
Oggi è morta Oriana Fallaci. Al di là di quanto ha sostenuto, certamente opinabile, sicuramente una donna dalla fortissima personalità, dura nelle sue posizioni, violenta nelle sue passioni. Non è passata inosservata. In questi giorni, quasi non per caso, papa Benedetto XVI ha tuonato contro la “guerra santa dell’Islam … contraria alla natura di Dio“. Il mondo islamico non l’ha presa bene e, anzichè andare verso un proficuo dialogo, sembra che si vada verso nuove crociate. In proposito abbiamo già dato…al massimo si può inviare un Calderoli alla Mecca…..
Gruppo d’Intervento Giuridico
A.N.S.A., 15 settembre 2006, ore 08.01
E’ MORTA ORIANA FALLACI
FIRENZE – Oriana Fallaci è morta nella notte presso al casa di cura Santa Chiara a Firenze, dove era ricoverata da una settimana sotto il piu’ stretto riserbo. Aveva 77 anni. Soffriva di un male incurabile. Le esequie della scrittrice, per sua espressa volonta’, si svolgeranno in forma strettamente privata. Lo hanno reso noto i familiari. Giornalista d’ assalto, intervistatrice di ‘grandi firme’, polemista anti-Islam, scrittrice di best-seller: in un paese come l’Italia, che tiene ancora rigorosamente distinti letteratura e giornalismo e che solo in anni recenti ha visto il fiorire di figure di intellettuali-star, grazie alla diffusione dei talk-show televisivi, Oriana Fallaci ha rappresentato un ‘caso’.
Toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci la Fallaci è stata la prima donna in Italia ad emergere in un terreno tradizionalmente occupato dagli uomini. Esplicita e sincera fino all’ esibizionismo, ha interpretato sia il giornalismo che la vita con forte spirito d’ avventura, documentando alcuni dei più importanti conflitti e insurrezioni tra gli anni ’60 e ’70, ma anche, benché dietro lo schermo della finzione letteraria, vicende personali. E quando è passata alla narrativa è diventata in breve tempo la scrittrice italiana contemporanea più letta nel mondo. Nata a Firenze nel 1930, la Fallaci esordì non ancora diciassettenne come cronista di un quotidiano fiorentino per poi passare all’ ‘Europeo’. Qui si occupa di attualità e costume e a questa fase appartengono i suoi primi libri: ‘I sette peccati di Hollywood’ (1957), ‘Il sesso inutile, viaggio intorno alla donna’ (1961), il romanzo ‘Penelope alla guerra’ (1962) e ‘Gli antipatici’ (1963). L’impegno nel giornalismo cresce negli anni successivi proporzionalmente all’importanza dei temi trattati. La Fallaci si misura con eventi come la conquista della Luna (tema del libro ‘Se il Sole muore’, 1965) e con la guerra in Vietnam: ‘Niente e cosi’ sià, 1969, è il libro con cui vince il suo primo premio Bancarella e rivela le sua qualità di corrispondente consolidando la sua fama internazionale. Negli anni seguenti continua a recarsi in Vietnam, seguendo le battaglie più sanguinose e distinguendosi per il coraggio. Si occupa anche, sempre per ‘L’ Europeò e poi per ‘Il corriere della sera’, dei conflitti indopakistani e mediorientali e delle insurrezioni in America Latina, rimanendo gravemente ferita nel massacro di Plaza Tlatelolco a Città del Messico (1968). E’ questo anche il periodo delle sue celebri interviste con capi di stato e leader politici, da qualcuno giudicate a tratti insolenti, da altri fino troppo addomesticate, ma che restano comunque un modello nel genere più difficile del giornalismo: particolarmente noti e riusciti i suoi “faccia a faccia” con Henry Kissinger, Nguyen Van Giap, Golda Meir, Ghedafi, Khomeini, Deng Xiao Ping che confluiscono nel libro “Intervista con la Storia” (1974). Il suo passaggio alla narrativa, la cui vocazione covava chiaramente anche nello stile dei reportage, viene premiata dal pubblico di tutto il mondo. I suoi romanzi (‘Lettera ad un bambino mai natò, 1975, 40 edizioni solo in Italia; ‘Un uomo’, 1979, premio Viareggio; ‘Insciallah’, 1990, superpremio Bancarella) vengono tradotti in 30 paesi (tra cui Giappone, Cina, Thailandia, paesi arabi), vendono milioni di copie e scatenano puntualmente polemiche culturali e non solo. Che sono solo l’ antipasto di quello che accadrà per l’ultima, colossale battaglia della Fallaci, quella contro l’Islam inaugurata dal caso editoriale italiano degli ultimi anni, ‘La rabbia e l’orgogliò, rielaborazione di un intervento apparso sul Corriere della sera all’indomani dell’ 11 settembre, e proseguita con altri due libri. Il suo stile, enfatico e magniloquente secondo i critici più spietati, piace al pubblico e d’ altra parte corrisponde, nel bene e nel male, ai tratti della sua personalità. Il pubblico apprezza gli accenti sinceri delle sue confessioni anche quando il confine della retorica sembra essere superato, ma i critici di professione non le conferiscono mai la definitiva patente di ‘scrittrice’. Lei se ne rammarica, ma lo fa senza conveniente diplomazia: ancora qualche anno fa, ricevendo un premio in Francia, aveva detto: “In Italia la gente mi ama, ma quelli che pretendono di dire cosa deve o non deve piacere mi amano molto meno”.
Qualcuno le aveva rimproverato anche l’ eccessivo gusto per la spettacolarizzazione dei propri casi personali: gli incidenti in guerra, l’ amore per Panagulis, la malattia. Ma era inevitabile che un carattere indomabile come il suo ‘personificasse’ anche la sfida dell’ ultimo, tragico ‘faccia a faccia’.
A.N.S.A., 15 SETTEMBRE 2006, ORE 09.12
LA SCRITTRICE ANTI-ISLAM E IL PAPA DEI TEO-CON
Con la religione cattolica Oriana Fallaci non era mai stata tenera. Non lo era ai tempi di ‘Lettera a un bambino mai nato’, ‘Niente e cosi’ sià, ‘Un uomo’, e non lo è stata nemmeno con ‘La Rabbia e l’Orgoglio’, il best seller che dopo l’11 settembre la riportò ai vertici delle classifiche e delle polemiche. In quel pamphlet non perdonava Giovanni Paolo II di aver chiesto scusa per Le Crociate. Ma con Benedetto XVI aveva condiviso l’ amore per i valori dell’ Occidente e il rifiuto del relativismo, e il suo atteggiamento era decisamente mutato. Di sicuro la richiesta di un’udienza privata, circa un anno fa, dimostrava una maggiore vicinanza della giornalista-scrittrice a Papa Ratzinger che non al suo predecessore. In comune almeno un nemico: il relativismo che, per dirla con la veemenza della Fallaci, rischia di trasformare l’Europa in ‘Eurabia’. Ancora cardinale, Joseph Ratzinger scrisse insieme al presidente del senato Marcello Pera ‘Senza Radici’, un libro dove il futuro Papa scrive: “L’Occidente non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro”. Dopo l’11 settembre Oriana Fallaci combatte, a modo suo, su questo stesso fronte. Attirando accuse e odii, ma anche discepoli e ammirazione tra intellettuali di prima fila e gente comune: per capirlo basta guardare il top di vendite della sua controversa trilogia che ne ha caratterizzato la svolta post-narrativa. ‘La Rabbia e l’orgoglio’ esplose (dopo 10 anni che la Fallaci non dava alle stampe un libro – ultimo successo ‘Inshallah’) prima come estratto sulle pagine del Corriere della Sera e poi in libreria (fu il libro più venduto del 2002).
