cosa: molti figli illustri, proprio a causa dei complessi di inferiorità verso i padri, a volte si sono smarriti e alcuni sono finiti anche nel tunnel della droga. Quindi anche in famiglia bisogna stare attenti». Nel frattempo però l ‘ateneo cagliaritano si rivela una vera e propria fucina di parenti. Ne sa qualcosa Angelo Balestrieri, ex preside di Medicina, che può vantare ben due figlie ricercatrici al Policlinico: Antonella e Cinzia, tra Radiologia e medicina interna. In Giurisprudenza si sussurra che un nipote dell’ex preside Francesco Sitzia,Stefano Sitzia, sia nel giro dei ricercatori. E la sorella di Giovanni Corona, il presidente del Ctm docente di Trasporti, Maria Corona Corrias, insegna invece Storia delle dottrine politiche in Scienze politiche. Mentre in Ingegneria va in scena la saga dei Montaldo, partita da uno zio ex preside. E sfociata in un cugino, Umberto Montaldo, docente di disegno industriale. Poi le nipoti: Stella Piro Vernier e Renata Grimaldi, entrambe docenti sempre in Ingegneria. L’albero genealogico dell’università ha però ramificazioni infinite: neppure il Magnifico lo può negare. L’ateneo di Parentopoli.

da Il Sardegna, 1 dicembre 2006.

Parentopoli. Ricercatori, professori associati, docenti di ruolo: nelle facoltà a regnare sono le ?dinastie?. Una Università di santi e di baroni: spuntano intere famiglie di docenti. I Corrias in cattedra sono addirittura cinque in tre dipartimenti diversi: un vero record. JACOPO NORFO.

Un?Università di santi, di poeti e di ?baroni?. E di intere famiglie che occupano le poltrone del potere, gli scranni della docenza nelle facoltà più frequentate. Parentopoli è davvero ?Unica?, perché su 2500 dipendenti si vedono intere famiglie al lavoro e alberi genealogici che si intrecciano. Tra nobiltà e pezzi pregiati che nascono e si formano, curiosamente, spesso all’interno delle stesse famiglie. Gli studenti lo
sanno: diventare ricercatore universitario è più difficile, per chi non ha un cognome illustre alle spalle. Uno, due, tre, quattro, cinque docenti universitari che fanno parte di una sola famiglia: al campanello c’è scritto
Corrias.Un cognome ben conosciuto sia dagli studenti di Giurisprudenza che da quelli di Economia e Scienze politiche. Un puzzle familiare dagli incastri perfetti: la mamma è Maria Corona Corrias, che è sorella di Giovanni Corona, docente di Trasporti e presidente del Ctm di Cagliari. Lei, che insegna storia delle dottrine politiche in Scienze politiche, è sposata con Piergiorgio Corrias, docente di diritto del lavoro, uno degli esami più ?tosti? della facoltà. A loro volta mamma Corrias e papà Corrias hanno due figli, col sangue
del docente universitario: Paolo Corrias insegna Diritto delle assicurazioni, un esame che invece è nato proprio in coincidenza col suo arrivo in viale Fra Ignazio. Mentre Massimo Corrias inculca il diritto del lavoro negli studenti della vicina facoltà di Economia e commercio. Ma la famiglia Corrias non è certo l’unica nell’Università dei ?baroni?. Ad esempio Carla Seatzu, classe 1971, è ricercatrice presso il dipartimento di
Ingegneria elettrica ed elettronica. Giovanissima come il fratello Francesco Seatzu, che invece è già docente di diritto internazionale, ma nella facoltà di Giurisprudenza. E dietro c’è anche un papà che la carriera universitaria la conosce bene: Sebastiano Seatzu è infatti professore ordinario di analisi nel
dipartimento di matematica e informatica, in Ingegneria come la figlia. Forse allora ha ragione il rettore Mistretta che ieri aveva detto: «Ci sono moltissimi parenti all’Università, spesso è una questione di fiducia:
se sono validi, perché non assumerli ? Spesso i figli illustri finiscono nel tunnel della droga per complessi di inferiorità nei confronti dei padri. Io stesso ho un figlio che è ricercatore in Ingegneria, ma non l’ho mai favorito e non è neanche professore associato». Intanto Maria Concetta Pisano, nella Parentopoli di Unica, precisa la posizione delle sue due figlieValeria e Stefania Masia. «Faccio parte del Senato accademico – aggiunge – ma a differenza di molti altri le mie figlie sono entrate all’Università con contratti a tempo determinato e con regolari selezioni pubbliche. Valeria è una pedagogista esperta, ha fatto anche master all’estero, è una tutor nel settore della disabilità, è stata assunta con un cococo dopo un concorso nel quale si era piazzata decima. Stefania invece lavora alla segreteria studenti e anche lei è stata presa dopo una selezione, e ha un contratto a tempo. La verità è che nell’università cagliaritana ci sono oltre 400 precari, e io al Senato accademico sono la prima a combattere il precariato». E forse proprio quei precari si chiedono come mai ci siano così tanti parenti, nell’organico dell’ateneo cagliaritano. E molti qualificati neo laureati restano fuori dai dottorati, dove- anche in questo caso- gli assegni volano spesso per i parenti illustri. E c’è chi giura che l’elenco delle genealogie sia ancora pieno di sorprese.

A.N.S.A., 30 novembre 2006

SME: NULLI I DUE PROCESSI, GLI ATTI A PERUGIA

ROMA – La VI sezione penale della Cassazione ha deciso che la procura di Milano era “incompetente” a istruire il processo Sme: per questo ha disposto il trasferimento del fascicolo processuale alla procura di Perugia e ha annullato entrambe le sentenze di merito, di primo e secondo grado, emesse dai giudici milanesi. Con la decisione della Cassazione di annullare le sentenze di primo e secondo grado, vengono così cancellate le condanne dei principali imputati: il deputato Cesare Previti (5 anni la pena), l’ avvocato Attilio Pacifico (quattro anni) e il magistrato Renato Squillante (sette anni).

DIFESA PREVITI, PRESCRIZIONE ORMAI CERTA. “Il Tribunale di Perugia dichiarerà la prescrizione del reato”. Lo ha affermato il professor Giuseppe Gianzi, difensore di Cesare Previti. Gianzi ha ricordato che in base ai calcoli degli stessi giudici il termine della prescrizione è fissato all’aprile 2007 “quindi il processo si dichiarerà prescritto subito”. “Questa decisione della Cassazione è per noi una soddisfazione enorme e incredibile”. Questo il commento dell’avvocato Giorgio Perroni, difensore di Cesare Previti insieme al professor Gianzi e Alessandro Sammarco. Per Gianzi la sentenza di stasera “é importante perché la Cassazione ha riconosciuto che questo processo è nato male”.

NO COMMENT DAI PM DI MILANO. Nessun commento da parte dell’ex pm del pool ‘mani pulite’ Gherardo Colombo. “Non ho nulla da dire”, ha commentato Colombo, ora magistrato in Cassazione che, con la collega Ilda Boccassini, ha condotto le indagini e il processo di primo grado che portò alla condanna di Cesare Previti e altri imputati. Gli imputati furono assolti per la vicenda della compravendita del colosso agrialimentare dell’ Iri e condannati, invece, dai giudici della prima sezione del Tribunale di Milano per la presunta corruzione dell’ex capo dei gip di Roma, Renato Squillante.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Riprendono i "viaggi della speranza" all’estero…


Con buona pace di un Parlamento ottuso, di un corpo elettorale egoista e autolesionista per la gioia di tutti i bigotti riprendono i “viaggi della speranza” all’estero..naturalmente per chi se lo può permettere…

A.N.S.A., 30 novembre 2006

SI SCAPPA ALL’ESTERO PER AVERE UN FIGLIO

ROMA – Si sono quadruplicati in nemmeno tre anni, passando da 1.066 a 4.173, i viaggi delle coppie infertili italiane all’estero in cerca di un bambino in provetta. Sono i dati aggiornati presentati a Roma dall’Osservatorio sul turismo procreativo, che hanno confrontato la situazione precedente all’approvazione della legge 40 sulla fecondazione artificiale e quella attuale.

Nei 27 centri di 10 Paesi considerati nell’indagine si è rilevato “un aumento significativo della presenza di italiani”, ha detto Andrea Borini, presidente dell’Osservatorio e dei Cecos Italia. Tuttavia, ha aggiunto, “la percezione avuta in questo periodo, con la legge 40 a regime, è che molte coppie che si recano all’estero tornino sui propri passi, deluse da aspettative non realizzate (ad esempio perché non sono riuscite a congelare gli embrioni) o comunque con la sensazione che si stia attuando sulla loro pelle un vero e proprio business”.

Spesso alla delusione si aggiungono disagi logistici, psicologici ed economici. I costi sono sempre alti, ma non sono cambiati negli ultimi anni: la Fivet con ovodonazione costa fra 5.000 e 7.000 euro, da sola costa fra 3.500 e 3.700 euro. L’Icsi può avere un costo aggiuntivo di 500-1.000 euro, mentre la diagnosi genetica pre-impianto può costare fra 1.500 e 3.500 euro.

Ecco la situazione rilevata nell’indagine

SPAGNA: è la meta preferita dalle coppie italiane, aumentate da 60 a 1.365 in tre anni; nei 7 centri spagnoli di riferimento considerati nell’indagine gli italiani rappresentano fra il 10% e il 50% dei pazienti. Il fenomeno è in deciso aumento, anche grazie all’ottima organizzazione spagnola al servizio del turismo procreativo, con tanto di interpreti al servizio dei pazienti, medici italiani o bilingue. Ad attrarre, secondo l’indagine, sono anche le ampie possibilità previste dalla legge spagnola. Tra queste, la diagnosi pre-impianto e la selezione del sesso del nascituro (quest’ultima, però, consentita solo nel caso di malattie legate ai cromosomi sessuali). Una delle tecniche più richieste dalle coppie italiane è la donazione di ovociti, che prevede un rimborso per le donatrici (spesso studentesse o comunque donne molto giovani) compreso fra 2.000 e 3.000 euro. In Spagna c’é infatti un fiorente mercato di gameti.

BELGIO: ogni anno almeno 775 italiani si rivolgono al Belgio per la fecondazione artificiale e Bruxelles si conferma tra le principali mete in Europa. Ad attrarre è soprattutto la Free University, il maggiore centro europeo specializzato, con 3.500 cicli l’anno. Qui dopo la legge 40 le coppie italiane sono raddoppiate (dal 5 all’11% del totale dei pazienti). La diagnosi pre-impianto è la tecnica più richiesta.

SVIZZERA: alta (almeno 740 coppie) la presenza delle coppie italiane (molte provenienti dalla Lombardia) soprattutto a Lugano. Ad attirare le coppie è la possibilità di congelare egli embrioni, mentre è vietata la donazione di ovuli e la diagnosi pre-impianto è permessa solo sul globulo polare, il corpuscolo che viene espulso dall’ovocita appena fecondato.

GRAN BRETAGNA: alti costi e difficoltà linguistiche sono un deterrente per la coppie italiane, che si rivolgono soprattutto a centri con medici che parlano italiano. Nonostante ciò il numero delle coppie italiane è quadruplicato, passando da 25 a 100, concentrate essenzialmente a Londra. Tra le tecniche più richieste dai pazienti, la diagnosi genetica pre-impianto.

STATI UNITI: come la Gran Bretagna, sono un riferimento solo per chi ha elevate possibilità economiche e conosce la lingua. Le coppie italiane si rivolgono soprattutto Cornell University di New York, American Fertility Services e università di Harvard. Ma solo in quest’ultima il numero delle coppie italiane é aumentato, passando dallo 0,5-1% all’1-2% del totale.

AUSTRIA E REPUBBLICA CECA: l’affluenza di italiani è aumentata sensibilmente, passando da 22 a 500 coppie.

SLOVENIA: serve soprattutto l’area di Trieste. A Lubiana, dopo la legge 40, gli italiani sono diventati il 10% dei pazienti.

GRECIA: le coppie italiane si concentrano a Salonicco e sono attualmente il 12-15% del totale dei pazienti

(foto S.D., archivio GrIG)

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E se avesse ragione Enrico Deaglio ? Prove di "democrazia deviata" ?


E se davvero avesse ragione Enrico Deaglio ? Che razza di democrazia del piffero sarebbe la nostra ? La magistratura vada fino in fondo…

Dal ?blog? di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 21 novembre 2006

Gorgo elettorale

Nelle ultime elezioni c?era uno strano odore nell?aria. Il risultato elettorale che dava vincente l?Unione con cinque punti di vantaggio a mezzogiorno svaniva di minuto in minuto. Sempre a favore della Casa circondariale delle libertà. Se il conteggio proseguiva un?altra mezz?ora Prodi sarebbe un ciclista in pensione. Cose strane sono successe quella notte. Pisanu convocato d?urgenza dallo psiconano. Prodi che proclama la vittoria dell?Unione il più in fretta possibile. Deaglio ha prodotto un video: ‘Uccidete la democrazia’ su cui ho ricevuto molte lettere. Ne pubblico due. Una di Aldo di Albenga e una di Stefano Benni.

