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Le foreste demaniali britanniche sono salve!

bosco inglese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

David Cameron, il premier britannico, è un sano conservatore, non è un cretino.    Ne ha dato prova in questi giorni cambiando idea sul contestatissimo progetto del suo governo di vendita della  metà delle foreste demaniali per…risanare in perdita il deficit pubblico.    Un po’ come le ignobili operazioni di cartolarizzazione e di svendita di beni del patrimonio pubblico del ministro Giulio Tremonti.   David Cameron si è reso conto dell’assurdità e dell’impopolarità del progetto e ha confermato che non vede l’ora di dimenticarsene.  Bravo.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da www.salvaleforeste.it, 22 febbraio 2011

Cameron si rimangia la svendita delle foreste inglesi. Prosegui la lettura…

Il 2011 è l’Anno internazionale delle Foreste!

logos_six_languagesIl nuovo anno, da poco iniziato, è stato proclamato dall’O.N.U. l’Anno internazionale delle Foreste, grande e fondamentale patrimonio della Terra.   Eppure ancor oggi non si comprende bene la loro importanza. Basta vedere che cosa sta avvenendo nella civilissima Gran Bretagna, dove il governo intende vendere la metà delle foreste demaniali per…risanare in perdita il deficit pubblico.    Saranno andati a ripetizione dal ministro Giulio Tremonti?

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da Salva le Foreste, gennaio 2011

Benvenuto 2011, Anno Onu delle foreste!      Al tuo arrivo speriamo serva a combattere la deforestazione. Secondo gli ultimi dati, dal 2000 ad oggi ogni anno il Pianeta ha registrato una diminuzione del patrimonio foreste equivalente un terzo della superficie dell’Italia. Le cause principali di questa perdita sono nella conversione agricola, nel taglio indiscriminato, nella mancata di gestione del territorio e nell’espansione degli insediamenti. Prosegui la lettura…

La Regione autonoma della Sardegna vuol vendere “pezzi” delle Saline di Carloforte.

Saline di Carloforte

Saline di Carloforte

Con la deliberazione n. 6/22 del 12 febbraio 2010 la Giunta regionale ha individuato i beni immobili del patrimonio disponibile regionale da avviare alla vendita (art. 1, comma 2°, della legge regionale n. 35/1995) su prospettiva annuale e quinquennale (XI programma di dismissione): fra essi la palazzina (N.C.E.U., foglio 26, mappale 136, sub 1 e 2)e il capannone (N.C.E.U., foglio 26, mappale 12/7) presenti nelle Saline di Carloforte.  Beni importanti per la realizzazione di un intervento di recupero ambientale delle Saline.

Infatti, avvenuta la dismissione dal demanio statale (era in consegna ai Monopoli di Stato – ramo saline, poi al concessionario Atisale s.p.a.) in favore della Regione autonoma della Sardegna, il Comune di Carloforte ne ha ottenuto (gennaio 2009), previa deliberazione Giunta regionale n. 21/48 dell’8 aprile 2008 (allegato), l’acquisizione in comodato d’uso gratuito per operarvi Prosegui la lettura…

New economy e nuova imprenditoria: la vendita di organi?

Esseri umani – non in vendita.

18 Aprile 2007 Commenti chiusi


Ignoriamo la loro esistenza o fingiamo di non vederli eppure, oggi, i nuovi schiavi sono milioni, fruttano all?economia mondiale circa 32 miliardi di dollari e chiudere un occhio sulle loro non-vite fa comodo anche agli Stati più ?progrediti?.

Gruppo d’Intervento Giuridico

13.04.2007 – Il Consiglio d?Europa propone misure specifiche per proteggere le vittime della tratta di esseri umani
Strasburgo, 13.04.2007 ? Il 19 e 20 aprile, a Berlino, Germania, il Consiglio d?Europa tiene il suo settimo seminario regionale per la lotta alla tratta degli esseri umani, e l?accento è posto sulle vittime. Organizzato con la Fondazione Konrad Adenauer, il seminario, aperto alla stampa, riunirà oltre 200 partecipanti provenienti da 11 paesi europei per analizzare misure specifiche previste dalla Convenzione del Consiglio d?Europa sulla lotta alla tratta degli esseri umani (STCE n° : 197). Non appena la Convenzione verrà ratificata da 10 Stati, le misure da essa previste non solo sanzioneranno i trafficanti, ma proteggeranno anche le vittime ? bambini a volte ? spesso obbligati a vivere prostituendosi o in condizioni di schiavitù. Traumatizzate, senza uno status giuridico e spesso prive delle necessarie competenze linguistiche per sfuggire alla loro sorte, queste persone hanno bisogno di un aiuto immediato. Tra i partecipanti al seminario saranno presenti ufficiali di polizia e rappresentanti che si occupano dell?assistenza alle vittime, rappresentanti delle ONG e funzionari del Consiglio d?Europa e dell?Unità anti-tratta delle Nazioni Unite. La Convenzione esige che un personale preparato e qualificato lavori con la polizia, i servizi sociali, le dogane, i servizi di accoglienza per gli immigrati e le ambasciate o i consolati per identificare e aiutare le vittime in modo più efficace.
Tra le diverse misure specifiche previste dalla Convenzione, possono essere citate le seguenti:
? Ogni bambino vittima della tratta verrà rappresentato da un tutore legale, un?organizzazione o un?autorità incaricata di agire nel massimo interesse del bambino, mentre le autorità procedono a stabilire la sua identità e nazionalità e fanno ogni sforzo possibile per ritrovare la sua famiglia o i suoi tutori.
? Gli Stati sono tenuti a offrire alle vittime condizioni di vita che possano garantire la loro sussistenza. La Convenzione propone un alloggio adatto e sicuro e un?assistenza psicologica e materiale, compreso l?accesso alle cure mediche urgenti.
? Aiuto linguistico e assistenza giuridica devono essere accordati alle vittime, qualora necessario.
? La Convenzione introduce un periodo di recupero e di riflessione della durata di 30 giorni per permettere alle vittime in situazione irregolare di ristabilirsi e di sfuggire all?influenza dei trafficanti e di decidere se cooperare con le forze dell?ordine per aiutarle nella ricerca dei trafficanti.
Fino a oggi, 36 stati hanno firmato la Convenzione e 6 di essi l?hanno ratificata (Albania, Austria, Georgia, Moldavia, Romania e Slovacchia). Non è facile stabilire cifre esatte, ma secondo la stima delle Nazioni Unite, sarebbero da 700 000 a 2 milioni le donne vittime della tratta ogni anno. La cifra aumenta se si aggiungono altre forme di tratta, come il traffico di organi e la tratta di bambini. Il mercato annuale della tratta di esseri umani è stimato attorno ai 32 miliardi di dollari. Altri seminari regionali, che hanno avuto luogo a Bucarest, Riga, Roma, Oslo, Atene e Nicosia hanno già esaminato in che modo le politiche nazionali possono essere adattate per rispondere alle esigenze della Convenzione.

da www.nuoveschavitu.it
Nonostante l’universale condanna la schiavitù è una realtà del mondo contemporaneo, un fenomeno complesso e in continua evoluzione. Oggi si parla di milioni di vittime che fruttano all’economia mondiale miliardi di dollari.
Uomini, ma soprattutto donne e bambini sono soggeti a nuove forme di sfruttamento estremo, violazioni dei diritti umani che hanno ambiti e caratteristiche diversi anche rispetto al passato.
Varie sono le forme di sfruttamento: tratta, sfruttamento sessuale donne e bambini, traffico d’organi, lavoro forzato, servitù domestica, servitù religiosa, sfruttamento bambini nei conflitti e per accattonaggio.
Servitù religiosa
Nella regione meridionale del lago Volta, esistono le trokosi. Si tratta di donne, ma più spesso bambine di 4-5 anni che vengono portate ai santuari del dio Tro, una delle divinità del sistema religioso vudù, per espiare colpe commesse dalla famiglia, anche in un lontano passato: debiti, omicidi, furti ecc. Le trokosi passano tutta la loro vita nei santuari, a lavorare i campi dei sacerdoti del dio Tro e quando diventano più grandi ne diventano le concubine. La vita delle trokosi è un?esistenza di stenti: non possono cibarsi di quello che coltivano, vengono spesso picchiate e possono riconquistare la loro libertà solo in tarda età. Si conta che vi siano circa 10-12.000 trokosi in Ghana, ma ve ne sono anche in Togo e in Benin.
Nel Nord del mondo le credenze di stampo medievale sono superate, ma sono molte le vittime di sette e culti religiosi che sfociano in fanatismo, superstizioni e violenze. (vedi “Gli schiavi parlano” di Sandro Calvani, Martina Melis 1999 editore Piero Manni)
Traffico di organi
Nel giro di poche decadi il trapianto è diventato un’operazione con rischi contenuti. Un successo che ha fatto impennare la domanda: nel 2005 negli Stati Uniti più di 16 mila reni sono stati trapiantati, facendo registrare un aumento del 45 per cento rispetto ai 10 anni precedenti. Ma in questo periodo il numero delle persone in lista per un trapianto di rene è salito del 119 per cento mentre oltre 3500 persone sono morte nell’attesa.
In Europa occidentale sono circa 40 mila i pazienti che aspettano un trapianto e dal 15 al 30 per cento moriranno nell’attesa che è in media pari a tre anni in Europa, mentre si prevede che per il 2010 si arriverà ai 10 anni.
Uno scenario che ha favorito il via al traffico degli organi ( il costo di un rene si aggira attorno ai 3000 dollari ) creando vittime in prevalenza nei Paesi più poveri e soprattutto tra i minori.