In spregio del linguaggio politicamente corretto, Oriana Fallaci scandalizzò, provocò, fu attaccata fin nella sua Toscana e si difese a modo suo, con la penna. Ma non cambiò linea; anzi aveva dato il via a un dibattito culturale che nel corso dei mesi e degli anni si farà sempre più accesso tanto da avvicinare laici a cattolici fornendo legna al pensiero che oggi viene definito Teo-Con. Carlo Rossella, allora direttore di Panorama, fu il primo a proporla come senatrice a vita e da allora il suo nome per palazzo Madama ritorna spesso.
Dopo due anni e mezzo esce il secondo libro, ‘La forza della Ragione’: questa volta nel mirino di Oriana non c’é solo l’Islam ma anche l’Europa “che si è venduta come una sgualdrina ai sultani, ai califfi, ai vizir” perdendo il senso del valore della propria cultura: lo stile è diverso, per molti non condivisibile, ma la difesa delle radici culturali europee è la stessa fatta dal teologo Joseph Ratzinger e dal filosofo Marcello Pera in ‘Senza Radici’ uscito in libreria sei mesi dopo, a fine 2004. Dello stesso anno è l’ultimo libro della trilogia: ‘Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci’, 126 pagine scritte “in un qualche posto in Toscana nel luglio del 2004″ e dedicate alla sorella Paola Fallaci, anche lei giornalista. Un libro che oggi si può leggere come il suo testamento. La scrittrice-combattente sta già molto male, colpita da anni da un cancro al polmone, e non ha paura a scrivere: “Ho la morte addosso”. “Ho qualche anticorpo nel cervello – continua senza pudori – ma non ho molto da vivere. Però ho ancora tante cose da dire”. Cose che forse avrà detto nel colloquio privato, che si voleva segreto, con papa Benedetto XVI nell’agosto del 2005.
A.N.S.A., 12 SETTEMBRE 2006
Papa: guerra santa Islam contro Dio. L’Occidente e’ sordo a Dio e incapace di dialogare.
RATISBONA, 12 SET- La guerra santa dell’Islam e’ ‘contraria alla natura di Dio’ e l’Occidente e’ ‘sordo al Divino e incapace di dialogare’, dice il Papa. ‘Argomentazione decisiva’ per il Pontefice ‘contro la conversione mediante violenza e’ che ‘non agire secondo ragione e’ contrario alla natura di Dio’. Il Papa ha poi invitato Islam e Occidente a dialogare per ritrovare l’equilibrio di una fede non disgiunta dalla ragione.
A.N.S.A., 14 SETTEMBRE 2006, ore 16.50
PAPA: REAZIONI A DISCORSO SU ISLAM. Mufti Turchia: ‘molto provocatorio, ostile e pregiudiziale’
ANKARA, 14 SET – Il ‘Gran Mufti’ di Turchia Bardakoglu definisce ‘molto provocatorio, ostile e pregiudiziale’ il discorso di martedi’ del Papa sull’Islam. ‘Rivela un atteggiamento presuntuoso,viziato e arrogante di chi sa di avere dietro di se’ il potere economico dell’Occidente -dice- i musulmani devono preoccuparsi del viaggio di Benedetto XVI in Turchia a novembre’. Intanto due dignitari kuwaitiani,uno sunnita e l’altro sciita,hanno chiesto le scuse del Papa che a Ratisbona ha condannato la guerra santa.
A.G.I., 14 SETTEMBRE 2006
IL PAPA CHIEDA SCUSA SULL’ISLAM
Kuwait City, 14 sett. – I leader religiosi musulmani contro Papa Ratzinger. Due alti rappresentanti musulmani in Kuwait hanno chiesto le scuse ufficiali di Papa Benedetto XVI dopo il suo discorso di ieri a Monaco di Baviera. Haken al-Mutairi, segretario generale del partito della comunita’ islamica degli emirati, e Sayed Baqer al-Mohri, capo dell’assemblea sciita degli Ulema, hanno letto nelle parole di Joseph Ratzinger un collegamento implicito tra la “Jihad”, o guerra santa, e il terrorismo. Haken al-Mutairi ha chiesto che il capo della chiesa cattolica chieda immediatamente scusa “al popolo musulmano per le sue calunnie contro il profeta Maometto e l’Islam”. Mutairi ha definito le parole del papa “irresponsabili e senza precedenti” e ha collegato i commenti di Ratzinger alla “guerra dell’occidente attualmente in corso contro il mondo musulmano, in paesi come Afghanistan, Iraq e Libano. Le sue affermazioni ricordano lo spirito delle crociate” ha aggiunto, “chiedo a tutti gli Stati arabi e islamici di interrompere le relazioni diplomatiche con lo stato Vaticano fino a quando il papa non si dira’ dispiaciuto”. Sayed Baqer al-Mohri, capo dell’assemblea sciita degli Ulema in Kuwait, ha etichettato le parole del papa come “irrealistiche e ingiustificate”. “Il suo attacco all’Islam e al profeta Maometto contraddice esplicitamente i suoi richiami al dialogo tra le civilta’” ha detto Mohri. “Le sue affermazioni aprono la strada al conflitto tra le religioni. Vogliamo le sue scuse pubbliche” ha concluso.
PAPA: PARLAMENTO PAKISTAN, RITRATTI LE SUE DICHIARAZIONI
(AGI) – Isamabad, 15 set. – Nuova presa di posizione nel mondo islamico contro le dichiarazioni pronunciate durante la recente visita in Baviera dal Papa sulla guerra santa, il retaggio di Maometto e l’estremismo religioso: il Parlamento del Pakistan ha approvato all’unanimita’ una mozione, presentata da un deputato eletto nelle file di una coalizione di partiti d’impronta islamica, nella quale si reclama da Benedetto XVI la “ritrattazione” di quanto affermato, “nell’interesse dell’armonia tra le religioni”. Persino piu’ duro l’affondo del ministero degli Esteri, il cui portavoce Tasnim Maslam ha parlato senza mezzi termini di “ignoranza”, sottolineando come le affermazioni di Joseph Ratzinger rischino di minare gli sforzi per garantire la pacifica convivenza tra confessioni diverse. Ieri il Vaticano aveva precisato il significato delle parole del Pontefice, puntualizzando come fossero dirette soltanto contro le manifestazioni di violenza che prendano a pretesto un credo religioso, e come per l’Islam il Santo Padre provi rispetto: ma cio’ non ha impedito che veementi proteste fossero sollevate dalle autorita’ religiose in diversi Paesi musulmani, dall’Egitto al Kuwait e alla Turchia, dove Benedetto XVI dovrebbe recarsi in visita a fine novembre. Critiche molto negative anche dai leader delle comunita’ islamiche in Francia e nella stessa Germania, terra natia del Papa. Quela pakistana e’ pero’ la prima reazione ufficiale scaturita finora a livello istituzionale vero e proprio.
