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Slot machine in nero.

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Come i concessionari del gioco d’azzardo cercano di fregare 88 miliardi di euro allo Stato, cioè a tutti noi.  Leggere per credere.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 da Il Fatto Quotidiano, 12 ottobre 2010

Slot in nero, sconto di governo.  Marco Lillo, Ferruccio Sansa

Ottantotto miliardi di euro o appena 30 milioni? Il grande scandalo slot machine è arrivato al capitolo finale: tra sessanta giorni sapremo quanto le società concessionarie dovranno versare allo Stato. L’accusa ieri ha ribadito la sua richiesta: quasi novanta miliardi, la somma più alta mai pretesa dalla procura contabile nella storia d’Italia. Ma la Commissione incaricata dal ministero dell’Economia ha indicato una somma cento volte più bassa. Insomma, i tecnici designati dal governo hanno previsto un mega-sconto per le concessionarie. E non basta: il Consiglio di Stato ha suggerito criteri di calcolo per poche decine di milioni, un tremillesimo della somma chiesta dall’accusa. Prosegui la lettura…

Ectoplasmi coraggiosi e parchi naturali.

parco_del_gennargentuanche su Il Manifesto Sardo, n. 77, 1 luglio 2010

Stava per iniziare – almeno per il calendario – l’estate anche in Sardegna, quando Mauro Pili, deputato coraggioso e saldo nella difesa delle prerogative isolane quanto disciplinato votante nell’aula parlamentare di tutti i provvedimenti-ordini del suo premier Silvio Berlusconi, tuonò una raffica di interrogazioni parlamentari e di comunicati stampa.        A ruota, Ugo Cappellacci, ectoplasma sorridente Presidente della Regione autonoma della Sardegna,  annunciava una durissima impugnativa in tutte le sedi possibili e immaginabili.    E, come una valanga inarrestabile, si susseguivano le dichiarazioni di Roberto Deriu, il battagliero Presidente della Provincia di Nuoro, di altri deputati, di consiglieri regionali, provinciali, comunali, di esponenti di forze politiche con valore elettorale pari a un prefisso telefonico e chi più ne ha più ne metta.

Ma che cosa è accaduto?   I rappresentanti politici della Sardegna hanno deciso – come un sol uomo – di denunciare Bertolaso & co. per la bonifica ambientale farlocca realizzata a suon di milioni di euro a La Maddalena?  Han forse deciso d’ergersi a diga davanti ai continui scippi governativi dei fondi destinati alla nuova strada Sassari – Olbia?        Manco per sogno.

Ringhiano interrogazioni e dichiarazioni stampa contro il parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei.    Il perché è presto detto. Prosegui la lettura…

L’hard discount del federalismo demaniale.

Chia, panorama da Monte Cogoni

Chia, panorama da Monte Cogoni

Primo elenco provvisorio da parte dell’Agenzia del demanio relativo al c.d. federalismo demaniale in base al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della legge n. 42/2009 (art. 19).  Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme.   Speculatori d’ogni risma tenteranno di approfittare della svendita pronta cassa del semaforo di Capo Spartivento o della batteria di Arbuticci a Caprera. Prosegui la lettura…

La grande “truffa” dell’8 per mille.

euroSi avvicina la scadenza della famigerata dichiarazione dei redditi e ancora una volta saremo chiamati a mettere o meno una crocetta su una casella importante ma sottovalutata, quella dell’otto per mille. Ebbene, per quanto non sia una scelta di vitale importanza, vi siete mai chiesti come funziona realmente il meccanismo fiscale del cosiddetto “otto per mille”? Quanto costa la Chiesa cattolica ai contribuenti italiani? Chi gestisce il fiume di denaro che passa ogni anno dalle casse dello Stato alle istituzioni ecclesiastiche? Chi controlla le modalità di spesa di tutti questi soldi? E come vengono usate queste enormi risorse economiche che hanno ormai superato abbondantemente il miliardo di euro all’anno? Prosegui la lettura…

L’assalto furbesco al demanio.

piscinas 033ridIl Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo che attua il c.d. federalismo demaniale, ai sensi della legge n. 42/2009 (art. 19).   Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme. Prosegui la lettura…

Lo Stato è laico, la scuola pubblica è laica. O no?

Lo Stato è laico o no?

Gli abusi edilizi degli altri, Riano, nei pressi di Roma.

Un appello in difesa della Costituzione e dello Stato di diritto.

12 Luglio 2008 Commenti chiusi

Bibbia e vecchi merletti.

Cose turche…

Munnezza, pulcinella, segreti. Ritorna l’aliga campana a Cagliari. La “nuova” Italia.

Stato e Regioni per la tutela del paesaggio.

13 Marzo 2008 Commenti chiusi

Beni Demaniali dallo Stato alla Regione autonoma della Sardegna.

10 Marzo 2008 Commenti chiusi

Venticinque anni dopo. Per non dimenticare…

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Revisione del Codice dell’ambiente, lo stato dell’arte.

5 Marzo 2007 Commenti chiusi


STATO DI ATTUAZIONE DELLA REVISIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 152/2006 (Codice dell’ambiente) al 15 febbraio 2007

a cura del Sen. Sauro TURRONI - Presidente della Commissione per la riforma del Codice ambientale

La revisione del d.lgs 152/2006 sta procedendo secondo la procedura prevista dalla legge 308/2004 ed anche secondo le modalità di consultazione stabilite dal decreto del Ministro dell?ambiente e della tutela del territorio del 7 giugno 2005 (G.U. n. 138 del 16 giugno 2005) concernente ?modalità di consultazione delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e delle associazioni nazionali riconosciute per la tutela dell?ambiente e per la tutela dei consumatori, ai fini della predisposizione dei decreti legislativi attuativi della legge 15 dicembre 2004?.
Tali modalità sono state modificate, sotto il profilo sostanziale, ampliando le fasi di consultazione, la prima delle quali viene effettuata su documenti di indirizzo, sottoposti preliminarmente alla valutazione del Ministro, la seconda sulla bozza dei testi di modifica.