Uno sguardo alla situazione in diversi paesi.
India
Nell’india più povera, quella dell’entroterra rurale, esistono interi villaggi utilizzati come fonti di organi. Sono i ?Villaggi della speranza? dove i malati provenienti da Europa ma anche dall’India più benestante sono pronti a pagare quanto necessario per ottenere un rene da persone così povere che sono pronte a cederlo pur di vivere.
Nel 1994 la pratica è stata messa fuori legge ma in realtà risulta abbastanza semplice evitare i controlli.

Cina
Una legge del 1984 stabilisce che gli organi dei condannati possono venir utilizzati per il trapianto se il prigioniero da il suo consenso (cosa non troppo difficile da ottenere nelle carceri cinesi). Tutto deve essere fatto in segretezza per evitare l’eventuale cattiva immagine che ne deriverebbe rendendo così anche difficile identificare i partecipanti a questa attività. Le esecuzioni vengono programmate proprio per andare incontro alle esigenze del mercato. Per Amnesty International sono circa 10 mila le esecuzioni all’anno con conseguente espianto.
Albania e paesi dell’est Europa
Anche il Albania si è sviluppato un importante giro di sfruttamento che avrebbe portato alla scomparsa di 2 mila bambini solo per il traffico di organi con destinazione Italia e Grecia dove si arriva a pagare 30 mila euro per un fegato.
Mozambico
Le suore di Santa Maria hanno denunciato anche con prove fotografiche il ritrovamento di cadaveri di bambini senza fegato, pancreas, cuore, occhi, organi sessuali.
Il fatto che parte della polizia protegga gli artefici di questi delitti farebbe spiegare la lentezza delle indagini. Alle persone che venivano incarcerate bastava pagare una cauzione per uscire.
Le Autorità ammettono le strane sparizioni che sono avvenute soprattutto nelle città di Maputo ma minimizza la situazione.
Afghanistan
Centinaia di bambini afgani, di età compresa fra i 4 e i 10 anni, sono stati uccisi per il traffico d’organi. Un cuore fruttava dai 25 ai 30 milioni, la metà un rene o una cornea
Brasile
Anche i bambini brasiliani sono vittime di questo traffico. Sotto finte adozioni bambini malati di AIDS veniva portati via per poter ottenere i loro organi.
Lavoro forzato
Lavoro forzato è ogni lavoro o servizio imposto sotto minaccia di sanzioni e per il quale la persona non si è offerta spontaneamente” (Convenzione 20 dell’organizzazione internazionale del lavoro).
Una persona diventa lavoratore forzato quando il suo lavoro è richiesto in cambio di un prestito in denaro per il quale viene costretto a lavorare sette giorni su sette con una retribuzione minima o nulla. Secondo Anti-slavery sono 20 milioni le vittime del bonded labour, 12 milioni secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil): intere famiglie che lavorano in condizioni inumane nelle zone agricole dell’Asia del sud, bambini trafficati nell’Africa occidentale , uomini impegnati nelle fazende brasiliane (I nuovi schiavi del lavoro. Nelle fazende del Parà e dell’Amapà, Brasile 1980-1998) e donne esportate per schiavitù sessuale e domestica in Europa. L’Oil sottolinea come il lavoro forzato sia presente sotto diverse forme in tutti i continenti, in tutti i paesi e in tutti i sistemi economici.

Una condanna universale
Nel 1815 per la prima volta a schiavitù è condannata in Europa con la “Dichiarazione relativa all’abolizione universale della tratta degli schiavi“.
Nel 1926 la Società delle Nazioni elabora per la prima volta la definizione giuridica internazionale della schiavitù.
Nel 1948 la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea generale dell’ONU afferma, nell’articolo 4 “nessuno deve essere tenuto in schiavitù o servitù; la schiavitù e il traffico degli schiavi devono essere proibiti in tutte le loro forme”.
In seguito sono state redatte numerose convenzioni .
Il processo di abolizione del commercio degli schiavi iniziò con la sollevazione degli schiavi che ebbe luogo nell’isola di Santo Domingo nella notte tra il 22 e il 23 agosto 1791. Il primo paese che abolì questa pratica fu la Francia rivoluzionaria, nel 1791 (ma successivamente revocò l’abolizione) seguita da Danimarca nel 1792, dalla Gran Bretagna nel 1807, dagli Stati Uniti nel 1808, dall’Olanda nel 1814, dalla Svezia nel 1815. Gli ultimi sono stati nel 1962 l’Arabia Saudita e nel 1981 la Mauritania dichiarò illegale il commercio degli schiavi.

(foto www.cloudappreciationsociety.org)
Riferimenti: Consiglio d’Europa

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Interrogazioni sulla vendita di aree minerarie in Sardegna.


INTERROGAZIONi VENDITA AREE MINERARIE IN SARDEGNA

On. FEDERICO PALOMBA - Al Ministro per i beni e le attività culturali -

Per sapere – premesso che:

- con deliberazione n. 17/9 del 26 aprile 2006 la Giunta regionale ha approvato il bando di gara per la cessione, riqualificazione e trasformazione di ambiti di particolare interesse paesaggistico del Parco geominerario della Sardegna;

- le aree minerarie interessate dal presente bando sono ricomprese nei seguenti due lotti: 1) compendio di Masua-Monte Agruxau (Iglesias), superficie territoriale di circa 318 ettari, con la volumetria sviluppabile di metri cubi 120.000 a Masua e 40.000 a Monte Agruxau (complessivamente 160.000 metri cubi). Importo a base d’asta 32.520.000,00 euro; 2) compendio di Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli, superficie territoriale di circa 329 ettari, con la volumetria sviluppabile di 30.000 metri cubi a Ingurtosu e 70.000 metri cubi a Pitzinurri e Naracauli (complessivamente 100.000 metri cubi). Importo a base d’asta 11.000.000,00 euro;

- il 13 gennaio 2006 l’assemblea ordinaria dei soci IGEA Spa, titolare delle aree, ha provveduto a delegare la Regione autonoma della Sardegna (proprio azionista unico) alle procedure di cui al bando;

- all’articolo 2, comma 3, del bando è testualmente detto che: «nei suddetti compendi, definiti da un punto di vista territoriale nelle cartografie allegate e meglio specificate al successivo articolo 3, saranno possibili interventi finalizzati alla ricostruzione delle volumetrie esistenti e di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente per strutture alberghiere ricettive con annessi centri benessere, strutture sportive e per il golf, interventi di miglioramento ambientale e di forestazione, realizzazione di strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti di archeologia industriale eventualmente insistenti su tali aree, nei limiti massimi sopra indicati». Al successivo articolo 4 del bando è confermato che «Il progetto aggiudicatario sarà assoggettato alla disciplina urbanistica vigente al momento dell’aggiudicazione con riferimento tanto alla legge regionale n. 45 del 1989 quanto alla disciplina del Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R., recentemente adottato con deliberazione giunta regionale n. 22/3 del 24 maggio 2006), ai sensi della legge regionale n. 8 del 2004». In proposito, si rammenta che l’articolo 13 delle norme tecniche di attuazione del PPR dispone che negli ambiti di paesaggio costieri (articolo 20) «nelle aree inedificate all’entrata in vigore del piano è precluso qualunque intervento di trasformazione», fatta eccezione per quelli manutentivi, di consolidamento e restauro senza nuove volumetrie e con assoluta esclusione, ad esempio, di «campi da golf»;

