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Curare l’ambiente per curare la salute.

Pettirosso

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L’Associazione italiana mogli dei medici in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Cagliari promuovono una tavola rotonda in contemporanea con tutte le altre realtà nazionali associative su ambiente e salute: “Curare l’ambiente per curare la salute”, lunedì 18 ottobre 2010, con inizio alle ore 17.30, presso la sala dell’Ordine dei Medici di Cagliari in Via dei Carroz, Cagliari.

Intervengono Stefano Deliperi (ecologista, presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico), Marcello Campagna (medico del lavoro), Paola Rottola (architetto, esperta di domotica), Cristina Pilo (responsabile dei progetti ambientali dell’Ente Foreste della Sardegna).

Coordina i lavori Aldo Brigaglia. Prosegui la lettura…

Ambiente e salute: il rapporto Osservasalute 2008.

29 Luglio 2009 Commenti chiusi

 

L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane ha presentato, ieri, il rapporto "Osservasalute Ambiente" nel quale vengono affrontati i rapporti esistenti tra lo stato dell’ambiente e la salute umana, attraverso una serie di indicatori utili ad illustrare il clima, lo stato della qualità dell’aria e dell’acqua potabile, l’inquinamento acustico, l’inquinamento da campi elettromagnetici, il radon e le tematiche connesse con la gestione dei rifiuti solidi urbani, come chiarito nella relazione, che potete trovare sul sito dell’Osservatorio.

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Appello per il testamento biologico.

 

Riceviamo, e pubblichiamo volentieri, l’appello del senatore Ignazio Marino, affinché venga adottata una legge sul testamento biologico rispettosa del diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione e dell’indipendenza di ognuno di noi nella scelta delle terapie da seguire. Una legge di libertà.

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Accordi segreti per gli OGM.

4 Novembre 2008 Commenti chiusi
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Una storia di ordinario inquinamento italiano: la scuola sulle scorie.

 

Lo chiamano scandalo ma, in realtà, è l’ennesima dimostrazione dell’istinto autolesionista degli italiani: 350 mila tonnellate di scorie pericolose utilizzate per realizzare piazzali di scuole, parcheggi, strade, case, banchine portuali, in Calabria. Insomma, la solita ingombrante salute pubblica scambiata per una tonnellata di danaro.

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Scie chimiche: la risposta del Ministero dell’Ambiente.

 

Riceviamo da Edoardo Pilia e pubblichiamo volentieri, il testo dell’interrogazione parlamentare presentata dall’ On. Sandro Brandolini (PD) avente ad oggetto il fenomeno delle scie chimiche.

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La salute in fumo.

Ripetitore a Ottana, perché non spostarlo dove sicuramente non crea problemi alla salute pubblica ?

Più elettrosmog = più leucemia infantile, non vi basta ?!

Qualità dell?aria a Sarroch, si deve provvedere alla salute pubblica !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato una specifica richiesta (16 giugno 2007) al Ministero dell?ambiente, al Comune di Sarroch, agli Assessorati regionali della sanità e della difesa dell?ambiente, all?Assessorato alla tutela dell?ambiente della Provincia di Cagliari per l?adozione dei necessari provvedimenti di tutela della salute pubblica in relazione alla grave situazione della qualità dell?aria nel territorio comunale sarrochese.

Infatti, dagli ultimi dati recenti validati e resi pubblici, il rapporto sulla qualità dell?aria relativo all?anno 2005, elaborato dalla Provincia di Cagliari sulla base dei dati rilevati dalle stazioni della propria rete di rilevamento, emerge chiaramente una situazione di rischio per la salute pubblica nel territorio comunale di Sarroch determinata dai seguenti dati:
* nel corso del 2005 la concentrazione di biossido di zolfo (stazione di rilevamento CENSH2) ha superato due volte la soglia di allarme di 500 mg/mc per tre ore consecutive e per ben 59 ore non consecutive è stata superata la detta soglia, con una punta oraria di addirittura 1.365 mg/mc. E? stato, inoltre, superato per 126 volte il valore orario di 350 mg/mc, mentre tale valore non deve essere superato per più di 24 volte in un anno. Infine, per ben 11 volte è stato superato il limite di 24 ore per la protezione della salute umana;
* nel corso del 2005 la concentrazione di ?polveri sottili – PM 10? (stazione CENHS9) ha superato per 55 volte il limite di 50 mg/mc, contro un limite massimo annuo di 35 volte.