“Caro Beppe,
ho visto ieri la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3 nella quale Enrico Deaglio avanzava un’ipotesi inquietante sullo svolgimento delle ultime elezioni politiche. Per farla breve, le schede bianche che normalmente si sono sempre attestate su percentuali variabili nelle diverse province tra il 4% e l’11% si sarebbero miracolosamente ridotte su tutto il territorio nazionale a percentuali comprese tra l’1% e il 2%. Questo milioncino di non-voti si sarebbe trasformato, per merito di qualche responsabile del Viminale e di un software da cinquemilalire, in altrettanti voti per un partito a caso della Cdl. Ad oggi non si è ancora provveduto al ri-conteggio di queste schede. A domanda della Annunziata sul motivo per cui il centro-sx non abbia denunciato il fatto, Deaglio (ingenuo??) risponde: avranno detto “abbiamo vinto lo stesso”. Ma se ogni minuto devono ricorrere alla fiducia per colpa di una maggioranza quasi invisibile al senato! 1.200.000 voti in meno alla Cdl avrebbero significato ben altra distribuzione dei seggi! Devo FORSE pensare ad accordi sottobanco da fare impallidire le trame dei servizi e la P2, e che il 99% di ciò che ci viene quotidianamente riportato sia solo il solito teatrino delle apparenze? Mi sono detto (ingenuo!!) “domani scoppierà un casino sui giornali e FORSE anche nel Paese”. Stamattina il Corriere della Sera riportava un trafiletto in cronaca nel quale la notizia non era il milione di voti trasformato, ma la protesta dei vari interessati e dei vertici Rai per l’eccessivo tempo concesso a Deaglio.La stampa non riportava neppure la notizia. Ci stanno rubando la democrazia dalla base, dal voto, e nessuno fa niente per impedirlo. Né chi ci governa, né chi dovrebbe vigilare, né chi ci dovrebbe informare, né chi dovrebbe indagare, né noi italiani, perché tanto siamo i campioni del mondo?.
Aldo – Albenga

” Ho visto il video di Deaglio sulle ultime elezioni. L?ho trovato documentato, preciso, interessante. In esso si ipotizza un broglio di più di un milione di voti a favore di Berlusconi e della Casa della Libertà.Mi sembrerebbe necessario che su questo ci fosse perlomeno un?inchiesta parlamentare. O almeno l?interesse della magistratura, dei media, delle segreterie dei partiti. Mi sembrerebbe onesto nei confronti degli elettori di sinistra e di destra. Non mi stupisce il silenzio della destra, ma quello della sinistra. Per la classe politica italiana, un attentato di questa gravità alla democrazia è poca cosa. Ma un cittadino vorrebbe sapere se il voto in Italia ha ancora senso, o se si vota per scherzo. Tante volte c?è stata oscurità su episodi della vita pubblica italiana. Se questo buio resta, forse è meglio cancellare la parola ‘repubblica democratica fondata sul lavoro’ dalla costituzione. Diciamo ‘repubblica mediocratica fondata sul patteggiamento e il silenzio’. Forse anche il voto è troppo pericoloso per questo paese. Almeno ce lo dicano, sapremo regolarci…”.
Stefano Benni, il lupo

A.N.S.A., 23 novembre 2006

BROGLI ELETTORALI, INCHIESTA SUL FILM DI DEAGLIO.

ROMA – Una indagine su un film-documentario, ma soprattutto per verificare una tesi che se dimostrata in un’aula giudiziaria potrebbe avere effetti impensabili. La tesi è nel film ‘Uccidete la democrazia!’, un dvd, che sarà in edicola con il settimanale “Il Diario”, in cui si sostiene che le elezioni politiche di quest’ anno sarebbero state truccate tramite un programma informatico, inserito nella rete di trasmissione dati del Viminale, che avrebbe in automatico trasferito una quota delle schede bianche nei voti di Forza Italia. Su questa denuncia indaga la procura della Repubblica di Roma che ha incaricato la Digos della capitale di acquisire il film documentario.

Il fascicolo aperto dal pm Salvatore Vitello è intestato “atti relativi a”, ossia senza indagati. Vitello sentirà quasi sicuramente come testimoni gli autori della denuncia in dvd, il giornalista Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani autori della denuncia che se non sarà dimostrata da una verità giudiziaria potrebbe, tuttavia, trasformarsi in un boomerang, trasformando gli accusatori, in accusati, magari di diffamazione. Secondo la sceneggiatura di ‘Uccidere la democrazia!’, il processo di acqusizione delle schede bianche dal sistema informatico del Viminale si sarebbe però interrotto in extremis nella notte elettorale lasciando alla coalizione di Romano Prodi un margine di 24 mila voti alla Camera.

La procura, che ha già aperto una inchiesta da mesi su presunti brogli elettorali sulla denuncia stavolta di esponenti della Casa delle Libertà (nello specifico, per presunte irregolarità nella raccolta delle preferenze sul voto degli italiani all’estero), acquisirà probabilmente anche un libro da cui ha tratto ispirazione il lavoro di Deaglio: il volume è intitolato ‘Il broglio’ ed è firmato da un anonimo autore che si cela sotto il ‘nom de plume’ di Agente italiano. “Sono colpito favorevolmente per la rapidità e l’interesse dimostrato dalla magistratura per un argomento per noi così importante ma che in sei mesi è stato oggetto di tanto silenzio” ha commentato il direttore di “Diario” Enrico Deaglio.

L’apertura del fascicolo da parte della procura di Roma, si sottolinea a Piazzale Clodio, è un atto dovuto, data la portata della denuncia sui presunti brogli che avrebbero caratterizzato, secondo il documentario, la notte tra lunedì 10 aprile 2006 e martedì 11, quando con il risultato in bilico, si bloccò il flusso dei dati elettorali, mentre, secondo la tesi del film, a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, giungeva l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Una convocazione “irrituale” secondo gli autori del documentario che lasciano intuire che nei confronti dello stesso Pisanu vi sarebbe stato un tentativo di condizionare il risultato elettorale.

Secondo ‘Uccidete la democrazia!’, alla fine il “grande imbroglio informatico” sfuma, non si attua il programma che prevedeva di ‘trasformare” le schede bianche in preferenze a Forza Italia. Io narrante di “Uccidete la Democrazia” e fonte riservata dell’inchiesta di Deaglio è l’attore Elio De Capitani, il Berlusconi di morettiana memoria de “Il Caimano”. Non si sa se i magistrati convocheranno anche lui a Piazzale Clodio, in una vicenda che è difficile catalogare, almeno per ora, tra i confini netti della fantasia o della realtà.

24 novembre 2006

ROMA – Un confronto tra i dati sul numero delle schede bianche, elaborati dai seggi e depositati negli uffici elettorali presso le Corti d’appello dei più importanti capoluoghi, e quelli comunicati dal Viminale sulle elezioni politiche dello scorso mese di aprile. Sarà questo uno dei primi atti che la procura di Roma compirà nell’ambito dell’inchiesta aperta dopo la denuncia di presunti brogli contenuta nel film-documentario ‘Uccidete la democrazia!’, di Enrico Deaglio. Il pm Salvatore Vitello, che ha aperto un fascicolo ‘atti relativi a’ (senza per ora ipotesi di reato) dovrebbe visionare in procura il film che propone una tesi secondo la quale un consistente numero di schede bianche, alle elezioni del 9 e 10 aprile scorso, venne ‘trasformato’ grazie ad un software, in preferenze a favore di Forza Italia. All’attenzione della procura anche un libro ‘Il broglio’ firmato dall’autore con lo pseudonimo ‘Agente Italiano’. Aldilà della inchiesta giudiziaria, che si preannuncia molto lunga e complessa (é attesa in procura l’annunciata querela dell’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, contro Deaglio), l’eco dell’iniziativa dei magistrati ha fatto andare esaurite in breve tempo in edicola le copie del settimanale ‘Il Diario’ a cui è allegato il dvd.

BERTINOTTI, LEGITTIMITA’ PIENAMENTE GARANTITA

“In ogni caso i risultati sono acquisiti, la legittimità è pienamente garantita”: lo dice il presidente della Camera Fausto Bertinotti a chi gli chiede di commentare le polemiche scaturite dal film sui presunti brogli alle ultime elezioni politiche. “E’ una polemica – osserva Bertinotti – che è stata già esaminata e mi pare abbia già avuto una risposta”.

FASSINO, FUGARE OGNI DUBBIO PER SERENITA’DEMOCRATICA ROMA

“Certamente è una denuncia su cui bisogna interrogarsi e a cui occorre dare risposte: deve essere fugato ogni dubbio per la serenità della vita democratica del paese”. Così il segretario nazionale dei Ds, Piero Fassino, a margine del congresso straordinario della Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) in corso a Roma in Campidoglio, commentando l’inchiesta su presunti brogli elettorali aperta in seguito ad un inchiesta del direttore di ‘Diario’ Enrico Deaglio. “Credo ci siano sedi politiche e istituzionali – ha aggiunto Fassino – che lo possono fare, a partire dagli organi parlamentari deputati a certificare la regolarità degli eletti; certamente occorre evitare che il paese sia insidiato dal dubbio che qualcuno abbia potuto manomettere la volontà elettorale del popolo”.

BONDI, DA BERTINOTTI PAROLE GRAVISSIME SU BROGLI

Il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, definisce “gravissime” le parole di Fausto Bertinotti sul documentario di Deaglio su presunti brogli di Forza Italia alle ultime politiche. In particolare, l’esponente azzurro contesta una frase del presidente della Camera (“Escludo che le prove che vengono sollevate possano avere influenza sul risultato elettorale”) su quello che Bondi definisce “documentario-spazzatura di Enrico Deaglio”.

IL PRECEDENTE DEL FILM DI LUCIANO SALCE

Come quasi sempre succede, lo scenario delle elezioni truccate era già stato descritto in un film, stranamente scomparso e mai più trasmesso da decenni. Il film è ‘Colpo di stato’, del regista Luciano Salce, che uscì nel 1969, con una curiosa veste in bianco e nero e senza attori di grido, bistrattato dalla critica di destra e di sinistra come un maldestro tentativo di fantapolitica. Salce lo considerava il suo capolavoro. Rimase nelle sale pochi giorni per poi ricomparire, raramente, in qualche cinema d’essai. Anche in tv non è stato più trasmesso da decenni.

La sceneggiatura era di Salce e di Ennio De Concini. Gli interpreti Steffen Zacharias, Orchidea De Santis, Liz Barrett, Dimitri Tamarov, Loris Gizzi, Alberto Plebani, Gaetano Imbrò, lo stesso Luciano Salce. C’era anche una specie di coro da tragedia greca a commentare gli sviluppi della vicenda, sulle musiche di Gianni Marchetti. Il tema del film era quello delle elezioni politiche del 1972, ancora da venire.

Per lo scrutinio viene usato, per la prima volta, un fantascientifico e misterioso calcolatore elettronico, fatto venire appositamente dall’America. Il cervellone rivela subito che, stavolta, contro tutte le aspettative, a vincere le elezioni sono stati i comunisti. Scatta subito l’allarme, sia a destra sia a sinistra (ci sono anche i sosia di Saragat, Johnson e De Lorenzo).

Usa e Urss, immediatamente informati, prima mettono in allarme l’apparato militare, poi decidono di cercare una soluzione pacifica. In Italia, molti industriali preparano i bagagli, mentre militari e servizi cominciano a lavorare per un vero ‘colpo di Stato’. Alla fine i capi della sinistra, su consiglio di Mosca, suggeriscono al governo di dichiarare inattendibili i risultati elettorali attribuendone la colpa al povero calcolatore elettronico. Con l’accordo di tutti, i risultati finali saranno truccati per far vincere di nuovo la Dc e l’inventore della macchina finirà rinchiuso in un manicomio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Ma "provincia verde" de chè ?