- oggetto della gara è la selezione dell’acquirente dei sopra citati complessi minerari, anche disgiuntamente, con l’obbligo a carico del soggetto acquirente di realizzare il progetto prescelto ed il relativo intervento di riqualificazione ambientale, paesaggistica, urbanistica ed edilizia dei siti minerari dismessi, in collegamento con un piano di sviluppo e valorizzazione economica, storico-culturale, artistica, naturalistica, ricettiva e turistica dei siti interessati;

- all’articolo 7, comma 2, del bando è previsto che all’interno di specifico accordo di programma attuativo del progetto di riqualificazione prescelto saranno previsti «gli atti e le azioni da svolgersi direttamente o indirettamente dalla società istituzionalmente preposta in materia di messa in sicurezza e bonifica delle aree o in raccordo con la stessa», senza tuttavia esplicitarsi se trattisi del soggetto aggiudicatario ovvero della società in mano pubblica IGEA Spa o di altro soggetto. Il successivo articolo 8, comma 5, del bando afferma, invece, che «gli interventi di messa in sicurezza, riqualificazione ambientale e bonifica delle aree interessate dalla gara saranno a carico dell’amministrazione regionale sarda, che si avvarrà, per la realizzazione degli interventi, dei soggetti istituzionalmente preposti, quali l’Igea, proprietaria delle aree»;

- le aree interessate rappresentano uno dei più interessanti esempi di archeologia mineraria in un contesto naturale, paesaggistico e storico-culturale di primaria importanza;

- il compendio di Masua-Monte Agruxau è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell’articolo 142, comma 1, lettere a) e g) del decreto legislativo n. 42 del 2004, è interamente classificato quale sito di importanza comunitaria (S.I.C.) «Costa di Nebida» (codice ITB040029) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, resa esecutiva con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 e successive modifiche ed integrazioni e formalmente individuati con decreto ministeriale 3 aprile 2000, n. 65, integrato con determinazioni Direttore Serv. cons. natura, habitat, eccetera Regione autonoma della Sardegna (R.A.S.) 6 dicembre 2002, n. 2689/V e 16 dicembre 2003, n. 2810/V. Nel piano paesaggistico regionale è classificato «fascia costiera», «area naturale e sub-naturale», «area di insediamento produttivo di interesse storico»;

- il compendio di Ingurtosu-Pitzinurri-Naracauli è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi degli articoli 136 e seguenti del decreto legislativo n. 42 del 2004, individuata con decreto ministeriale 27 agosto 1980, rientra nell’istituenda riserva naturale regionale «Monte Arcuentu-Rio Piscinas» ai sensi della legge regionale n. 31 del 1989 – allegato «A», è interamente classificata quale sito di importanza comunitaria (S.I.C.) «Monte Arcuentu e Rio Piscinas» (codice ITB040031), mentre è contiguo all’altro S.I.C. «Da Piscinas a Riu Scivu» (codice ITB040071), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, esecutiva con decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997 e successive modifiche ed integrazioni e formalmente individuati con decreto ministeriale 3 aprile 2000, n. 65, integrato con determinazioni Direttore Serv. cons. natura, habitat, eccetera R.A.S. 6 dicembre 2002, n. 2689/V e 16 dicembre 2003, n. 2810/V. Nel piano paesaggistico regionale è classificato «area naturale e subnaturale», «area di insediamento produttivo di interesse storico», «colture erbacee specializzate»;

- ambedue i compendi minerari in argomento rientrano nel Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna, istituito ai sensi dell’articolo 114, comma 10, della legge n. 388 del 2000 con il decreto ministeriale 16 ottobre 2001 che, all’articolo 3, definisce incompatibili con i relativi obiettivi di tutela fra l’altro «qualsiasi mutamento dell’utilizzazione dei terreni e quant’altro possa incidere sulla morfologia del territorio e sugli equilibri paesaggistici, ambientali, ecologici, idraulici, idrogeotermici e geominerari…» (lettera a) e «l’esecuzione di nuove costruzioni e la trasformazione di quelle esistenti ad esclusione degli interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria e di restauro e di risanamento conservativo…» (lettera c);
numerose associazioni ambientaliste e di tutela giuridica hanno espresso valutazioni fortemente critiche tanto sulla base di diversi aspetti di legittimità quanto su aspetti non meno rilevanti di opportunità, rilevando, tra l’altro che «Sembra, quindi, prevedersi un accollo per la pubblica amministrazione delle onerose operazioni di messa in sicurezza e risanamento ambientale che, per interesse pubblico e logica, dovrebbero essere a carico del soggetto aggiudicatario a fronte di un importo a base d’asta decisamente contenuto (32.520.000,00 euro per Masua-Monte Agruxau, circa 102.264 euro per ettaro; 11.000.000,00 per Ingurtosu-Naracauli Pitzinurri, circa 33.434 euro per ettaro) per compendi ambientali e storico-culturali di così elevato rilievo ed a fronte degli ordinari obblighi giuridici in capo al titolare di beni immobili. Un impegno economico tuttora non quantificabile, ma potenzialmente così gravoso da far supporre senza particolari difficoltà rischi di ipotesi di danno erariale (per inciso, si rammenta che l’articolo 52, comma 1, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. prevede che nelle “aree caratterizzate da insediamenti storici”, fra cui i “villaggi minerari e industriali a matrice storica”, “per i Comuni non dotati di piano particolareggiato” (ed appare trattarsi proprio di tale caso) siano consentiti “fino all’adeguamento dei piani urbanistici comunali al P.P.R. unicamente gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e risanamento conservativo ai sensi dell’articolo 3 decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, nonché di ristrutturazione edilizia interna”)»;

- in data 14 maggio 2006 sui quotidiani regionali l’Unione sarda e la Nuova Sardegna è stato pubblicato il previsto avviso di gara destinato a svolgersi nelle due distinte fasi della pre-qualifica e della procedura di valutazione delle offerte presentate dai soggetti ammessi;

- il termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione alla detta gara era fissato il 3 luglio 2006;

- da notizie di stampa si è appreso che la prima fase si sarebbe conclusa con la valutazione positiva nei confronti di due gruppi economici italiani, facenti riferimento agli imprenditori Tronchetti Provera e Ligresti, e di un gruppo economico straniero;

- è opportuno, prima che la gara vada avanti, conoscere l’opinione e gli intendimenti del ministero interrogato, anche ad evitare possibili responsabilità erariali fermandosi, eventualmente, l’iter prima della sua conclusione, qualora ne ricorrano gli estremi :

quale sia l’opinione del Ministro, per il tramite del consorzio gestore del parco geominerario, sulla legittimità del bando e quali iniziative intenda adottare per scongiurare la alienazione irreversibile e della trasformazione della destinazione d’uso di beni di rilevante interesse pubblico in beni destinati ad attività turistico-alberghiera.(4-01635)

