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Post Taggati ‘sarde’

Che fine ha fatto la Torre di Porto Budello, a Teulada ?

Giornata mondiale dell’ambiente.

 

In occasione delle Giornata mondiale dell’ambiente, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha invitato tutti i cittadini del mondo a "fare passi concreti per rendere il Pianeta più verde e pulito", noi aggiungiamo che i piccoli passi possono essere fatti anche partendo dal proprio giardino e invitiamo tutti a sostenere le battaglie in difesa delle spiagge sarde e in difesa delle fonti di produzione di energia non inquinanti. La Terra e i suoi futuri abitanti ci ringrazieranno.

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Scivu: il turismo non si fa con i mattoni!

Chiarezza sulle strutture turistiche a Scivu: no all’abusivismo edilizio !

Abusi edilizi nel paradiso naturale di Scivu.

Un po’ di sensibilizzazione per imparare a difendere le nostre coste.

Spiagge violentate, in Gallura.

Piccoli mattoni crescono, a Scivu…

Gestione “eco-sostenibile” delle spiagge, la Posidonia, i rifiuti.

13 Giugno 2008 Commenti chiusi

Gestione “eco-sostenibile” delle spiagge: sì, ma come ?

Mattoni e roulottes all’assalto del paradiso di Scivu !

Province sarde alla ribalta nazionale!


Nilde Iotti è stata Presidente della Camera per tre legislature, dal 1979 al 1992, ha partecipato alla Resistenza, nell?immediato dopoguerra (1946) viene candidata dal partito comunista italiano prima come consigliere comunale nel paese natio e poi all’Assemblea Costituente, dove entra a far parte della Commissione dei 75 incaricata della stesura della Costituzione. Eletta nel 1948 alla Camera dei Deputati, siede tra i banchi di Montecitorio ininterrottamente sino al 1999. Ricevette numerose mansioni di prestigio quali la presidenza della commissione bicamerale sulle riforme istituzionali (1993-1994), la presidenza della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d?Europa (1996 – 1999), di cui fu anche vicepresidente nello stesso periodo. (fonte: wikipedia)
Per questi, ed altri motivi, molti sardi, e non solo, avranno sussultato, quando dalla bocca della Presidentessa Murrighile della nuova provincia di Olbia-Tempio, nell?intervista di Iovene per Report su rai tre, è uscita quella frase infelice: ?la mia domestica dice che sarò la nuova Nilde Iotti?, frase seguita da una sonora risata, che ha scosso il caschetto biondo platino e la ghirlanda in stile hawaiano adagiata sul petto della signora. Eh già, lo stile e il ruolo fondamentale nella politica della nostra Nazione, fanno presagire che sarà presto un punto di riferimento per il Paese. Così come fondamentali sono le nuove province, enti che saranno vicini ai cittadini, valorizzeranno il territorio, le sue tradizioni e le sue risorse, come il mitico melone coltivato in asciutto di Lunamatrona, re della medesima sagra, finanziata dalla Provincia. O no?

PROVINCE PER TUTTI
di Bernardo Iovene
In onda domenica 1 aprile 2007 alle 21.30

?E? stato uno scambio poco nobile?, ha dichiarato l?ex presidente della Commissione Affari Costituzionali, il Senatore Andrea Pastore, ?per fare la provincia di Monza Brianza si è dovuto votare anche per le altre due, Fermo e Barletta?. Quest?ultima ha addirittura tre capoluoghi, Barletta, Andria, Trani e oggi i rispettivi sindaci stanno litigando per l?ubicazione della prefettura. Le nuove 4 province della regione autonoma Sardegna non hanno trovato l?accordo per il capoluogo e ne hanno fatti 2 per ogni provincia. Altre 21 nuove province sono all?esame del parlamento e le relazioni che accompagnano le proposte prevedono un spesa intorno ai 50 milioni di euro per ognuna, esclusi i costi dei consiglieri, assessori, presidenti. A catena, i partiti organizzati su base provinciale avranno la moltiplicazione delle poltrone: nuovi dirigenti, segretari ecc. La legge prevede che per istituire una nuova provincia ci siano 200.000 abitanti: Fermo e le 4 province sarde sono ben al di sotto di questo numero, eppure le province sono state concesse. Tutto questo proprio mentre il governo blocca i finanziamenti per le nuove province in costituzione perché sta varando il nuovo Codice delle Autonomie che ne prevede la riduzione. Ma un emendamento infilato nel decreto cosiddetto ?mille proroghe? li ha sbloccati all?insaputa del Ministro per gli affari regionali.