PAPA: AUTORITA’ INDIANE, USA LINGUAGGIO DA ANTICHE CROCIATE
(AGI) – New Delhi, 15 set. – Pesanti critiche a Benedetto XVI per le recenti e controverse dichiarazioni sull’Islam sono venute anche dall’ndia, Paese dove pure i musulmani costituiscono una minoranza della popolazione complessiva, pur se ragguardevole. “Il linguaggio utilizzato dal Papa suona come quello del suo omologo che nel XII secolo ordino’ le Crociate”: in realta’ la Prima tra esse risale alla fine del secolo precedente, e fu lanciata da Urbano II. Al di la’ delle imprecisioni storiche, resta comunque il tono aspro cui ha fatto ricorso Hamid Ansari, presidente della Commissione Nazionale indiana per le Minoranze. Si tratta di un organo statale, dunque ufficiale e istituzionalizzato, il cui compito principale consiste nel mantenere l’armonia e la convivenza tra la maggioranza induista e gli altri gruppi confessionali presenti nell’immenso Paese. Durissimo uno dei principali quotidiani, ‘The Hindu’, che nell’editoriale definisce oggi “assolutamente sinistra” la presa di posizione del Pontefice. “Venendo essa da un’entita’ che a suo tempo scateno’ la propria ‘guerra santa’”, scrive il giornale di New Delhi, “e che trasformo’ il termine ‘Inquisizione’ in un’espressione che incuteva terrore, tutto cio’ e’ davvero sconveniente”. Infondata la reazione dell’Ufficio Legislativo della comunita’ musulmana: “Quanto detto dal Papa altro non e’ che una bestemmia”, denuncia un comunicato, nel quale tuttavia si incitano i fedeli islamici “a esercitare l’autocontrollo, e a non perdere la calma”. (AGI) -
A.N.S.A., 14 SETTEMBRE 2006, ore 19.31
L’ISLAM INDIGNATO CON IL PAPA IL VATICANO: RATZINGER VUOLE IL DIALOGO
ROMA – Stupore e indignazione nel mondo islamico alle parole di Benedetto XVI, che in Germania due giorni fa ha condannato la guerra santa e la violenza dell’islam. Ignoranza dell’islam, è l’accusa principale contro il Papa che all’università di Ratisbona ha denunciato come la violenza sia “in contrasto con la natura di Dio e dell’anima” e la “conversione mediante violenza” sia cosa irragionevole. “Ciò indica una mancanza di comprensione dell’islam e della sua storia e un tentativo di generalizzare a tutti i musulmani un fenomeno legato a una minoranza estremista… non bisogna considerare l’estremismo e la violenza tra i principi dell’islam”, afferma un editoriale sul quotidiano governativo al Ahram, il solo giornale egiziano che commenti la notizia, la quale per altro è stata quasi ignorata dagli organi d’informazione arabi.
“Il Papa dovrebbe fare una rilettura e una verifica dei fatti per comprendere correttamente l’islam”, concorda, interpellato dall’Ansa, Hassan Hanafi, professore di filosofia all’Università del Cairo. Quanto sostenuto dal Papa sono idee “comunemente accettate in occidente”, ma l’islam “non è nato con le armi… e anche Maometto è entrato alla Mecca grazie ad un accordo e non con la conquista – aggiunge il professore, che é uno dei principali studiosi di islam al mondo – in Africa e Asia si è diffuso grazie al commercio e al matrimonio, non con le armi”. Ma “é vero che l’islam ha liberato i popoli dagli imperatori (romani)… e la jihad (guerra santa) è un principio nato con l’occupazione e non è mai stato utilizzato per aggredire, bensì per l’autodifesa, come in Afghanistan, Cecenia e Iraq”. “Non posso commentare le parole del Papa, perché sua Eminenza pesa ogni parola con il bilancino, ma se veramente ha detto così non avrebbe dovuto farlo”, afferma Milad Hanna, studioso copto e “papa laico” della comunità che in Egitto conta circa 6 milioni di fedeli. Anche per Mohamed Habib, numero due dei Fratelli musulmani, le dichiarazioni sono “una menzogna e in contraddizione con il Corano… dovrebbe sapere che la conversione non si impone a nessuno.
Mentre Fawi Zefzaf, presidente della Commissione del parlamento egiziano per il dialogo interreligioso definisce “bugiardo” il Papa, e mette in guardia: “semplici caricature (di Maometto) hanno scatenato la risposta furiosa delle masse musulmane, quale sarà la reazione a simili dichiarazioni?”, dice all’Ansa. “Dovrebbe pregare per il dialogo… e invece con questo ha perso credibilità “, conclude con una benedizione all’anima di Giovanni Paolo II, “rispettoso e moderato, amato da tutto il mondo”. Indignazione anche dal Pakistan dove uno dei maggiori leader del partito fondamentalista pachistano Jamiat Ulema-e Islam (Jui), il parlamentare Hafiz Hussain Ahmed, ha chiesto al Papa di non allinearsi sulle posizioni del presidente americano George W.Bush. Mentre in Kuwait due dirigenti di organizzazioni islamiche hanno chiesto “immediate scuse” per le “calunnie contro il profeta Maometto e l’islam”. E in Turchia, dove il Papa si deve recare a fine novembre, il gran mufti Ali Bardakoglu ha espresso “meraviglia e orrore” per un discorso “provocatorio”.
Anche in Italia sono statanzialmente critiche le reazioni di alcuni dei principali esponenti del mondo islamico italiano alle considerazioni sull’ islam fatte dal Papa. “Segnaliamo in principio una mancanza di opportunità e di sensibilità nei confronti dei milioni di fedeli musulmani che vivono in Europa e nel mondo” ha commentato il segretario generale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica italiana) e membro della Consulta per l’Islam italiano, Yahya Sergio Pallavicini. “Dall’inizio di questo pontificato – prosegue Pallavicini – é mancato purtroppo un segnale chiaro di disponibilità verso il dialogo interreligioso”.
Per Omar Camilletti, esponente della Grande Moschea di Roma, il Papa avrebbe dovuto ricordare in Germania che “proprio in nome della religione e della sua vitale ispirazione, nel medioevo, il mondo islamico seppe primeggiare con un grande sviluppo scientifico e culturale riprendendo proprio quella migliore eredità greca trasmessa poi all’Europa.”. Un esempio di sano ‘intelletto musulmano’ sono le opere di Ibn Arabai e Rumi “che hanno proposto, al di là di una razionalità ilusoria e parziale, quella ‘conoscenza della certezza’ frutto dell’intelletto non separato dal cuore.” Per Camiletti è con questo ‘intelletto’ e non con la spada, che fu possibile la “diffusione pacifica del messaggio dell’Islam in Paesi come l’Indonesia o l’Africa subsahariana”. Glissa alla domanda sul discorso di Benedetto XVI Abdelhamid Shaari, presidente dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano che risponde: “Quelle del Papa sono argomentazioni filosofiche che sia noi che loro abbiamo già sviscerato in passato e che ci lasciano del tutto indifferenti”. “Sulla condanna della violenza in nome di Dio sfonda con noi una porta aperta, ma i suoi approfondimenti di natura teologica non ci entusiasmano. A noi – prosegue Shaari – interessano discorsi più vicini alla realtà e ai temi sociali che riguardano la nostra comune convivenza e la quotidianità dei nostri fedeli”.