Quando abbiamo letto questo articolo abbiamo trasalito: vuoi vedere che finora non ci eravamo accordi di vivere in una bellissima “provincia verde”, circondata da paradisi riconosciuti nella Convenzione di Ramsar per la tutela degli uccelli acquatici, da ben 17 siti inseriti nel progetto Bioitaly, da Zone a Protezione Speciale (Z.P.S.), da Siti di Importanza Comunitaria, da zone umide rilevantissime ? Tutte queste eccelse prerogative, secondo il Presidente della Provincia Pasquale Onida, sono caratterizzate da un?azione di tutela tale da poter essere citata come esempio di sostenibilità ambientale e biodiversità. Da tutto ciò la qualifica di ?Provincia Verde?. Chi ha dato questa qualifica alla Provincia di Oristano ? Credevamo fosse un riconoscimento ministeriale, ma abbiamo poi scoperto che si trattava molto più modestamente di un titolo assegnato alla rassegna nazionale di Euroflora. Ma tant?è. E? servito al Presidente per farsi bello con le penne del pavone.
Faremo solo pochi esempi: Per ciò che riguarda Ramsar basti ricordare che lo stagno di Cabras era stato dichiarato di valore internazionale perché ospitava o poteva ospitare più di 10.000 anatre; almeno 20 ? 30 coppie di Pollo Sultano, ecc. ecc. Ed ora ? Nell?ultimo censimento invernale, nel momento di maggior afflusso di uccelli migratori (dicembre 2005) le folaghe presenti in tale stagno erano erano 1 (proprio 1 !) e gli anatidi ben 6 (sic). Uguali considerazioni si potrebbero fare per gli altri siti Ramsar (S?Ena Arrubia, Stagno di S. Giovanni). Perché non leggere questi dati prima di esporsi a simili figuracce ? Dei SIC, inoltre, nessuno ha dimenticato gli indegni lavori pubblici che ne hanno stravolto i connotati (attività immobiliare nel bosco di Is Arenas, peschiere in cemento armato, canalizzazioni inutili, asfalto e cemento profusi in mille modi). Della gestione integrata della laguna di S?Ena Arrubia, dopo anni, nessuno si è ancora accorto, ma tutti sanno che la Provincia ha dovuto rimborsare alla Comunità Europea (ma chi ha pagato ?) i soldi spesi per un ?progetto natura? mai concluso.
Per ciò che riguarda l?Agenda 21 locale, raramente si è potuto vedere un così palese tradimento dello spirito e della lettera dei protocolli e delle buone pratiche di ?Agenda 21? e, più in generale, delle procedure di sostenibilità ambientale: un?assoluta mancanza di qualsiasi coinvolgimento delle Associazioni ambientaliste locali, così come di altri soggetti non istituzionali: mai invitati d?altronde a qualsiasi manifestazione riguardanti l?ambiente, forse perché troppo ?pericolose?.
Nell?articolo si scopre inoltre che il Presidente Onida si vanta della definizione del Piano Faunistico Provinciale; peccato che abbia dimenticato di dire (certe volte la distrazione?) che è stato sempre bocciato dal Consiglio Provinciale.
Potremmo continuare per chissà quanto, ma a proposito di zone umide vorremmo ricordare soltanto la leggera omissione, certamente anch?essa dovuta alla disattenzione del Presidente, delle numerose ecatombe di pesce che avvengono puntualmente nei nostri stagni che pure, a suo dire, sono esempi di sostenibilità ambientale e biodiversità. Le nostre lagune soffrono di mali che vanno sempre più aggravandosi e che si chiamano: mancanza di ricambio di acqua e aumento di salinità, inquinamenti, interramenti progressivi, cattiva gestione. Ma da parte della Provincia è meglio sorvolare e non addentrarsi in proposte operative e di rinaturalizzazione degli stagni.
Non sappiamo il perché delle affermazioni fatte dal nostro Presidente. I fondi messi a disposizione della Provincia finora sono serviti soprattutto a finanziare studi sugli stagni o ad avallare progetti ed opere pubbliche che, sia nelle previsioni che nella prova dei fatti, finora hanno dimostrato in gran parte di essere inutili o dannosi. A che cosa serviranno questi nuovi finanziamenti ? Restano per ora i problemi che stanno distruggendo l?economia e la natura di questa nostra benedetta Provincia. Non sarebbe stato meglio se il Presidente, in un slancio di sincerità avesse richiesto fondi per sanare seriamente le situazioni critiche invece di andare a vantare il meraviglioso ?equilibrio di biodiversità? ? Forse avrebbe dimostrato più serietà e avrebbe guadagnato più credibilità, senza raccontare al Ministro dell’Ambiente inutili favole che squalificano tutta la Provincia.
Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Insomma, si vuole qualche olivo in meno e qualche "arrostita" in più…


La dott.ssa Simonetta Sanna, magistrato sassarese di cassazione, chiarisce che considera il P.P.R. ?legittimo?, ma contenente alcune scelte ?inopportune?. Bontà sua. Rimarca l?inopportunità di uno degli infiniti convegni patrocinati dalla Regione dove si son trovati assessori, magistrati, avvocati e quant?altro si ritrova in queste occasioni, forse non sapendo ? magari perché non li frequenta – che la consuetudine è di lunga data. Non li frequento neppure io, ma non ignoro tale abitudine, puntualmente rispettata anche nei tempi passati, quando per anni abbiamo atteso che la magistratura amministrativa regionale si esprimesse sui piani territoriali paesistici impugnati perché illegittimi?come quelli in precedenza annullati su ricorsi straordinari al Capo dello Stato dietro parere del Consiglio di Stato. Nessuno, neppur flebile, accenno di protesta si levò da alcuna parte. Ci sembra di capire che le piacciono le ?residenze di campagna? negli uliveti dell?agro sassarese, ottimi luoghi per buone ?arrostite?. Forse, però, non s?è accorta che una politica edilizia sconsiderata e solerti costruttori ne stanno facendo ormai sedi di villette a schiera. Come qualsiasi periferia urbana. In più, sul piano giuridico, proprio non vuol accettare che la Regione, con una mole notevole di analisi tecnico-scientifiche sul territorio e parte integrante del P.P.R., ha compiuto proprio quella ?ricognizione dell?intero patrimonio, considerato mediante l?analisi delle caratteristiche storiche naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare? richiesta dall?art. 143, comma 1°, lettera a, del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Sugli usi civici in precedenza definiti ?da liquidare?, come davanti ad un bel plotone d?esecuzione, ora invece tace. Per fortuna.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 21 ottobre 2006

Paesaggio, mai parlato di illegittimità. Ma questo non impedisce di dubitare sull?opportunità di alcune decisioni. Simonetta Sotgiu, magistrato di cassazione.

Ho notato con piacere che le mie osservazioni al Piano Paesaggistico hanno suscitato reazioni critiche da parte di due dei principali protagonisti della nascita del Piano, il Professor Salzano, Cooordinatore del Comitato Scientifico e l?assessore Regionale Sanna. Nel doveroso rispetto delle opinioni di tutti, e tenendo presente che l?interpretazione di un testo di legge appena emanato può essere ripensata, se le osservazioni altrui appaiono convincenti, debbo tuttavia osservare che non ho avuto sostanziale risposta nè dall?uno né dall?altro dei miei cortesi interlocutori, in ordine a tre questioni che ho posto nel mio ?intervento? a margine del Convegno sul Piano tenutosi a Cagliari per iniziativa congiunta della Regione Sarda e del Tar Sardegna, e precisamente: 1) sulla scarsa opportunità di un tal Convegno che sembrerebbe essere stato organizzato per predisporre in modo alquanto surrettizio, a termini di impugnativa ancora aperti, un favorevole parere della magistratura amministrativa su un Piano, che io stessa sulle pagine di questo giornale, ho giudicato formalmente legittimo, perché legittima è stata la delega che l?Assemblea Regionale ha dato alla Giunta, ma che nei contenuti è contestabile ed è stato ampiamente contestato a vari livelli. Ritengo infatti che il giudice, tanto ordinario quanto amministrativo, debba non solo essere, ma apparire imparziale e mi auguro vivamente che la ?serenità? con cui l?Assessore Sanna afferma di attendere l?esito di eventuali impugnazioni del Piano non derivi dalle favorevoli dichiarazioni dei relatori di quel Convegno. 2) Mi si contesta la mancata considerazione del nuovo art.143 del codice urbanistico nazionale, che ha dato alla Regione la possibilità di tipizzare immobili o aree diversi da quelli indicati in via generale in altra parte della legge da sottoporre a specifica disciplina e salvaguardia. Ma il comma i) va letto unitamente al primo comma (a) dello stesso articolo, che richiede la ?ricognizione dell?intero patrimonio, considerato mediante l?analisi delle caratteristiche storiche naturali, estetiche e delle loro interrelazioni e la conseguente definizione dei valori paesaggistici da tutelare, recuperare, riqualificare e valorizzare?. Con tale lettura unitaria si ritorna alla mia iniziale osservazione: posto che il nuovo art. 142 dello stesso codice Urbani tutela per legge la fascia costiera italiana entro i trecento metri dalla battigia, l?ampliamento di tale fascia (che in Sardegna comportava già un vincolo di 500 metri) può essere giustificato solo in base a particolari e specifiche caratteristiche ?storiche, naturali, estetiche?, che vanno adeguatamente motivate in relazione ai terreni costieri inclusi in una fascia che va da due a cinque chilometri di profondità in caso contrario, il contrasto fra un tale vincolo indistinto e generalizzato e la norma statale, che richiede l?esame specifico delle caratteristiche dei vari terreni sottoposti a vincolo, a mio parere permane. 3) Sulle aree agricole, ho contestato l?inesatto riferimento al rispetto delle tradizioni e della storia delle varie colture esistenti nell?Isola; in particolare per le zone ulivate che circondano l?abitato di Sassari, vi è sempre stato, da parte dei miei concittadini, anche dei meno facoltosi, il desiderio di allontanarsi per il fine settimana, o per un periodo di riposo, dall?abitato, non sempre piacevole, del centro cittadino (soprattutto di quello storico), utilizzando – prevalentemente per arrostite – una residenza campestre più o meno bella o spaziosa, ma immersa nel verde, rilassante. Da ora in poi l?uliveto non sarà più utilizzabile in tal senso, e il vincolo va accettato, anche se non lo si condivide, perché è stato espresso da chi rappresenta la maggioranza dei sardi. L?Assessore Sanna sdrammatizza la questione, affermando in sostanza che saranno i Comuni a valutare al meglio le specificità locali. Questo è vero, ma è vero anche che proposte e modifiche degli Enti locali debbono comunque passare al vaglio dei funzionari regionali addetti all?urbanistica, che potrebbero vanificare il gran lavoro in atto da parte dei Comuni, le cui osservazioni – non dimentichiamolo – furono a suo tempo quasi interamente respinte. Mi auguro quindi che i prossimi Puc abbiano una miglior accoglienza da parte della Regione rispetto a quanto è accaduto a quelle prime osservazioni; ribadendo che anche se storia e tradizioni locali non sono state, nel Piano, considerate al meglio (non me ne voglia un veneto come il professor Salzano, che non è tenuto a conoscere i nostri usi e costumi), si può nondimeno coniugare una ragionevole e tutela dell?ambiente in una Regione che necessita di sviluppo, soltanto ove si riesca a coordinare il non esaltante retaggio dei muretti a secco e delle strade sterrate con quello di avveniristiche imprese, quali quelle biotecnologiche, che mi pare necessitino di un differente background ambientale.

(foto L.C., archivio GrIG)

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"Aliga" napoletana in Campo d’Ozieri…


Si apprende che l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente, in accordo con il Consorzio industriale della Piana di Ozieri e la relativa società controllata Chilivani Ambiente, ha deciso di accogliere l?invito rivolto a tutte le Regioni dal responsabile del Dipartimento per la protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri Guido Bertolaso per un ?aiuto? per la soluzione di emergenza dello smaltimento dei rifiuti dei Comuni dell?area vesuviana, in Campania. Il decreto-legge dello scorso 9 ottobre lo richiede. Sono 38.000 tonnellate di rifiuti che non si sa in che altro modo gestire. Molte Regioni hanno fatto lo stesso. Il Piemonte, ad esempio, ne accoglierà nei suoi impianti 3.500 tonnellate, la Lombardia e la Toscana 4.300 ciascuna. In Sardegna dovrebbero giungere 200 tonnellate di rifiuti non differenziati, pari a 500 metri cubi. Destinati alla discarica controllata di Coldianu. 200 tonnellate di rifiuti è quanto produce in trentasei ore la sola Cagliari. Ben poca cosa quindi. In nome di quella solidarietà che permette che una buona parte dei Canadair disponibili a livello nazionale sia resa fruibile dalla Sardegna durante la stagione estiva del fuoco. Le proteste sono state unanimi. Con supremo sprezzo del ridicolo il sindaco di Olbia ha addirittura emanato un?ordinanza contingibile e urgente (la n. 71 del 20 ottobre 2006) con la quale statuisce il ?divieto di scalo, trasporto, stoccaggio, conferimento, trattamento o smaltimento di rifiuti di provenienza extraregionale? nel territorio comunale di Olbia. Avesse mostrato la metà della metà dell?energia profusa in tema nella lotta all?abusivismo edilizio, Olbia li avrebbe già buttati giù tutti. Ovvero avesse mostrato il medesimo interesse verso i c.d. fumi di acciaieria, vere e proprie scorie che giungono in ben 300 mila tonnellate annue in Sardegna, forse il referendum del 2005 sarebbe stato vinto e la Sardegna eviterebbe di esser davvero una ?pattumiera? per rifiuti ben peggiori. Nel silenzio ormai generale. Gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico sono stati fra i più determinati sostenitori del referendum contro l?accoglimento dei rifiuti di provenienza extra-regionale, in giusta ottemperanza ai principi generali di auto-sufficienza nella gestione dei rifiuti, così come indicato dal decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni, il c.d. decreto Ronchi. Invece la legge regionale n. 8/2001 ha aggiunto il comma 19 bis all?art. 6 della legge regionale n. 6/2001, introducendo una deroga al divieto di importazione dei rifiuti per quelli che possono essere riutilizzati come ?materie prime? in processi industriali. Così come fa la Portovesme s.r.l. con i fumi di acciaieria. Gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico oggi ribadiscono che quelle 200 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania anche se sono ben poca cosa non possono arrivare in Sardegna perché c?è un divieto di legge, ma vogliono sottolineare anche la triste ipocrisia di chi non vuol vedere ingenti quantitativi di rifiuti ben peggiori che quotidianamente approdano nell?Isola in un assordante silenzio.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto G.N., archivio GrIG)

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Editoriale. Abbiamo superato le 50.000 "visite", grazie di cuore !