Lo stato dei lavori è il seguente:

1) Il primo correttivo è stato approvato con il d. lgs n. 284 dell?8.11.2006, pubblicato sulla G.U. del 24.11.2006, n.274.

2) Il secondo decreto correttivo, adottato dal Consiglio dei Ministri in data 12 ottobre 2006, è attualmente all?esame della Conferenza Unificata. Vi è stato un rallentamento nell?esame del testo dello schema di decreto dovuto a diversi fattori che sono stati superati dopo l?incontro in sede tecnica fra i rappresentanti del Ministero, le cinque regioni del gruppo tecnico ristretto costituito a novembre e ANCI e UPI tenutosi il 7 febbraio 2007. Il giorno 15.2.07 si è inoltre tenuta la riunione degli Assessori regionali (il cui esito – positivo con condizioni – è stato comunicato informalmente) che avrebbe indicato la data del 1° marzo 2007 per l?esame conclusivo del testo del secondo decreto correttivo da parte della Conferenza Unificata . Il 2° correttivo come è noto contiene modifiche alla parte III, assai parziali, e alla IV, più consistenti e oggetto delle note prese di posizione di parte del mondo imprenditoriale.
Dopo il parere della Conferenza Unificata il testo del correttivo sarà trasmesso per i pareri di competenza alle Commissioni parlamentari per tornare poi in Consiglio dei Ministri per la seconda lettura. Il testo approvato nella seconda lettura sarà poi sottoposto nuovamente alle Commissioni parlamentari. Un nuovo loro parere è necessario per la definitiva terza lettura in Consiglio dei Ministri.

3) Parte II del d. lgs. 152/2006 ? VAS ? VIA – IPPC
Il Comitato per la revisione del 152 ha predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica, secondo le nuove modalità di consultazione avviate, che è stato sottoposto ai componenti del CESPA, alle associazioni ambientaliste e dei consumatori in data 9.1.2007.
Alcuni degli auditi hanno inviato contributi al Comitato.
In precedenza sono stati acquisiti altri contributi, fra i quali per completezza è doveroso segnalare quello predisposto da APAT.
In seguito con le regioni è stato portato a termine il lavoro di stesura di un testo relativo alla intera parte 2°, comprensivo di allegati.
Il testo è sottoposto alla consultazione con il CESPA, associazioni ambientaliste e dei consumatori convocati per lunedì 19.2.2007.
Conclusa questa fase di consultazione, il testo potrà essere diramato ai diversi Ministeri per l?avvio dell?iter di approvazione.

4) Parte III del d. lgs. 152/2006. Distretti idrografici e Acque.
Il Comitato di studio, dopo un lungo lavoro con le regioni, le autorità di bacino e alcune associazioni, acquisiti anche i risultati di importanti seminari, ha predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte III del dlgs 152/2006. Il documento è stato presentato dal Ministro dell?ambiente agli assessori regionali nella riunione del 7 dicembre 2006. Il 15 febbraio 2007 le regioni si sono riunite per esprimere le proprie valutazioni conclusive. I risultati della riunione, comunicati informalmente, sono nella sostanza positivi.
Le regioni nei prossimi giorni presenteranno un loro documento al Ministro e una richiesta di incontro al fine di stabilire il quadro politico all?interno del quale potrà essere effettuata la successiva fase di stesura dei testi.

5) Parte IV ? Bonifiche.
Il Comitato di studio, acquisiti anche i risultati di importanti seminari, ha predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte IV del dlgs 152/2006, limitatamente alle bonifiche dei siti contaminati. Il documento, che tiene anche conto dei limiti tabellari, considerati un utile strumento da privilegiare nella situazione italiana rispetto ad altri metodi di bonifica, è pronto per essere sottoposto alla valutazione del Ministro per poi essere proposto alla consultazione con le parti imprenditoriali, sindacali ed associative. Preliminarmente occorre sottolineare che è stata predisposta una norma transitoria emendativa del testo del secondo correttivo relativo alle bonifiche, così come è risultata dopo l?esame in preconsiglio dei ministri. L?articolato della parte IV bonifiche potrà essere preparato in tre settimane, conclusa la fase di consultazione.

6) Consorzi degli imballaggi, albo, autorità regolatrice.
Su questi temi il lavoro sta procedendo . Per la parte relativa ai consorzi sono state effettuate alcune consultazioni preliminari, in particolare con Anci. E? in corso di predisposizione una bozza di documento che fissa gli obiettivi e i criteri di modifica del dlgs 152/06 che deve essere sottoposto all?esame del Comitato nei prossimi giorni.
Il rinvio della scadenza dei termini per le modifiche agli statuti dei consorzi approvato dal Senato il 14/2/07 rende più agevole una valutazione approfondita degli obiettivi che si intendono raggiungere.
Le modifiche relative all?Albo ed anche alle parti riguardanti registri di carico e scarico, MUD ed altri adempimenti burocratici e amministrativi con l?obiettivo della semplificazione sono allo studio e dipendono in parte dall?esito del lavoro in corso riguardante il sistema per la tracciabilità dei rifiuti di cui alla legge finanziaria 2007.
Per quanto concerne l?autorità regolatrice viene costantemente seguito il lavoro interministeriale che ha prodotto finora un disegno di legge sulle Autorità nonché il prossimo decreto sulla pubblicità dell?acqua.