Sen. FRANCESCO MARTONE - Al Ministro per i beni e le attività culturali

Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:
- la Regione Sardegna ha messo in vendita alcune aree minerarie (Ingurtosu, Masua, Monte Agruxau, Naracauli, Pitzinurri) tramite bando internazionale, per realizzarvi strutture alberghiere ricettive con annessi centri benessere, strutture sportive e per il golf;
- si tratta di zone di grandissimo valore culturale e naturalistico, all’interno del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, inserite in Siti di importanza comunitaria (SIC) e dichiarati “Patrimonio dell’Umanità” dall’Assemblea generale dell’UNESCO;
- il bando di vendita comprende architetture storiche, sui fianchi delle alte colline affacciate verso il mare, in alcuni casi a ridosso delle spiagge, sovrastate dalle creste di una catena montuosa frastagliata, fra boschi di leccio, macchia mediterranea e foreste protette. Sorgono in una zona costiera, in gran parte intatta e scampata alla edificazione che ha interessato molti altri tratti della costa sarda, e carica di suggestione, di bellezza e fascino;
- queste zone sono inserite in un ecosistema fragilissimo, già messo a dura prova da un disordinato e crescente impatto turistico, dall’elevata domanda imprenditoriale di trasformazione delle zone costiere e dai fenomeni di inquinamento derivante dalle miniere dismesse, con estese superfici coperte da detriti e fanghi, compresi i principali corsi d’acqua (Rio Piscinas, Rio Irvi e Rio Naracauli) contaminati da zinco, cadmio, piombo e altri metalli pesanti;
- nelle adiacenze sorge il più vasto complesso dunale d’Europa e dell’intero bacino del Mediterraneo, Piscinas, estremamente fragile e ad alto rischio di degradazione. Così viene descritto il complesso dunale dal Ministero dell’Ambiente: “Il tratto di costa è caratterizzato da dune di sabbia con presenza di fitta macchia mediterranea. La gran parte del biotopo è caratterizzato da ambiente collinare. Il paesaggio vegetazionale delle coste sabbiose associato alle elevate altezze delle dune costituiscono elemento caratterizzante della parte del biotopo di Piscinas. Biotopo costiero con presenze litologiche di enorme valore nella ricostruzione della storia geologica della Sardegna. Esistenza di diverse serie vegetazionali climaciche e pedoclimaciche. È l’ unico biotopo a comprendere bioclimi termomediterraneo secco, mesomediterraneo inferiore e mesomediterraneo medio. Da segnalare la presenza di uno degli ultimi tre nuclei originari di Cervo sardo. La piccola area umida retrostante la costa è frequentata da interessanti specie ornitiche svernanti. L’alto valore di biodiversità delle specie vegetali e delle formazioni vegetali conferisce al sito rilevanti qualità ambientali, di tutto interesse europeo. Sistema molto fragile.“;
- nella zona è stato avviato il progetto LIFE-Natura “Dune di Piscinas – Monte Arcuentu” per la tutela e conservazione delle specie locali quali il cervo, l’aquila reale, il ginepro;
- le aree e i fabbricati messi in vendita, furono acquistati, nel 1998, dalla IGEA SpA (di proprietà regionale), con un contratto in cui la Regione rinunciava ad esigere “il ripristino, il risanamento e il riassetto, anche ambientale” dalla società venditrice (la SNAM, del gruppo ENI) quindi se ne assumeva l’onere, per poi, “terminati i lavori di riabilitazione e recupero”, trasferirli “gratuitamente agli Enti Locali interessati”, ovvero ai Comuni;

considerato che:
- tale risanamento non è mai avvenuto come anche il passaggio agli Enti Locali nonostante siano state spese cifre ingenti;
- la Regione potrebbe e dovrebbe impegnarsi, anziché ad alienare quei beni, ad ottenere un risarcimento per le cifre stanziate a fronte di prestazioni e servizi mai ottenuti, per quanto (non) forniti da enti e società di sua stessa proprietà, o esigere la bonifica dei siti, ovvero individuare, nelle sedi opportune, malfunzionamenti, responsabilità, inadempienze;
la costruzione ex novo di enormi fabbricati (sono previsti 160.000 metri cubi di cemento nel compendio di Masua, Monte Agruxau e 100.000 metri cubi in quello di Ingurtosu, Naracauli, Pitzinurri) introdurrebbe, sia nella fase di costruzione (disboscamento, traffico di operai e mezzi pesanti, ruspe, betoniere, camion, estrazione, movimentazione, utilizzo pietrisco, sabbie, terra, lavorazione cementi, calcestruzzi, costruzione vie di accesso, sistemi idrici e fognari, palificazioni energia elettrica e telecomunicazioni, inquinamento del suolo, acustico, atmosferico), sia in quella successiva di fruizione turistica (carico antropico, scarichi fognari, inquinamento atmosferico e acustico, traffico veicoli), scompensi dannosissimi e irreparabili all’ambiente circostante;
- il bando prevede inoltre la costruzione di campi da golf, sottraendo ettari di terreno alle comunità per destinarli ad uno sport elitario e riservato. Inoltre in una regione come la Sardegna, a rischio desertificazione, c’è il problema acqua: un campo di dimensioni medie ne consuma ogni giorno quanto un paese di 8.000-9.000 abitanti;
- non è da trascurare che se il campo sorge vicino alla costa, i pozzi scavati per l’irrigazione possono provocare la salinizzazione della falda, mentre l’impiego di pesticidi e diserbanti sfiora ogni anno le due tonnellate; in entrambi i casi, le conseguenze sono disastrose in termini di salinizzazione, inquinamento e conseguente avvelenamento di specie animali e vegetali;
- le risorse storiche, culturali ed ambientali della zona, come di tutta l’Isola, possono essere, se rispettate e valorizzate, fonte di reddito e benessere per i Sardi;
- la vendita, o la cessione a qualsiasi titolo anche temporanea, di quelle risorse di proprietà dei Sardi, a multinazionali, che trasferirebbero altrove i profitti (i requisiti economico-finanziari richiesti dal bando ne precludono la partecipazione a piccole imprese locali), fermi restando i danni ambientali e storico-identitari, arrecherebbe grave pregiudizio all’economia isolana. La ricaduta in termini occupazionali sarebbe minima e limitata al lavoro temporaneo, precario e subordinato (lavoratori edili, camerieri stagionali), mentre la devastazione ambientale quindi la conseguente perdita economica anche in termini di “richiamo turistico” sarebbero enormi;
- una delle ragioni che giustificherebbero, secondo la Regione, la vendita, sarebbe la possibilità di finanziare con essa la bonifica da fanghi, detriti, metalli pesanti, eredità dello sfruttamento minerario. Ma, a fronte di un prezzo di vendita molto basso, come già avvenne nei confronti della SNAM, ricadrebbe comunque sulla Regione l’onere della bonifica. Spese che potrebbero essere, secondo quanto dicono gli esperti di Legambiente, ben superiori agli introiti ricavabili dalla vendita. Tanto che, secondo il Gruppo di intervento giuridico di Cagliari, potrebbe configurarsi un’ipotesi di danno erariale;
- tra gli immobili compresi nel bando risultano essere incluse anche le case dei minatori in pensione, in cui vivono da oltre trent’anni, che in caso di vendita potrebbero dover partecipare al bando internazionale cui hanno manifestato interesse anche Pirelli Re, Lombarda Immobiliare di Ligresti, un’associazione temporanea d’imprese chiamata Sviluppo Sardegna, e inoltre la Hines Italia, fondo di investimento americano. Una situazione paradossale che potrebbe sfociare presumibilmente con l’ avviso di sfratto per i pensionati e le loro famiglie,

si chiede di sapere se non si ritenga possibile avviare un dialogo tra le amministrazioni interessate, le associazioni ambientaliste, i sindacati, le popolazioni, per discutere e studiare, coi metodi della democrazia partecipata, quale futuro dare alle aree minerarie e al Parco, per una riconversione ecologica della aree minerarie dismesse che riesca a coniugare il rispetto dell’ambiente con le opportunità di lavoro, di benessere e speranza di futuro per i Sardi e la loro isola:
- con una serie di misure che prevedano la bonifica, la messa in sicurezza degli stabili, il coinvolgimento delle comunità locali, la formazione, l’incentivazione di piccole imprese, che trasformino e rendano ecologicamente fruibili quelle località, già incantevoli, per un turismo “rispettoso e silenzioso”;
- lavorando alla limitazione del traffico di mezzi inquinanti, e alla contestuale promozione di escursioni e visite guidate, con personale motivato e preparato, a piedi, a cavallo, in bicicletta;
- studiando mezzi collettivi, alternativi, ecologici, caratteristici, per la visita alle miniere e l’accesso alle spiagge;
- restaurando alcune strutture per adibirle a sale convegni, esposizioni, mostre, manifestazioni artistiche e culturali (si provi ad immaginare il fascino del teatro, della musica, tra ruderi e dune lunari);
- indirizzando agevolazioni finanziarie e priorità di acquisto ai residenti, ex minatori, che intendano acquisire o usufruire, in qualità di affittuario, della casa in cui vivono;
- dando in concessione, con opportuni vincoli e verifiche, piccole strutture, ai margini dell’area, in zone già relativamente urbanizzate (Montevecchio, Ingurtosu), che valorizzando il silenzio, ospitino centri ristoro, piccoli “alberghi minerari”, agriturismo di qualità, con prodotti biologici e (realmente) locali (sarebbe anche un importante incentivo alla agricoltura di qualità, ora soffocata dalla grande distribuzione);
promuovendo l’”albergo diffuso” tra le comunità residenti ai confini del Parco (Arbus, Guspini, Fluminimaggiore, Nebida, Masua, … )
- ontrastando seriamente il bracconaggio e lo sfruttamento venatorio dell’area, con la costruzione di “oasi”, dove cervi, e altre specie, possano dissetarsi e sfamarsi, e di “punti di avvistamento” per cervi, cinghiali, rapaci;
- provvedendo alla classificazione, alla cura, alla “esposizione” delle rare specie di piante e arbusti;
- valorizzando i bellissimi sentieri, alcuni già “segnati” dal CAI, divulgandone i tracciati;
- reimpiegando quelle professionalità, come i lavoratori di IGEA, che con l’attuale politica di cessioni rischierebbero la perdita del lavoro, in questo innovativo processo di tutela, valorizzazione, promozione;
dando attuazione ad un processo “partecipativo” e “dal basso” che veda le popolazioni coinvolte, informate, consultate nelle scelte che riguardano il loro territorio, il loro futuro, la loro dignità;
- con una efficace campagna che diffonda, a livello internazionale, l’immagine di un tale paradiso (ex minerario) terrestre, fortemente valorizzato proprio dalla assenza di quelle strutture di cui l’attuale “Bando di cessione” auspica la costruzione, e provvedendo alla intercettazione di quei flussi in crescita di viaggiatori consapevoli, alla ricerca di ambienti e culture integri, lontano dalla devastazione e dalla insostenibile “impronta ecologica” del turismo dei villaggi vacanze o degli alberghi a cinque stelle, alla ricerca di un “percorso equo e solidale” più coerente con l’ambiente e la cultura circostante, che non generi sfruttamento (di ambiente, animali, lavoratori) e stress da vacanza;
organizzando, nelle comunità locali, eventi di formazione su ambiente e turismo, che educhino al rispetto del primo quale premessa alla valorizzazione del secondo, e allontanino il miraggio dell’arricchimento facile (a danno di ambiente, persone, e “immagine” della Sardegna), perseguito purtroppo da troppi improvvisati “operatori turistici” attuali;
- ricorrendo finanche all’azionariato popolare per il reperimento delle risorse. (4-00831)