Il sistema di monitoraggio provinciale della qualità dell?aria ? installato in base a previsione di legge (D.P.R. n. 203/1988, D.P.C.M. 28 marzo 1983, D.M. 25 novembre 1994) ? verifica giornalmente i livelli di inquinamento dell’aria di alcune zone industriali (es. Portoscuso, Sarroch, Macchiareddu, ecc.) ,fornendo quotidianamente le medie dei rilevamenti effettuati. I dati riportati sono elaborati ai sensi e per gli effetti di cui al D.M. 2 aprile 2002, n. 60, attuativo delle direttive nn. 1999/30/CE (valori limite per biossido di zolfo, ossido di azoto, particelle, piombo), 2000/69/CE (valori limite per benzene, monossido di carbonio) e 2002/03/CE (valori limite per l?ozono).

Quali sono i rischi per la salute umana ?

Per le polveri sottili ? PM 10: ?Recenti studi hanno evidenziato un ruolo preminente delle polveri nel produrre effetti dannosi a carico dell’apparato respiratorio. La loro pericolosità è dovuta alle sostanze di cui sono composte e a ciò che trasportano, ma anche dalla dimensione minuta. Particelle così piccole sono capaci di entrare nell’apparato respiratorio neutralizzando tutte le difese e i tentativi del corpo umano di farle uscire. L’azione nociva delle polveri varia in rapporto alle dimensioni delle particelle: quelle con diametro superiore a 30 micron vengono trattenute nella parte alta dell’albero respiratorio ed espulse con colpi di tosse; quelle con diametro inferiore a 3 micron raggiungono direttamente gli alveoli polmonari ove si arrestano?. (fonte: sito web istituzionale del Comune di Cagliari, www.comune.cagliari.it).

Per il biossido di zolfo: ??ha un effetto irritante sulle prime vie respiratorie .. provocando spesso un senso di stanchezza. In associazione alle polveri e particelle liquide, nelle quali viene assorbito, può raggiungere gli alveoli polmonari sui quali esercita direttamente una azione tossica ben più grave. Provoca crisi asmatiche, in particolare nei soggetti che già soffrono di asma bronchiale. L?esposizione cronica determina aggravamenti di patologie dell?apparato respiratorio, quali polmonite, bronchiti, tracheiti?. (fonte: sito web istituzionale del Comune di Cagliari, www.comune.cagliari.it).

Nei più recenti studi (il rapporto ?Ambiente e salute nelle aree a rischio della Sardegna? e il ?Rapporto Sarroch ambiente e salute?, 2 ottobre 2006, di Annibale Biggeri, Dolores Catelan e Fabio Barbone) è stata descritta la mortalità e i ricoveri ospedalieri per l?area di Sarroch che comprende i comuni di Sarroch ma anche di Villa San Pietro, Capoterra e Assemini, per una popolazione di 52.385 abitanti (censimento 2001) sono contenute valutazioni poco rassicuranti.