7) Danno ambientale.
L?Ufficio Legislativo di questo Ministero ha predisposto un primo documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte VI del dlgs 152/2006. Il documento, che deve essere completato a breve, deve poi raccordarsi con la parte relativa alle bonifiche che costituiscono un aspetto dell?attività risarcitoria e riparatrice del danno.
8) Aria.
Alcuni componenti il Comitato di studio con la collaborazione delle ARPA, hanno predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte V del dlgs 152/2006, nonché una bozza di articolato comprensivo di tabelle ed allegati. I documenti sono pronti per essere sottoposti ad una prima valutazione da parte del Comitato di studio per poi essere proposti al Ministro. Tenuto conto della estrema tecnicità delle norme in questione si sta valutando anche la opportunità di implementare il Comitato con ulteriori professionalità in materia.

9) Controlli.
Il tema dei controlli, già oggetto di una primo esame e anche di una bozza di articolato durante la fase di predisposizione del 2° correttivo, sarà affrontato solo in una fase successiva alla attuale, non appena saranno definiti tutti i cardini della riscrittura del testo. Occorre ricordare che il tema dei controlli nelle precedenti fasi di discussione è stato affrontato sotto due profili : quello della verifica sul campo delle attività in essere, e quello della azione preventiva che si sostanzia nell?attività conoscitiva e nella predisposizione di linee guida e di parametri a cui devono uniformarsi le attività che si svolgono nell?ambiente.

10) Tracciabilità dei rifiuti.
E? attualmente allo studio un progetto preliminare per la tracciabilità dei rifiuti, volto a rendere più snelle le procedure burocratiche relative al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti nonché maggiormente certe le movimentazioni degli stessi, anche al fine di contrastare i gravi fenomeni di criminalità nel settore.

NOTA CONCLUSIVA

- I correttivi, allo stato attuale delle cose, saranno dunque 4. I primi due sono noti, il terzo sarà limitato alla parte II, VIA, VAS, IPPC, ormai pronto per la diramazione.
- Allo stato non è possibile individuare una data certa per la conclusione del 2° correttivo. Da tale data dipenderà la modifica della restante parte della IV parte, quella non compresa nel testo attualmente in itinere. Senza conoscere con esattezza il testo finale dell?articolato del 2° correttivo è impossibile predisporre ulteriori proposte di modifica per la parte IV.
- Le modifiche conclusive di parte IV faranno quindi parte del quarto ed ultimo correttivo che comprenderà anche tutte le altre parti modificate, III acque, V aria, VI danno.
- Il quarto ed ultimo correttivo comprenderà anche una parte iniziale di principi, alla quale sta lavorando l?Ufficio Legislativo, nonché una norma di coordinamento per ?assemblare ? tutte le norme che nel frattempo sono state oggetto di modifica in diversi provvedimenti.

Sen. Sauro Turroni

(foto S.D., archivio GrIG

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Lo stato di salute delle foreste italiane.

1 Marzo 2007 Commenti chiusi


Il recente studio del Corpo Forestale dello Stato ci descrive lo stato di salute delle nostre foreste e, sopratutto, ci mette in guardia sui possibili effetti dei mutamenti climatici sulla biodiversità forestale. Buona lettura!

da www.ansa.it del 28/02/2007

FORESTE: BATTUTE PIOGGE ACIDE, ORA SOS AZOTO-OZONO
ROMA – Sembra archiviato per sempre il pericolo piogge acide per le foreste; ora il nuovo allarme si chiama ozono e azoto. Ma per quanto riguarda i boschi italiani non tutte le notizie sono negative: la superficie delle foreste ha fatto segnare infatti nel corso degli ultimi 20 anni un incremento del 23%. Ma c’e’ di piu’: i dati relativi all’inventario forestale potranno contribuire a far risparmiare al nostro Paese, nel corso dei prossimi 5 anni, fino a 1 miliardo di euro. Queste le indicazioni piu’ significative dello studio ‘Foreste, cambiamenti climatici e biodiversita’, redatto dal Corpo Forestale dello Stato su dati del Conecofor, la rete nazionale integrata per il Controllo degli Ecosistemi Forestali, che sara’ presentata oggi a Roma nell’ambito del workshop ‘Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversita’ forestale’.
LA SALUTE DELLE FORESTE ITALIANE I dati raccolti dal Conecofor indicano come la deposizione di sostanze azotate raggiunga al momento picchi di oltre 30 kg l’anno per ettaro nella zona della Pianura Padana, con valori comunque alti in tutte le altre aree controllate, ”provocando tra l’altro – viene sottolineato – l’inquinamento delle falde idriche e dei corsi d’acqua”. Le concentrazioni di ozono raggiungono percio’ ”picchi preoccupanti, fino a 60-70 parti per miliardo, specialmente nel periodo estivo e nelle aree piu’ meridionali, determinando forti danni alla vegetazione forestale”.
AUMENTATA LA SUPERFICIE FORESTALE NAZIONALE I dati raccolti dall”Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio’ indicano che la superficie forestale era pari nel 2005 a circa 10 milioni di ettari, rispetto agli 8 milioni censiti nel precedente inventario del 1985, con un incremento complessivo del 23%. La graduatoria delle regioni che presentano una superficie forestale piu’ alta rispetto alle altre sono la Sardegna e la Toscana, con circa 1 milione di ettari ciascuna, seguite da Piemonte e Lombardia, con circa 800 mila ettari ciascuna.
IL RUOLO DELLE FORESTE NEI CAMBIAMENTI CLIMATICI A livello planetario, le foreste, a fronte di un’emissione netta nell’atmosfera di circa 170 miliardi di tonnellate di carbonio negli ultimi 150 anni, ne avrebbero assorbito circa 80 miliardi. Quindi, sintetizza lo studio, ”quasi il 50% di tutto il carbonio assorbito e’ stato metabolizzato dagli ecosistemi terrestri”. Diversa la situazione nel nostro Paese, ”dove le foreste, che coprono circa un terzo della superficie nazionale, assorbono piu’ del 50% di tutto il carbonio bloccato dagli ecosistemi terrestri”.
PROTOCOLLO DI KYOTO Secondo i dati dell’inventario forstale, l’Italia potra’ risparmiare nel corso dei prossimi 5 anni fino a 1 miliardo di euro. E cio’, informa lo studio, grazie al fatto ”che il nostro Paese ha potuto dichiarare un assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste 10 volte superiore a quello stimato precedentemente, pari cioe’ a 10 milioni di tonnellate all’anno”.
LA DISGREGAZIONE DEGLI ECOSISTEMI FORESTALI Nei prossimi 100 anni si potra’ assistere a ”una progressiva disgregazione di tutti gli ecosistemi forestali della penisola”. Di questi, ”solo poche componenti potranno migrare in aree piu’ adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte sara’ destinata all’estinzione, almeno a livello locale”.