(foto S.D., archivio GrIG)

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Baia delle Ginestre, vendita a metà e nient’altro cemento…


Lo scorso 26 settembre la Regina Pacis s.r.l. del gruppo Antonioli si è aggiudicata la gara fallimentare per il complesso ricettivo “Baia delle Ginestre”, a Portu Malu, sulla costa di Teulada (CA), per un importo di 4.110.000,00 euro. Come noto, la parte abusiva del complesso “Baia delle Ginestre” (15.600 metri cubi) è stata demolita (giugno 2001) dalle ruspe del Genio Militare su disposizioni della Procura generale presso la Corte d’Appello di Cagliari in quanto oggetto di un ordine di demolizione contenuto in una sentenza penale di condanna definitiva e passata in giudicato per abusivismo edilizio (Cass. pen., sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50). Gli intendimenti di Alfredo Antonioli, leader dell’omonimo gruppo immobiliare, riportati dalla stampa regionale (vds. L’Unione Sarda, 27 settembre 2006), sono piuttosto chiari: “puntiamo a ricostruire le volumetrie che c’erano, altrimenti vendiamo gli appartamenti e andiamo via”. Un esempio di comprovata “virtù turistica”, già noto sulla costa teuladina, dove l’obbrobrio a picco sul mare dell’ex Hotel Rocce Rosse, realizzato negli anni ’70 del secolo scorso, è divenuto dopo qualche anno un condominio. E l’Amministrazione comunale di Teulada sembra molto favorevole ad un simile progetto di ri-ampliamento. In nome dei “più di cento posti di lavoro” che, in realtà, neppure lontanamente mai ci sono stati. In realtà, sul piano squisitamente giuridico, il complesso ricettivo “Baia delle Ginestre” non può esser stato legittimamente venduto per intero. Senza alcun intento polemico (e sa solo il Cielo quante polemiche vi sono state), l’area delle strutture demolite è di proprietà del Comune di Teulada. Infatti, la sentenza penale di condanna definitiva e passata in giudicato per abusivismo edilizio (Cass. pen., sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50) ha disposto, come previsto dalla legge (art. 19 della legge n. 47/1985 e successive modifiche ed integrazioni), la confisca penale in favore del Comune di Teulada, il quale ha anche provveduto alla trascrizione nei registri immobiliari (n. 19327 reg. gen.le del 29 agosto 1996), ma si è guardato bene dal fare le operazioni di immissione in possesso. Tali aree e le strutture abusive non sono nemmeno entrate a far parte dell’asse fallimentare, visto che la società titolare del complesso ricettivo, la Baia delle Ginestre s.p.a., è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con sentenza del 17 ottobre 1998, cioè oltre due anni e mezzo dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha disposto la confisca penale in favore del Comune di Teulada (vds. anche Corte cass., sez. III, 30 novembre 1999, n. 3827). Quindi, non è nemmeno possibile alcuna operazione di ampliamento della parte residua (il residence + servizi) del complesso “Baia della Ginestre”. Non c’è la titolarità dell’area e, essendo nella fascia dei metri 300 dalla battigia marina, ricade nella fascia costiera tutelata con vincolo di inedificabilità ai sensi dell’art. 2, comma 1°, lettera a, della legge regionale n. 23/1993. E se pure si tentasse l’applicazione di qualche perverso meccanismo, il piano paesaggistico regionale – P.P.R. recentemente approvato (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) prevede quale indirizzo per il futuro piano urbanistico comunale – P.U.C. (art. 90, comma 2°, delle norme tecniche di attuazione) che in ogni caso “le nuove aree (per gli ampliamenti, n.d.r.) sono individuate in arretramento rispetto alla linea di battigia e comunque a quelle già insediate”. Dove c’è una collina scoscesa e dirupata….. E’ sempre opportuno ricordare i passaggi fondamentali di una vicenda lunga nel tempo ed oggetto di forti contrasti sul rispetto della legge e della tutela delle coste. I lavori abusivi vennero denunciati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra (poi costituiti parte civile in sede giudiziaria) e Gruppo d’Intervento Giuridico agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso. Dopo gli opportuni accertamenti, la magistratura pose sotto sequestro preventivo le strutture abusive e si diede corso ai procedimenti giudiziari. Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50, confermativa della sentenza Corte d’Appello di Cagliari, 7 luglio 1995, n. 117, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari n. 1380 del 7 giugno 1993 venivano ordinati la demolizione e ripristino ambientale degli abusi realizzati dalla BAIA DELLE GINESTRE s.p.a. (un parcheggio coperto, un fabbricato-alloggio del personale , un campo da tennis, ampliamento del ristorante, un vascone, una cabina ENEL, locali-servizio, la reception del complesso alberghiero, un comparto alberghiero da 100 camere, una piscina con locale-filtri, una piattaforma-pizzeria, tre baracche di legno, un locale, una pista di accesso alla spiaggia, tre pontili galleggianti, una barriera frangiflutti per complessivi mc. 15.600). Dopo la sentenza della Corte di cassazione, le strutture abusive vennero dissequestrate per consentire la demolizione da parte dei condannati. Risultato: come se niente fosse, il complesso venne riaperto e la società di gestione lucrò per anni miliardi di vecchie lire su un patrimonio ormai divenuto pubblico. Senza mai raggiungere l’astronomica cifra di 100 posti di lavoro. Nel silenzio di tutti, rotto soltanto dalle richieste ecologiste di porre in esecuzione questo ed altri ordini di demolizione di abusi edilizi contenuti in sentenze penali passate in giudicato (complessi abusivi a Baccu Mandara, Piscina Rey, Piscinnì).. La Corte d’Appello di Cagliari (ordinanza 2 marzo 1999), poi, confermava in sede di incidente di esecuzione l’ordine di demolizione e ripristino ambientale dando opportune disposizioni al pubblico ministero. La Corte di Cassazione (sentenza Sez. III, 30 novembre 1999, n. 3827) respingeva definitivamente i ricorsi dei condannati e delle banche creditrici (nonché del Comune). Ma non finiva qui: nuovi incidenti di esecuzione per fermare le ruspe militari della Procura Generale della Repubblica vengono promossi dai condannati, dall’esecutore fallimentare e dal Comune, ma vengono respinti dalla Corte d’Appello(ordinanze 23 aprile 2001, 25 maggio 2001, 18 giugno 2001). Nel giugno 2001 le ruspe del Genio Militare demolirono le opere abusive, ma si attende ancora il ripristino ambientale. Incredibilmente la Corte di Cassazione accoglieva poi un ricorso del Comune (ordinanza Sez. III, 6 agosto 2002, n. 817), ancora in quella sede esecutiva ormai di fatto chiusa con la demolizione, rinviando nuovamente gli atti davanti alla Corte d’Appello di Cagliari. Ora pende, quindi, un ulteriore incidente di esecuzione presso la Corte d’Appello di Cagliari ed un ennesimo ricorso alla Corte di Cassazione in ordine all’attribuzione delle spese per il ripristino ambientale (stimate in circa un milione di euro). Perché non si diede retta al tardivo intervento comunale per “salvare” le opere abusive ? E’ la giurisprudenza dominante della Corte di Cassazione (vds. Sezioni unite, 19 giugno 1996, n. 15; Sezione III, 29 settembre 2001, n. 3428; Sezione III, 29 dicembre 2000, n. 3489; Sezione III, 30 novembre 1999, n. 3827) a prevedere l’esecuzione degli ordini di demolizione e ripristino ambientale contenuti nelle sentenze penali passate in giudicato (e quella relativa al Baia delle Ginestre lo era fin dal gennaio 1996…) con la sola esclusione della legittima dichiarazione da parte del competente Consiglio comunale della sussistenza di prevalenti interessi pubblici ostativi alla demolizione. Questo può avvenire quando c’è assenza di contrasto con rilevanti interessi ambientali (accertamento esclusivo delle pubbliche amministrazioni preposte alla tutela ambientale/paesaggistica) o urbanistici, adozione di formale deliberazione da parte del Consiglio comunale e dichiarazione di contrasto dell’esecuzione dell’ordine di demolizione con prevalenti interessi pubblici concreti ed attuali (es. destinazione delle opere abusive a scuola, uffici pubblici, ecc.). La verifica dell’effettiva sussistenza di tali condizioni è riservata al Giudice dell’esecuzione, cioè alla Corte d’Appello di Cagliari che, nel caso concreto, ha acquisito in udienza le dichiarazioni dei rappresentanti dell’Ufficio tutela del paesaggio e della Soprintendenza per i beni ambientali, i quali hanno escluso la compatibilità ambientale delle opere abusive addirittura per contrasto con norme di legge ed ha valutato come non attuale né concreta la pretesa destinazione a “scuola turistica” avanzata in extremis dal Comune. Ora, il pronunciamento dell’agosto 2002 della Corte di cassazione, in palese contraddizione con la sua giurisprudenza dominante, ha preteso, a demolizione ultimata da tempo, il pronunciamento anche con atti scritti delle amministrazioni pubbliche preposte alla tutela paesaggistica, disponendo “annullamento con rinvio” alla Corte d’Appello di Cagliari. Un vero paradosso difficilmente spiegabile, anche perché la fase dell’esecuzione è, di fatto, conclusa. La bonifica ambientale, a differenza degli altri casi di abusi demoliti (Baccu Mandara, Piscinnì, Piscina Rey) non è stata a suo tempo effettuata a causa della mancanza di intesa con le pubbliche amministrazioni competenti, in primo luogo il Comune. Sembra opportuno anche sottolineare che il gruppo Antonioli, che tuttora cerca incredibilmente di apparir quale “vittima inconsapevole” pur annoverando il responsabile della lottizzazione abusiva condannato in via definitiva e pur avendo ottenuto a suo tempo apposito rinvio dell’esecuzione dell’ordine di demolizione, non ha portato via mobili, condizionatori, frigoriferi, ecc. ma ha, come se niente fosse, ha aperto la stagione turistica 2001 con le ruspe militari alle porte. Ben diversamente si è comportato nel novembre 2001 il condannato per la vicenda degli abusi edilizi di Piscina Rey (Muravera): ha portato via mobili, accessori ed infissi, ha provveduto in proprio alla demolizione ed ha apprestato il ripristino ambientale senza scomodare l’arte tanto cara al Goldoni….. Analogamente ha fatto lodevolmente il Comune di Maracalagonis nel marzo 2002, collaborando pienamente con la Procura della Repubblica in relazione alla demolizione del complesso abusivo sulla costa di Baccu Mandara: in quindici giorni non c’era più neppure un detrito. Curiosamente è rimasta sempre in secondo piano anche l’inattività comunale riguardo alla materiale entrata in possesso delle opere abusive e delle relative aree dopo la sentenza definitiva della Corte di cassazione del 1996 che confiscava in favore del patrimonio comunale la lottizzazione abusiva: per anni altri soggetti hanno lucrato introiti miliardari su tali beni. L’attuale contenzioso sulla proprietà delle aree occupate dall’intervento abusivo non ha ragione d’essere visto che l’acquisizione al patrimonio comunale per effetto della confisca penale è antecedente di due anni al fallimento della Società precedentemente titolare (G.H. Baia delle Ginestre s.r.l.). In un caso simile, riguardante villette abusive realizzate in Comune di Bari, la locale Sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha condannato (sentenza n. 578 del 17 luglio 2001) amministratori e funzionari pubblici a risarcire il danno erariale provocato. In seguito allo svolgimento dell’asta giudiziaria in argomento le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico inoltreranno in questi giorni specifica segnalazione alla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Cagliari, alla Procura regionale della Corte dei conti, ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni ed Attività Culturali, alla Presidenza della Regione autonoma della Sardegna e al Sindaco di Teulada perché né vendite senza titolo, né eventuali ampliamenti edilizi appaiono legittimamente possibili. E l’osservanza della legge non è una mera facoltà. Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Bando sulla vendita di aree minerarie: si cambia o no ?