(foto: www.cloudappreciationsociety.org)

Riferimenti: Report

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Riconoscimenti internazionali per la difesa delle coste sarde.


Riconoscimento internazionale per la politica della Giunta Soru di difesa delle coste sarde. In particolare per il progetto della Conservatoria delle coste. Qui in Sardistàn a qualcuno verrà mal di pancia, a qualche altro un versamento di bile, ma la verità è che se la Conservatoria verrà fatta funzionare come un’agenzia agile ed efficace sarà un ottimo strumento per la salvaguardia e la corretta gestione sostenibile dei litorali. Se sarà solo occasione per consulenze ed amenità simili, sarà un’occasione persa. Gravemente. Naturalmente sosterremo la prima ipotesi.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2007

Il programma di sviluppo sostenibile del Mediterraneo. Soru designato dall?Ue ambasciatore della costa. Piero Mannironi

ROMA. Il suo modello non piace molto a qualcuno in Sardegna, ma evidentemente è molto apprezzato a livello internazionale. E infatti Renato Soru è stato designato «Ambasciatore della costa», nell?ambito delle iniziative per lo sviluppo sostenibile della Costa Mediterranea.
Si tratta di un?iniziativa promossa dall?Unione Europea nell?ambito del Programma sull?Ambiente delle Nazioni Unite (Unep). L?invito a Soru di ricoprire l?incarico per il biennio 2007-2008 arriva dal direttore generale del Programma di azione prioritarie e Blu plan, Ivica Trumbic. Il progetto, che è poi l?evoluzione di una costola della Convenzione di Barcellona del 1976, ha come obiettivo la costruzione di un piano di riferimento per l?ambiente e lo sviluppo integrato nel Mediterraneo, con particolare attenzione alle gestione delle zone costiere. Una filosofia di protezione e di gestione di aree delicate e sensibili, questa, sulla quale Soru ha incentrato una parte strategica della sua azione di governo.
Ne sono una prova la legge «salva coste» e il successivo Piano Paesaggistico Regionale, due atti di tutela del patrimonio costiero e paesaggistico sardo, che hanno ricevuto il plauso di istituzioni, studiosi e associazioni ambientaliste. Ma è stata soprattutto l?idea di creare la Conservatoria delle coste che ha attirato l?attenzione degli osservatori internazionali che cercano una strada condivisa in grandi aree, come appunto il bacino del Mediterraneo, per uno sviluppo sostenibile.
Così, il ?modello sardo? è stato considerato «molto interessante» da organismi internazionali come l?Unep. Tanto che è stato inserito nel Blue Plan, il dossier del Map (Piano d?azione per il Mediterraneo) dell?Unep.
Nel 2005 il maltese Paul Mifsud, coordinatore del dossier, dichiarò che la Sardegna stava insomma diventando un modello da imitare in tutta l?area mediterranea, considerata ad altissimo rischio ambientale. Se infatti il trend non sarà invertito, entro il 2025 oltre il 50% delle coste mediterranee sarà cementificato. Disse Mifsud: «Il nostro dossier solleva questioni di enorme importanza che devono essere affrontate immediatamente, adottando programmi regionali per la gestione sostenibile della fascia costiera e migliorando il sistema delle aree protette mediterranee».
All?interno del progetto gestito ora da Ivica Trumbic è previsto un «Coast Day» in Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia, sponda occidentale della striscia di Gaza e nei Paesi dell?Unione Europea. E l?evento potrebbe partire proprio dalla Sardegna. In questo senso Trumbic ha annunciato il pieno sostegno a una campagna di sensibilizzazione che coinvolga, oltre agli enti locali, gli alunni della scuola primaria e secondaria.