Ormai sono state superate le 50.000 ?visite? al ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico. Dall?11 dicembre 2005, quando abbiamo messo nella grande ?prateria? del web le nostre prime informazioni sull?ambiente ed i diritti civili s?è fatta un po? di strada. Nell?ultima quarantina di giorni vi sono stati 10.000 contatti. Una media di 250 al giorno. Con il nostro piccolo ?record? di 537 ?visite? in un giorno. Non pensavamo a niente di simile. Non sono certo i numeri dei ?blog? di Beppe Grillo, ormai sempre più un grande ?comico? con un sensazionale ruolo di ?supplenza? politico-sociale, o di Violet, dove ci si può ?scaricare? di tutto, con o senza sciacquone. O ?sperduti nel cosmo?, curioso ?blog? demenziale. Non ci eravamo posti questi obiettivi. Qui si parla di natura, beni culturali, diritti civili con un occhio di riguardo alla Sardegna. Cerchiamo di fare qualcosa di buono nel nostro piccolo. Siamo e rimaniamo tutti quanti dei volontari che vorrebbero cercare di far spalancare gli occhi, almeno un po?, ai nostri concittadini e contribuire a rendere un po? migliore (o un po? meno peggiore, per gli inguaribili pessimisti?) la Sardegna e la nostra Terra. Non ci interessa spiattellare sul web gnocche più o meno discinte, non ci interessa dare spazio a proprie ed altrui verità assolute, manìe di persecuzione, conàti e pulsioni esistenziali. Questo non è uno dei tanti posti dove si pratica la coprofilìa informatica?.. Il ?blog? è, naturalmente, la vetrina delle attività del Gruppo d?Intervento Giuridico, ma anche degli Amici della Terra, della Lega per l?Abolizione della Caccia, di tante altre realtà ecologiste e cittadine. Cerchiamo di fare informazione con obiettività ed in modo documentato, naturalmente da un punto di vista ?ecologista?. Se qualcuno cerca la posizione dell?associazione degli industriali siderurgici, con tutto il rispetto vada a cercarsela altrove. Finora 328 articoli e 870 commenti. I più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio?? sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.260 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (741 ?visite?) e ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (518 ?visite?). Fra i tanti, alcuni sono argomenti più ?gettonati?: la speculazione e l?abusivismo edilizio (4.312 contatti su 42 articoli), la Conservatorìa delle coste (1.455 contatti su 8 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (601 contatti su 4 articoli), le aree minerarie dismesse (773 contatti su 8 articoli), la pianificazione paesistica (1.736 contatti su 13 articoli), l?informazione sui temi ambientali relativi alle elezioni comunali cagliaritane (847 contatti su 6 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (3.371 contatti su 22 articoli). Cerchiamo, in particolare con l?utilizzo dello strumento del diritto, di salvaguardare e promuovere ambiente, ?altri? animali, beni culturali e diritti civili. Un utilizzo pragmatico, mirato, puntuale, ?pesante?, quando necessario. Ma sempre chiaro e limpido. Senza secondi fini. E questo lo sanno amministratori pubblici troppo spesso afflitti da manìe di protagonismo o esagerato attaccamento alla propria poltrona. Ma lo sanno anche gli arruffapopoli, con o senza prebende pubbliche, con ambizioni da demiurgo de nos?atrusu. Facciamo del nostro meglio, senza alcuna pretesa di infallibilità né di onnipotenza (di ?infallibili? ed ?onnipotenti? ?sto mondo è già pieno) ed il numero crescente di collaborazioni, interventi, commenti ci fa supporre di essere sulla buona strada. Analogamente i risultati arrivati e, soprattutto, quelli ai quali puntiamo e vogliamo ottenere nel futuro. E la nuova politica ambientale regionale, soprattutto in tema di pianificazione paesaggistica, di impianti eolici, di limitazione della caccia, registra indubbi risultati positivi rispetto al passato. Da più parti si contesta l?Amministrazione regionale del presidente Renato Soru perché? sta attuando in campo ambientale quando contenuto nel programma di governo con il quale sono state nettamente vinte le elezioni regionali del 2004. Ad esempio, si contesta sul piano personale Renato Soru perché ha approvato il piano paesaggistico regionale. Come se, poi, se lo fosse scritto e disegnato solo lui dentro una piccola e claustrofobica stanzetta scura?. Si tratta sostanzialmente di un buon piano, con una poderosa analisi tecnico-scientifica del territorio alle spalle, dà una stangata ad una marèa di progetti edilizi incombenti sulle coste. Tutti gli atti del piano sono disponibili, da subito, sul sito istituzionale della Regione, con rara trasparenza. Si potrebbe dire ben di più. Considerazioni positive e critiche. In questo ?blog? vi sono vari articoli in merito, anche parecchio letti. Ma lasciano veramente il tempo che trovano le più assurde e talvolta esilaranti tesi complottistiche che ultimamente abbondano: il piano paesaggistico è fatto così per favorire Tronchetti Provera. No, è fatto così per favorire Barrack, anzi Mazzella. Anzi, pure il cugino della segretaria di Soru. E ancora nessuno si è accorto della ?cupola? composta da Soru, lo stilista Balestra ed il giudice Squillante, noto per alcune disavventure giudiziarie? La finalità ? Ma è ovvio: accalappiare tutte le coste della Sardegna e riempirle di mattoni azzurri, colore che notoriamente piace all?esimio stilista ! E come si prova il collegamento fra loro ? Ma è ancor più ovvio: tutti e tre si chiamano Renato ! E non è finita qui: le fila della ?cupola? le tira Marina Ripa di Meana ! E? ovvio: uno dei suoi amati cani carlini si chiama Renato ! Tanto colpa di qualsiasi cosa non piaccia in questa maledetta amata Isola è sempre di Renato Soru?.. Cretinate a parte, non tutto è certamente rose e fiori: le ?ombre?, come nella vicenda delle aree minerarie dismesse, le inefficienze e le lentezze, come nella politica dei parchi naturali, non mancano. E coinvolgono pienamente un?azione di governo ampia e diffusa, non certo ?colata? nella persona del ?Governante unico?, coperchio buono per tutte le pentole. E non marginali protagonisti negativi sono gli Enti locali, spesso ?attori? fondamentali in campo ambientale, come nel caso dell?inceppata campagna ?Sardegna fatti bella? finalizzata a ripulire le innumerevoli discariche abusive dell?Isola e tuttora pressoché al palo. Non dimentichiamo, poi, che si devono inoltre recuperare anni ed anni di politiche ambientali improntate a incapacità, interessi particolari, favoritismi. Anni di pessime politiche ambientali ?governati? proprio da alcuni fra quelli che oggi sbraitano più forte. Due parole sul futuro. C?è ancora moltissimo da fare. E chi governa è bene che lo sappia e faccia ancora di più, ben di più per coinvolgere la collettività sarda. Ed è naturale che l?unione faccia la forza: chi condivide le nostre battaglie per l?ambiente, per i beni culturali ed i diritti civili faccia anche un passo ulteriore, si iscriva al Gruppo d?Intervento Giuridico. E ci sostenga e collabori, nei limiti delle sue disponibilità e delle sue capacità. Questo consente di avere sempre più forza per spingere ad agire chi governa ai vari livelli questa Terra. Non chiediamo la luna, ma vogliamo difendere la nostra Terra e chi la vive.
Grazie ai tutti i visitatori, siamo qui anche per voi?

p. Gruppo d?Intervento Giuridico

Stefano Deliperi

(foto S.D., archivio GrIG)

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Qual’è il motivo di questa "crisi" dell’Esecutivo regionale sardo ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico assistono sconcertate, come la collettività sarda, all?attuale situazione di ?crisi? dell?Esecutivo regionale guidato dal Presidente Renato Soru. Le dimissioni da parte dell?Assessore della difesa dell?ambiente Tonino Dessì dispiacciono non solo umanamente per il cospicuo buon lavoro espletato in questi ultimi due anni, in particolare in tema di tutela della fauna e degli habitat naturali. Dispiacciono anche le ricorrenti ?voci? di sostituzioni assessoriali, soprattutto di componenti dell?Esecutivo che bene hanno lavorato per la tutela dei beni culturali ed ambientali. In questi due anni la Giunta regionale di Renato Soru ha sostanzialmente lavorato bene nel campo ambientale, con particolare riferimento al nuovo piano paesaggistico regionale, alla salvaguardia delle coste, ad una maggiore tutela della fauna selvatica. Non sono mancate e non mancheranno difficoltà ed ?ombre?, come in tutte le cose umane, ma i risultati raggiunti e quelli conseguibili nel prossimo futuro (tutti già delineati nel programma di governo della coalizione di centro-sinistra) devono costituire la base politico-amministrativa dalla quale ripartire con energia ed entusiasmo. Non vorremmo, invece, vedere il riemergere di vecchie modalità prettamente partitiche che speriamo siano consegnate definitivamente al passato. La Sardegna non pare proprio che ne abbia bisogno. Auspichiamo che prevalga il buon senso ed il senso di responsabilità per raggiungere quegli obiettivi di tutela e corretta valorizzazione ambientale degni di una regione europea. Di questo, invece, la Sardegna ha proprio bisogno.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto P.F., archivio GrIG)

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Religione e civiltà, muore una "crociata" e il Papa tuona…..


Oggi è morta Oriana Fallaci. Al di là di quanto ha sostenuto, certamente opinabile, sicuramente una donna dalla fortissima personalità, dura nelle sue posizioni, violenta nelle sue passioni. Non è passata inosservata. In questi giorni, quasi non per caso, papa Benedetto XVI ha tuonato contro la “guerra santa dell’Islam … contraria alla natura di Dio“. Il mondo islamico non l’ha presa bene e, anzichè andare verso un proficuo dialogo, sembra che si vada verso nuove crociate. In proposito abbiamo già dato…al massimo si può inviare un Calderoli alla Mecca…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 15 settembre 2006, ore 08.01

E’ MORTA ORIANA FALLACI

FIRENZE – Oriana Fallaci è morta nella notte presso al casa di cura Santa Chiara a Firenze, dove era ricoverata da una settimana sotto il piu’ stretto riserbo. Aveva 77 anni. Soffriva di un male incurabile. Le esequie della scrittrice, per sua espressa volonta’, si svolgeranno in forma strettamente privata. Lo hanno reso noto i familiari. Giornalista d’ assalto, intervistatrice di ‘grandi firme’, polemista anti-Islam, scrittrice di best-seller: in un paese come l’Italia, che tiene ancora rigorosamente distinti letteratura e giornalismo e che solo in anni recenti ha visto il fiorire di figure di intellettuali-star, grazie alla diffusione dei talk-show televisivi, Oriana Fallaci ha rappresentato un ‘caso’.
Toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci la Fallaci è stata la prima donna in Italia ad emergere in un terreno tradizionalmente occupato dagli uomini. Esplicita e sincera fino all’ esibizionismo, ha interpretato sia il giornalismo che la vita con forte spirito d’ avventura, documentando alcuni dei più importanti conflitti e insurrezioni tra gli anni ’60 e ’70, ma anche, benché dietro lo schermo della finzione letteraria, vicende personali. E quando è passata alla narrativa è diventata in breve tempo la scrittrice italiana contemporanea più letta nel mondo. Nata a Firenze nel 1930, la Fallaci esordì non ancora diciassettenne come cronista di un quotidiano fiorentino per poi passare all’ ‘Europeo’. Qui si occupa di attualità e costume e a questa fase appartengono i suoi primi libri: ‘I sette peccati di Hollywood’ (1957), ‘Il sesso inutile, viaggio intorno alla donna’ (1961), il romanzo ‘Penelope alla guerra’ (1962) e ‘Gli antipatici’ (1963). L’impegno nel giornalismo cresce negli anni successivi proporzionalmente all’importanza dei temi trattati. La Fallaci si misura con eventi come la conquista della Luna (tema del libro ‘Se il Sole muore’, 1965) e con la guerra in Vietnam: ‘Niente e cosi’ sià, 1969, è il libro con cui vince il suo primo premio Bancarella e rivela le sua qualità di corrispondente consolidando la sua fama internazionale. Negli anni seguenti continua a recarsi in Vietnam, seguendo le battaglie più sanguinose e distinguendosi per il coraggio. Si occupa anche, sempre per ‘L’ Europeò e poi per ‘Il corriere della sera’, dei conflitti indopakistani e mediorientali e delle insurrezioni in America Latina, rimanendo gravemente ferita nel massacro di Plaza Tlatelolco a Città del Messico (1968). E’ questo anche il periodo delle sue celebri interviste con capi di stato e leader politici, da qualcuno giudicate a tratti insolenti, da altri fino troppo addomesticate, ma che restano comunque un modello nel genere più difficile del giornalismo: particolarmente noti e riusciti i suoi “faccia a faccia” con Henry Kissinger, Nguyen Van Giap, Golda Meir, Ghedafi, Khomeini, Deng Xiao Ping che confluiscono nel libro “Intervista con la Storia” (1974). Il suo passaggio alla narrativa, la cui vocazione covava chiaramente anche nello stile dei reportage, viene premiata dal pubblico di tutto il mondo. I suoi romanzi (‘Lettera ad un bambino mai natò, 1975, 40 edizioni solo in Italia; ‘Un uomo’, 1979, premio Viareggio; ‘Insciallah’, 1990, superpremio Bancarella) vengono tradotti in 30 paesi (tra cui Giappone, Cina, Thailandia, paesi arabi), vendono milioni di copie e scatenano puntualmente polemiche culturali e non solo. Che sono solo l’ antipasto di quello che accadrà per l’ultima, colossale battaglia della Fallaci, quella contro l’Islam inaugurata dal caso editoriale italiano degli ultimi anni, ‘La rabbia e l’orgogliò, rielaborazione di un intervento apparso sul Corriere della sera all’indomani dell’ 11 settembre, e proseguita con altri due libri. Il suo stile, enfatico e magniloquente secondo i critici più spietati, piace al pubblico e d’ altra parte corrisponde, nel bene e nel male, ai tratti della sua personalità. Il pubblico apprezza gli accenti sinceri delle sue confessioni anche quando il confine della retorica sembra essere superato, ma i critici di professione non le conferiscono mai la definitiva patente di ‘scrittrice’. Lei se ne rammarica, ma lo fa senza conveniente diplomazia: ancora qualche anno fa, ricevendo un premio in Francia, aveva detto: “In Italia la gente mi ama, ma quelli che pretendono di dire cosa deve o non deve piacere mi amano molto meno”.
Qualcuno le aveva rimproverato anche l’ eccessivo gusto per la spettacolarizzazione dei propri casi personali: gli incidenti in guerra, l’ amore per Panagulis, la malattia. Ma era inevitabile che un carattere indomabile come il suo ‘personificasse’ anche la sfida dell’ ultimo, tragico ‘faccia a faccia’.