?I risultati dell?area di Sarroch vanno commentati alla luce di precedenti indagini condotte nell?area. I lavoratori dello stabilimento di Assemini, dove veniva prodotto cloruro di vinile monomero da dicloroetano e polimero, sono stati inclusi nello studio di coorte degli esposti a cloruro di vinile monomero in Italia; i soggetti sono stati identificati dai cedolini degli stipendi del 1973 e del 1980 e per essi non è stata condotta l?analisi di mortalità, a causa della scarsa qualità dei dati disponibili. ? I risultati preliminari dello studio DRIAS (Disturbi Respiratori nell?Infanzia e Ambiente in Sardegna (www.drias.it) hanno rilevato nei bambini delle scuole elementari di Sarroch una frequenza più elevata di sintomi ostruttivi e bronchitici rispetto ai coetanei delle scuole nei comuni di confronto. La campagna di misurazioni della qualità dell?aria con dosimetri passivi, parte della suddetta indagine, ha documentato e confermato livelli alti di concentrazione di anidride solforosa a Sarroch, come anche di BTX (benzene, toluene, cilene), sia in corrispondenza di una delle centraline della Provincia che nelle scuole di Via Carducci e Via Fermi. ? Il sistema di monitoraggio della qualità dell?aria della Provincia di Cagliari ha documentato, http://www.provincia.cagliari.it/ambiente/qa/index1.html, la presenza, ancora nel 2005, di concentrazioni di anidride solforosa superiori ai limiti di legge (125 mg /m3 , media giornaliera). ? La raffinazione del petrolio e l?industria chimica di base sono rilevanti attività produttive nell?area di Sarroch, le conoscenze epidemiologiche su tali attività sono un elemento di lettura dei risultati osservati. L?evidenza epidemiologica relativa alla raffinazione del petrolio documenta un aumento di rischio per il tumore della cute, e i tumori del sistema linfoematopoietico; essa suggerisce incrementi di rischio per il tumore del polmone, della vescica, e del fegato.

Ed ancora ?Sulla base dell?evidenza epidemiologica disponibile il ruolo delle esposizioni occupazionali negli incrementi di rischio osservati negli uomini per malattie dell?apparato respiratorio, tumori di polmone, pleura, fegato e tessuto linfoematopoietico può essere considerato possibile; anche il forte rischio per pneumoconiosi, in diminuzione tra i più giovani, probabile retaggio dell?attività mineraria ora dismessa, segnala il ruolo di esposizioni lavorative, per esse va considerata anche la possibilità di codifiche opportunistiche. Per il tumore della pleura, a prevalente eziologia occupazionale, è necessario avviare la sorveglianza epidemiologica e l?analisi delle modalità di esposizione per i casi incidenti di mesotelioma maligno sull?intero territorio regionale. Agli aumenti di rischio per patologie tumorali e non tumorali dell?apparato respiratorio ha probabilmente contribuito l?inquinamento dell?aria da fonti industriali, documentato da misurazioni della qualità dell?aria che soffrono del limite di riferirsi ad anni recenti.?

In particolare, si ricorda che il Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Sardegna è stato promosso dall?Assessorato regionale della sanità grazie all?Osservatorio epidemiologico regionale ed a fondi del Quadro comunitario di sostegno ? P.O.N. ATAS 2000-2006 gestito dal Ministero della salute e dalla Società E.S.A., riguarda 18 aree del territorio regionale e prende in esame, in relazione ai residenti in Sardegna, l?evoluzione della mortalità nel periodo 1981?2001 (oltre 279.000 decessi) e la prevalenza delle patologie in base all?archivio dei ricoveri 2001?2003 (oltre un milione di ricoveri). A Sarroch ha evidenziato un eccesso nel periodo complessivo preso in esame, rispetto alla media regionale, del 13 % per i tumori del polmone.

Più specificamente, lo studio Drias (Disturbi Respiratori nell’Infanzia e Ambiente in Sardegna, sempre fondi del Quadro comunitario di sostegno ? P.O.N. ATAS 2000-2006 gestito dal Ministero della salute) ha preso in esame i disturbi respiratori dei bambini che vivono nelle aree a rischio ambientale della vecchia Provincia di Cagliari. I risultati relativi a Sarroch si commentano da soli: vi è il doppio della media generale dei ricoveri per asma, tali dati sono confermati dall?archivio dei ricoveri regionali (+ 11 % dei bambini e + 28 % delle bambine, età 0-14 anni). I dati confermano gli indici della mortalità ISTAT 1997-2001 e le schede di ricovero ospedaliero: a Sarroch si verificano eccessi rispetto alla media regionale tra gli uomini del 10 % per le malattie dell?apparato respiratorio e del 13-24 % per i tumori al polmone, tra le donne del 10-16 % per le malattie dell?apparato respiratorio e del 20 % per i tumori al polmone.