(foto L.C., archivio GrIG)

Riferimenti: lettera U.N.E.P. – M.A.P.

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Violazioni della normativa comunitaria: brutte figure italiane e sarde…


Al 31 luglio 2006 l?Italia è giunta al poco lusinghiero traguardo delle 260 procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea a causa della cattiva o mancata applicazione del diritto comunitario. Ben 189 riguardano violazioni e 71 inadempimenti. Negli ultimi cinque anni sono state 219 le procedure di infrazione aperte, anno record il 2005 con addirittura 62 ?richiami?. La più risalente è del 1985, la più recente è del 12 luglio 2006. Campo privilegiato delle procedure di infrazione e l?ambiente, con 67 procedure avviate. Spesso e volentieri (60 %) per colpa di Regioni ed Enti locali. Anche la Sardegna fa la sua bella figura: quattro procedure di infrazione aperte a causa dei cattivi comportamenti della Regione autonoma della Sardegna. Esattamente queste:
* n. 1998/2346, realizzazione del complesso turistico-edilizio gruppo societario Is Arenas, Narbolìa (OR) in violazione della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora;
* n. 2001/4067, realizzazione del complesso industriale per l?allevamento di suini e la produzione di prodotti suinicoli nell?area industriale di Isili (CA) in violazione delle direttive n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE sulla valutazione d?impatto ambientale (procedura confluita nella successiva n. 2003/2049);
* n. 2003/2209, ampliamento della base militare dell?Isola di S. Stefano in Comune di La Maddalena (OT) in violazione della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora;
* n. 2004/4242, normativa regionale in deroga alla disciplina di tutela dell?avifauna selvatica in violazione della direttiva n. 79/409/CEE sulla salvaguardia delle specie di avifauna selvatica.
Tutte queste procedure sono state avviate dalla Commissione europea dietro specifici ricorsi inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico e sostenute da puntuali interrogazioni parlamentari di Monica Frassoni, co-presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo.
Ma vediamo come si esplica il procedimento di infrazione (artt. 226 e ss. del trattato U.E.):
* messa in mora - al primo ammonimento da parte della Commissione europea (lettera di messa in mora) per una possibile violazione del diritto comunitario, lo Stato membro entro 60 giorni deve fornire le proprie controdeduzioni;
* parere motivato - la Commissione, in base alle risposte dello Stato membro, invia un ammonimento scritto ed articolato (parere motivato) in cui illustra la violazione riscontrata ed indica le soluzioni giuridico-amministrative alle quali lo Stato dovrà attenersi;
* ricorso alla Corte di giustizia europea - qualora lo Stato membro non adempia correttamente, la Commissione inoltra ricorso alla Corte di giustizia europea, che può rigettarlo (chiudendo la procedura di infrazione) ovvero accoglierlo, accertando l?infrazione ed obbligando lo Stato membro ad adeguarsi;
* seconda messa in mora - in caso di ulteriore mancato adeguamento, la Commissione europea può riaprire la procedura di infrazione con una seconda lettera di messa in mora, alla quale lo Stato membro deve rispondere entro i successivi 60 giorni;
* secondo parere motivato - la Commissione, in base alle risposte dello Stato membro, provvede ad inviare un secondo invito formale e scritto per l?adeguamento alle disposizioni comunitarie violate ed al pronunciamento della Corte di giustizia europea;
* richiesta di condanna alla Corte di giustizia europea - in caso di reiterato inadempimento, la Commissione chiede alla Corte di giustizia di condannare nuovamente lo Stato membro inadempiente e di infliggergli una pesante sanzione pecuniaria (da 50 a 300 mila euro per ogni giorno di violazione della normativa comunitaria + un?eventuale multa forfettaria pari a 3 milioni di euro). La Corte può accoglierla (come in genere accade) o respingerla.
Sono finora 30 le condanne ?di primo grado? subite dall?Italia e 4 quelle ?di secondo grado?, ma, finora, non è stata irrogata alcuna sanzione pecuniaria, a differenza di quelle inflitte ad altri Paesi membri.
Il Governo nazionale sta cercando di correre ai ripari: con il disegno di legge comunitaria 2006 prevede la relazione semestrale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da parte del Ministero delle politiche comunitarie sullo stato del contenzioso comunitario. Inoltre, come ribadito anche recentemente dal Ministro dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare Alfonso Pecoraro Scanio, si prevede di introdurre la formale corresponsabilità in solido fra Stato e Regioni in caso di violazioni derivanti da comportamenti e atti regionali. Infine, sarà fortemente potenziato il coordinamento fra tutte le pubbliche amministrazioni nelle materie ambientali, per garantire comportamenti uniformi ed in linea con quanto disposto dalle normative europee. Basterà ? Per ora l?Italia sta correndo grossi rischi a causa dell?attività regionale sarda riguardo i casi di Is Arenas, dove è stato inviato un secondo parere motivato (ma non c?è ancora ricorso alla Corte di giustizia) e delle deroghe in materia di tutela dell?avifauna selvatica, dove la Commissione europea ha deciso di inoltrare ricorso alla Corte di giustizia.
Bisognerà mettere mano al portafoglio ? In caso di condanna, gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico provvederanno a segnalare i relativi casi alla Procura regionale della Corte dei conti affinché provveda nei confronti di amministratori e funzionari pubblici che, con i loro comportamenti, hanno dato luogo al danno per l?Erario.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il Conservatorio delle coste, l’agenzia per la salvaguardia delle coste sarde