PADRE LOMBARDI, RISPETTA L’ISLAM E VUOLE IL DIALOGO
Papa Ratzinger vuole “coltivare un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le altre religioni e culture, evidentemente anche verso l’Islam”. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, interviene a seguito delle dure reazioni di alcuni esponenti musulmani al discorso di Benedetto XVI all’università di Ratisbona. “E’ opportuno rilevare che ciò che sta a cuore al Papa -ha fatto sapere in una dichiarazione diffusa in serata – é un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza”.
A.N.S.A., 16 SETTEMBRE 2006
IL MONDO ISLAMICO AL PAPA: ‘CORREGGA UN GRANDE ERRORE’
TEHERAN – Sono “un grande errore” le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI sull’Islam. Lo ha detto oggi, citato dall’agenzia Irna, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Mohammad Ali Hosseini, invitando il Pontefice a “rivedere e a correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”.
L’Islam “é la religione più bella, la migliore per l’Umanità” e “l’unica via per la salvezza” e deve essere spiegata “molto bene” al mondo perché “nessuno possa darne un’immagine distorta”. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, citato dall’agenzia Irna, reagendo alle parole di Papa Benedetto XVI.
PRESIDENTE MALAYSIA ESIGE SCUSE
Abdullah Ahmad Badawi,primo ministro della Malaysia, paese a maggioranza musulmana, ha chiesto a papa Benedetto XVI di scusarsi per le parole pronunciate sull’Islam durante il suo viaggio in Germania, e che hanno suscitato un’ondata di indignazione in tutto il mondo musulmano. Lo riferisce l’agenzia ufficiale della Malaysia, Bernama. “Il Papa non deve prendere alla leggera lo scandalo che ha provocato”, ha detto Abdullah, che presiede l’Organizzazione della Conferenza islamica, la più grande organizzazione musulmana nel mondo.
BOTTIGLIE INCENDIARIE CONTRO 2 CHIESE NABLUS
Bottiglie incendiarie sono state lanciate questa mattina a Nablus, nel nord della Cisgiordania, contro due chiese: lo hanno riferito fonti della sicurezza palestinese, precisando che non hanno provocato danni. Non ci sono per ora rivendicazioni. Ieri una granata era stata lanciata contro il centro giovanile del chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, a Gaza City. L’attacco aveva leggermente danneggiato la porta d’ingresso del centro. Ieri sera alcune migliaia di palestinesi hanno partecipato a una manifestazione indetta da Hamas a Gaza City contro le dichiarazioni del Papa Benedetto XVI, che sono state criticate ieri mattina dal premier islamico palestinese Ismail Haniyeh.
DEPUTATO KUWAIT CHIEDE BLOCCO COSTRUZIONE CHIESE
Un membro del Parlamento del Kuwait ha chiesto al governo di non dare più autorizzazioni per la costruzione di nuove chiese, in rappresaglia al discorso del Papa sull’Islam. Daifallah Buramia, questo il nome del parlamentare, ha invocato una nuova legislazione per “ridurre il numero delle chiese in Kuwait” ed ha definito le parole di Benedetto XVI “un’offesa all’Islam e al suo profeta”.
MONTA LA PROTESTA CONTRO LE PAROLE DEL PAPA
IL CAIRO – Monta la protesta nel mondo musulmano che reagisce risentito alle parole di Benedetto XVI sull’islam e si levano dovunque le richieste di scuse dirette del Papa, accusato di avere offeso la religione di oltre un miliardo di fedeli. Dall’Indonesia al Marocco, dal Pakistan all’Egitto, non c’e’ Paese musulmano che non abbia reagito con sdegno alle affermazioni del Papa a Ratisbona, in Germania, tre giorni fa.
E non bastano le giustificazioni della Santa sede che ha cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che non era intenzione del Papa ne’ di svolgere uno studio sull’islam ne’ di offendere. Nei paesi islamici stupisce anche i commentatori piu’ moderati come il Papa possa aver fatto riferimento ad un imperatore bizantino del 14/o secolo, Michele II il Paleologo, secondo il quale Maometto non aveva portato nulla di nuovo, se non ‘delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava’.
Parole che sono state lette dai musulmani come una conferma dell’idea comune fra i cristiani, e contestata dalla gran parte degli islamici, che l’islam ai suoi albori si sia diffuso con la forza delle armi. ‘Il Papa non ha detto nulla di nuovo, le sue opinioni rappresentano quelle del cristianesimo… ma che lo affermi cosi’ e’ un problema’, afferma Emad Gad, ricercatore del Centro di studi strategici di al Ahram al Cairo, secondo il quale Benedetto XVI ‘non si scusera’ mai, perche’ era esattamente quello che voleva dire’. Il Corano accetta il concetto di jihad (guerra santa) ma ci sono opinioni molto diverse tra i musulmani su quando e come debba essere condotta, alcuni sostengono che sia solo un mezzo di difesa in caso di attacco e che mai l’islam ha imposto con le armi la conversione. Gad mette in guardia che la reazione degli arabi e’ sempre lenta ‘ma potrebbe degenerare’, come e’ accaduto per le caricature di Maometto, pubblicate nel settembre 2005 da un giornale danese, che hanno scatenato violente proteste all’inizio di quest’anno.
Dal gran mufti di Turchia, dove il Papa e’ atteso a novembre, ai leader sciiti del Libano e sunniti dell’Iraq e del Cairo e’ un’unica richiesta di scuse, chiare e dirette per fugare i timori che il nuovo Pontefice sia per lo scontro e ‘non per il dialogo, come Giovanni Paolo II’, come ha detto al Cairo il presidente della commissione per il dialogo interreligioso del Consiglio supremo islamico Ali Samman. E’ ‘un precedente pericoloso davanti al quale non si puo’ tacere’, ha detto il Consiglio degli ulema (sunniti) iracheno, invitando il Vaticano ‘a ritirare queste affermazioni irresponsabili’. Il parlamento pakistano ha formalmente chiesto le scuse del Papa e le assemblee degli altri Paesi musulmani probabilmente ne seguiranno l’esempio, se non altro per non sentirsi accusare di non essere buoni musulmani. Il mufti di Siria ha espresso la speranza che il discorso sia stato male riportato. E lo sheikh di al Azhar al Cairo, Mohamed Sayed Tantawi, la massima autorita’ religiosa sunnita, in un comunicato si e’ definito ‘estremamente indignato’ dalle dichiarazioni ‘ostili all’islam e a Maometto’. ‘Ignoranza dell’islam’ e’ la critica che viene sollevata da piu’ parti a Benedetto XVI. E non e’ la peggiore.