In questi ultimi giorni sembrano emergere ulteriori particolari e novità sul noto bando per la vendite di aree minerarie nei compendi di Masua – Monte Agruxau (Iglesias) e Ingurtosu – Pitzinurri – Naracauli (Arbus): la Giunta regionale sta modificando il suo orientamento o no ? La chiarezza è d’obbligo. Buona lettura…..

da La Repubblica, 30 giugno 2006

Oggi la protesta di ambientalisti e sindacati contrari al progetto di sfruttamento voluto dalla Regione. In Sardegna è guerra delle miniere: ?Soru, niente hotel nei giacimenti?. PIER GIORGIO PINNA.

Carbonia. Guerra per le miniere in Sardegna. Ma è una battaglia fuori schema. Nulla a che vedere con il classico cliché degli scontri padroni ? operai. Niente a che fare con gli storici scioperi costati sangue e morti E neanche con le proteste delle ultime generazioni di lavoratori. No, stavolta la posta in gioco è diversa: riguarda il progetto per trasformare in alberghi di lusso e campi da golf le miniere di Masua ? Monte Agruxau e Ingurtosu ? Pitzinurri ? Naracauli. I siti sono tutti nel Sulcis ? Iglesiente. Mentre fra i nomi dei possibili compratori trapela quello del miliardario Usa Tom Barrack, nuovo patron della Costa Smeralda, si delineano due fronti contrapposti. Da una parte il presidente sardo Renato Soru, che con la sua giunta di sinistra ha bandito la gara per la vendita delle miniere dimesse, di proprietà della Regione. Dall?altra la Cisl, gruppi ambientalisti, organizzazioni contro le servitù militari, esponenti di vari partiti. Ma qual è la ragione esatta della contesa. La posizione degli ecologisti è chiara. Contro l?asta (i termini per le domande scadono lunedì) si sono già schierati gli Amici della terra, il Gruppo d?intervento giuridico, la Rete Lilliput e, a Cagliari, il Socialforum. Tutti finora avevano sempre sostenuto il governatore per la sua politica di tutela delle coste e opposizione alle basi. Oggi non più. . Mentre la Cisl promuove per oggi una grande manifestazione, la Rete invita a sottoscrivere un manifesto-appello. Ma Uil e Cgil non si schierano a fianco della Cisl: . E Soru continua a ripetere: . La precisazione concerne in particolare Ingurtosu, Masua e Porto Flavia. . Molti dubbi, tuttavia, restano. E c?è chi, citando il bando di gara e gli allegati per la cessione, ?scopre? particolari sconcertanti. Nel compendio Ingurtosu ? Pitzinurri gli immobili da alienare sono 31 fra ex magazzini, officine, scuole, ospedali, alloggi, ville, laverie e autorimesse. Sono beni per un totale di 100 mila metri cubi di volumetrie da sfruttare e 329 ettari di terreno. A Agruxau, gli immobili in vendita dovrebbero essere 13 fra foresterie, uffici e forni, per un totale di 40 mila metri cubi e 34 ettari. A Masua i fabbricati sono 44, fra ex spacci, laboratori, laverie, depositi, officine, mense e infermeria. L?ultimo motivo di bagarre riguarda le bonifiche. Nel bando si prevede siano a spese della comunità e non dei privati che acquistano. Una ragione in più di contestazione. . Come finirà la battaglia ? Forse il 3 luglio, quando si conosceranno le proposte d?acquisto, l?intero panorama sembrerà più trasparente. Forse sarà però troppo tardi per tornare indietro.