E? inutile nascondersi dietro un dito: la qualità dell?aria nella zona di Sarroch dipende dalla presenza di un importantissimo polo industriale. Dalla Saras s.p.a. (la prima raffineria italiana con il 15 % del petrolio trattato, quasi 5 miliardi di euro di fatturato, circa 200 milioni di euro di aiuti pubblici in dieci anni, circa 1.100 dipendenti e centinaia di posti di lavoro indiretti, ma anche ? secondo l?Eper, il registro europeo delle emissioni inquinanti, dati 2004 ? al 3° posto in Italia per emissioni di PM 10 con 275 tonnellate annue, all?11° posto per gli ossidi di zolfo con 8.180 tonnellate annue) alla Liquigas, dalla Polimeri Europa (400 addetti e pesanti emissioni di biossido di zolfo e di idrocarburi policiclici aromatici) alla Sasol Italy, solo per considerare le principali industrie.

Davanti ad una situazione che non si può certo definire delle più felici, gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico hanno chiesto che vengano adottati i provvedimenti amministrativi previsti dall?art. 39 del D.M. n. 60/2002 in base ai piani di risanamento e tutela della qualità dell?aria (artt. 7-8 del decreto legislativo n. 351/1999 e 4 del D.P.R. n. 203/1988) ovvero ? in caso di inadempienza ? l?esercizio dei poteri sostitutivi statali di cui all?art. 5 del decreto legislativo n. 112/1998.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.B., archivio GrIG)

Riferimenti: rapporto D.R.I.A.S.

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Lo stato di salute delle foreste italiane.

1 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il recente studio del Corpo Forestale dello Stato ci descrive lo stato di salute delle nostre foreste e, sopratutto, ci mette in guardia sui possibili effetti dei mutamenti climatici sulla biodiversità forestale. Buona lettura!

da www.ansa.it del 28/02/2007

FORESTE: BATTUTE PIOGGE ACIDE, ORA SOS AZOTO-OZONO
ROMA – Sembra archiviato per sempre il pericolo piogge acide per le foreste; ora il nuovo allarme si chiama ozono e azoto. Ma per quanto riguarda i boschi italiani non tutte le notizie sono negative: la superficie delle foreste ha fatto segnare infatti nel corso degli ultimi 20 anni un incremento del 23%. Ma c’e’ di piu’: i dati relativi all’inventario forestale potranno contribuire a far risparmiare al nostro Paese, nel corso dei prossimi 5 anni, fino a 1 miliardo di euro. Queste le indicazioni piu’ significative dello studio ‘Foreste, cambiamenti climatici e biodiversita’, redatto dal Corpo Forestale dello Stato su dati del Conecofor, la rete nazionale integrata per il Controllo degli Ecosistemi Forestali, che sara’ presentata oggi a Roma nell’ambito del workshop ‘Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversita’ forestale’.
LA SALUTE DELLE FORESTE ITALIANE I dati raccolti dal Conecofor indicano come la deposizione di sostanze azotate raggiunga al momento picchi di oltre 30 kg l’anno per ettaro nella zona della Pianura Padana, con valori comunque alti in tutte le altre aree controllate, ”provocando tra l’altro – viene sottolineato – l’inquinamento delle falde idriche e dei corsi d’acqua”. Le concentrazioni di ozono raggiungono percio’ ”picchi preoccupanti, fino a 60-70 parti per miliardo, specialmente nel periodo estivo e nelle aree piu’ meridionali, determinando forti danni alla vegetazione forestale”.
AUMENTATA LA SUPERFICIE FORESTALE NAZIONALE I dati raccolti dall”Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio’ indicano che la superficie forestale era pari nel 2005 a circa 10 milioni di ettari, rispetto agli 8 milioni censiti nel precedente inventario del 1985, con un incremento complessivo del 23%. La graduatoria delle regioni che presentano una superficie forestale piu’ alta rispetto alle altre sono la Sardegna e la Toscana, con circa 1 milione di ettari ciascuna, seguite da Piemonte e Lombardia, con circa 800 mila ettari ciascuna.
IL RUOLO DELLE FORESTE NEI CAMBIAMENTI CLIMATICI A livello planetario, le foreste, a fronte di un’emissione netta nell’atmosfera di circa 170 miliardi di tonnellate di carbonio negli ultimi 150 anni, ne avrebbero assorbito circa 80 miliardi. Quindi, sintetizza lo studio, ”quasi il 50% di tutto il carbonio assorbito e’ stato metabolizzato dagli ecosistemi terrestri”. Diversa la situazione nel nostro Paese, ”dove le foreste, che coprono circa un terzo della superficie nazionale, assorbono piu’ del 50% di tutto il carbonio bloccato dagli ecosistemi terrestri”.
PROTOCOLLO DI KYOTO Secondo i dati dell’inventario forstale, l’Italia potra’ risparmiare nel corso dei prossimi 5 anni fino a 1 miliardo di euro. E cio’, informa lo studio, grazie al fatto ”che il nostro Paese ha potuto dichiarare un assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste 10 volte superiore a quello stimato precedentemente, pari cioe’ a 10 milioni di tonnellate all’anno”.
LA DISGREGAZIONE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI Nei prossimi 100 anni si potra’ assistere a ”una progressiva disgregazione di tutti gli ecosistemi forestali della penisola”. Di questi, ”solo poche componenti potranno migrare in aree piu’ adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte sara’ destinata all’estinzione, almeno a livello locale”.