19 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Vi riportiamo di seguito alcuni resoconti stampa relativi alla giornata di presentazione dell’indagine di ricerca promossa dal Gruppo d’Intervento Giuridico in collaborazione con gli Amici della Terra per l’istituzione ed il funzionamento del Conservatorio delle coste, l’Agenzia per la Salvaguardia delle Coste, la naturale evoluzione dell’attuale Servizio della Conservatorìa delle Coste. Il dibattito, animato dagli interventi di Rosa Filippini (Presidente nazionale degli Amici della Terra), Elisabetta Pilia (Assessore regionale dei Beni Culturali), di Christine Sandel (Consigliere del Conservatoire du Littoral francese), di Stefano Deliperi (Presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico e responsabile del gruppo di ricerca), di Lorenza Cavinato (architetto, componente del gruppo di ricerca) e di Giovanni Carta (Direttore del Servizio della Conservatoria delle coste), si è tenuto presso la sala conferenze della Banca CIS (Viale Bonaria) a Cagliari, sabato 18 febbraio 2006. Speriamo davvero che sia stato un utile momento di confronto per la piena operatività di un fondamentale strumento per la tutela e la corretta valorizzazione dei "gioielli" costieri isolani. Ricordiamo che la versione "breve" dell’indagine di ricerca è scaricabile dal sito web ufficiale degli Amici della Terra (www.amicidellaterra.it). Buona lettura….. Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2006 A Cagliari sarà presentato il modello mutuato da esperienze già consolidate. "Agenzia", un progetto salvacoste. CAGLIARI. L’appuntamento è per stamane alle 9 nella sala-convegni del Cis in Viale Bonaria. Organizzato dalle associazioni ambientaliste Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra, il convegno-dibattito "L’Agenzia per la salvaguardia delle coste: un’opportunità per la Sardegna" è il primo importante momento di riflessione sul nuovo e rivoluzionario strumento creato per la tutela dei litorali dell’isola. Grazie anche agli interventi del co-presidente del gruppo Verdi-Ale del parlamento europeo Monica Frassoni e al consigliere del "Conservatoire du littoral" francese Christine Sandel, si farà il punto sul percorso disegnato dalla giunta regionale per difendere le coste dal degrado e dagli appetiti speculativi. Il modello dell’Agenzia è mutuato da esperienze consolidate come quella del Conservatoire du Littoral francese (costituito nel 1975) e del National Trust inglese. La filosofia è quella di creare un sistema equilibrato di gestione del territorio che coinvolge anche le comunità interessate. In sintesi, viene costituita un’agenzia che acquisisce al proprio patrimonio le aree costiere di maggior valore naturalistico, ma anche quelle porzioni di litorale considerate fragili. Un patrimonio pubblico, quindi, che viene affidato per la sua gestione ad associazioni ed enti. Oggi il Gruppo di Intervento Giuridico e gli Amici della Terra presenteranno uno studio che diventerà un contributo fondamentale condotto da un gruppo di lavoro interdisciplinare costiuito dagli architetti Alfredo Ingegno e Lorenza Cavinato (pianificazione territoriale e sostenibilità ambientale), da Bruno Caria (presidente regionale degli Amici della Terra), da Davide Manca del centro di