‘Il Papa si unisce all’alleanza sionista-americana contro l’islam’, scrive il principale quotidiano islamico marocchino Attajdid. Il discorso del Papa rischia solo di inasprire i gia’ difficili rapporti tra Occidente e Oriente, e’ l’opinione comune nei Paesi musulmani, dove gia’ e’ forte il risentimento per le guerre in Afghanistan, Iraq, Cecenia e Libano. Il governo egiziano, tendenzialmente laico e filo occidentale, ha manifestato apertamente le sue preoccupazioni: ‘Queste parole (del Papa), se vere, rischiano di infiammare gli appelli a uno scontro di civilta’ ‘, ha detto il ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit, dall’Avana dove si trova per il vertice dei Non Allineati. Sui siti Internet islamici, la rabbia si sfoga in insulti. Sul sito Tajdid, uno che si firma ‘giovane di al Jazira’, pubblica un ritratto del Papa con tratti da Satana e chiede la sua morte. Ai commenti e’ spesso affiancato un ritratto di Ayman al Zarqawi (il leader di al Qaida ucciso in Iraq) e di Osama bin Laden, ‘difensori dell’islam’. ‘Il Papa ha rivelato il suo volto con parole di odio per l’islam… proseguendo l’attacco al nostro profeta cominciato con le caricature’, afferma un intervento, mentre molti altri ricordano le crociate.
A.N.S.A., 17 SETTEMBRE 2006
CASTEL GANDOLFO (ROMA) – “Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Universita di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilita dei credenti musulmani”. E’ quanto ha affermato Benedetto XVI prima della preghiera dell’Angelus a proposito dell’ondata di protesta scatenata nel mondo islamico dal suo discorso all’Università di Ratisbona. “Spero che la dichiarazione resa pubblica ieri dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in cui ha spiegato l’autentico senso delle mie parole, valga a placare gli animi e a chiarire il senso del mio discorso, che nella sua totalità era ed è un invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco”. Il passo del discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo dai credenti musulmani, era “una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale”. “Il viaggio apostolico in Baviera, che ho compiuto nei giorni scorsi, è stato una forte esperienza spirituale, nella quale si sono intrecciati ricordi personali, legati a luoghi a me tanto familiari e prospettive pastorali per un efficace annuncio del Vangelo nel nostro tempo”. Così papa Benedetto XVI, interrompendosi più volte per la pioggia scrosciante che cadeva sui fedeli riuniti nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, ha iniziato il suo atteso discorso di oggi, prima della recita dell’Angelus. “Ringrazio Dio – ha aggiunto – per le consolazioni che mi ha dato di vivere e sono riconoscente, al tempo stesso, a tutti coloro che hanno attivamente lavorato per la riuscita di questa mia visita pastorale”. Di essa il Papa ha detto che parlerà più diffusamente nell’udienza generale del prossimo mercoledì in Piazza San Pietro. Dopo le ulteriori precisazioni sul senso del suo discorso a Ratisbona e l’espressione del suo “vivo rammarico” per le reazioni scatenatesi nel mondo islamico, il Papa si è quindi soffermato su due recenti ricorrenze liturgiche, la festa dell’esaltazione della Croce e la memoria della Madonna Addolorata, celebrate il 14 e 15 settembre.
Anche la televisione satellitare del Qatar al Jazira, la più seguita nel mondo musulmano, ha trasmesso in diretta l’intervento del Benedetto XVI all’Angelus.
VIMINALE INNALZA LIVELLO SICUREZZA.
Una circolare del Viminale inviata a tutti i questori innalza il livello di sicurezza dopo le minacce nei confronti della comunità cattolica seguite al discorso del Papa a Ratisbona. La circolare, firmata dal capo della Polizia, De Gennaro, invita i questori ad intensificare le indagini e il monitoraggio nei confronti degli ambienti del radicalismo islamico. “Non potendosi escludere, sul territorio nazionale – è scritto nella circolare giunta nella sera di ieri – il verificarsi di analoghe manifestazioni di dissenso, nonché azioni violente” come quelle messe in atto in alcuni paesi islamici. Il 12 settembre scorso – ricorda la circolare – sua Santità ha tenuto una lectio magistralis con considerazioni sulla religione islamica “che hanno provocato forti critiche in alcuni paesi musulmani non disgiunte da atti vandalici nei confronti delle comunità cattoliche”. “Toni particolarmente accesi” contro il Santo Padre, rileva il Viminale, sono stati registrati sui siti notoriamente utilizzati da organizzazioni jidahiste. Controlli accurati a Castel Gandolfo tra i fedeli che stanno assistendo all’Angelus del Papa. Dopo le minacce nei confronti di Benedetto XVI all’indomani del suo discorso su Islam e Guerra santa all’università di Ratisbona, quello di oggi è un appuntamento tenuto sotto stretta osservazione dai responsabili della sicurezza, anche se, si fa notare, non ci sono segnalazioni specifiche e il livello di attenzione su simili eventi è sempre al massimo livello. A differenza delle altre domeniche è stato però esteso il perimetro controllato dalle forze dell’ordine attorno a Castel Gandolfo: il dispositivo di sicurezza è così articolato su tre livelli. Un primo livello riguarda il palazzo papale; il secondo i varchi d’accesso al centro storico di Castel Gandolfo dove polizia e carabinieri controllano chiunque entri con il metal detector e un terzo che controlla il perimetro esterno del paese, pattugliato da volanti. Anche per l’accesso al palazzo i controlli sono molto accurati: i portoni del palazzo sono stati aperti poco fa e alle le circa duemila persone in fila vengono controllate borse e zaini. Folta la presenza di fedeli stranieri, dal Venezuela al Portogallo, dalla Francia alla Polonia.
GUL, PER GOVERNO TURCO VISITA RESTA IN PROGRAMMA.
“Per il governo turco non vi è alcun motivo di cambiare la data della visita del Papa “: è quanto ha dichiarato il ministro degli esteri di Ankara, Abdullah Gul, a proposito del viaggio programmato in Turchia per fine novembre da papa Benedetto XVI e apparso a rischio dopo l’ondata di polemiche nel mondo musulmano per le dichiarazioni fatte dal pontefice su Maometto e l’Islam. Gul ha fatto questa precisazione all’aeroporto di Ankara, prima di imbarcarsi per New York dove parteciperà all’annuale assemblea generale dell’Onu.Il ministro ha scritto una lettera a papa Benedetto XVI per esortarlo a non rimandare la sua visita, in programma dal 28 al 30 novembre, spiegando che, ad avviso del responsabile della diplomazia turca, la visita può rappresentare “un’importante opportunità per promuovere il dialogo tra culture diverse”. “La responsabilità dei leader spirituali e politici – scrive Gul nella sua missiva- è quella di sottolineare le somiglianze, e non le differenze, tra le religioni”.
EGITTO, FRATELLI MUSULMANI ACCETTANO SCUSE.