da www.corpoforestale.it

CAMBIAMENTI CLIMATICI: ENTRO IL 2100 SCONVOLTI GLI HABITAT FORESTALI DEL CENTRO ITALIA

Con l?innalzamento delle temperature gli alberi più sensibili, come il faggio, il castagno e il carpino nei prossimi 100 anni potrebbero andare incontro a estinzioni locali, ed essere soppiantati da piante opportuniste, come le infestanti.
Crescerà il pericolo di estinzione per orsi, lupi e grandi ungulati. Identificate dal progetto ?BioRefugia? del Corpo forestale dello Stato e dell?Università La Sapienza di Roma, le potenziali aree rifugio nell?Appennino centrale dove gli ecosistemi a rischio potranno essere conservati.

Nei prossimi 100 anni è da attendersi una progressiva disgregazione degli ecosistemi forestali, dei quali solo poche componenti potranno migrare in aree più adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte di esse saranno destinate all?estinzione, almeno a livello locale. Le specie con elevata capacità di spostamento (ad esempio i grandi mammiferi come orso, lupo ed ungulati), in grado quindi di tentare di ?sfuggire? alla disgregazione del loro habitat, si troveranno in condizioni di ?disadattamento?, in quanto sarà per loro impossibile adattarsi in così breve tempo ai nuovi ecosistemi in via di formazione, che potranno ricostituirsi solo nell?arco di alcuni secoli.
I danni che i cambiamenti climatici e il surriscaldamento della terra stanno provocando all?agricoltura e alle foreste del Paese sono molto grandi. Negli ultimi 130 anni le precipitazioni sono diminuite del 15% in tutta l’Italia centro-meridionale, sopratutto in primavera e in autunno, mentre la temperatura è aumentata di circa un grado, soprattutto nel periodo invernale.
Il quadro è preoccupante: sono a rischio le foreste dell?Appennino centrale. Con l?innalzamento delle temperature gli alberi più sensibili, come il faggio, il castagno e il carpino nei prossimi 100 anni potrebbero andare incontro a estinzioni locali, ed essere soppiantati da piante opportuniste, come le infestanti. Le foreste sono una ricchezza alla quale il Paese non può rinunciare e bisognerà compiere ogni sforzo per garantirne la sopravivenza.
Questo potrebbe essere il futuro delle foreste del centro Italia (più colpite di quelle delle Alpi dai cambiamenti climatici), uno scenario che emerge dallo studio scientifico realizzato dal Corpo forestale dello Stato in collaborazione con il Dipartimento di Biologia Vegetale dell?Università degli Studi la Sapienza di Roma, e co-finanziato dall?Unione Europea. Il progetto, denominato BioRefugia, nell?ambito del CONECOFOR (CONtrollo ECOsistemi FORestali), ha per obiettivo l?analisi dei possibili effetti dei cambiamenti climatici sulla distribuzione delle principali specie arboree forestali in tutta l?Italia centrale, con il fine di identificare le potenziali aree di rifugio (biorefugia) delle specie oggetto della ricerca, quelle aree cioè dove si può prevedere che tali specie possano essere in grado di resistere anche nei nuovi scenari climatici previsti per il 2100. Aree ? identificate soprattutto nell?Appennino Centrale sopra i 1.500 metri di quota, caratterizzate da grandi estensioni montuose ? in cui sarà possibile pianificare gli interventi prioritari di conservazione del territorio, in modo rigoroso. Prevista la mediterranizzazione delle zone interne pre-appenniniche, con l?estensione dei territorio di sughere e lecci. Anche gli olmi e i cerri, grazie alle buone capacità di adattamento, potranno vedere aumentato il loro areale. La pianificazione di aree rifugio a quote superiori a quelle attualmente occupate dalle 16 specie oggetto dello studio potrebbe essere fondamentale per la loro conservazione, visto l?impedimento a mantenerle alle altezze attuali, e la quasi impossibilità di migrazione delle compagini forestali nel loro insieme. Infatti nello studio si legge: ?i risultati non tengono ovviamente conto delle reali possibilità di ?spostamento? degli ecosistemi in questione: la rapidità del cambiamento climatico in atto è infatti di gran lunga maggiore della velocità di colonizzazione di nuovi spazi della quale sono capaci le specie arboree analizzate?.
I risultati complessivi dello studio sono stati presentati dal Corpo forestale dello Stato presso l?Ispettorato Generale di Roma, nel corso del workshop: ?Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità forestale: situazione attuale e scenari per la fine del secolo?.