A.N.S.A., 15 SETTEMBRE 2006, ORE 09.12

LA SCRITTRICE ANTI-ISLAM E IL PAPA DEI TEO-CON

Con la religione cattolica Oriana Fallaci non era mai stata tenera. Non lo era ai tempi di ‘Lettera a un bambino mai nato’, ‘Niente e cosi’ sià, ‘Un uomo’, e non lo è stata nemmeno con ‘La Rabbia e l’Orgoglio’, il best seller che dopo l’11 settembre la riportò ai vertici delle classifiche e delle polemiche. In quel pamphlet non perdonava Giovanni Paolo II di aver chiesto scusa per Le Crociate. Ma con Benedetto XVI aveva condiviso l’ amore per i valori dell’ Occidente e il rifiuto del relativismo, e il suo atteggiamento era decisamente mutato. Di sicuro la richiesta di un’udienza privata, circa un anno fa, dimostrava una maggiore vicinanza della giornalista-scrittrice a Papa Ratzinger che non al suo predecessore. In comune almeno un nemico: il relativismo che, per dirla con la veemenza della Fallaci, rischia di trasformare l’Europa in ‘Eurabia’. Ancora cardinale, Joseph Ratzinger scrisse insieme al presidente del senato Marcello Pera ‘Senza Radici’, un libro dove il futuro Papa scrive: “L’Occidente non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro”. Dopo l’11 settembre Oriana Fallaci combatte, a modo suo, su questo stesso fronte. Attirando accuse e odii, ma anche discepoli e ammirazione tra intellettuali di prima fila e gente comune: per capirlo basta guardare il top di vendite della sua controversa trilogia che ne ha caratterizzato la svolta post-narrativa. ‘La Rabbia e l’orgoglio’ esplose (dopo 10 anni che la Fallaci non dava alle stampe un libro – ultimo successo ‘Inshallah’) prima come estratto sulle pagine del Corriere della Sera e poi in libreria (fu il libro più venduto del 2002).
In spregio del linguaggio politicamente corretto, Oriana Fallaci scandalizzò, provocò, fu attaccata fin nella sua Toscana e si difese a modo suo, con la penna. Ma non cambiò linea; anzi aveva dato il via a un dibattito culturale che nel corso dei mesi e degli anni si farà sempre più accesso tanto da avvicinare laici a cattolici fornendo legna al pensiero che oggi viene definito Teo-Con. Carlo Rossella, allora direttore di Panorama, fu il primo a proporla come senatrice a vita e da allora il suo nome per palazzo Madama ritorna spesso.
Dopo due anni e mezzo esce il secondo libro, ‘La forza della Ragione’: questa volta nel mirino di Oriana non c’é solo l’Islam ma anche l’Europa “che si è venduta come una sgualdrina ai sultani, ai califfi, ai vizir” perdendo il senso del valore della propria cultura: lo stile è diverso, per molti non condivisibile, ma la difesa delle radici culturali europee è la stessa fatta dal teologo Joseph Ratzinger e dal filosofo Marcello Pera in ‘Senza Radici’ uscito in libreria sei mesi dopo, a fine 2004. Dello stesso anno è l’ultimo libro della trilogia: ‘Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci’, 126 pagine scritte “in un qualche posto in Toscana nel luglio del 2004″ e dedicate alla sorella Paola Fallaci, anche lei giornalista. Un libro che oggi si può leggere come il suo testamento. La scrittrice-combattente sta già molto male, colpita da anni da un cancro al polmone, e non ha paura a scrivere: “Ho la morte addosso”. “Ho qualche anticorpo nel cervello – continua senza pudori – ma non ho molto da vivere. Però ho ancora tante cose da dire”. Cose che forse avrà detto nel colloquio privato, che si voleva segreto, con papa Benedetto XVI nell’agosto del 2005.

A.N.S.A., 12 SETTEMBRE 2006

Papa: guerra santa Islam contro Dio. L’Occidente e’ sordo a Dio e incapace di dialogare.
RATISBONA, 12 SET- La guerra santa dell’Islam e’ ‘contraria alla natura di Dio’ e l’Occidente e’ ‘sordo al Divino e incapace di dialogare’, dice il Papa. ‘Argomentazione decisiva’ per il Pontefice ‘contro la conversione mediante violenza e’ che ‘non agire secondo ragione e’ contrario alla natura di Dio’. Il Papa ha poi invitato Islam e Occidente a dialogare per ritrovare l’equilibrio di una fede non disgiunta dalla ragione.

A.N.S.A., 14 SETTEMBRE 2006, ore 16.50

PAPA: REAZIONI A DISCORSO SU ISLAM. Mufti Turchia: ‘molto provocatorio, ostile e pregiudiziale’
ANKARA, 14 SET – Il ‘Gran Mufti’ di Turchia Bardakoglu definisce ‘molto provocatorio, ostile e pregiudiziale’ il discorso di martedi’ del Papa sull’Islam. ‘Rivela un atteggiamento presuntuoso,viziato e arrogante di chi sa di avere dietro di se’ il potere economico dell’Occidente -dice- i musulmani devono preoccuparsi del viaggio di Benedetto XVI in Turchia a novembre’. Intanto due dignitari kuwaitiani,uno sunnita e l’altro sciita,hanno chiesto le scuse del Papa che a Ratisbona ha condannato la guerra santa.

A.G.I., 14 SETTEMBRE 2006

IL PAPA CHIEDA SCUSA SULL’ISLAM
Kuwait City, 14 sett. – I leader religiosi musulmani contro Papa Ratzinger. Due alti rappresentanti musulmani in Kuwait hanno chiesto le scuse ufficiali di Papa Benedetto XVI dopo il suo discorso di ieri a Monaco di Baviera. Haken al-Mutairi, segretario generale del partito della comunita’ islamica degli emirati, e Sayed Baqer al-Mohri, capo dell’assemblea sciita degli Ulema, hanno letto nelle parole di Joseph Ratzinger un collegamento implicito tra la “Jihad”, o guerra santa, e il terrorismo. Haken al-Mutairi ha chiesto che il capo della chiesa cattolica chieda immediatamente scusa “al popolo musulmano per le sue calunnie contro il profeta Maometto e l’Islam”. Mutairi ha definito le parole del papa “irresponsabili e senza precedenti” e ha collegato i commenti di Ratzinger alla “guerra dell’occidente attualmente in corso contro il mondo musulmano, in paesi come Afghanistan, Iraq e Libano. Le sue affermazioni ricordano lo spirito delle crociate” ha aggiunto, “chiedo a tutti gli Stati arabi e islamici di interrompere le relazioni diplomatiche con lo stato Vaticano fino a quando il papa non si dira’ dispiaciuto”. Sayed Baqer al-Mohri, capo dell’assemblea sciita degli Ulema in Kuwait, ha etichettato le parole del papa come “irrealistiche e ingiustificate”. “Il suo attacco all’Islam e al profeta Maometto contraddice esplicitamente i suoi richiami al dialogo tra le civilta’” ha detto Mohri. “Le sue affermazioni aprono la strada al conflitto tra le religioni. Vogliamo le sue scuse pubbliche” ha concluso.

PAPA: PARLAMENTO PAKISTAN, RITRATTI LE SUE DICHIARAZIONI

(AGI) – Isamabad, 15 set. – Nuova presa di posizione nel mondo islamico contro le dichiarazioni pronunciate durante la recente visita in Baviera dal Papa sulla guerra santa, il retaggio di Maometto e l’estremismo religioso: il Parlamento del Pakistan ha approvato all’unanimita’ una mozione, presentata da un deputato eletto nelle file di una coalizione di partiti d’impronta islamica, nella quale si reclama da Benedetto XVI la “ritrattazione” di quanto affermato, “nell’interesse dell’armonia tra le religioni”. Persino piu’ duro l’affondo del ministero degli Esteri, il cui portavoce Tasnim Maslam ha parlato senza mezzi termini di “ignoranza”, sottolineando come le affermazioni di Joseph Ratzinger rischino di minare gli sforzi per garantire la pacifica convivenza tra confessioni diverse. Ieri il Vaticano aveva precisato il significato delle parole del Pontefice, puntualizzando come fossero dirette soltanto contro le manifestazioni di violenza che prendano a pretesto un credo religioso, e come per l’Islam il Santo Padre provi rispetto: ma cio’ non ha impedito che veementi proteste fossero sollevate dalle autorita’ religiose in diversi Paesi musulmani, dall’Egitto al Kuwait e alla Turchia, dove Benedetto XVI dovrebbe recarsi in visita a fine novembre. Critiche molto negative anche dai leader delle comunita’ islamiche in Francia e nella stessa Germania, terra natia del Papa. Quela pakistana e’ pero’ la prima reazione ufficiale scaturita finora a livello istituzionale vero e proprio.

PAPA: AUTORITA’ INDIANE, USA LINGUAGGIO DA ANTICHE CROCIATE

(AGI) – New Delhi, 15 set. – Pesanti critiche a Benedetto XVI per le recenti e controverse dichiarazioni sull’Islam sono venute anche dall’ndia, Paese dove pure i musulmani costituiscono una minoranza della popolazione complessiva, pur se ragguardevole. “Il linguaggio utilizzato dal Papa suona come quello del suo omologo che nel XII secolo ordino’ le Crociate”: in realta’ la Prima tra esse risale alla fine del secolo precedente, e fu lanciata da Urbano II. Al di la’ delle imprecisioni storiche, resta comunque il tono aspro cui ha fatto ricorso Hamid Ansari, presidente della Commissione Nazionale indiana per le Minoranze. Si tratta di un organo statale, dunque ufficiale e istituzionalizzato, il cui compito principale consiste nel mantenere l’armonia e la convivenza tra la maggioranza induista e gli altri gruppi confessionali presenti nell’immenso Paese. Durissimo uno dei principali quotidiani, ‘The Hindu’, che nell’editoriale definisce oggi “assolutamente sinistra” la presa di posizione del Pontefice. “Venendo essa da un’entita’ che a suo tempo scateno’ la propria ‘guerra santa’”, scrive il giornale di New Delhi, “e che trasformo’ il termine ‘Inquisizione’ in un’espressione che incuteva terrore, tutto cio’ e’ davvero sconveniente”. Infondata la reazione dell’Ufficio Legislativo della comunita’ musulmana: “Quanto detto dal Papa altro non e’ che una bestemmia”, denuncia un comunicato, nel quale tuttavia si incitano i fedeli islamici “a esercitare l’autocontrollo, e a non perdere la calma”. (AGI) -