Le posizioni. Bene unico. Per gli ecologisti rappresentano uno dei più importanti beni europei di archeologia industriale. Vantaggi per i locali. Gli oppositori si chiedono quali siano i vantaggi concreti per le popolazioni: no a diktat caduti dall?alto. Bando di gara. Scade lunedì il bando per la vendita delle miniere dismesse di proprietà della regione. Non è svendita. La Regione: non svendiamo nulla, prevediamo il riuso di poche aree a fini turistici, la parte pregiata non si tocca.

L?intervista. Lo scrittore Fois: ?La Regione non rinunci alla trasparenza?. Cagliari. . Marcello Fois, lo scrittore nuorese di romanzi come ?Dura madre? e ?Sempre caro?, vive a Bologna, ma è in Sardegna per partecipare al festival letterario di Gavoi, nel cuore della Barbagia. Ed è al corrente della polemica sulle miniere. Qual è il suo giudizio ? . Ma della vendita che cosa ne pensa ? . Perché ambientalisti che hanno sempre sostenuto Soru ora sarebbero contrari ? .

da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2006

«Niente proroga al bando per le miniere». Il presidente Soru e l?assessore Sanna respingono le accuse «Per lo sviluppo meglio la locazione». Oggi la Cisl a Masua. GIAMPAOLO MELONI.

CAGLIARI. Mentre la Cisl prepara per stamane la contestazione davanti alla miniera, il presidente della Regione senza disturbare funzionari e uffici mette mano al computer e imprime nel sito della Regione 44 ?quesiti e chiarimenti? riferiti agli interessati alla gara internazionale per la riqualificazione dei siti minerari dismessi di Masua, Monte Agruxau, Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli). E alla ?Nuova? dice: «Non ci sarà la proroga del bando».
Sollecitata da un coro di obiettori, la richiesta di traslare nel tempo la scadenza del 3 luglio per la manifestazione di interesse alla cessione e trasformazione dei compendi di archeologia industriale e ambientale, incontra una decisione netta sia nel presidente della giunta Renato Soru e sia nell?assessore dell?Urbanistica Gianvalerio Sanna. «Abbiamo l?esigenza di velocizzare i tempi e di realizzare il progetto migliore – osserva il governatore -. Il bando affida ai privati la possibilità di valorizzare quel patrimonio e si punta su chi offrirà il migliore progetto, la migliore qualità architettonica e la migliore risposta alle esigenze del territorio». Un processo che deve arrivare a compimento in tempi brevi. «Chi decide sulla congruità di questi valori – spiega l?assessore Sanna – non sarà la giunta regionale da sola ma lo strumento dell?Accordo di programma, cioè la valutazione congiunta tra Regione, Igea, Comuni, Provincia». Quanto basta per dire che non ci saranno sovrapposizioni e che nulla verrà tolto alla sovranità dei territori. Gli elementi di valutazione essenziali saranno due: per il 60 per cento incide la qualità progettuale, per il restante 40 il prezzo e la tempistica. Quattro mesi di tempo per l?affidamento. Ma anche sul fronte della concessione c?è una novità di grande rilievo: «Il bando non obbliga la Regione a vendere – spiega Soru -, il fatto è che non si poteva stare a guardare, aspettare che tutto crollasse, assistere impotenti a chissà quale operazione speculativa. Dovevamo smuovere le acque, e questo abbiamo fatto. Ora vedremo i progetti, se ci piacciono si andrà avanti». L?ipotesi («che noi preferiamo», dicono Soru e Sanna) è di completare la procedura con la formula dei canoni in locazione, per cui il concessionario avrà in gestione per un periodo determinato le strutture che realizzerà ma la proprietà immobiliare resterà in carico alla Regione e alle comunità locali. «Resterà patrimonio pubblico che potrà essere ulteriormente valorizzato, sostituendo con nuove strutture e servizi utili al territorio vecchie impalcature e impianti muti spettatori di una realtà che vuole crescere».
Tra le ruggini, i silos, i capannoni inutili, i fanghi depositati nel tempo sorgeranno strutture turistiche, impianti sportivi, spazi per le residenze, centri di benessere e per il golf: 260 mila metri cubi per ricostruire un territorio segnato da secoli di attività mineraria. «Naturalmente le pertinenze storiche, culturali, industriali saranno salvate e valorizzate, ma allo stesso modo verrà buttato giù ciò che non serve, quel che non è più compatibile con il paesaggio e si costruiranno condizioni favorevoli per nuovi posti di lavoro sul versante turistico». Nessuna speculazione nè operazioni di svendita, come hanno prefigurato le accuse indirizzate nei giorni scorsi da ambientalisti, qualche associazione, la stessa Cisl. «Abbiamo fatto una valutazione sulla base del valore delle pertinenze immobiliari così come registrate al bilancio di Igea – spiegano Soru e Sanna -, ricavandone un prezzo pertinente alle valutazioni del mercato turistico». Se un?area vale 30mila euro e ha bisogno di un?intervento di bonifica da 50mila euro non può essere valutata 80mila ma avrà lo stesso prezzo delle aree attigue, dunque sempre trentamila. «Ma questo non è svendere, questa è la giusta valutazione che deriva dal netto delle bonifiche in carico al concessionario». L?intervento previsto dalla Regione neppure inciampa nella normativa del Piano paesaggistico. «Non ci sono incompatibiltà – sancisce Soru -: le cubature possibili non sono distanti dal mare ma a chilometri dal mare. Le volumetrie saranno possibili solo in maniera ordinata e non superiore a quelle esistenti». Coerenza rigorosa con le regole del Piano paesaggistico e con le competenze del Parco Geominerario («che avrà le sue attività di gestione delle strutture minerarie»), nè ci saranno rischi per Igea, la società di emanzione regionale oggi incaricata degli interventi geoambientali («che continueranno a fare perchè di loro pertinenza, così come sugli aspetti sostanziali ce ne sono altri che spettano a noi»). L?obiettivo della più grande operazione di riqualificazione del territorio messa in cantiere in Sardegna («per farlo con i soldi pubblici non basterebbero dieci anni di bilanci dello Stato», osservano il presidente e l?assessore) è di «rimettere in moto il territorio e di evitare, in questo modo sì, rischi di speculazione o di ulteriore abbandono, come purtroppo abbiamo invece constatato quando nel passato le svendite sono state fatte e quando alcune pertinenze sono state occupate abusivamente senza alcun beneficio per il territorio», taglia corto il governatore. La svolta è ormai avviata. La trasformazione del territorio è affidata alla grande imprenditoria internazionale ma anche agli operatori locali. A delineare la Masua o la Naracauli del futuro potrebbero essere gli imperi Barrack, Pirelli, Ligresti o persino l?inventore della Costa Smeralda. Ma non solo loro hanno messo gli occhi sulle vecchie miniere. Chiunque sia «dovrà tenere conto delle esigenze locali, degli spazi per l?intrapresa locale, delle pertinenze private, insomma della necessità di sviluppo locale». Ma non degli abusivi. Lunedì, alla scadenza prevista per la manifestazione d?interesse si saprà qualcosa di più su chi e come potrebbe imprimere la svolta della riqualificazione del territorio votato per alcune centinaia d?anni alla produzione mineraria. «Tutto avviene e avverrà con le garazine dell?Accordo di programma». E della concertazione con i Comuni, sottolinea Gianvalerio Sanna, che taglia la testa al toro delle contestazioni sulle decisioni unilaterali. «Abbiamo fatto le assemblee nei Comuni e discusso procedure e prospettive».