educazione ambientale S’Incantu e da Stefano Deliperi e Claudia Basciu che hanno approfondito gli aspetti giuridici. da La Nuova Sardegna, 19 febbraio 2006 "Soldi pubblici per acquisire le aree". Il modello francese per la tutela delle coste a rischio edificabilità. Presentata dagli ambientalisti l’esperienza della Conservatoria d’Oltralpe. "E ora il censimento". Sabrina Zedda. CAGLIARI. "Sono ottimista, il discorso della giunta di Renato Soru sull’Agenzia per la salvaguardia delle coste mi sembra eccellente. E poi questo è il momento giusto: la presa di coscienza, a tutti i livelli, è fortissima". Nell’incontro in cui il Gruppo d’intervento giuridico, insieme agli Amici della Terra, presenta la sua ricerca per realizzare l’Agenzia per la salvaguardia delle coste, nuovi spunti arrivano da un’esperienza che ha fatto scuola: quella della Conservatoria delle coste francese. E’ Christine Sandel, consigliere dell’organo costituito con una legge votata dal Parlamento nel 1975, a spiegare come è nata la Conservatoria. E a chiarire perché quello avviato dalla giunta guidata da Renato Soru "è un processo molto bello, che si spera possa estendersi all’intero territorio italiano". Il punto di partenza, dice Sandel, è capire che i soldi pubblici servono per l’acquisizione delle aree. Una mossa imprescindibile quando si lavora per salvaguardare un habitat a rischio: "Recentemente – aggiunge – la Conservatoria delle coste ha comprato mille ettari di saline in disuso che i proprietari volevano vendere a privati per 27 milioni di euro. Il tribunale ce lo ha fatto avere per 15 milioni". I prezzi delle aree sono in continuo aumento, osserva Sandel, ma i risultati compensano il sacrificio: duemila ettari di terreni acquistati in media ogni anno (non solo tramite prelazione o espropriazione, ma anche attraverso donazioni), una superficie già protetta arrivata a 73.160 ettari e 300 ecosistemi, rappresentanti circa 880 chilometri di litorali marittimi e lacustri. L’obiettivo a lungo termine si chiama "terzo selvatico" e ha una data: 2050. "Significa che per quell’anno – dice Sandel – la terza parte del litorale francese dovrà essere selvatica". Un bel da fare, a pensarci bene, ma che non darebbe risultati se non fosse accompagnato da forti sinergie. Così una volta acquisite le aree, è ai suoi partners che la Conservatoria ne affida la gestione: enti locali e associazioni ambientaliste. "Una soluzione che vale per la Francia, ma che auspichiamo anche per la Sardegna", dice il presidente del Gruppo d’intervento giuridico, Stefano Deliperi. A monte, però, c’è il censimento delle aree: "Stiamo ancora procedendo", dice l’assessore regionale alle Attività culturali, Elisabetta Pilia, che, prendendo spunto dall’esperienza francese aggiunge: "Bisogna tutelare i gioielli lungo le coste cominciando dai terreni che appartengono al demanio e al patrimonio indisponibile della Regione o degli enti strumentali come l’Ersat, o la Società bonifiche sarde". Insomma, la via del cambiamento pare sia stata intrapresa. La dimostrazione arriva anche dal metodo d’indagine adottato, descritto da Giovanni Carta, direttore del Servizio della conservatoria, nella presidenza della regione: "Nella nostra attività – dice – siamo partiti dalla costa non come pezzo del