A.N.S.A., 14 SETTEMBRE 2006, ore 19.31

L’ISLAM INDIGNATO CON IL PAPA IL VATICANO: RATZINGER VUOLE IL DIALOGO

ROMA – Stupore e indignazione nel mondo islamico alle parole di Benedetto XVI, che in Germania due giorni fa ha condannato la guerra santa e la violenza dell’islam. Ignoranza dell’islam, è l’accusa principale contro il Papa che all’università di Ratisbona ha denunciato come la violenza sia “in contrasto con la natura di Dio e dell’anima” e la “conversione mediante violenza” sia cosa irragionevole. “Ciò indica una mancanza di comprensione dell’islam e della sua storia e un tentativo di generalizzare a tutti i musulmani un fenomeno legato a una minoranza estremista… non bisogna considerare l’estremismo e la violenza tra i principi dell’islam”, afferma un editoriale sul quotidiano governativo al Ahram, il solo giornale egiziano che commenti la notizia, la quale per altro è stata quasi ignorata dagli organi d’informazione arabi.
“Il Papa dovrebbe fare una rilettura e una verifica dei fatti per comprendere correttamente l’islam”, concorda, interpellato dall’Ansa, Hassan Hanafi, professore di filosofia all’Università del Cairo. Quanto sostenuto dal Papa sono idee “comunemente accettate in occidente”, ma l’islam “non è nato con le armi… e anche Maometto è entrato alla Mecca grazie ad un accordo e non con la conquista – aggiunge il professore, che é uno dei principali studiosi di islam al mondo – in Africa e Asia si è diffuso grazie al commercio e al matrimonio, non con le armi”. Ma “é vero che l’islam ha liberato i popoli dagli imperatori (romani)… e la jihad (guerra santa) è un principio nato con l’occupazione e non è mai stato utilizzato per aggredire, bensì per l’autodifesa, come in Afghanistan, Cecenia e Iraq”. “Non posso commentare le parole del Papa, perché sua Eminenza pesa ogni parola con il bilancino, ma se veramente ha detto così non avrebbe dovuto farlo”, afferma Milad Hanna, studioso copto e “papa laico” della comunità che in Egitto conta circa 6 milioni di fedeli. Anche per Mohamed Habib, numero due dei Fratelli musulmani, le dichiarazioni sono “una menzogna e in contraddizione con il Corano… dovrebbe sapere che la conversione non si impone a nessuno.
Mentre Fawi Zefzaf, presidente della Commissione del parlamento egiziano per il dialogo interreligioso definisce “bugiardo” il Papa, e mette in guardia: “semplici caricature (di Maometto) hanno scatenato la risposta furiosa delle masse musulmane, quale sarà la reazione a simili dichiarazioni?”, dice all’Ansa. “Dovrebbe pregare per il dialogo… e invece con questo ha perso credibilità “, conclude con una benedizione all’anima di Giovanni Paolo II, “rispettoso e moderato, amato da tutto il mondo”. Indignazione anche dal Pakistan dove uno dei maggiori leader del partito fondamentalista pachistano Jamiat Ulema-e Islam (Jui), il parlamentare Hafiz Hussain Ahmed, ha chiesto al Papa di non allinearsi sulle posizioni del presidente americano George W.Bush. Mentre in Kuwait due dirigenti di organizzazioni islamiche hanno chiesto “immediate scuse” per le “calunnie contro il profeta Maometto e l’islam”. E in Turchia, dove il Papa si deve recare a fine novembre, il gran mufti Ali Bardakoglu ha espresso “meraviglia e orrore” per un discorso “provocatorio”.
Anche in Italia sono statanzialmente critiche le reazioni di alcuni dei principali esponenti del mondo islamico italiano alle considerazioni sull’ islam fatte dal Papa. “Segnaliamo in principio una mancanza di opportunità e di sensibilità nei confronti dei milioni di fedeli musulmani che vivono in Europa e nel mondo” ha commentato il segretario generale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica italiana) e membro della Consulta per l’Islam italiano, Yahya Sergio Pallavicini. “Dall’inizio di questo pontificato – prosegue Pallavicini – é mancato purtroppo un segnale chiaro di disponibilità verso il dialogo interreligioso”.
Per Omar Camilletti, esponente della Grande Moschea di Roma, il Papa avrebbe dovuto ricordare in Germania che “proprio in nome della religione e della sua vitale ispirazione, nel medioevo, il mondo islamico seppe primeggiare con un grande sviluppo scientifico e culturale riprendendo proprio quella migliore eredità greca trasmessa poi all’Europa.”. Un esempio di sano ‘intelletto musulmano’ sono le opere di Ibn Arabai e Rumi “che hanno proposto, al di là di una razionalità ilusoria e parziale, quella ‘conoscenza della certezza’ frutto dell’intelletto non separato dal cuore.” Per Camiletti è con questo ‘intelletto’ e non con la spada, che fu possibile la “diffusione pacifica del messaggio dell’Islam in Paesi come l’Indonesia o l’Africa subsahariana”. Glissa alla domanda sul discorso di Benedetto XVI Abdelhamid Shaari, presidente dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano che risponde: “Quelle del Papa sono argomentazioni filosofiche che sia noi che loro abbiamo già sviscerato in passato e che ci lasciano del tutto indifferenti”. “Sulla condanna della violenza in nome di Dio sfonda con noi una porta aperta, ma i suoi approfondimenti di natura teologica non ci entusiasmano. A noi – prosegue Shaari – interessano discorsi più vicini alla realtà e ai temi sociali che riguardano la nostra comune convivenza e la quotidianità dei nostri fedeli”.

PADRE LOMBARDI, RISPETTA L’ISLAM E VUOLE IL DIALOGO
Papa Ratzinger vuole “coltivare un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le altre religioni e culture, evidentemente anche verso l’Islam”. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, interviene a seguito delle dure reazioni di alcuni esponenti musulmani al discorso di Benedetto XVI all’università di Ratisbona. “E’ opportuno rilevare che ciò che sta a cuore al Papa -ha fatto sapere in una dichiarazione diffusa in serata – é un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza”.

A.N.S.A., 16 SETTEMBRE 2006

IL MONDO ISLAMICO AL PAPA: ‘CORREGGA UN GRANDE ERRORE’

TEHERAN – Sono “un grande errore” le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI sull’Islam. Lo ha detto oggi, citato dall’agenzia Irna, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Mohammad Ali Hosseini, invitando il Pontefice a “rivedere e a correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”.

L’Islam “é la religione più bella, la migliore per l’Umanità” e “l’unica via per la salvezza” e deve essere spiegata “molto bene” al mondo perché “nessuno possa darne un’immagine distorta”. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, citato dall’agenzia Irna, reagendo alle parole di Papa Benedetto XVI.

PRESIDENTE MALAYSIA ESIGE SCUSE

Abdullah Ahmad Badawi,primo ministro della Malaysia, paese a maggioranza musulmana, ha chiesto a papa Benedetto XVI di scusarsi per le parole pronunciate sull’Islam durante il suo viaggio in Germania, e che hanno suscitato un’ondata di indignazione in tutto il mondo musulmano. Lo riferisce l’agenzia ufficiale della Malaysia, Bernama. “Il Papa non deve prendere alla leggera lo scandalo che ha provocato”, ha detto Abdullah, che presiede l’Organizzazione della Conferenza islamica, la più grande organizzazione musulmana nel mondo.

BOTTIGLIE INCENDIARIE CONTRO 2 CHIESE NABLUS

Bottiglie incendiarie sono state lanciate questa mattina a Nablus, nel nord della Cisgiordania, contro due chiese: lo hanno riferito fonti della sicurezza palestinese, precisando che non hanno provocato danni. Non ci sono per ora rivendicazioni. Ieri una granata era stata lanciata contro il centro giovanile del chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, a Gaza City. L’attacco aveva leggermente danneggiato la porta d’ingresso del centro. Ieri sera alcune migliaia di palestinesi hanno partecipato a una manifestazione indetta da Hamas a Gaza City contro le dichiarazioni del Papa Benedetto XVI, che sono state criticate ieri mattina dal premier islamico palestinese Ismail Haniyeh.

DEPUTATO KUWAIT CHIEDE BLOCCO COSTRUZIONE CHIESE

Un membro del Parlamento del Kuwait ha chiesto al governo di non dare più autorizzazioni per la costruzione di nuove chiese, in rappresaglia al discorso del Papa sull’Islam. Daifallah Buramia, questo il nome del parlamentare, ha invocato una nuova legislazione per “ridurre il numero delle chiese in Kuwait” ed ha definito le parole di Benedetto XVI “un’offesa all’Islam e al suo profeta”.

MONTA LA PROTESTA CONTRO LE PAROLE DEL PAPA

IL CAIRO – Monta la protesta nel mondo musulmano che reagisce risentito alle parole di Benedetto XVI sull’islam e si levano dovunque le richieste di scuse dirette del Papa, accusato di avere offeso la religione di oltre un miliardo di fedeli. Dall’Indonesia al Marocco, dal Pakistan all’Egitto, non c’e’ Paese musulmano che non abbia reagito con sdegno alle affermazioni del Papa a Ratisbona, in Germania, tre giorni fa.

E non bastano le giustificazioni della Santa sede che ha cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che non era intenzione del Papa ne’ di svolgere uno studio sull’islam ne’ di offendere. Nei paesi islamici stupisce anche i commentatori piu’ moderati come il Papa possa aver fatto riferimento ad un imperatore bizantino del 14/o secolo, Michele II il Paleologo, secondo il quale Maometto non aveva portato nulla di nuovo, se non ‘delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava’.

Parole che sono state lette dai musulmani come una conferma dell’idea comune fra i cristiani, e contestata dalla gran parte degli islamici, che l’islam ai suoi albori si sia diffuso con la forza delle armi. ‘Il Papa non ha detto nulla di nuovo, le sue opinioni rappresentano quelle del cristianesimo… ma che lo affermi cosi’ e’ un problema’, afferma Emad Gad, ricercatore del Centro di studi strategici di al Ahram al Cairo, secondo il quale Benedetto XVI ‘non si scusera’ mai, perche’ era esattamente quello che voleva dire’. Il Corano accetta il concetto di jihad (guerra santa) ma ci sono opinioni molto diverse tra i musulmani su quando e come debba essere condotta, alcuni sostengono che sia solo un mezzo di difesa in caso di attacco e che mai l’islam ha imposto con le armi la conversione. Gad mette in guardia che la reazione degli arabi e’ sempre lenta ‘ma potrebbe degenerare’, come e’ accaduto per le caricature di Maometto, pubblicate nel settembre 2005 da un giornale danese, che hanno scatenato violente proteste all’inizio di quest’anno.

Dal gran mufti di Turchia, dove il Papa e’ atteso a novembre, ai leader sciiti del Libano e sunniti dell’Iraq e del Cairo e’ un’unica richiesta di scuse, chiare e dirette per fugare i timori che il nuovo Pontefice sia per lo scontro e ‘non per il dialogo, come Giovanni Paolo II’, come ha detto al Cairo il presidente della commissione per il dialogo interreligioso del Consiglio supremo islamico Ali Samman. E’ ‘un precedente pericoloso davanti al quale non si puo’ tacere’, ha detto il Consiglio degli ulema (sunniti) iracheno, invitando il Vaticano ‘a ritirare queste affermazioni irresponsabili’. Il parlamento pakistano ha formalmente chiesto le scuse del Papa e le assemblee degli altri Paesi musulmani probabilmente ne seguiranno l’esempio, se non altro per non sentirsi accusare di non essere buoni musulmani. Il mufti di Siria ha espresso la speranza che il discorso sia stato male riportato. E lo sheikh di al Azhar al Cairo, Mohamed Sayed Tantawi, la massima autorita’ religiosa sunnita, in un comunicato si e’ definito ‘estremamente indignato’ dalle dichiarazioni ‘ostili all’islam e a Maometto’. ‘Ignoranza dell’islam’ e’ la critica che viene sollevata da piu’ parti a Benedetto XVI. E non e’ la peggiore.

‘Il Papa si unisce all’alleanza sionista-americana contro l’islam’, scrive il principale quotidiano islamico marocchino Attajdid. Il discorso del Papa rischia solo di inasprire i gia’ difficili rapporti tra Occidente e Oriente, e’ l’opinione comune nei Paesi musulmani, dove gia’ e’ forte il risentimento per le guerre in Afghanistan, Iraq, Cecenia e Libano. Il governo egiziano, tendenzialmente laico e filo occidentale, ha manifestato apertamente le sue preoccupazioni: ‘Queste parole (del Papa), se vere, rischiano di infiammare gli appelli a uno scontro di civilta’ ‘, ha detto il ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit, dall’Avana dove si trova per il vertice dei Non Allineati. Sui siti Internet islamici, la rabbia si sfoga in insulti. Sul sito Tajdid, uno che si firma ‘giovane di al Jazira’, pubblica un ritratto del Papa con tratti da Satana e chiede la sua morte. Ai commenti e’ spesso affiancato un ritratto di Ayman al Zarqawi (il leader di al Qaida ucciso in Iraq) e di Osama bin Laden, ‘difensori dell’islam’. ‘Il Papa ha rivelato il suo volto con parole di odio per l’islam… proseguendo l’attacco al nostro profeta cominciato con le caricature’, afferma un intervento, mentre molti altri ricordano le crociate.