(foto C.B., archivio Gr.I.G.)

Riferimenti: Corpo Forestale dello Stato

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Diritto alla salute, burocrazia e soldi…


Una volta tanto l?Italia è ai primi posti nel mondo. Ha una norma, il decreto legislativo n. 124/1998, che riconosce l?accesso gratuito alle migliori cure specialistiche anche agli affetti da ?malattie rare?. Quelle malattie che hanno, fortunatamente, pochi pazienti ma, sfortunatamente, non incontrano i favori delle multinazionali del farmaco che non producono normalmente le opportune medicine per?carenza di mercato. Il Servizio sanitario nazionale, con le modalità attuative stabilite nel D.M. n. 279/2001, si fa carico delle spese per la produzione dei farmaci per le ?malattie rare? e viene così incontro alle necessità dei pazienti. E? una norma di grande civiltà, espressione di quel diritto alla salute consacrato nella nostra costituzione (art. 32). Tutto a posto ? Purtroppo no. Non sempre l?applicazione della norma è semplice ed agevole. Ne sanno qualcosa i genitori di un bambino di due anni di Olbia, Enea Porcheddu, affetto da una ?malattia rara?, la congiuntivite lignea bilaterale asimmetrica per deficit di plasminogeno, che provoca la rapida progressiva occlusione della visuale. Dopo mille peripezie fra Istituti di ricerca, Ospedali pediatrici di eccellenza (il Meyer di Firenze), consulti fra specialisti di mezzo mondo, fra i quali quello risolutore presso l?Ospedale pediatrico e per adolescenti dell?Università di Lipsia, è stata finalmente trovata la terapia, l?unica terapia, che finora ha dato risultati positivi. L?unica terapia efficace (a base di ?plasminogen drops?) sarebbe quella descritta in ?Effective treatment of Ligneous Conjunctivitis with topical plasminogen? a cura del dott. Patrick Watts ed altri, pubblicata sull?American Journal of Opthalmology nell?aprile 2002. Nessuna Casa farmaceutica la produce: troppo pochi i pazienti, troppo scarsi i guadagni.
Nonostante mille assicurazioni, finora non è stata ancora data la risposta risolutiva a dei genitori ormai quasi alla disperazione. Ad un bambino che sta perdendo la vista. E? stato quindi necessario inoltrare, da parte del padre Achille Mauro Porcheddu e del Gruppo d?Intervento Giuridico una specifica istanza per l?accesso all?idonea terapia (nota del 3 giugno 2006) rivolta al Ministro della salute, all? Assessore regionale della sanità, al Direttore generale dell?Azienda USL n. 2 e, per opportuna conoscenza, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania. E ora si attendono risposte. Rapide, molto rapide??.

Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto L.A.C., ampie informazioni sulla congiuntivite lignea per deficit di plasminogeno su www.budoniambiente/org/meyer)

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