Cisl: marcia solitaria contro il piano. Chiesto alla Regione un tavolo di trattative con le forze sociali e politiche.
IGLESIAS. Oggi la Cisl sarda, insieme a quella del Sulcis Iglesiente, terranno una manifestazione a Masua per chiedere modifiche significative al bando di gara relativo alla cessione dei compendi minerari.
La manifestazione giunge al termine di una settimana di polemica molto aspra che ha visto le tre sigle sindacali marciare su fronti opposti. La Cisl prima ha cercato il sostegno di Cgil e Uil, poi, a fronte dei dubbi degli altri due sindacati, ha deciso di andare avanti da sola sino a pubblicizzare il proprio dissenso con una manifestazione pubblica che si aggiunge ad altre divergenze, sull?energia e sulla Carbosulcis. Il fronte sindacale, nel territorio, risulta così tutt?altro che solido e pone in seria difficoltà anche le categorie che in silenzio stanno cercando di portare avanti una posizione unitaria sulle altre vertenze, dai trasporti alle competenze per la nuova provincia, che risultano comunque vitali per il territorio. «Il 3 luglio – è scritto in una nota – scade il periodo fissato dalla Regione per la presentazione delle offerte previste dal bando per la cessione in proprietà dei siti di Masua, Monte Agruxiau, Ingurtosu, Naracauli e Pitzinurri. Con questa manifestazione – si legge nel documento firmato dallo stesso segretario regionale Mario Medde – la Cisl chiede alla giunta di definire, ancor prima della cessione delle aree, quale destino attende i lavoratori del Geoparco e quello di Igea. Il destino di questi lavoratori, infatti, si intreccia con quello delle aree messe all?asta perché proprio su quelle aree dovrebbe delinearsi il futuro del Parco Geominerario. Chiediamo di non smembrare il parco Geominerario creato in seguito alle lotte dei lavoratori che hanno voluto scommettere ancora una volta sul futuro dei territori minerari. Non siamo contrari alla valorizzazione dei siti – precisa Medde – ma chiediamo anzi che i progetti di risanamento alla base della costituzione di Igea e alla nascita del parco diventino immediamente operativi. Diciamo no, e lo ribadiamo a Masua, alla privatizzazione del parco, mentre riteniamo praticabile il ricorso ad un affidamento diverso da quello della cessione in proprietà». La Cisl chiederà quindi alla giunta regionale l?apertura di un tavolo di confronto con le forze sociali, le rappresentanze economiche e gli Enti Locali per definire un nuovo piano di valorizzazione di tutti i siti minerari sardi. Difficilmente però la richiesta della Cisl troverà convergenti sia la Regione che gli altri sindacati. E il fronte, già spaccato, si allargherà ulteriormente, con nuove occasioni di polemica.

LA CGIL. La Regione si muove nella giusta direzione.

IGLESIAS. La Cgil critica pesantamente la Cisl e nega di aver mai sottoscritto alcun accordo con quel sindacato per contestare il bando regionale. «Non c?è alcuna intesa sindacale, sia a livello territoriale che regionale, sull?iniziativa contro l?asta internazionale per l?acquisto e gli investimenti nel compendio minerario del Sulcis-Iglesiente». «Nelle scorse settimane si sono svolti nel territorio diversi incontri promossi da Regione e autonomie locali ai quali ha partecipato anche il sindacato. Abbiamo apprezzato l?iniziativa e espresso qualche suggerimento – è scritto in una nota della segreteria regionale della Cgil – recepito nella gara. L?iniziativa regionale si muove nella giusta direzione, valorizzando il territorio e la sua cultura, nel rispetto dell?ambiente e senza trascurare di utilizzare le attuali volumetrie con il recupero degli immobili un tempo destinati alle attività estrattive». La Cgil ribadisce l?esigenza che «nel Sulcis, area di crisi e disoccupazione, sia avviato un processo di trasformazione economica e diversificazione produttiva che può passare attraverso la valorizzazione del grande patrimonio minerario della zona». Secondo il sindacato sono due le opportunità: la riattivazione del bacino carbonifero per l?abbassamento delle tariffe energetiche; il rilancio del settore turistico, proprio a partire dalla valorizzazione dei siti minerari. Due progetti economici importanti che devono essere realizzati, altrimenti per la provincia del Sulcis-Iglesiente sarà un declino economico, sociale e morale irreversibile.

LA UIL. Una disputa inopportuna e fuori luogo IGLESIAS. Alle dichiarazioni dei vertici della Cisl replica anche il segretario generale della Uil, Mario Crò, con ua nota alla vigilia del sit-in a Masua. «Non è un intervento polemico – ha esordito Mario Crò – ma è giusto dire che in questa disputa inopportuna chi vi partecipa mette in campo tutte le forze per dimostrare di essere nel giusto. E c?è chi è pronto a dimostrare, con colorate prove di forza, nei giorni a seguire, di essere nel giusto. Si sta discutendo dei terreni ex Emsa che insistono dalla costa Arburese fino a Fontanamere nell?Iglesiente. Questo territorio è martoriato da una crisi economica senza precedenti, c?è una disoccupazione del 27 per cento e non esistono, a breve termine, possibilità di un miglioramento di questa situazione. In questo contesto il sindacato è costretto a difendere con sempre maggior difficoltà il sistema produttivo della nuova provincia.» All?analisi dello stato attuale dell?economia del territorio
la Uil aggiunge il preoccupante ritorno all?emigrazione dei giovani. «Per questa ragione – insiste Crò – consideriamo una grande opportunità che i terreni e i caseggiati ex Emsa possano essere trasformati in possibilità di lavoro stabile, attraverso la vendita a soggetti privati. E riteniamo condivisibile l?urgenza di dare concretezza a quanto previsto nella legge per creare attorno alle aree minerarie dismesse la riconversione dopo la chiusura dell?attività estrattiva». La Uil definisce epocale la riconversione in atto e nel contempo la proposta dell?esecutivo di vendere ai privati le aree minerarie «una occasione da non perdere. Ma questa deve essere realizzata con il concorso attivo e continuo degli enti locali e delle parti sociali – aggiunge il segretario generale della Uil – e quindi anche del sindacato».

(foto S.D., archivio GrIG)

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Bando vendita aree minerarie: lettera aperta al Presidente della Regione Soru.


Signor Presidente,
non Le nascondo che ho provato un po? di irritazione nel leggere la Sua risposta a quanti (e sono tanti: dai mentecatti ai parlamentari?..) nelle settimane e giorni scorsi hanno manifestato pubblicamente i loro dubbi riguardo all?ormai noto bando sulle aree minerarie dismesse. Ed io tra questi. Io sono convinto che non solo le parole possono diventare pietre, ma che hanno anche un suono e quello delle parole pronunciate da Lei hanno le note del disprezzo. Perché invitare i ?portatori di perplessità a trasferire i loro dubbi altrove? non mi sembra l? atteggiamento di un amministratore della cosa pubblica che risponde all?amministrato del suo operato, secondo la ben nota regola democratica dell?esercizio dei ruoli controllato-controllore.
Mi sembra di ricordare che Lei è stato educato alla scuola dei Salesiani; invece, io, nei miei studi giovanili sono stato educato alla scuola dei Gesuiti che mi hanno invitato a coltivare il dono del ?dubbio? fino ad arrivare alla Verità; (La inviterei a rileggersi l?ultimo mirabile intervento scritto sulla prima pagina di ?Repubblica? dal Cardinale Martini, già Arcivescovo di Milano). Se a questo si aggiunge che le mie origini sono, per parte materna, barbaricine, converrà con me che è naturale che io sia un portatore sano di perplessità.
Soprattutto, quando chi le esprime è stato un Suo elettore e l?ha sentita, seguita, impegnandosi per la Sua elezione. Poiché da oltre 28 anni è impegnato per la salvaguardia del proprio territorio, non ultima circa due anni fa la battaglia contro la speculazione edilizia di Scivu, nella trasmissione della Rai 3 ?Report?, non ci sta ad essere sbrigativamente invitato a volgersi dall?altra parte o a essere accusato (dai rumors del suo schieramento politico) di fare il giuoco del centrodestra. Chi mi conosce, sa qual è il mio passato politico e a quale prezzo l?ho pagato nella mia vita personale, e come spesso con mal di pancia, a volte con conati di vomito, ho comunque votato per lo schieramento di centrosinistra.
Vedremo dagli atti concreti se le Sue assicurazioni a chi giustamente si preoccupa della salvaguardia del proprio territorio, sono reali. Certo, da autentico cacadubbi, Le chiedo:
1. non pensa che se tra i critici ci sono, tra gli altri, funzionari di soprintendenza, operatori del diritto e parlamentari, il bando possa essere stato perlomeno scritto male, dando luogo ad errate interpretazioni?
2. come mai solo dopo l?intervento della Cisl ha sentito il bisogno di rassicurare che non intende svendere le aree minerarie?
3. è sicuro che anche qualche serbatoio e capannone metallico non costituisca un elemento costitutivo del paesaggio? Altrimenti perché si chiamerebbe archeologia industriale?
4. ma soprattutto, Lei veramente crede che ci sia ?l?americano di turno? disposto a spendere quel po? po? di milioni di euro per qualche baracca e ferraglia varia?
Gran brutta bestia il dubbio, come vede le perplessità anziché diminuire aumentano. Ma, se veramente Lei intende riconoscere il mio ruolo di cittadino ? elettore – controllore, non ho dubbi (almeno in questo caso) che troverò adeguata risposta. In fondo, ha ragione Beppe Grillo: Lei è un mio dipendente ed io sono il suo datore di lavoro??.
Con la più viva cordialità

Paolo Fiori

(foto S.D., archivio GrIG)

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