territorio, ma come sistema costiero, con un’attenzione particolare agli aspetti geomorfologici". Significa che è stato modificato l’approccio. Un esempio? A fornirlo è lo stesso Giovanni Carta: "Quando pensiamo – dice – a fenomeni come l’inquinamento o la pesca, consideriamo i loro effetti sia a terra che a mare". Una visione d’insieme della questione è dunque più che necessaria, ma va accompagnata – dice Carta – da una definizione di "demanio ambientale", che superi il concetto di "usi civici". "Siamo in una situazione di degrado – aggiunge – e questo sarebbe un modo per intervenire con maggior forza". da Il Giornale di Sardegna, 19 febbraio 2006 Ambiente. Presto un disegno di legge sul Conservatore che gestirà i litorali sardi. Da Costa Rei a Capo Cavallo la Regione vuole le sue coste. La Giunta ha incominciato il censimento dei propri immobili e intende acquistarne altri. Alessandro Zorco. Migliaia di ettari demaniali nelle zone costiere, spesso inutilizzati come le Saline di Carloforte e tanti immobili gestiti dall’Ersat e dalla Società bonifiche sarde. Ma anche gioielli messi in vendita dai privati: dall’Isola di Serpentara, nella costa sud orientale, e Capo Coda Cavallo, a Olbia. La Regione vuole ridiventare padrona del patrimonio naturalistico e culturale dando gambe al Conservatore delle coste. Istituito da una delibera emanata un anno fa, l’organismo, oggi rappresentato da un Servizio istituito presso la presidenza della Giunta, diventerà un ente a sé stante. E’ stato l’Assessore alla pubblica istruzione Elisabetta Pilia a delineare le strategie della Giunta durante un convegno organizzato ieri a Cagliari dal Gruppo d’Intervento Giuridico – Amici della Terra. Proprio gli ambientalisti appoggiano senza riserve il progetto che, primo caso in Italia, mira a censire i possedimenti della Regione e ad acquistare altri immobili di pregio nelle coste sarde per utilizzarli in maniera adeguata. L’idea – ha spiegato l’Assessore Pilia – è quella di creare una forma di gestione partecipata dei litorali insieme ai protagonisti del territorio. Proprio agli amministratori locali, che spesso in questi mesi hanno contestato le politiche ambientali della Giunta, l’Assessore si è rivolto con un appello sottolineando il loro ruolo fondamentale. Quanto alla forma giuridica, il Conservatore delle coste potrà essere un’agenzia, una fondazione o un consorzio. In ogni caso, un organismo snello con il compito di pianificare i singoli territori costieri in coordinamento con il piano paesaggistico regionale. L’obiettivo – ha spiegato l’Assessore – non è solo quello di tutelare i litorali, ma anche di sfruttarli in maniera sostenibile, magari con una serie di percorsi culturali e ambientali. Ma per fare tutto questo occorrerà una legge ad hoc. La giunta, per la verità, non ne ha ancora preparata una. Diversamente dagli ambientalisti che – come ha spiegato Rosa Filippini, presidente degli Amici della Terra – credono fermamente nel coraggio della Regione sarda e auspicano che l’esperienza sia copiata dalle altre regioni d’Italia. Il gruppo, presieduto nell’Isola da Stefano Deliperi, ha presentato ieri una bozza di proposta di legge sul Conservatore delle coste che potrebbe essere il punto di partenza del dibattito. (foto S.D., archivio GrIG)