I Fratelli musulmani, la principale forza d’opposizione in Egitto, hanno accettato le scuse del Papa. “Accettiamo le parole del papa e le sue scuse per le dichiarazioni e le citazioni che ha detto non riflettono il suo punto di vista personale”, ha detto all’Ansa il numero due dell’organizzazione Mohamed Habib – Avremmo auspicato che avesse anche confermato come l’islam sia una religione di amicizia, di cooperazione e di fratellanza tra Occidente e Oriente”. “Diamo particolare importanza al dialogo tra l’oriente musulmano e l’occidente cristiano nell’interesse dell’umanità”, ha aggiunto Habib. L’agenzia ufficiale di stampa egiziana Mena ha dato la notizia del discorso del Papa all’Angelus, dicendo che Benedetto XVI si è “personalmente scusato”, per le dichiarazioni sull’islam.
GRAN MUFTI PALESTINA CONDANNA ATTACCHI CHIESE.
Il gran mufti di Palestina lo sceicco Muhammad Hussain, ha condannato gli attacchi contro le chiese degli ultimi giorni a Nablus e Gaza ed ha invitato i musulmani palestinesi “alla calma e alla ragione”: lo ha riferito oggi l’agenzia di stampa palestinese Maan. “Siamo un popolo di musulmani e di cristiani che vivono insieme, ognuno con le speranze e con le sofferenze dell’altro, dobbiamo essere uniti e saggi davanti a ogni offesa ai nostri simboli religiosi” ha affermato il grand mufti, ha riferito Maan. Negli ultimi due giorni cinque chiese di Gaza e di Nablus sono state attaccate a colpi di arma da fuoco e con bottiglie incendiarie. Gli attacchi, che hanno fatto solo danni limitati, sono stati rivendicati da gruppi finora sconosciuti che hanno affermato di voler protestare contro le dichiarazioni del papa su Islam e violenza.
IN IRAN CHIUSI PER PROTESTA I SEMINARI SCIITI.
I principali seminari sciiti iraniani sono stati chiusi oggi in segno di protesta per le parole sull’Islam pronunciate dal Papa, che il ministero degli Esteri di Teheran ha invitato a “rivedere e correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”. L’agenzia Irna riferisce che tutte le scuole religiose sono chiuse oggi nella città santa sciita di Qom, 130 chilometri a sud di Teheran, dove durante un raduno ha parlato Ahmad Khatami, il religioso che per primo aveva attaccato il Pontefice parlando come oratore della preghiera del venerdì a Teheran. Chiusi anche i seminari di Tabriz, di Ilam, di Saveh e le 11 scuole religiose della provincia di Semnan. Uno dei più influenti ayatollah di Qom, Makarem Shirazi, ha emesso una dichiarazione in cui si rivolge direttamente a Benedetto XVI: “Signor Papa – gli dice – invece che attaccare i Musulmani, farebbe meglio a dire ai suoi statisti senza pietà e assetati di sangue che l’epoca della dominazione coloniale è finita”. In un editoriale, il quotidiano conservatore ‘Jomhuri Eslami’ afferma che il Papa ha parlato “sotto dettatura dei Sionisti e degli Stati Uniti” il cui fine è quello di “mettere in ombra la vittoria dei figli dell’Islam dell’Hezbollah in Libano”. Il giornale afferma anche che “una delle pagine più nere” nella Storia della Chiesa è “il silenzio sulla tragedia dei Palestinesi, e in alcuni casi l’aiuto dato ai Sionisti contro il popolo oppresso della Palestina”.
DUE CHIESE DANNEGGIATE IN CISGIORDANIA.
Due chiese cattoliche sono state danneggiate da sconosciuti in Cisgiordania nelle ultime ore. Lo riferiscono fonti locali secondo cui ignoti hanno cercato di appiccare il fuoco alle chiese di Tubas e di Tulkarem, provocando danni materiali contenuti. Nel frattempo il patriarca latino di Gerusalemme monsignor Michel Sabbah è giunto a Nablus dove ieri sono state danneggiate cinque chiese.
AHMADINEJAD, ATTACCHI RIVELANO DEBOLEZZA NEMICI.
“Gli insulti all’Islam e ai Musulmani” sono “un segno della debolezza dei nemici”. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, citato oggi dall’agenzia ufficiale Irna, pur senza citare direttamente Papa Benedetto XVI. Ieri lo stesso Ahmadinejad, sempre senza nominare esplicitamente il Pontefice, aveva affermato che vi sono “alcuni tentativi di distorcere e mostrare un’immagine non reale dell’Islam” e aveva aggiunto che “l’Islam è la religione più perfetta, la più bella, la migliore per l’Umanità” e “l’unica via per la salvezza”. Da parte sua, il ministero degli Esteri di Teheran ha consigliato al Papa di “rivedere e a correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”. “L’attuale situazione mondiale – ha detto oggi Ahmadinejad incontrando il presidente sudanese Umar Hassan Ahmad al Bashir all’Avana, dove entrambi si trovano per un vertice dei Paesi non allineati – è favorevole al mondo dell’Islam e delle nazioni musulmane”. Per questo ha aggiunto di considerare “gli insulti all’Islam e ai Musulmani come un segno della debolezza dei nemici”. “Se gli Stati musulmani rimangono fianco a fianco e si uniscono sulla base dei loro valori comuni – ha aggiunto il presidente iraniano – niente può essere una minaccia per loro”.
CALDEROLI, SANTO PADRE SOTTO TUTELA ONU.
“L’Onu si interessa, e anche male di tante cose. Se il Santo Padre non venisse messo sotto la tutela della Comunità Internazionale sarebbe una cosa gravissima”. Lo ha detto il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, commentando a Venezia, a margine della festa della Lega, le reazioni suscitate dalle affermazioni di Benedetto XVI su Islam e violenza. “Mi sembra di rivivere, ovviamente con l’umiltà rispetto alla persona – ha spiegato Calderoli – la questione della mia ‘maglietta’: di una cosa che non è mai esistita ne fanno uso per un attacco, quando chi attacca invece sono loro, strumentalizzando qualunque cosa”. “Purtroppo – ha proseguito – era immaginabile la reazione di qualche Imam o esponente religioso. Ma che si arrivi addirittura alla reazione di Stati e al ritiro degli ambasciatori dallo Stato Pontificio mi pare faccia nascere la necessità che tutti gli stati occidentali si schierino dalla parte del Papa, in maniera molto manifesta”. “E a chi ritira gli ambasciatori – ha concluso – dobbiamo rispondere con la stessa moneta, ritirando le nostre delegazioni diplomatiche”.
CESA, INDIGNATI DA SILENZIO EUROPA.
“La cosa che sorprende ed indigna di più della reazione di parte del mondo islamico è stato il silenzio dell’Europa e dell’Italia. Non riconoscere le radici cristiane sulle quali si fonda la nostra convivenza civile e rinunciare a spendere una parola in difesa del Santo padre è un grave segnale di debolezza”: lo afferma Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, a conclusione della Festa del partito.