da www.corpoforestale.it

CAMBIAMENTI CLIMATICI: ENTRO IL 2100 SCONVOLTI GLI HABITAT FORESTALI DEL CENTRO ITALIA

Con l?innalzamento delle temperature gli alberi più sensibili, come il faggio, il castagno e il carpino nei prossimi 100 anni potrebbero andare incontro a estinzioni locali, ed essere soppiantati da piante opportuniste, come le infestanti.
Crescerà il pericolo di estinzione per orsi, lupi e grandi ungulati. Identificate dal progetto ?BioRefugia? del Corpo forestale dello Stato e dell?Università La Sapienza di Roma, le potenziali aree rifugio nell?Appennino centrale dove gli ecosistemi a rischio potranno essere conservati.

Nei prossimi 100 anni è da attendersi una progressiva disgregazione degli ecosistemi forestali, dei quali solo poche componenti potranno migrare in aree più adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte di esse saranno destinate all?estinzione, almeno a livello locale. Le specie con elevata capacità di spostamento (ad esempio i grandi mammiferi come orso, lupo ed ungulati), in grado quindi di tentare di ?sfuggire? alla disgregazione del loro habitat, si troveranno in condizioni di ?disadattamento?, in quanto sarà per loro impossibile adattarsi in così breve tempo ai nuovi ecosistemi in via di formazione, che potranno ricostituirsi solo nell?arco di alcuni secoli.
I danni che i cambiamenti climatici e il surriscaldamento della terra stanno provocando all?agricoltura e alle foreste del Paese sono molto grandi. Negli ultimi 130 anni le precipitazioni sono diminuite del 15% in tutta l’Italia centro-meridionale, sopratutto in primavera e in autunno, mentre la temperatura è aumentata di circa un grado, soprattutto nel periodo invernale.
Il quadro è preoccupante: sono a rischio le foreste dell?Appennino centrale. Con l?innalzamento delle temperature gli alberi più sensibili, come il faggio, il castagno e il carpino nei prossimi 100 anni potrebbero andare incontro a estinzioni locali, ed essere soppiantati da piante opportuniste, come le infestanti. Le foreste sono una ricchezza alla quale il Paese non può rinunciare e bisognerà compiere ogni sforzo per garantirne la sopravivenza.
Questo potrebbe essere il futuro delle foreste del centro Italia (più colpite di quelle delle Alpi dai cambiamenti climatici), uno scenario che emerge dallo studio scientifico realizzato dal Corpo forestale dello Stato in collaborazione con il Dipartimento di Biologia Vegetale dell?Università degli Studi la Sapienza di Roma, e co-finanziato dall?Unione Europea. Il progetto, denominato BioRefugia, nell?ambito del CONECOFOR (CONtrollo ECOsistemi FORestali), ha per obiettivo l?analisi dei possibili effetti dei cambiamenti climatici sulla distribuzione delle principali specie arboree forestali in tutta l?Italia centrale, con il fine di identificare le potenziali aree di rifugio (biorefugia) delle specie oggetto della ricerca, quelle aree cioè dove si può prevedere che tali specie possano essere in grado di resistere anche nei nuovi scenari climatici previsti per il 2100. Aree ? identificate soprattutto nell?Appennino Centrale sopra i 1.500 metri di quota, caratterizzate da grandi estensioni montuose ? in cui sarà possibile pianificare gli interventi prioritari di conservazione del territorio, in modo rigoroso. Prevista la mediterranizzazione delle zone interne pre-appenniniche, con l?estensione dei territorio di sughere e lecci. Anche gli olmi e i cerri, grazie alle buone capacità di adattamento, potranno vedere aumentato il loro areale. La pianificazione di aree rifugio a quote superiori a quelle attualmente occupate dalle 16 specie oggetto dello studio potrebbe essere fondamentale per la loro conservazione, visto l?impedimento a mantenerle alle altezze attuali, e la quasi impossibilità di migrazione delle compagini forestali nel loro insieme. Infatti nello studio si legge: ?i risultati non tengono ovviamente conto delle reali possibilità di ?spostamento? degli ecosistemi in questione: la rapidità del cambiamento climatico in atto è infatti di gran lunga maggiore della velocità di colonizzazione di nuovi spazi della quale sono capaci le specie arboree analizzate?.
I risultati complessivi dello studio sono stati presentati dal Corpo forestale dello Stato presso l?Ispettorato Generale di Roma, nel corso del workshop: ?Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità forestale: situazione attuale e scenari per la fine del secolo?.