La Conservatoria delle coste sarde (dalla Rivista Giuridica dell’Ambiente)

14 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Una novità veramente interessante nel panorama nazionale delle attività amministrative in favore della salvaguardia e della corretta valorizzazione del patrimonio costiero viene dalla Sardegna. Si tratta dell’istituzione della Conservatoria delle coste della Sardegna. Sulla spinta delle richieste provenienti da alcune associazioni ecologiste molto attive in materia di tutela delle coste locali (Friends of the Earth International – Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico), le quali hanno recentemente promosso anche una petizione popolare di sostegno della politica di conservazione dei litorali sardi con migliaia di adesioni provenienti da tutta Italia e dall’estero, la Giunta regionale della Sardegna, presieduta dall’on. Renato Soru, ha dato corso ad uno dei punti programmatici del proprio programma di governo (2004) avviato dopo le ultime elezioni regionali. Con la deliberazione n. 9/2 del 9 marzo 2005 la Giunta regionale ha istituito, quindi, la Conservatorìa delle coste della Sardegna, Servizio presso la Presidenza della Regione che dovrà, per ora, coordinare la gestione delle aree più importanti sul piano ambientale dell’Isola e, in seguito a provvedimento legislativo, avrà il compito di acquisire al patrimonio pubblico e di gestire in un’ottica di sviluppo sostenibile i “gioielli naturalistici” costieri. Il nuovo istituto è visto quale uno dei “tasselli” fondamentali della nuova politica di tutela e di corretta valorizzazione del territorio costiero sardo, insieme ai provvedimenti normativi finalizzati alla predisposizione, adozione ed approvazione del nuovo piano paesaggistico regionale, in attuazione dei compiti in tema di pianificazione territoriale scaturiti principalmente dalla Convenzione europea sul paesaggio, sottoscritta il 20 ottobre 2000, e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) , nonché necessitati dall’avvenuto annullamento per gravi vizi di legittimità dei preesistenti atti di pianificazione territoriale paesistica. La Conservatoria delle coste della Sardegna è stata istituita, esplicitamente, sul modello del Conservatoire du littoral francese e del National Trust inglese, istituzione pubblica nel primo caso ed associazione privata nel secondo che hanno dato buona prova nel tutelare e gestire estesi patrimoni terrieri litoranei . Il Conservatoire du littoral è stato istituito in Francia nel 1975. È un Ente pubblico a carattere nazionale, posto sotto la vigilanza del Ministero dell’Ecologia. Attua una politica di protezione e gestione degli spazi naturali, acquisiti mediante donazioni, prelazioni o espropriazioni. Attualmente gestisce circa 70.500 ettari e 900 chilometri di litorali marini e lacuali, dei quali può definire utilizzi e modalità di gestione. Il National Trust, istituito nel 1895 a Londra, invece, è una fondazione privata indipendente e senza scopo di lucro che ha l’obiettivo di preservare ambienti e paesaggi naturali e culturali. È riconosciuto dai governi di Gran Bretagna, Belgio e Germania e ha un patrimonio (l’1,5 % del territorio di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, di cui circa 600 miglia di coste) costituito da riserve, aree costiere, paludi, giardini storici e aree rurali acquisite nel corso degli anni. Sulla scorta di tali modelli, la Conservatorìa delle coste sarde ha il compito di promuovere acquisizioni al demanio regionale, con vincolo di destinazione, di terreni lungo i 1.850 chilometri di costa dell’Isola, anche attraverso sottoscrizioni pubbliche, lasciti testamentari, permute, comodati gratuiti da privati e da altri enti, e di