A.G.I., 17 SETTEMBRE 2006
SUORA ITALIANA UCCISA IN SOMALIA, “PER LE PAROLE DEL PAPA”
(AGI) – Mogadiscio, 17 set. – L’uccisione di suor Leonella Sgorbati, la religiosa italiana di 66 anni uccisa questa mattina in un agguato a Mogadiscio, e’ legata alle parole sull’Islam pronunciate dal Papa in Germania. Lo ha detto una fonte delle Corti islamiche, che nei mesi scorsi hanno preso il controllo della capitale somala. “C’e’ una concreta possibilita’ che le persone che hanno ucciso la suora lo abbiano fatto in rappresaglia per i recenti commenti del Papa contro l’Islam” ha detto la fonte. Lo sceicco Muktar Robow, vicecapo della sicurezza delle Corti, ha condannato il delitto, definendolo un atto “barbaro e contrario agli insegnamenti dell’Islam” e impegnandosi a scovare e punire i responsabili. “Abbiamo catturato uno degli assassini” ha aggiunto Robow, “e sta collaborando. Contiamo di catturare anche il suo complice: non ha dove nascondersi”. La suora, originaria della provincia di Piacenza e da 36 anni in missione nel paese africano, e’ stata uccisa fuori dall’ospedale pediatrico di Mogadiscio. Apparteneva alle all’ordine delle Missionarie della Consolata. Era in Somalia dal 2002 e lavorava nella struttura gestita dall’Ong austriaca ‘Sos’, dove insegnava nella scuola di formazione per infermieri attivata cinque anni fa. Suor Leonella era entrata nell’ordine delle Missionarie della Consolata nel 1963. Nel 1970 era partita per una missione in Kenya, dove e’ rimasta fino al 2002, quando si e’ concluso il suo mandato di superiora. Secondo quanto si e’ appreso, la religiosa girava sempre scortata ed era accompagnata da una guardia del corpo anche quando, mentre usciva dall’ospedale, e’ stata raggiunta dai colpi che le sono stati sparati al cuore e all’addome. “Sono entrati” ha raccontato un testimone, “hanno sparato e sono scappati via. Non abbiamo idea di chi fossero”. Il corpo di suor Leonella sara’ trasferito quanto prima a Nairobi.
A.N.S.A., 18 SETTEMBRE 2006
AL QAIDA: JIHAD FINO ALLA SCONFITTA DELL’OCCIDENTE
IL CAIRO – La cellula irachena di al Qaida promette di proseguire la jihad (guerra santa) fino alla “sconfitta” dell’Occidente, in risposta alla “denigrazione” del Papa Benedetto XVI dell’islam e della jihad, in un comunicato pubblicato oggi su un sito Internet. “Dopo che lo stupido portatore della croce Bush ha annunciato l’inizio di una nuova campagna dei crociati contro l’islam e i musulmani e ha cominciato questa campagna con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, ecco che il servo dei crociati , il ‘papa del Vaticano’, ha seguito le orme di Bush negli attacchi flagranti contro l’islam e il suo profeta Maometto, per ciò che riguarda il rito della jihad”, afferma il messaggio, intitolato “Comunicato sulla denigrazione del Papa dei cristiani contro il nostro profeta”. “Le sue dichiarazioni sono una mobilitazione a favore della guerra dei crociati dichiarata da Bush – continua il comunicato dell’organizzazione che raduna otto gruppi armati – Diciamo al servo dei crociati, ti devi aspettare la sconfitta… Diciamo agli infedeli e ai tiranni: dovete aspettarvi la sofferenza. Noi continueremo la nostra jihad. Non ci fermeremo fino a quando la bandiera della unicità (del dio islamico, ndr) sventolerà dovunque nel mondo”. Un altro gruppo armato aveva minacciato sabato di rappresaglie il Vaticano per le parole del Papa, pronunciate in una lectio magistralis a Ratisbona all’inizio della scorsa settimana, e considerata dai musulmani un’offesa all’islam.
IRAN, SPIEGAZIONI DI IERI NON SUFFICIENTI.
L’Iran ritiene le spiegazioni date ieri dal Papa sul suo discorso a Ratisbona ”necessarie”, ma non sufficienti. Il Pontefice ”deve dire che quello che aveva affermato e’ sbagliato”, ha detto il portavoce del governo di Teheran, Gholam Hossein Elham.
GRAN MUFTI TURCHIA: SOLO SCUSE INDIRETTE.
Il Gran Mufti’ di Turchia, Ali Bardakoglu, che giovedi’ scorso aveva reagito duramente alle affermazioni del papa Benedetto XVI sull’Islam, chiedendo le sue scuse, ha dichiarato che ieri il papa ”non ha chiesto scusa per le sue parole, ma ha detto di essere stato frainteso a causa delle sue parole”. ”Era difficile per il papa fare delle scuse dirette. Ha fatto percio’ delle scuse di terzo grado. Non ha chiesto scusa per le sue parole, ma di essere stato inteso male a causa delle sue parole” – ha dichiarato Bardakglu (che e’ un alto funzionario governativo) al giornale Hurriyet. Anche la stampa turca di stamane, sia laica sia islamica, esprime un giudizio analogo sulle affermazioni del papa durante l’Angelus di ieri. ”Il mondo islamico aspetta le sue scuse, ma il papa non ha potuto chiedere scusa ed ha affermato che la sua era solo una citazione di un episodio medioevale che non riflette le sue opinioni ed ha confermato la sua volonta’ di dialogo”, ha scritto il giornale Sabah. ”Invece di chiedere scusa, il papa ha ricordato che le sue parole erano una citazione” ha scritto il giornale Radikal. Anche se non ha chiesto scusa direttamente ”il Papa verra’ comunque in Turchia: ieri ha detto che l’equivoco e’ dispiaciuto anche a lui personalmente. Adesso, si discute sulla sua visita in Turchia”, ha scritto Vatan. ”Il papa ha fatto un passo indietro affermando che la sua citazione non risponde alle sue opinioni. Ieri il ha cercato di inviare un messaggio finalizzato a calmare il mondo dell’Islam” e’ il giudizio del giornale islamico Zaman. ”Il Papa ha fatto un passo verso una scusa. Le reazioni si sono calmate dopo che il Papa ha detto ieri di avere fatto solo una citazione, che non riflette le sue idee personali. Ed ha annunciato che mercoledi’, fara’ una dichiarazione piu’ particolareggiata” , e’ il giudizio del giornale islamico Yeni Safak.
CHIRAC LANCIA APPELLO A EVITARE TENSIONI.
Il presidente francese Jacques Chirac ha lanciato oggi un appello a ”evitare tutto cio’ che puo’ alimentare tensioni tra i popoli e le religioni” e ”ogni confusione” tra islam e fondamentalismo islamico rispondendo a una domanda sulle controverse parole pronunciate la settimana scorsa da papa Benedetto XVI. Chirac si e’ cosi’ espresso in una intervista alla radio privata Europa 1 rilasciata prima di partire per New York dove partecipera’ alla Assemblea generale dell’Onu. Chirac ha voluto in particolare sottolineare la necessita’ di non confondere l’Islam, ”che e’ una religione rispettata e rispettabile”, e il fondamentalismo islamico, definito ”un’azione di natura politica”. Il presidente francese ha tenuto comunque sottolineare che non aveva ”ne’ la vocazione ne’ l’intenzione di fare commenti sul discorso del papa ” e che parlava ”sul piano generale e nel quadro del dialogo tra culture e civilta’ ” che egli appoggia.