A.N.S.A., 17 SETTEMBRE 2006

CASTEL GANDOLFO (ROMA) – “Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Universita di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilita dei credenti musulmani”. E’ quanto ha affermato Benedetto XVI prima della preghiera dell’Angelus a proposito dell’ondata di protesta scatenata nel mondo islamico dal suo discorso all’Università di Ratisbona. “Spero che la dichiarazione resa pubblica ieri dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in cui ha spiegato l’autentico senso delle mie parole, valga a placare gli animi e a chiarire il senso del mio discorso, che nella sua totalità era ed è un invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco”. Il passo del discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo dai credenti musulmani, era “una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale”. “Il viaggio apostolico in Baviera, che ho compiuto nei giorni scorsi, è stato una forte esperienza spirituale, nella quale si sono intrecciati ricordi personali, legati a luoghi a me tanto familiari e prospettive pastorali per un efficace annuncio del Vangelo nel nostro tempo”. Così papa Benedetto XVI, interrompendosi più volte per la pioggia scrosciante che cadeva sui fedeli riuniti nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, ha iniziato il suo atteso discorso di oggi, prima della recita dell’Angelus. “Ringrazio Dio – ha aggiunto – per le consolazioni che mi ha dato di vivere e sono riconoscente, al tempo stesso, a tutti coloro che hanno attivamente lavorato per la riuscita di questa mia visita pastorale”. Di essa il Papa ha detto che parlerà più diffusamente nell’udienza generale del prossimo mercoledì in Piazza San Pietro. Dopo le ulteriori precisazioni sul senso del suo discorso a Ratisbona e l’espressione del suo “vivo rammarico” per le reazioni scatenatesi nel mondo islamico, il Papa si è quindi soffermato su due recenti ricorrenze liturgiche, la festa dell’esaltazione della Croce e la memoria della Madonna Addolorata, celebrate il 14 e 15 settembre.
Anche la televisione satellitare del Qatar al Jazira, la più seguita nel mondo musulmano, ha trasmesso in diretta l’intervento del Benedetto XVI all’Angelus.

VIMINALE INNALZA LIVELLO SICUREZZA.

Una circolare del Viminale inviata a tutti i questori innalza il livello di sicurezza dopo le minacce nei confronti della comunità cattolica seguite al discorso del Papa a Ratisbona. La circolare, firmata dal capo della Polizia, De Gennaro, invita i questori ad intensificare le indagini e il monitoraggio nei confronti degli ambienti del radicalismo islamico. “Non potendosi escludere, sul territorio nazionale – è scritto nella circolare giunta nella sera di ieri – il verificarsi di analoghe manifestazioni di dissenso, nonché azioni violente” come quelle messe in atto in alcuni paesi islamici. Il 12 settembre scorso – ricorda la circolare – sua Santità ha tenuto una lectio magistralis con considerazioni sulla religione islamica “che hanno provocato forti critiche in alcuni paesi musulmani non disgiunte da atti vandalici nei confronti delle comunità cattoliche”. “Toni particolarmente accesi” contro il Santo Padre, rileva il Viminale, sono stati registrati sui siti notoriamente utilizzati da organizzazioni jidahiste. Controlli accurati a Castel Gandolfo tra i fedeli che stanno assistendo all’Angelus del Papa. Dopo le minacce nei confronti di Benedetto XVI all’indomani del suo discorso su Islam e Guerra santa all’università di Ratisbona, quello di oggi è un appuntamento tenuto sotto stretta osservazione dai responsabili della sicurezza, anche se, si fa notare, non ci sono segnalazioni specifiche e il livello di attenzione su simili eventi è sempre al massimo livello. A differenza delle altre domeniche è stato però esteso il perimetro controllato dalle forze dell’ordine attorno a Castel Gandolfo: il dispositivo di sicurezza è così articolato su tre livelli. Un primo livello riguarda il palazzo papale; il secondo i varchi d’accesso al centro storico di Castel Gandolfo dove polizia e carabinieri controllano chiunque entri con il metal detector e un terzo che controlla il perimetro esterno del paese, pattugliato da volanti. Anche per l’accesso al palazzo i controlli sono molto accurati: i portoni del palazzo sono stati aperti poco fa e alle le circa duemila persone in fila vengono controllate borse e zaini. Folta la presenza di fedeli stranieri, dal Venezuela al Portogallo, dalla Francia alla Polonia.

GUL, PER GOVERNO TURCO VISITA RESTA IN PROGRAMMA.

“Per il governo turco non vi è alcun motivo di cambiare la data della visita del Papa “: è quanto ha dichiarato il ministro degli esteri di Ankara, Abdullah Gul, a proposito del viaggio programmato in Turchia per fine novembre da papa Benedetto XVI e apparso a rischio dopo l’ondata di polemiche nel mondo musulmano per le dichiarazioni fatte dal pontefice su Maometto e l’Islam. Gul ha fatto questa precisazione all’aeroporto di Ankara, prima di imbarcarsi per New York dove parteciperà all’annuale assemblea generale dell’Onu.Il ministro ha scritto una lettera a papa Benedetto XVI per esortarlo a non rimandare la sua visita, in programma dal 28 al 30 novembre, spiegando che, ad avviso del responsabile della diplomazia turca, la visita può rappresentare “un’importante opportunità per promuovere il dialogo tra culture diverse”. “La responsabilità dei leader spirituali e politici – scrive Gul nella sua missiva- è quella di sottolineare le somiglianze, e non le differenze, tra le religioni”.

EGITTO, FRATELLI MUSULMANI ACCETTANO SCUSE.

I Fratelli musulmani, la principale forza d’opposizione in Egitto, hanno accettato le scuse del Papa. “Accettiamo le parole del papa e le sue scuse per le dichiarazioni e le citazioni che ha detto non riflettono il suo punto di vista personale”, ha detto all’Ansa il numero due dell’organizzazione Mohamed Habib – Avremmo auspicato che avesse anche confermato come l’islam sia una religione di amicizia, di cooperazione e di fratellanza tra Occidente e Oriente”. “Diamo particolare importanza al dialogo tra l’oriente musulmano e l’occidente cristiano nell’interesse dell’umanità”, ha aggiunto Habib. L’agenzia ufficiale di stampa egiziana Mena ha dato la notizia del discorso del Papa all’Angelus, dicendo che Benedetto XVI si è “personalmente scusato”, per le dichiarazioni sull’islam.

GRAN MUFTI PALESTINA CONDANNA ATTACCHI CHIESE.

Il gran mufti di Palestina lo sceicco Muhammad Hussain, ha condannato gli attacchi contro le chiese degli ultimi giorni a Nablus e Gaza ed ha invitato i musulmani palestinesi “alla calma e alla ragione”: lo ha riferito oggi l’agenzia di stampa palestinese Maan. “Siamo un popolo di musulmani e di cristiani che vivono insieme, ognuno con le speranze e con le sofferenze dell’altro, dobbiamo essere uniti e saggi davanti a ogni offesa ai nostri simboli religiosi” ha affermato il grand mufti, ha riferito Maan. Negli ultimi due giorni cinque chiese di Gaza e di Nablus sono state attaccate a colpi di arma da fuoco e con bottiglie incendiarie. Gli attacchi, che hanno fatto solo danni limitati, sono stati rivendicati da gruppi finora sconosciuti che hanno affermato di voler protestare contro le dichiarazioni del papa su Islam e violenza.

IN IRAN CHIUSI PER PROTESTA I SEMINARI SCIITI.

I principali seminari sciiti iraniani sono stati chiusi oggi in segno di protesta per le parole sull’Islam pronunciate dal Papa, che il ministero degli Esteri di Teheran ha invitato a “rivedere e correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”. L’agenzia Irna riferisce che tutte le scuole religiose sono chiuse oggi nella città santa sciita di Qom, 130 chilometri a sud di Teheran, dove durante un raduno ha parlato Ahmad Khatami, il religioso che per primo aveva attaccato il Pontefice parlando come oratore della preghiera del venerdì a Teheran. Chiusi anche i seminari di Tabriz, di Ilam, di Saveh e le 11 scuole religiose della provincia di Semnan. Uno dei più influenti ayatollah di Qom, Makarem Shirazi, ha emesso una dichiarazione in cui si rivolge direttamente a Benedetto XVI: “Signor Papa – gli dice – invece che attaccare i Musulmani, farebbe meglio a dire ai suoi statisti senza pietà e assetati di sangue che l’epoca della dominazione coloniale è finita”. In un editoriale, il quotidiano conservatore ‘Jomhuri Eslami’ afferma che il Papa ha parlato “sotto dettatura dei Sionisti e degli Stati Uniti” il cui fine è quello di “mettere in ombra la vittoria dei figli dell’Islam dell’Hezbollah in Libano”. Il giornale afferma anche che “una delle pagine più nere” nella Storia della Chiesa è “il silenzio sulla tragedia dei Palestinesi, e in alcuni casi l’aiuto dato ai Sionisti contro il popolo oppresso della Palestina”.

DUE CHIESE DANNEGGIATE IN CISGIORDANIA.

Due chiese cattoliche sono state danneggiate da sconosciuti in Cisgiordania nelle ultime ore. Lo riferiscono fonti locali secondo cui ignoti hanno cercato di appiccare il fuoco alle chiese di Tubas e di Tulkarem, provocando danni materiali contenuti. Nel frattempo il patriarca latino di Gerusalemme monsignor Michel Sabbah è giunto a Nablus dove ieri sono state danneggiate cinque chiese.

AHMADINEJAD, ATTACCHI RIVELANO DEBOLEZZA NEMICI.

“Gli insulti all’Islam e ai Musulmani” sono “un segno della debolezza dei nemici”. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, citato oggi dall’agenzia ufficiale Irna, pur senza citare direttamente Papa Benedetto XVI. Ieri lo stesso Ahmadinejad, sempre senza nominare esplicitamente il Pontefice, aveva affermato che vi sono “alcuni tentativi di distorcere e mostrare un’immagine non reale dell’Islam” e aveva aggiunto che “l’Islam è la religione più perfetta, la più bella, la migliore per l’Umanità” e “l’unica via per la salvezza”. Da parte sua, il ministero degli Esteri di Teheran ha consigliato al Papa di “rivedere e a correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”. “L’attuale situazione mondiale – ha detto oggi Ahmadinejad incontrando il presidente sudanese Umar Hassan Ahmad al Bashir all’Avana, dove entrambi si trovano per un vertice dei Paesi non allineati – è favorevole al mondo dell’Islam e delle nazioni musulmane”. Per questo ha aggiunto di considerare “gli insulti all’Islam e ai Musulmani come un segno della debolezza dei nemici”. “Se gli Stati musulmani rimangono fianco a fianco e si uniscono sulla base dei loro valori comuni – ha aggiunto il presidente iraniano – niente può essere una minaccia per loro”.

CALDEROLI, SANTO PADRE SOTTO TUTELA ONU.

“L’Onu si interessa, e anche male di tante cose. Se il Santo Padre non venisse messo sotto la tutela della Comunità Internazionale sarebbe una cosa gravissima”. Lo ha detto il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, commentando a Venezia, a margine della festa della Lega, le reazioni suscitate dalle affermazioni di Benedetto XVI su Islam e violenza. “Mi sembra di rivivere, ovviamente con l’umiltà rispetto alla persona – ha spiegato Calderoli – la questione della mia ‘maglietta’: di una cosa che non è mai esistita ne fanno uso per un attacco, quando chi attacca invece sono loro, strumentalizzando qualunque cosa”. “Purtroppo – ha proseguito – era immaginabile la reazione di qualche Imam o esponente religioso. Ma che si arrivi addirittura alla reazione di Stati e al ritiro degli ambasciatori dallo Stato Pontificio mi pare faccia nascere la necessità che tutti gli stati occidentali si schierino dalla parte del Papa, in maniera molto manifesta”. “E a chi ritira gli ambasciatori – ha concluso – dobbiamo rispondere con la stessa moneta, ritirando le nostre delegazioni diplomatiche”.

CESA, INDIGNATI DA SILENZIO EUROPA.

“La cosa che sorprende ed indigna di più della reazione di parte del mondo islamico è stato il silenzio dell’Europa e dell’Italia. Non riconoscere le radici cristiane sulle quali si fonda la nostra convivenza civile e rinunciare a spendere una parola in difesa del Santo padre è un grave segnale di debolezza”: lo afferma Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, a conclusione della Festa del partito.

A.G.I., 17 SETTEMBRE 2006

SUORA ITALIANA UCCISA IN SOMALIA, “PER LE PAROLE DEL PAPA”

(AGI) – Mogadiscio, 17 set. – L’uccisione di suor Leonella Sgorbati, la religiosa italiana di 66 anni uccisa questa mattina in un agguato a Mogadiscio, e’ legata alle parole sull’Islam pronunciate dal Papa in Germania. Lo ha detto una fonte delle Corti islamiche, che nei mesi scorsi hanno preso il controllo della capitale somala. “C’e’ una concreta possibilita’ che le persone che hanno ucciso la suora lo abbiano fatto in rappresaglia per i recenti commenti del Papa contro l’Islam” ha detto la fonte. Lo sceicco Muktar Robow, vicecapo della sicurezza delle Corti, ha condannato il delitto, definendolo un atto “barbaro e contrario agli insegnamenti dell’Islam” e impegnandosi a scovare e punire i responsabili. “Abbiamo catturato uno degli assassini” ha aggiunto Robow, “e sta collaborando. Contiamo di catturare anche il suo complice: non ha dove nascondersi”. La suora, originaria della provincia di Piacenza e da 36 anni in missione nel paese africano, e’ stata uccisa fuori dall’ospedale pediatrico di Mogadiscio. Apparteneva alle all’ordine delle Missionarie della Consolata. Era in Somalia dal 2002 e lavorava nella struttura gestita dall’Ong austriaca ‘Sos’, dove insegnava nella scuola di formazione per infermieri attivata cinque anni fa. Suor Leonella era entrata nell’ordine delle Missionarie della Consolata nel 1963. Nel 1970 era partita per una missione in Kenya, dove e’ rimasta fino al 2002, quando si e’ concluso il suo mandato di superiora. Secondo quanto si e’ appreso, la religiosa girava sempre scortata ed era accompagnata da una guardia del corpo anche quando, mentre usciva dall’ospedale, e’ stata raggiunta dai colpi che le sono stati sparati al cuore e all’addome. “Sono entrati” ha raccontato un testimone, “hanno sparato e sono scappati via. Non abbiamo idea di chi fossero”. Il corpo di suor Leonella sara’ trasferito quanto prima a Nairobi.