tutelare questo importante patrimonio naturalistico e paesaggistico dai rischi ai quali è sottoposto. Secondo la deliberazione di Giunta regionale istitutiva, la Conservatorìa potrà agire su più livelli. Gestirà i beni immobili costieri di rilevante interesse paesaggistico e ambientale facenti già parte del patrimonio e del demanio regionale, ma potrà anche acquisire i territori costieri dall’equilibrio ecologico più fragile o a rischio di degrado e compromissione sia attraverso accordi con Amministrazioni statali o locali o Enti pubblici, sia mediante donazioni, acquisti attraverso sottoscrizioni pubbliche, permute con privati. Nel caso di donazioni o lasciti testamentari, i terreni saranno acquisiti al demanio regionale con specifico vincolo di destinazione in favore della Conservatorìa. Dopo l’acquisizione, la Conservatorìa potrà attuare i lavori di ripristino naturale delle località e poi predisporre i piani di gestione: la cura delle attività gestionali potrà essere successivamente affidata ad Enti locali, a cooperative, società di servizi o associazioni ambientaliste che dovranno, comunque, assicurare l’accesso al pubblico. La struttura gestionale della Conservatoria delle coste appare piuttosto agile e vede nel Presidente della Regione il garante del coordinamento delle politiche paesaggistiche e ambientali. E’ previsto un Comitato d’indirizzo, con competenze politiche e programmatiche, formato formato dal Presidente della Regione, dagli Assessori dei beni culturali, informazione, spettacolo e sport, degli enti locali, finanze ed urbanistica, della difesa dell’ambiente, della programmazione, bilancio ed assetto del territorio, del turismo e commercio, affiancati da tre esperti nominati dalla Giunta regionale con incarico triennale. La struttura tecnica e operativa verterà su un nuovo Servizio interassessoriale, istituito presso la Presidenza della Regione avvalendosi di risorse degli assessorati interessati. Questo secondo livello si occuperà dell’attività giuridico-amministrativa (acquisizione delle aree, cura degli aspetti amministrativi della gestione, istruttorie, predisposizione delle sottoscrizioni pubbliche, ecc.) e tecnico-scientifica (cura ed attuazione dei piani di gestione delle aree costiere, predisposizione dei monitoraggi ambientali, promozione dell’educazione ambientale e del turismo sostenibile, ecc.). Per le attività di supporto tecnico, la Conservatorìa dovrà raccordarsi con le esistenti strutture regionali competenti in materia di ambiente e di tutela del paesaggio. In estrema sintesi, la recente iniziativa amministrativa della Giunta regionale della Sardegna individua un Servizio amministrativo finalizzato alla salvaguardia, gestione e valorizzazione economica sostenibile delle aree costiere sarde più pregiate. Un’iniziativa che dovrà trovare in tempi brevi ulteriore forma compiuta mediante l’approvazione di un apposito provvedimento legislativo, ma che fa intuire lungimiranza per la conservazione dei litorali isolani, sottraendoli al troppo spesso presente rischio di speculazione immobiliare. L’istituzione della Conservatoria delle coste della Sardegna ha già avuto eco internazionale: i partecipanti alla conferenza internazionale della società civile sulla strategia mediterranea di sostenibilità (MSSD) hanno manifestato la loro soddisfazione in un messaggio al Presidente della Regione. Ben 80 rappresentanti di 162 associazioni di 18 Paesi del bacino del Mediterraneo hanno espresso il loro compiacimento per l’istituzione della nuova struttura di tutela ambientale e auspicato che le altre Regioni che si affacciano sul Mare Nostrum adottino analoghi provvedimenti di salvaguardia dei litorali costieri. (foto S.D., archivio GrIG)