PRESIDENTE INDONESIA, CI SARA’ LIETO FINE.
Il presidente indonesiano Susilo Yudhoyono e’ convinto che, dopo il rammarico espresso dal Papa per le dichiarazioni sull’Islam e jihad, il problema avra’ ”un lieto fine”. Yudhoyono ha sottolineato che il leader religiosi indonesiani ”avevano invitato tutti a essere pazienti, a controllarsi e a credere che il problema sara’ risolto positivamente, specialmente ora che il Papa ha presentato di persona le sue scuse”il problema sara’ risolto positivamente, specialmente ora che il Papa ha presentato di persona le sue scuse”. Il presidente aveva deplorato nel passato week-end le dichiarazioni di Benedetto XVI, parlando da Cuba, dove si teneva il vertice dei Paesi non-allineati. A Giakarta sabato scorso c’era stata una piccola manifestazione per contestare le affermazioni del Papa . L’ Indonesia, dove sui 220 milioni di abitanti l’85% sono musulmani, e’ Paese islamico piu’ popoloso del mondo.
E poteva mancare il “crociato” della politica interna italiana ? In nome del Papa Re…..
RUINI: ITALIA E CHIESA TRA DERIVA ETICA E SOGGETTIVISMO
ROMA – I rischi per l’Italia della “deriva etica, del laicismo e del soggettivismo”, che affascinano soprattutto i giovani, e la consapevolezza che anche la Chiesa subisce “la costante insidia di una secolarizzazione interna”. Si è mossa su questi binari, insieme con la determinata difesa del Papa dagli attacchi del mondo islamico, la prolusione del cardinale Camillo Ruini al consiglio permanente della Cei, l’ultimo prima del convegno ecclesiale nazionale che si terrà a Verona dal 16 ottobre, “grande e ormai vicino appuntamento” che, come i tre precedenti, scandirà, ha detto il porporato, “il nostro cammino di Chiesa in stretta interdipendenza con le vicende d’Italia”. Il presidente dei vescovi ha osservato che la Chiesa in Italia ha “compiuto significativi passi in avanti sia nella comunione al suo interno che nella capacità di incidenza a livello di ‘cultura pubblica’, mentre certamente non sono regrediti il suo radicamento popolare e l’adesione al messaggio di cui essa è portatrice, nonostante il persistere di una diffusa mentalità soggettivistica e l’aggravarsi della deriva etica che non è limitata agli ambiti dell’affettività, della sessualità e della famiglia”. Per quanto riguarda la ‘cultura pubblica’, ha osservato “l’accentuarsi e a volte il radicalizzarsi di posizioni laiciste, che però proprio nella loro aggressività, non esprimono certo l’animo popolare e vengono vigorosamente contraddette da altre voci ‘laiche’ consapevoli del contributo che la fede cristiana può recare al bene dell’Italia”. Dalla cronaca politica il card. Ruini, in passaggi successivi del suo discorso, ha tratto alcuni esempi significativi per questo argomento, in particolare quando ha chiesto “provvedimenti di medio e lungo periodo per le nuove generazioni e le famiglie” e ha ribadito la condanna di riconoscimenti giuridici per le coppie di fatto. Echi del dibattito sulla bioetica che ha diviso i politici cattolici si sono avuti quando il porporato ha raccomandato di non confondere “il giusto rifiuto dell’accanimento terapeutico” con “forme più o meno mascherate di eutanasia” e quando ha auspicato che “in sede europea” possa essere rivista la decisione del consiglio dei ministri della Ue sulla ricerca sulle staminali, già condannata dalla Cei lo scorso luglio. “In una prospettiva più ampia – ha commentato il presidente della Cei – desta grande preoccupazione la possibilità che logiche e solidarietà di tipo partitico prevalgano, anche tra i cattolici e tra quanti condividono una corretta concezione antropologica, sull’adesione concreta a quei ‘principi non negoziabili’ che devono orientare le decisioni, anche e particolarmente di chi ha responsabilità politiche”. L’attualità politica ha fatto capolino anche a proposito degli sbarchi di immigrati clandestini che a volte finiscono in tragedia, provocando “dolore e turbamento” negli italiani, come anche i “fatti di sangue e gli altri delitti che non di rado vedono gli immigrati come protagonisti”. Si difendano i diritti umani degli immigrati, ha sottolineato il vicario del Papa, ma si eviti la “prospettiva, ingannevole e gravida di rischi, di un multiculturalismo che fa crescere comunità separate e chiuse in se stesse”. A proposito della secolarizzazione interna della Chiesa il card. Ruini ha sollecitato a lavorare alla formazione dei laici e dei sacerdoti, per questi ultimi badando più alla qualità che al numero di vocazioni. Alla Caritas ha chiesto di conformarsi a quanto ha detto il Papa nella sua enciclica, a proposito del “carattere ecclesiale della carità “. La prolusione si è conclusa con il “personale ricordo” di Oriana Fallaci e con la preghiera che “il Signore la accolga nelle braccia del suo amore sovrabbondante”.
Ecco uan sintesi dei punti principali affrontati dal card. Ruini:
- SUORA UCCISA. Attacchi al Papa pretesto anche per uccidere i cristiani, come nell’abominevole assassinio di suor Leonella.
- CHIESA E POLITICI DAVANTI ALLA DERIVA ETICA. Chiede provvedimenti per giovani e coppie, ribadisce no a riconoscimento giuridico coppie di fatto.
- STAMINALI: La Ue e Mussi rivedano propria posizione.
- EUTANASIA. Non confondere giusto rifiuto accanimento terapeutico con eutanasia.
- IMMIGRAZIONE Sì diritti umani no a comunità chiuse e separate.
- RIFORME Dopo referendum costituzionale dialogo governo opposizione, auspicabile un cammino condiviso
- FINANZIARIA Affrontare nodi strutturali e favorire la ripresa.
- CINA arrestato vescovo, Ruini rivendica libertà religiosa. – M.O. Sarà determinante contributo Italia in Libano.
- FALLACI. Ha mostrato coraggio, ingegno e amore per l’Italia.
A questo punto, non ci resta che sperare in un miracolo…
A.G.I., 19 SETTEMBRE 2006
RINNOVATO IL MIRACOLO DI SAN GENNARO. Napoli 19 set. – Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro si e’ rinnovato nella cattedrale di Napoli, nel giorno della festa del Santo Patrono, che cade nell’anniversario del martirio avvenuto nel 305 d.C. presso la Solfatara di Pozzuoli. L’annuncio e’ stato dato dall’arcivescovo, card. Crescenzio Sepe, che celebra la prima volta in occasione della ricorrenza di San Gennaro, subito dopo la lettura del Vangelo. Alle 9,20 l’arcivescovo ha detto: “Vi anuncio che da pochi minuti il sangue ha cominciato a sciogliersi”. L’annuncio e’ stato accolto da un calorosissimo applauso dalle migliaia di fedeli che gremiscono la cattedrale.
(immagine da mailing list storico-culturale)
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