(foto C.B., archivio Gr.I.G.)

Riferimenti: Corpo Forestale dello Stato

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Intesa Stato – Regione Sardegna sul piano paesaggistico regionale.

18 Febbraio 2007 Commenti chiusi


E’ alla firma l’intesa Stato – Regione autonoma della Sardegna sul piano paesaggistico regionale – P.P.R. prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni). Di fatto, si va a blindare il P.P.R. e le sue disposizioni…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2007

Un?intesa storica tra Stato e Regione sui beni culturali. Guido Melis

Domani si compirà a Cagliari un piccolo evento storico, di quelli da annotare scrupolosamente nelle future cronologie della Sardegna contemporanea. Il ministro Francesco Rutelli e il presidente della Regione Renato Soru firmeranno infatti, sul nuovo Piano paesaggistico della Sardegna, quella che sarà in assoluto la prima delle «intese» previste espressamente tra Stato e Regioni a norma del testo unico per i beni culturali, il cosiddetto Codice Urbani.
Bisogna subito dire, in proposito, che il Codice, parlando di cooperazione con le Regioni e gli enti locali, ha avuto il merito di rovesciare radicalmente la tradizionale visione gerarchica delle competenze ed anche (conseguentemente) quello di porre per sempre fuori gioco la vecchia concezione antagonistica dei rapporti Stato-Regioni-enti locali. Dominava sin qui, ereditata direttamente dallo Stato liberale e dal fascismo, la tesi secondo la quale le Regioni si potevano tutt?al più contrapporre allo Stato, strappandogli nel caso migliore brandelli di materie, ma solo dopo lunghi ed estenuanti bracci di ferro con i ministeri. Tutta la storia dei rapporti centro-periferia del dopoguerra, specie dopo che negli anni Settanta furono finalmente istituite le Regioni a statuto ordinario, può iscriversi in questo schema «duale», nel quale il fronte delle Regioni premeva per estendere le competenze e i ministeri più o meno alla luce del sole agivano per conservarle. La «filosofia» della nuova legge è viceversa radicalmente rovesciata: «di norma» lo Stato, le Regioni e gli enti territoriali minori ricorrono adesso, per regolare reciprocamente l?estensione dei propri poteri, a forme di accordo cooperativo, puntando quindi espressamente alla collaborazione coordinata tra i vari soggetti nei vari livelli di amministrazione. Accordi, cooperazione, parità. Sono parole chiave del nuovo lessico delle istituzioni. Non solo in Italia, e non solo per i beni culturali, va affermandosi un nuovo modo di regolare i rapporti tra i soggetti istituzionali sul territorio. Alla antica piramide gerarchica, rappresentazione simbolica degli assetti del vecchio sistema (lo Stato in alto, Regioni e gli enti locali in basso) si sostituisce una visione paritaria e orizzontale dei rapporti centro-periferia. A una subordinazione rigidamente gerarchica succede una flessibile collaborazione funzionale. Nel caso sardo la Regione diventa cioè, in senso proprio, collaboratrice paritaria dello Stato (e si badi: su una materia, i beni culturali, sinora di controversa attribuzione), autonoma e attiva all?interno di quella rete dei soggetti istituzionali collocati ai vari livelli della scala territoriale che sempre più va imponendosi come il modo più idoneo per gestire le istituzioni nelle società complesse.
Il fatto che la Regione sarda arrivi per prima su scala nazionale all?intesa di domani, e che ci arrivi per essersi dotata per prima e con preveggenza di un Piano paesaggistico regionale, non è, obiettivamente, un elemento da sottovalutare. Il Piano paesaggistico sardo, oggetto in questi mesi di una martellante campagna ostile e ora persino di una richiesta di referendum abrogativo, è in realtà nient?altro che un moderno strumento di pianificazione non solo urbanistica ma paesaggistico-ambientale, ispirato a una visione generale e complessiva dei problemi e delle loro interconnessioni. Può darsi che se ne possano contestare e persino emendare alcune parti secondarie, ma nel complesso rappresenta uno strumento irrinunciabile, specie in una regione come la Sardegna dove la speculazione, grande e piccola, ha distrutto per decenni intere zone costiere, ha cancellato l?identità di gran parte dei paesi dell?interno, ha messo seriamente a rischio l?equilibrio plurisecolare della natura, ha minacciato i valori fondamentali dell?identità regionale: la quale identità – con buona pace dei suoi tanti padrini per professione -, molto più che nella tutela del ballo tondo e della lingua, si esprime attraverso l?insieme variegato dei valori paesaggistici e antropologici. Quando, come sta accadendo a Tuvixeddu, viene messa a repentaglio la più importante necropoli punica del Mediterraneo, bisogna pure che gli interessi privati trovino una barriera e che si affermi l?interesse generale.

da www.regione.sardegna.it, 20 febbraio 2007

Intesa Stato-Regione sul Piano paesaggistico.
Firmato dal Presidente della Regione Renato Soru e dal Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli un protocollo d’intesa per l’avvio delle procedure di verifica sulle disposizioni del Piano.