A.N.S.A., 18 SETTEMBRE 2006

AL QAIDA: JIHAD FINO ALLA SCONFITTA DELL’OCCIDENTE

IL CAIRO – La cellula irachena di al Qaida promette di proseguire la jihad (guerra santa) fino alla “sconfitta” dell’Occidente, in risposta alla “denigrazione” del Papa Benedetto XVI dell’islam e della jihad, in un comunicato pubblicato oggi su un sito Internet. “Dopo che lo stupido portatore della croce Bush ha annunciato l’inizio di una nuova campagna dei crociati contro l’islam e i musulmani e ha cominciato questa campagna con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, ecco che il servo dei crociati , il ‘papa del Vaticano’, ha seguito le orme di Bush negli attacchi flagranti contro l’islam e il suo profeta Maometto, per ciò che riguarda il rito della jihad”, afferma il messaggio, intitolato “Comunicato sulla denigrazione del Papa dei cristiani contro il nostro profeta”. “Le sue dichiarazioni sono una mobilitazione a favore della guerra dei crociati dichiarata da Bush – continua il comunicato dell’organizzazione che raduna otto gruppi armati – Diciamo al servo dei crociati, ti devi aspettare la sconfitta… Diciamo agli infedeli e ai tiranni: dovete aspettarvi la sofferenza. Noi continueremo la nostra jihad. Non ci fermeremo fino a quando la bandiera della unicità (del dio islamico, ndr) sventolerà dovunque nel mondo”. Un altro gruppo armato aveva minacciato sabato di rappresaglie il Vaticano per le parole del Papa, pronunciate in una lectio magistralis a Ratisbona all’inizio della scorsa settimana, e considerata dai musulmani un’offesa all’islam.

IRAN, SPIEGAZIONI DI IERI NON SUFFICIENTI.

L’Iran ritiene le spiegazioni date ieri dal Papa sul suo discorso a Ratisbona ”necessarie”, ma non sufficienti. Il Pontefice ”deve dire che quello che aveva affermato e’ sbagliato”, ha detto il portavoce del governo di Teheran, Gholam Hossein Elham.

GRAN MUFTI TURCHIA: SOLO SCUSE INDIRETTE.

Il Gran Mufti’ di Turchia, Ali Bardakoglu, che giovedi’ scorso aveva reagito duramente alle affermazioni del papa Benedetto XVI sull’Islam, chiedendo le sue scuse, ha dichiarato che ieri il papa ”non ha chiesto scusa per le sue parole, ma ha detto di essere stato frainteso a causa delle sue parole”. ”Era difficile per il papa fare delle scuse dirette. Ha fatto percio’ delle scuse di terzo grado. Non ha chiesto scusa per le sue parole, ma di essere stato inteso male a causa delle sue parole” – ha dichiarato Bardakglu (che e’ un alto funzionario governativo) al giornale Hurriyet. Anche la stampa turca di stamane, sia laica sia islamica, esprime un giudizio analogo sulle affermazioni del papa durante l’Angelus di ieri. ”Il mondo islamico aspetta le sue scuse, ma il papa non ha potuto chiedere scusa ed ha affermato che la sua era solo una citazione di un episodio medioevale che non riflette le sue opinioni ed ha confermato la sua volonta’ di dialogo”, ha scritto il giornale Sabah. ”Invece di chiedere scusa, il papa ha ricordato che le sue parole erano una citazione” ha scritto il giornale Radikal. Anche se non ha chiesto scusa direttamente ”il Papa verra’ comunque in Turchia: ieri ha detto che l’equivoco e’ dispiaciuto anche a lui personalmente. Adesso, si discute sulla sua visita in Turchia”, ha scritto Vatan. ”Il papa ha fatto un passo indietro affermando che la sua citazione non risponde alle sue opinioni. Ieri il ha cercato di inviare un messaggio finalizzato a calmare il mondo dell’Islam” e’ il giudizio del giornale islamico Zaman. ”Il Papa ha fatto un passo verso una scusa. Le reazioni si sono calmate dopo che il Papa ha detto ieri di avere fatto solo una citazione, che non riflette le sue idee personali. Ed ha annunciato che mercoledi’, fara’ una dichiarazione piu’ particolareggiata” , e’ il giudizio del giornale islamico Yeni Safak.

CHIRAC LANCIA APPELLO A EVITARE TENSIONI.

Il presidente francese Jacques Chirac ha lanciato oggi un appello a ”evitare tutto cio’ che puo’ alimentare tensioni tra i popoli e le religioni” e ”ogni confusione” tra islam e fondamentalismo islamico rispondendo a una domanda sulle controverse parole pronunciate la settimana scorsa da papa Benedetto XVI. Chirac si e’ cosi’ espresso in una intervista alla radio privata Europa 1 rilasciata prima di partire per New York dove partecipera’ alla Assemblea generale dell’Onu. Chirac ha voluto in particolare sottolineare la necessita’ di non confondere l’Islam, ”che e’ una religione rispettata e rispettabile”, e il fondamentalismo islamico, definito ”un’azione di natura politica”. Il presidente francese ha tenuto comunque sottolineare che non aveva ”ne’ la vocazione ne’ l’intenzione di fare commenti sul discorso del papa ” e che parlava ”sul piano generale e nel quadro del dialogo tra culture e civilta’ ” che egli appoggia.

PRESIDENTE INDONESIA, CI SARA’ LIETO FINE.

Il presidente indonesiano Susilo Yudhoyono e’ convinto che, dopo il rammarico espresso dal Papa per le dichiarazioni sull’Islam e jihad, il problema avra’ ”un lieto fine”. Yudhoyono ha sottolineato che il leader religiosi indonesiani ”avevano invitato tutti a essere pazienti, a controllarsi e a credere che il problema sara’ risolto positivamente, specialmente ora che il Papa ha presentato di persona le sue scuse”il problema sara’ risolto positivamente, specialmente ora che il Papa ha presentato di persona le sue scuse”. Il presidente aveva deplorato nel passato week-end le dichiarazioni di Benedetto XVI, parlando da Cuba, dove si teneva il vertice dei Paesi non-allineati. A Giakarta sabato scorso c’era stata una piccola manifestazione per contestare le affermazioni del Papa . L’ Indonesia, dove sui 220 milioni di abitanti l’85% sono musulmani, e’ Paese islamico piu’ popoloso del mondo.

E poteva mancare il “crociato” della politica interna italiana ? In nome del Papa Re…..

RUINI: ITALIA E CHIESA TRA DERIVA ETICA E SOGGETTIVISMO

ROMA – I rischi per l’Italia della “deriva etica, del laicismo e del soggettivismo”, che affascinano soprattutto i giovani, e la consapevolezza che anche la Chiesa subisce “la costante insidia di una secolarizzazione interna”. Si è mossa su questi binari, insieme con la determinata difesa del Papa dagli attacchi del mondo islamico, la prolusione del cardinale Camillo Ruini al consiglio permanente della Cei, l’ultimo prima del convegno ecclesiale nazionale che si terrà a Verona dal 16 ottobre, “grande e ormai vicino appuntamento” che, come i tre precedenti, scandirà, ha detto il porporato, “il nostro cammino di Chiesa in stretta interdipendenza con le vicende d’Italia”. Il presidente dei vescovi ha osservato che la Chiesa in Italia ha “compiuto significativi passi in avanti sia nella comunione al suo interno che nella capacità di incidenza a livello di ‘cultura pubblica’, mentre certamente non sono regrediti il suo radicamento popolare e l’adesione al messaggio di cui essa è portatrice, nonostante il persistere di una diffusa mentalità soggettivistica e l’aggravarsi della deriva etica che non è limitata agli ambiti dell’affettività, della sessualità e della famiglia”. Per quanto riguarda la ‘cultura pubblica’, ha osservato “l’accentuarsi e a volte il radicalizzarsi di posizioni laiciste, che però proprio nella loro aggressività, non esprimono certo l’animo popolare e vengono vigorosamente contraddette da altre voci ‘laiche’ consapevoli del contributo che la fede cristiana può recare al bene dell’Italia”. Dalla cronaca politica il card. Ruini, in passaggi successivi del suo discorso, ha tratto alcuni esempi significativi per questo argomento, in particolare quando ha chiesto “provvedimenti di medio e lungo periodo per le nuove generazioni e le famiglie” e ha ribadito la condanna di riconoscimenti giuridici per le coppie di fatto. Echi del dibattito sulla bioetica che ha diviso i politici cattolici si sono avuti quando il porporato ha raccomandato di non confondere “il giusto rifiuto dell’accanimento terapeutico” con “forme più o meno mascherate di eutanasia” e quando ha auspicato che “in sede europea” possa essere rivista la decisione del consiglio dei ministri della Ue sulla ricerca sulle staminali, già condannata dalla Cei lo scorso luglio. “In una prospettiva più ampia – ha commentato il presidente della Cei – desta grande preoccupazione la possibilità che logiche e solidarietà di tipo partitico prevalgano, anche tra i cattolici e tra quanti condividono una corretta concezione antropologica, sull’adesione concreta a quei ‘principi non negoziabili’ che devono orientare le decisioni, anche e particolarmente di chi ha responsabilità politiche”. L’attualità politica ha fatto capolino anche a proposito degli sbarchi di immigrati clandestini che a volte finiscono in tragedia, provocando “dolore e turbamento” negli italiani, come anche i “fatti di sangue e gli altri delitti che non di rado vedono gli immigrati come protagonisti”. Si difendano i diritti umani degli immigrati, ha sottolineato il vicario del Papa, ma si eviti la “prospettiva, ingannevole e gravida di rischi, di un multiculturalismo che fa crescere comunità separate e chiuse in se stesse”. A proposito della secolarizzazione interna della Chiesa il card. Ruini ha sollecitato a lavorare alla formazione dei laici e dei sacerdoti, per questi ultimi badando più alla qualità che al numero di vocazioni. Alla Caritas ha chiesto di conformarsi a quanto ha detto il Papa nella sua enciclica, a proposito del “carattere ecclesiale della carità “. La prolusione si è conclusa con il “personale ricordo” di Oriana Fallaci e con la preghiera che “il Signore la accolga nelle braccia del suo amore sovrabbondante”.
Ecco uan sintesi dei punti principali affrontati dal card. Ruini:
- SUORA UCCISA. Attacchi al Papa pretesto anche per uccidere i cristiani, come nell’abominevole assassinio di suor Leonella.
- CHIESA E POLITICI DAVANTI ALLA DERIVA ETICA. Chiede provvedimenti per giovani e coppie, ribadisce no a riconoscimento giuridico coppie di fatto.
- STAMINALI: La Ue e Mussi rivedano propria posizione.
- EUTANASIA. Non confondere giusto rifiuto accanimento terapeutico con eutanasia.
- IMMIGRAZIONE Sì diritti umani no a comunità chiuse e separate.
- RIFORME Dopo referendum costituzionale dialogo governo opposizione, auspicabile un cammino condiviso
- FINANZIARIA Affrontare nodi strutturali e favorire la ripresa.
- CINA arrestato vescovo, Ruini rivendica libertà religiosa. – M.O. Sarà determinante contributo Italia in Libano.
- FALLACI. Ha mostrato coraggio, ingegno e amore per l’Italia.

A questo punto, non ci resta che sperare in un miracolo…

A.G.I., 19 SETTEMBRE 2006

RINNOVATO IL MIRACOLO DI SAN GENNARO. Napoli 19 set. – Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro si e’ rinnovato nella cattedrale di Napoli, nel giorno della festa del Santo Patrono, che cade nell’anniversario del martirio avvenuto nel 305 d.C. presso la Solfatara di Pozzuoli. L’annuncio e’ stato dato dall’arcivescovo, card. Crescenzio Sepe, che celebra la prima volta in occasione della ricorrenza di San Gennaro, subito dopo la lettura del Vangelo. Alle 9,20 l’arcivescovo ha detto: “Vi anuncio che da pochi minuti il sangue ha cominciato a sciogliersi”. L’annuncio e’ stato accolto da un calorosissimo applauso dalle migliaia di fedeli che gremiscono la cattedrale.

(immagine da mailing list storico-culturale)

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