Cagliari, 19 febbraio 2007 – (ANSA) Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha firmato stamani a Cagliari con il presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Renato Soru, un protocollo d’intesa che avvia, in applicazione del Codice Urbani, le procedure di verifica di conformità delle disposizioni del Piano Paesaggistico regionale, che, al momento, si applicano nella fascia costiera dell’isola. “Spero che molte altre regioni seguano la strada seguita, per prima, dalla Sardegna. In Italia stiamo discutendo spesso delle grandi opere, della Tav e di una serie di altri interventi infrastrutturali. Dovremmo essere più veloci – ha spiegato Rutelli – nell’autorizzare trasformazioni del territorio, indispensabili per la mobilità e per la vita delle persone, e molto più cauti rispetto ai processi di degrado e di cementificazione che si stanno moltiplicando nel nostro Paese”. Rutelli si è dichiarato molto soddisfatto del rapporto di collaborazione instaurato: “La Regione Sardegna ha indubbiamente avviato una svolta nelle politiche della pianificazione territoriale e della tutela del paesaggio. Ha imposto un cambio di rotta coraggioso. Non c’é dubbio che ciò che la Sardegna sta facendo riguarda l’identità più profonda di questo territorio, la tutela delle coste, anche in prospettiva di una politica di sviluppo sostenibile in rapporto con il paesaggio e con i beni culturali esistenti”. Il vice-premier si è soffermato su un aspetto dell’intesa: “Riguarda la semplificazione amministrativa, Non vogliamo aggravare i cittadini, le imprese e le famiglie con ulteriori aggravi burocratici”.

Intesa Stato-Regione sul Piano paesaggistico: conferenza stampa col Ministro Rutelli. Cagliari, lunedì 19 febbraio 2007, sala Giunta.

Presidente Soru:
“Abbiamo firmato l’intesa e la conclusione del lavoro sul Piano paesaggistico, almeno della prima parte. Mentre abbiamo iniziato ad affrontare recentemente il lavoro sugli ambiti non costieri, sugli ambiti interni. E’ un lavoro di cui questa amministrazione regionale è particolarmente orgogliosa, ha visto occupato in maniera straordinaria l’assessorato dell’Urbanistica insieme anche all’assessorato dei Beni culturali. È la prima volta che si fa un Piano paesaggistico regionale, secondo il Codice Urbani in Italia, ed è la prima intesa che si dà sul Piano paesaggistico. Siamo stati molto lieti, molto fortunati, di approfittare di questa visita del Ministro in Sardegna e firmarlo direttamente qui col Ministro, insomma”.

Ministro Rutelli:
“E’ in corso un lavoro molto denso, molto importante, di collaborazione con la Regione Sardegna che ha indubbiamente avviato una svolta dal punto di vista delle politiche della pianificazione territoriale e della tutela del paesaggio, e quello che noi vogliamo riaffermare è la collaborazione perché non c’è dubbio che ciò che la Sardegna sta facendo riguarda l’identità più profonda di questo territorio, la tutela delle coste, anche in prospettiva, una politica di sviluppo sostenibile riguardante la pianificazione territoriale, il rapporto con il paesaggio e con i beni culturali esistenti in questo territorio; le migliaia e migliaia di situazioni dell’età nuragica che sono integrate con la Sardegna e la sua vita attuale rappresentano da sole una sfida straordinaria, le emergenze paesaggistiche e in generale la qualità diffusa di questo territorio.
Quindi siamo al lavoro insieme e penso che si debba dar atto alla Giunta guidata dal Presidente Soru di avere imposto un cambio di rotta, coraggioso, e naturalmente chi è preposto oggi all’applicazione delle prerogative di tutela e alla collaborazione in materia di valorizzazione e di promozione della bellezza della qualità legate alla cultura, non può che collaborare con una Regione che tanto orgogliosamente pone i valori della sua storia, del suo paesaggio, al centro delle politiche di sviluppo economico.
E’ un cammino complesso, naturalmente, perché abbiamo a che fare con tante situazioni pregresse che in parte sono state risolte e in parte lo saranno con l’attività di pianificazione dei comuni, degli enti territoriali, ma esse sempre troveranno la collaborazione e l’impegno del nostro Ministero.
Se posso aggiungere: sono lieto di poter dire queste cose anche nella mia qualità, diciamo, di responsabilità generale nel Governo riaffermando la volontà di cooperare con amicizia con la Giunta regionale della Sardegna”.

Susi Ronchi (Rai):
“Si inizia dalla Sardegna a firmare questa intesa che afferma la collaborazione, quindi, tra Stato e Regione, si inizia dalla Sardegna, perché la Sardegna si è dotata, per prima, tra le regioni italiane, di un Piano paesaggistico ?”

Ministro Rutelli:
“Oggi noi abbiamo firmato un’intesa che stabilisce dei tempi stringenti, sessanta giorni per dare il via libera alla prima fase degli strumenti attuativi e poi un termine successivo per la seconda fase. Nel nostro accordo c’è anche un’intesa riguardante la semplificazione amministrativa che mi pare molto importante, però non vogliamo aggravare i cittadini, le imprese, le famiglie con ulteriori aggravi burocratici, quindi ci sono anche una serie di aspetti che sono quelli concreti che toccano la vita delle persone e c’è, ripeto, una sorta di cammino abbreviato che scaturisce da questa forte iniziativa e forte volontà della Regione Sardegna con cui noi intendiamo collaborare. Spero che molte altre Regioni seguano questa strada. Anche perché, dico una cosa in più. Vede, in Italia noi stiamo discutendo spesso di grandi opere, spesso della Tav, di una serie altri interventi, non in Sardegna naturalmente ma interventi infrastrutturali, la mia personale opinione è che noi dovremmo essere più veloci nell’autorizzare trasformazioni del territorio, indispensabili per la mobilità e per la vita della persone e molto più cauti rispetto a processi di degrado e cementificazione che si stanno moltiplicando nel nostro Paese. La Sardegna ha camminato per prima e io vorrei darle atto, ripeto, con amicizia e apprezzamento di questo lavoro”.

Roberta Mocco (Unione sarda):
“L’intesa che ha firmato oggi è quella obbligatoria prevista dal Codice Urbani. E quest’accordo sulla semplificazione amministrativa è un di più oppure è già previsto dal Codice?”

Ministro Rutelli:
“E’ previsto dal Codice: articolo 143 mi pare. Poi i dettagli tecnici, magari, ve li possiamo dare”.

Andrea Sechi (Videolina):
“Ministro, su Tuvixeddu lei ha auspicato l’applicazione di misure rigide, in effetti così è stato. C’è però il problema di questi licenziamenti per 200 persone, 170 per la precisione: sono partite le lettere di licenziamento”.

Ministro Rutelli:
“Le singole situazioni è giusto che le affrontino le istituzioni del territorio. Sarebbe sbagliatissimo se queste cose vengono dette da Roma sinceramente. Posso dire in termini generali che si possono trovare dei ragionevoli accordi e comunque politiche di sviluppo del territorio portano occupazione nuova e diversa anche quando sono sostenibili dal punto di vista della qualità territoriale, la difesa del paesaggio e dell’ambiente. Quindi credo che si possano trovare le giuste intese. In alcuni casi, qui si tratta evidentemente da parte del sistema territoriale di procedere con degli espropri, e delle compensazioni, e più in generale i valori crescono. Guardi, vorrei sottolineare questo, cito un esempio per tutti, e ne potrei citare decine: negli anni ?60 quando si voleva indicare un luogo indice della povertà del Mezzogiorno, e quando Pasolini doveva andare a trovare un luogo nel quale riprodurre la Palestina all’età di Cristo, si recò a Matera, nel quartiere dei Sassi. Quel quartiere era l’indice stesso della povertà e del degrado, tanto da potere riprodurre un’immagine di duemila anni fa. Nel tempo i residenti hanno tutelato i Sassi nella loro integrità, ci hanno lavorato, oggi il valore immobiliare di chi vive nel centro antico di Matera sono paragonabili a quelli del centro storico di una città ricca: perché è cambiato il mondo, e non è detto che una brutta palazzina sia un valore maggiore di una rilevante attività di tutela e di promozione economica, passatemi solo questo esempio che è un po’, a mio avviso, emblematico di un’epoca che sta cambiando. Ora, questo non significa che si debba bloccare lo sviluppo del territorio, che si debba bloccare l’edilizia, che si debba bloccare la trasformazione: la si deve cercare di fare bene”.

Presidente Soru:
“Posso provare a fare un altro esempio io ? E’ stato detto già nel 2005 che avevamo bloccato la Sardegna perché avevamo fatto il primo intervento di tutela nella preparazione dei Piani paesaggistici regionali. Poi, col senno di poi, le statistiche dell’Istat ci hanno detto che la Sardegna è la regione che ha avuto il tasso di sviluppo più alto dell’intero Mezzogiorno d’Italia nel 2005, quindi in piena sospensione della cementificazione delle coste, contrariamente a tutto quello che si diceva allora.
Circa 170 lavoratori: ma intanto sono sospesi per pochissime settimane, forse avremmo anche potuto fare un pochino prima se i lavori della commissione fossero stati un po’ più celeri. Ma sono sospesi solamente i lavori di alcuni edifici su Tuvixeddu, mentre vengono immediatamente riaperti i lavori del primo tratto di strada verso via Cadello; possono essere attivati i lavori laddove il vincolo non interviene davanti all’Università; sono riattivati immediatamente i lavori del teatro Massimo; sono riattivati tutti gli altri lavori, vengono solamente sospesi i lavori di un edificio. Mi chiedo se il numero degli occupati nella costruzione di uno o due edifici debba essere il fatto preminente di questa vicenda. Anche perché quegli occupati lì possono essere impiegati andando a costruire da qualche altra parte. Noi non diciamo di non costruire, diciamo di decidere assieme dove costruire: costruire laddove è interesse dei privati di costruire ma non contrasta un interesse pubblico importante di tutelare uno dei caratteri fondamentali di questa città. Vorrei dire che se qualcuno un po’ di anni fa avesse sospeso 50 posti di lavoro al Poetto oggi avremmo ancora il Poetto come ce l’avevamo. E allora forse ogni tanto bisogna anche sospendere i posti di lavoro, perché il lavoro è buono, ma non sempre i risultati del lavoro sono altrettanto buoni. E allora bisogna avere il coraggio di sospendere i lavori al Poetto. E vorrei anche dire, se ci fosse una concessione edilizia e 150 lavoratori che devono costruire un villaggio sopra la collina di Barumini, il nuraghe di Barumini, e poi ci accorgiamo che c’è un nuraghe sotto: che facciamo, non sospendiamo i lavori perché ci sono 100 lavoratori? Magari proviamo a trovare un’occupazione diversa per questi lavoratori e aldilà del fatto che ci sia un contratto di programma, concessioni edilizie ecc., credo che la comunità sarda e le istituzioni sarde abbiano il dovere di sospendere i lavori sopra la reggia nuragica di Barumini. E qui abbiamo un valore, per chi lo vuole capire, altrettanto importante della reggia nuragica di Barumini. Questo è il punto”.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Libera Chiesa in libero Stato…o no ?


Incredibile ! Nello sfogliare l’Unione Sarda di oggi 2 dicembre, a pag. 60 ci si imbatte in una pubblicità a pagamento che reca la seguente intestazione: “La Provincia Ogliastra e le Amministrazioni Comunali rendono grazie a Dio e alla Madonna Regina d’Ogliastra…. per l’episcopato del vescovo Monsignor Piseddu”. Ma la Provincia e i Comuni sono enti pubblici laici o ……… confessionali ? Senza parole !

Paolo Fiori

(foto L.C., archivio GrIG)

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Il Piano Paesaggistico Regionale della Sardegna è stato approvato !


La Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006, ha approvato il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. E? giunto al termine il lungo procedimento che ha visto il parere della Commissione competente del Consiglio regionale, in seguito all?adozione del P.P.R. (deliberazione G. R. n. 22/3 del 24 maggio 2006) e, in precedenza, all?adozione della proposta di piano (deliberazione G.R. n. 59/36 del 13 dicembre 2005), le successive conferenze di co-pianificazione, la presentazione di atti di “osservazioni” da parte di soggetti imprenditoriali, enti locali, associazioni ecologiste, ecc. In contemporanea i numerosi documenti del piano sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune. Chi volesse, può esaminarli senza particolari difficoltà, così come abbiamo fatto?

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul P.P.R. approvato complessivamente una prima valutazione positiva, tuttavia, riservandosi una compiuta valutazione una volta ultimato l?esame dell?intero complesso di disposizioni del P.P.R.

I principali punti di forza, positivi, riguardano i seguenti aspetti:

* si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R., il primo piano approvato da una regione italiana in applicazione delle previsioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la “motivazione” dell?atto pianificatòrio;

* analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

* si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 6 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 10 delle norme tecniche di attuazione);

* particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere (artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione), salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 12 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 12, 15, 19, 20 delle norme tecniche di attuazione);

* vengono in parte eliminati alcuni effetti fortemente negativi determinati dall?applicazione della normativa transitoria: in particolare la possibilità, per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale ? P.U.C. di mandare avanti interventi di trasformazione del territorio in base a semplice stipula di convenzione di lottizzazione entro il 24 maggio 2006, anche in assenza di alcun intervento. In questi mesi, infatti, numerosi Comuni dotati di P.U.C. hanno approvato convenzioni di lottizzazione in fretta e furia proprio per anticipare l?entrata in vigore delle norme provvisorie del P.P.R. Fra i tanti casi, a Teulada è stato approvato il piano di lottizzazione presentato dalla soc. Holdima a Porto Tramatzu, pur esistendo un contenzioso societario su chi abbia realmente titolo su quelle aree. A Carloforte hanno rapidamente presentato all?approvazione un piano di lottizzazione sulla collina della Croce. A Castiadas il Consiglio comunale ha lavorato a ciclo continuo per adottare una trentina di piani di lottizzazione in zona costiera ed in area agricola. Ora, però, i comparti privi di titoli abilitativi (permessi di costruire, nullaosta paesaggistici, ecc.) alla data di entrata in vigore del P.P.R. dovranno esser rivisti (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) e potranno esser realizzati soltanto previa intesa (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Provincia e Comune interessato;

* analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola, generalmente fuori dalla fascia costiera, in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 3 ettari per colture intensive e di 5 ettari per colture estensive (art. 83 delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati “degradati” (“oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;

* la previsione quali “beni paesaggistici” (artt. 6 e 8 delle norme tecniche di attuazione e parte II del P.P.R.) aventi specifica necessità di conservazione del loro insieme, come ad es. l?area archeologica di Tuvixeddu, e di “beni identitari” (artt. 6 e 9 delle norme tecniche di attuazione e II parte del P.P.R.) di aree e singoli beni che indichino il senso di appartenenza alla collettività sarda, es. l?archeologia mineraria ed industriale.

I principali punti di debolezza, negativi, appaiono questi:

* permane una normativa transitoria (art. 15 delle norme tecniche di attuazione) che può provocare potenzialmente notevole degrado in fascia costiera, a causa dei numerosi piani di lottizzazione approvati sulla base dei P.U.C. vigenti;

* non appaiono presenti meccanismi procedurali sostitutivi nel caso di mancato adeguamento della disciplina urbanistica provinciale e comunale alle previsioni del P.P.R. (artt. 106-107 delle norme tecniche di attuazione);

* la definizione delle aree semi-naturali (art. 25 delle norme tecniche di attuazione) ricomprende i “boschi naturali” (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), volendo individuare diversa disciplina per le aree ad utilizzazione agro-forestale comprendenti i “rimboschimenti artificiali”: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, norma quadro in materia, che esplicitamente qualifica come “bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?”;

* gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici prevedono (art. 90, comma 1°, punto 3) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano.

La fascia di salvaguardia costiera, norma di tutela provvisoria di cui alla legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste), ora varia nel P.P.R. in funzione della conformazione del paesaggio costiero, in alcuni casi è più profonda, in qualche caso meno profonda dei 2 chilometri. Lungo la fascia costiera sono vietate anche costruzioni in area agricola, a meno che non siano legate all’attività agro-zootecnica, nel caso di ricovero per attrezzi, o nel caso che la residenza in campagna sia strettamente necessaria alla conduzione dell’attività.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato le proprie “osservazioni” al P.P.R. con atto del 21 marzo 2006. Osservazioni, parzialmente accolte, che hanno puntato a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le “osservazioni” erano incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), oggi purtroppo oggetto di pericolose disposizioni che ne prevedono di fatto la “svendita”, sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

In questi mesi ed anche recentemente sono apparse decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie (miseramente naufragate alla prima verifica di legittimità) avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla “società civile” alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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